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Approfondimento Storico e Sacro

Gubbio: Abbazia di Vallingegno

A pochi chilometri da Gubbio, sulla cima di dolce una collina, che domina due bellissime vallate, è l’Abbazia di Vallingegno, inserita in una natura incontaminata che sembra voler riportare indietro nel tempo.

Non è noto il periodo di fondazione dell'avita Abbazia, ma è già citata nella “Legenda Sancti Verecundi” (sec. VII).
In questa, si narra del martirio di un giovane cavaliere convertitosi al cristianesimo, il quale, partito dalla Francia, attraverso la Liguria, l’Erminia e la Flaminia, entrò in Umbria per Liceoli e Gubbio.
E ancora, per luoghi montuosi e vallivi, tra castelli e fortificazioni, giunse a Roma, a venerare la tomba degli Apostoli.
E' proprio nei pressi di Vallingegno che gli storici collocano il sacrifìcio di S. Verecondo, avvenuto, per mano di gente pagana, probabilmente verso la metà del sec. VII.

Nel 1131 e nel 1154 - in un atto di transazione con l'abate di San Pietro in Vigneto - si nomina una «ecclesia Sancti Verecundi»; in altri documenti del 1143, 1170 e 1182, si parla invece di una «cappella di S. Verecondo». Il primo atto nel quale compare il Monastero risale al 1191 e lo si trova ancora citato in una carta del 1211.
Il termine "monaslerium" viene usato probabilmente al posto di "ecclesiam", dal periodo di costruzione dell'Abbazia benedettina, detta anche "de Spirtis" o "de Spicis".

L'Abbazia, officiata dai monaci benedettini per circa quattro secoli, rimase un centro fiorente fino al tempo della soppressione avvenuta intorno al 1442.

Utile informare che la comunità benedettina di Vallingegno divenne talmente potente, che nel sec. XIII possedeva un ospizio presso Gubbio e nel sec. XIV reclamò la propria indipendenza da Gubbio.
Il Comune eugubino non concesse nulla, assediò Vallingegno e alla fine, stremati da mesi di fame, i religiosi furono costretti alla resa.
Da quel momento la potenza di Vallingegno cominciò a declinare.

Nel 1579 i religiosi furono licenziati dal Cenobio: il primo ottobre la badia fu ridotta in commenda e sottomessa ad una vicaria perpetua, con l'assegnazione di una quota di terreno come rendita.
La chiusura del centro monastico, tuttavia, non influì sul nuovo periodo di prosperità che la comunità riuscì a ritrovare nel sec. XVIII. Dal catasto extraurbano del Ghelli e dai relativi brogliardi risultano infatti numerosi ed estesi possedimenti a nome dell'Abbazia di Vallingegno.


Il complesso attuale è composto dalla chiesa a sala unica, dalla torre sulla quale è costruito il campanile a vela e dal monastero, che si sviluppa per tre lati intorno al chiostro.
L'importanza della struttura è testimoniata non solo dalle dimensioni considerevoli, ma anche da scelte architettoniche, come il campanile a doppio fornice, usato solitamente per le comunità maggiori.

All'interno della chiesa si conservano tracce degli impianti preesistenti, in particolare nella cripta la crociera di copertura è impostata su semicolonne con capitelli scolpiti secondo stilemi antecedenti al sec. XI.
L'ambiente, a pianta quadrata con pilastro centrale a rinforzo della volta, è chiuso da un'abside semicircolare nascosta, all'esterno, da aggiunte posteriori.
Tra gli arredi della navata, di cui si ha un'attenta descrizione del secolo scorso - per mano del Turchi e del Manuali -, si trova già da allora due suppellettili di epoca romana: un sarcofago in marmo bianco, che regge la mensa dell'altare, e un frammento di colonna in marmo cipollino, posta sotto l'acquasantiera.

Anche Vallingegno potrebbe avere origini pagane, si parla di un tempietto dedicato al dio Genio - da cui il nome Vallis Genii - venerato dagli eugubini, che sembra si aggirasse tra queste selve.
E' da notare come, nella zona, templi di culti diversi sorgono sugli stessi punti del territorio: a Caprignone, a S. Pietro in Vigneto e qui a Vallingegno.

Il ricordo di questa Abbazia rimane particolarmente vivo per episodi legati ai due Santi umbri: Francesco di Assisi e Ubaldo, patrono di Gubbio (1085-1160).
Quest’ultimo, viaggiando con la madre, per dissetarla fece zampillare nelle vicinanze una sorgente d’acqua, battendo la terra con il suo bastone. Molti sono, ancora oggi, i pellegrini che si recano alla fonte, per bere la miracolosa "acqua di S. Ubaldo".
S. Francesco, invece, dopo essere stato aggredito dai briganti, trovò accoglienza presso il Monastero di Vallingegno, ove dimorò per un breve periodo.
Ed è tra questi boschi, che il "Poverello di Dio" convocò il primo "Capitolo" dei trecento frati nel 1223 (24?), durante il quale furono i benedettini di Vallingegno a offrire cibo ai francescani convenuti.
Secondo la tradizione, anche l'incontro tra Francesco ed il feroce lupo di Gubbio potrebbe essere avvenuto tra i boschi di Vallingegno.

Non si ha certezza del sacrario, né della sua eventuale distruzione avvenuta, probabilmente, con l'avvento del culto cristiano nei dintorni; certo è che il paganesimo nelle aree più isolate come questa, resistette a lungo.
Forse è dallo stesso tempio che provengono alcuni ornamenti esistenti nella chiesa attuale, ma la loro presenza, come quella di tutti i ritrovamenti di cui si è accennato, testimoniano sicuramente un passaggio in età romana e non necessariamente un insediamento.

 


a cura di Paolo Rossi

redazione@sanfrancesco.com

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