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Approfondimento Storico e Sacro

Valtiberina: Abbazia di S. Benedetto Vecchio

Valtiberina: Abbazia di S. Benedetto Vecchio

L’Abbazia benedettina si trova lungo la via che da Pietralunga conduce a Reggio, in collina, lontana dai centri abitati.
In un documento datato 1002, il complesso monastico è indicato come «monasterium in honorem beati Benedicti, intra ducatum Spoletinum, in comitatu Nucerino, infra fundo Gualdi».
Fu fondata dai conti di Nocera circa il 900.
Nel 1006 il conte Offredo lo ricostruì di nuovo, e vi chiamò per abate Placido di San Benedetto di Mugnano di Perugia.
Offredo dotò di molti e vasti beni l'Abbazia (2100 modioli di terra), e per qualche tempo vi fu monaco.
Stando alle fonti, in occasione della festa di San Benedetto i monaci offrivano ai conti due candele, mentre questi ricambiavano con un orcio di olio, mezzo maiale e 12 pani, più garantivano la loro protezione.

Da allora iniziò la prosperità e la floridezza dell'Abbazia e la sua potenza, che si sviluppò nei secc. XI e XII, con altre donazioni di campi e vigne (1034).
In particolare i conti di Vico ripetutamente legarono i loro beni al Monastero (1060), terreni, chiese anche lontane, come quella di Plestia di Foligno.
Ancora, i figli del conte Manfredo donarono diversi molini. Altri diritti cedettero sulle loro terre i conti Rinaldo e Giovanni, al tempo di Federico I.

I papi arricchirono l'Abbazia con varie bolle di privilegi e di favori: Nicolò II (1058-61), Innocenzo II (1132), Celestino II (1144), Eugenio III (1153), Adriano IV (1156), Alessandro III (1169), Clemente III (1188).
La bolla di Alessandro III, ad esempio, prende sotto la protezione del pontefice l'Abbazia e la dichiara indipendente e libera da ogni secolare autorità e ingerenza, confermandole tutti i possessi, sparsi un po' per tutta l'Umbria: una quarantina di chiese; nella bolla di Clemente III ne sono aggiunte almeno altre 15: da questo documento si evince che allora nella Badia vivevano i Camaldolesi, mentre inizialmente vi erano i Benedettini neri; in essa si tratta della vita monastica e dei rapporti con i vescovi.

Nel 1180 i dispersi tadinati si raccolsero attorno al Monastero e presero a costruirvi la nuova città; ma già nel 1210 l'abbandonarono per cercare un luogo più sicuro, sistemandosi in Val di Gorgo (oggi Valle S. Marzio).
Anche l'Abbazia si sentiva poco sicura, in mezzo a feudatari prepotenti: la disciplina monastica ed anche il potere temporale erano decaduti. Per cui Innocenzo III mandò il vescovo di Nocera per riorganizzarvi la vita.
Altro breve di Onorio III mostra chiaramente lo stato di confusione nel quale il Monastero era caduto.
Intanto Gualdo di Valdigoro era stata distrutta da un incendio, e gli abitanti presero a ricostruirla sotto Colle S. Angelo, in territorio di proprietà dell'Abbazia.
Gli stessi monaci, alla metà del '300, si trasferirono dentro le mura di Gualdo, in un nuovo edificio monastico, che sorse attorno alla chiesa di S. Benedetto e che si ampliò via via.
La residenza abbandonata, da allora, fu detta S. Benedetto Vecchio.

L'archivio del nuovo Monastero è andato completamente perduto; scarse, conseguetemente, sono le notizie.
Nel 1260 i monaci ebbero l'amministrazione del primo ospedale cittadino.
Nel 1304 nel Monastero ebbe luogo una sommossa contro l'abate, ritenuto indegno e dissipatore dei beni della badia, per cui Benedetto IX incaricò gli abati di Valdiponte e di S. Paolo di Perugia di andare là e riportare la pace.
Nel 1333 si è a conoscenza che il Monastero pagava la "decima" a Giovanni XXII.
Seguì un secolo di splendore per gli abati illustri.

Ma già l'Abbazia andava decadendo, e nel 1441, soppressi i monaci, fu data in commenda a cardinali, i quali naturalmente vivevano lontano e vi tenevano qualche sacerdote sostituto, per gli uffici, mentre loro incassavano le rendite.
I monaci però resistettero e furono nella Badia fino al 1485; l'ultimo morì nel 1518.
Commendatario fu Giambattista Savelli, a questi successe Francesco Savelli (1498), il cardinale Giacomo Serra (1501), Giuliano Spinda (1503), nel 1505 ancora il Serra, nel 1509 il cardinale Fazio Santorio e nel 1510 Lo Spinola, e così via fino al 1848.
Da allora i beni dell'Abbazia furono uniti alla "Collegiata" per il capitolo dei canonici.
Nel 1915 la chiesa di S. Benedetto fu elevata a cattedrale.

Il Monastero detto di San Benedetto Vecchio o di Monte Pellio ha subìto numerosi rimaneggiamenti, e l’originario organismo basilicale a tre navate è stato mutilato nella parte anteriore.
Così, mentre la navata principale e quella laterale di destra si prolungano di due campate in direzione della facciata, la navata di sinistra è andata perduta.
La copertura, a capriate lignee, si conclude in un’abside semicircolare.
All’esterno si può osservare la diversa tipologia costruttiva dell’edificio: nella facciata le linee sono regolari e i blocchi di arenaria ben squadrati, nell’abside linee più irregolari e blocchi più disordinati. Si deduce che la parte più antica sia in prossimità dell’abside.
All’originaria struttura appartengono, con probabilità, le decorazioni scultoree delle cornici sopra i pilastri, con motivi vegetali e figure di animaletti.

 


a cura di Paolo Rossi

redazione@sanfrancesco.com

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