Orvieto: Abbazia dei SS. Severo e Martirio
A sud di Orvieto, in posizione isolata,
lungo la strada che conduce a Porano, è
l’Abbazia dei SS. Severo e Martirio, comunemente
identificata con il nome “La Badia”.
Secondo un’antica leggenda, fu edificata nel sec. VI, quando ad
Orvieto fu condotto il corpo di S.
Severo, monaco di Antrodoco.
Accanto a detto Santo venne poi sepolto un suo discepolo: S.
Martirio, per cui si può dedurre che l’Abbazia
doveva già esistere in quel tempo; purtroppo non si hanno notizie
documentarie anteriori al sec. XII.
Dal 1100 i monaci benedettini ebbero il possesso
del Cenobio, e lo abitarono fino al 1220, anno in cui
furono espulsi per volere di papa Onorio III, in quanto i religiosi
si erano ribellati al vescovo di Orvieto.
Passata ai Canonici regolari premostratensi,
questi ultimi, all’originario Monastero, che
comprendeva la chiesa, una torre dodecagonale e varie
"officine monastiche", aggiunsero un grande refettorio,
il chiostro e l’aula capitolare.
Gran parte dell’Abbazia che costituiva il complesso
monastico è oggi occupata da un ristorante, ma
mantiene pressochè inalterata la sua struttura romanica.
Pregevole è anche ciò che resta della chiesa originaria,
con la facciata aperta da un elegante portale ad arco acuto.
L’interno è a navata unica, priva di abside,
con archi trasversali che ne scandiscono gli spazi coperti da volte
a vela, realizzate nel sec. XIV.
Pregevole è la pavimentazione a motivi cosmateschi, risalente
alla prima fase costruttiva dell'edificio.
Il presbiterio, originariamente, era diviso dall’aula
con una balaustra ornata da elementi cosmateschi, che furono reimpiegati
per costruire gli altari del Duomo di Orvieto.
L’altare, in pietra, ha il paliotto composto
da materiale di spoglio di epoca romana con bassorilievi.
Il campanile dodecagonale venne edificato nel 1003, per volontà
della contessa Matilde e si presenta armoniosamente
imponente. La parte superiore è aperta da un ordine di bifore
alle quali, nel sec. XIII, ne fu aggiunto un altro di monofore ed un
coronamento merlato.
L’oratorio e il refettorio si presentano come
un unico ambiente a navata unica e conservano alcuni affreschi del Duecento.
Dell’aula capitolare restano solo le maestose rovine.
a cura di Paolo Rossi
redazione@sanfrancesco.com
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