Assisi: Abbazia di S. Benedetto al Subasio
Sullo splendido monte Subasio, sullo
stesso declivio e allo stesso livello del Romitaggio francescano
de Le Carceri, è l'antica Abbazia di S. Benedetto.
Le origini del Monastero sono alquanto incerte.
Il seicentesco Ludovico Iacobilli, sull'autorità di altre cronache,
la fa risalire ai tempi stessi di S. Benedetto da Norcia;
ma un'origine tanto lontana è forse infondata, anche se è
probabile che non si debba procedere "molto avanti"
.
La prima notizia storica riguardante l'Abbazia risale
al sec. XI.
Il Cenobio fu prima abitato dai Monaci
benedettini Cluniacensi, o "monaci neri",
alle dipendenze della celebre Abbazia di Farfa in Sabina.
Nel 1260 passò ai Cisterciensi, e nel
1399, il venerando Monastero, che per la sua posizione
montana ai confini del Comune, era diventato come una fortezza, fu distrutto
per ordine del Gonfaloniere di Assisi, Broglia di Trino, per essere
divenuto rifugio dei fautori di Coccolino Michelotti espulso dalla città.
La demolizione si estese, parzialmente, anche alla chiesa;
scomparve il bel campanile, che si vede riprodotto da Giotto
nella chiesa Superiore di Assisi (secondo quadro delle "Storie
di S. Francesco"), e per l'abbandono dei monaci e il conseguente
passaggio della proprietà a diversi padroni, l'insigne monumento
continuò ad essere sempre più investito da una deplorevole
rovina.
Un grande restauro fu compiuto nel 1611 ad opera dei "Canonici
Regolari" detti "Monaci Azzurrini",
a cui era stata affidata l'Abbazia.
Un altro restauro fu eseguito nel 1909 relativamente al presbiterio.
Ma se il primo non ebbe risultati duraturi, per l'estinzione di quei
"Canonici" avvenuta a poca distanza
(1654), il secondo servì a deturpare la veneranda bellezza del
Monastero.
Nel 1945 iniziò un nuovo periodo.
I ruderi, già dichiarati "Monumento nazionale",
passarono in proprietà dei Benedettini di S. Pietro,
grazie al cui interessamento venne restituito, a quanto restava, la
doverosa dignità.
Al presente si possono vedere: gran parte delle mura perimetrali
della chiesa abbaziale, di evidente stile romanico, ma
assai semplice ed austero; l'antica foresteria, addossata alla
chiesa dal lato a valle; l'antico presbiterio, sopraelevato
al piano della navata, dalle linee agili e snelle, e che costituisce
l'attuale chiesina, completamente restaurata; la sottostante
mirabile cripta.
E' questa una costruzione schiettamente romanica a pianta cruciforme,
a volta sorretta da otto colonne monolitiche, di cui quattro dividono,
in mezzo, il braccio trasversale della croce: due al tronco inferiore
e due ai limiti del superiore, che costituisce l'abside.
Le colonne sono sormontate da eleganti capitelli corinzi, l'uno diverso
dall'altro.
Su di un gradino, che si allunga per tutta la navata, è l'altare
a cippo quadrato, di cui la mensa è recente.
Il vano prende luce da tre piccole feritoie che si aprono nell'abside
ed altre due, più grandi, ai lati del medesimo.
Unico ornamento residuo è una pietra tombale portante
incisa la figura di un abate mitrato, con pastorale.
A sinistra, un vecchio cippo testimonia la presenza di un altro
altare.
Presso l'ingresso, a sinistra, la parte inferiore della parete è
costituita dalla viva roccia.
Tutt'intorno si estendono le vaste rovine del Monastero.
Tra i corridoi a volta di pietra e diversi vani, nell'ultima linea del
fabbricato che guarda a valle e ad un piano un poco al disotto del restante
edificio, è un'altra piccola cripta di singolare struttura
(detta "cripta triastila"). E' un ambiente quadrato,
caratterizzato da un'abside semicircolare, nel cui mezzo si
apre l'ingresso attuale, costruito interamente con piccoli filari di
pietra bianca del Subasio, non squadrati.
La volta si presenta alleggerita da vele di dimensioni diverse,
e imperfettamente costruita anch'essa con piccoli rettangoli di pietra,
ed è sorretta da tre colonne monolitiche disposte a
triangolo.
Il pavimento, in gran parte conservato, è a spina di
piccolissimi mattoni rosso oscuro.
Residui di lastre perimetrali disposte a rettangolo in mezzo alle due
colonne che formano la base dell'enigmatico triangolo, fanno supporre
che qui sorgesse l'altare, probabilmente, date le sue ampie
proporzioni, contenente un sarcofago.
In fondo alla parete, due porte che si aprono ai lati mostrando i resti
della scala.
L'insieme di questo "strano" edificio fa ritenere che esso
sia notevolmente anteriore alla costruzione romanica del Monastero.
Molti fanno risalire l'edificio al sec. VII-VIII.
Gli elementi che vi si trovano portano a concludere che l'edificio sia
una cappella cristiana ricavata dalla trasformazione di un
preesistente tempio pagano.
All'Abbazia di S. Benedetto, S. Francesco
giunse per impetrare dall'abate la più piccola chiesa che il
monastero possedesse: Santa Maria della Porziuncola.
L'abate, col consenso dei monaci, gliela offrì generosamente;
ma S. Francesco protestò che l'avrebbe tenuta in affitto, impegnandosi
a corrispondere il canone annuo, con un cestello di pesci (lasche)
pescate nel fiume Tescio.
L'abate volle contraccambiare, offrendo l'olio per la lampada della
cappella.
Lo "scambio dei doni" è continuato fino ad oggi, pur
con alcuni intervalli.
Ora viene corrisposto dai frati Minori della Porziuncola
ai monaci benedettini del monastero di S. Pietro d'Assisi,
continuatori dei monaci del Subasio.
a cura di Paolo Rossi
per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com
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