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Approfondimento Storico e Sacro

Gubbio: Abbazia di S. Bartolomeo di Camporeggiano

Non lontano da Gubbio, inserito nella splendida Valle dell’Assino, è l’antico Castello di Camporeggiano, ingentilito, nelle sue immediate vicinanze (e precisamente ai piedi dei ruderi del Castello di Monte Cavallo, lungo la strada Gubbio-Umbertide), dall’Abbazia di S. Bartolomeo.

Camporeggiano era feudo dei nobili Gabrielli, quando, nel 1057, venne visitato da S. Pier Damiani (allora Priore dell’Abbazia di Fonte Avellana e maestro di "un Gabrielli": Rodolfo).
Il Santo - che descrive il Castello come «grandioso, lussuoso e fortificato in modo inespugnabile» - fu ospite della nobile famiglia Gabrielli, la quale, ammaliata dalla sua mistica personalità, decise presto di donargli il Castello e tutti i beni posseduti: «Noi fratelli, Pietro, Giovanni e Rodolfo, insieme a nostra madre Rozia, nel nome di Dio, per la redenzione delle anime nostre e di quelle dei nostri parenti, doniamo e cediamo a te, don Pietro eremita, priore del monastero di Fonte Avellana e ai tuoi successori, in perpetuo, tutti i diritti e proprietà, perché tu costruisca un monastero in onore di San Bartolomeo».
Resi liberi tutti gli schiavi e i servi della gleba, Pietro e Rodolfo Gabrielli divennero monaci a Fonte Avellana, mentre Giovanni e la madre restarono a Monte Cavallo.

L'Abbazia intitolata a S. Bartolomeo venne edificata in breve tempo: l'anno successivo (1058), infatti, un gruppo di monaci di Fonte Avellana, con al seguito servi, maestranze e specifiche attrezzature, si trasferì nella zona per dar inizio all'edificazione della "sacra fabbrica".

Primo abate del Monastero (la cui costruzione si vuole terminata nel 1067) fu Giovanni Gabrielli.
La comunità divenne presto numerosa e l'Abbazia ricca di possedimenti, che si estendevano nei comuni di Montone, Città di Castello e Umbertide.
In conseguenza a ciò, il 25 gennaio 1063 intervenne papa Alessandro II: il Monastero fu sottomesso alla Santa Sede e, dopo aver giurato fedeltà all’Abbazia di Fonte Avellana, fu esentato da ogni giurisdizione.

In epoca imprecisata, la chiesa abbaziale subì un complessivo rifacimento, che ne modificò sostanzialmente l’aspetto. Ciò può essere dedotto da una certa difformità nel rivestimento murario delle pareti, dalla posizione della facciata e dalla non corrispondenza tra la zona presbiteriale della cripta e quella della chiesa superiore.

Sino al sec. XIV, l’Abbazia godette di una relativa agiatezza, ma nel 1417, per cause imprecisate, la comunità monastica di S. Bartolomeo si sciolse e il complesso passò agli Olivetani, i quali vi dimoreranno sino ai primi del '700.

Successivamente il complesso monastico passò sotto la giurisdizione di S. Pietro di Gubbio.

Nel 1860, in conseguenza alla deleteria "soppressione italica" (legge "Pepoli"), il Monastero e tutti i suoi possessi furono demaniati e venduti a privati.

Recentemente l’edificio ha subito un accurato intervento di restauro, che ha cercato di ridonargli il primitivo splendore.
La chiesa è caratterizzata da una pianta ad aula basilicale, con la facciata arretrata all’inizio della seconda campata. La prima campata sorregge la tettoia che funge da porticato.
L’interno, suddiviso in tre navate, vede una copertura a capriate lignee.
L’abside è semicircolare e la zona presbiteriale è rialzata per ospitare la sottostante cripta.
Quest’ultima risulta divisa in tre navate di due campate ciascuna, che si sviluppano su una pianta rettangolare. La copertura è a crociera, sorretta da tre antiche colonne di recupero con degli insoliti capitelli troncopiramidali rovesciati del sec. XI e si conclude in tre absidi semicircolari.
L'austero torrione campanario è stato distrutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.

 


a cura di Paolo Rossi
redazione@sanfrancesco.com

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