Gubbio: Abbazia di S. Maria di Sitria
L’antica Abbazia di S. Maria di Sitria sorge, in posizione estremamante isolata, nel Parco naturale del Monte Cucco, in una ubertosa Valle posta tra il fosso Artino e le pendici del monte Catria, lungo il percorso che unisce Scheggia ad Isola Fossara.
Stando alle Cronache, l'Abbazia fu
edificata, agli inizi del sec. XI, da S. Romualdo,
abate e fondatore dell'Ordine Camaldolese,
su un preesistente eremo abitato dallo stesso Santo
(l'eremo, consistente in piccole celle in pietra e legname, sarebbe
stato costruito nel 1014, mentre tra il 1018 e il 1020 Romualdo
vi avrebbe fondato il Monastero).
Lo Iacobilli informa che nel 1055 S. Pier Damiano inviò
a riformare i monaci di Sitria S.
Domenico Loricato, così detto per la corazza che permanentemente
indossava a mo' di cilicio, e dopo il 1061 «(...) visitò
anco i monaci camaldolesi che habitavano nelli momasteri di S. Maria
di Sitria» (L. Iacobilli, Vite, 3, 361).
In questo Monastero risiedettero uomini illustri per
santità: l'eremita Leone, che visse 140 anni,
il monaco Mainardo, che sarebbe stato il fondatore
del Monastero del Sassovivo presso Foligno,
il beato Tommaso da Costacciaro, Sigismondo
vescovo di Senigallia, etc.
Nella vita del beato Albertino da Gubbio, il Monastero
viene ancora menzionato per l'anno 1274; poi, nel 1411 Pietro, originario
di Serra S. Abbondio restaurò le strutture che minacciavano rovina
(L. Iacobilli, Vite, 3, 354); l'ultimo abate fu Pandolfo degli
Atti, morto nel 1457; nel 1453 fu ivi inviato un «(...) sacerdote
secolare per cappellano e cura di questo luogo, essendo senza monaci
dal 1453 in qua» (L. Iacobilli, Vite, 3, 365).
Infine, nel 1483 fu incorporato alla badia di Sitria
il monastero di S. Gaudenzio in diocesi di Senigallia.
Gli abati commendatari ne curarono il restauro nel corso del
sec. XVI, e vi dimorarono fino al 1810, quando papa Gregorio XVI li
assegnò al vicino monastero di Fonte Avellana.
Nel 1861, i beni dell’Abbazia furono soppressi
dal Governo Italiano (legge "Pepoli"), che
li affidò a privati; la chiesa diventò casa colonica e
il bel fonte battesimale fu trasferito nella limitrofa chiesa di Isola
Fossara.
Successivamente il complesso monastico ritornò ai monaci di Fonte
Avellana, i quali, nel 1972, provvidero ad un doveroso
restauro.
Ciò che rimane dell’antico Monastero,
è concentrato nella chiesa, mentre i resti delle strutture
del cenobio, ora presenti solo sul lato nord dell’attuale
edificio ecclesiastico, sono ormai in grave abbandono e mostrano chiari
segni di recenti rifacimenti. Difficile è, quindi, individuare,
tra i consistenti interventi “post-medievali”, le antiche
strutture romaniche.
L’impianto della chiesa, interamente a pietra squadrata
e a pianta basilicale, è a una navata con transetto
sporgente.
La copertura della navata è costituita da una volta a botte ogivale,
poggiante su una mensola che corre lungo i muri perimetrali; l’abside,
con una piccola feritoia centrale, ha una copertura a catino (vi sono
tracce di un affresco del sec. XVIII ).
Il presbiterio è fortemente rialzato, e un’abside
semicircolare conclude l’impianto. In corrispondenza del lato
destro del transetto, sopraelevato per far spazio alla cripta
sottostante, si apre un ambiente destinato a sacrestia ed una sala con
volta a botte.
All’interno è possibile ammirare un duecentesco altare
in travertino, costituito da una pietra sorretta da 14 esili colonne
raccordate da archetti.
La sottostante cripta, alla quale si accede da una stretta
scala situata ai piedi del transetto, è composta da
un piccolo ambiente con abside terminale; essa viene attribuita alla
prima fase edilizia (sec. XI) «con copertura - a volta
- che si appoggia ad un’unica colonna con capitello corinzio
d’epoca romana» (sec. VI), probabilmente proveniente
da vicine costruzioni.
Dai resoconti degli studiosi, si ricava che «degli edifici
conventuali rimane solo un lato del chiostro e si conserva a pianterreno
una vasta sala con copertura a volta a sesto acuto, forse l’antico
Capitolo, ora ridotto a magazzino».
Nell'antico Monastero, a lato della
chiesa, è indicata la cosiddetta "Prigione
di S. Romualdo", l'angusta cella in cui il Santo
si sarebbe fatto rinchiudere, volontariamente, per sei mesi dai suoi
monaci.
Nell'Abbazia vi trovarono ospitalità, tra gli
altri, S. Pier Damiani, il beato Tommaso da
Costacciaro e il monaco Mainardo, il quale,
intorno al 1070, partì per andare a fondare l'Abbazia
di Sassovivo a Foligno.
Come Fonte Avellana, anche questo splendido
monumento sorprende, oltretutto, per le dimensioni assai ragguardevoli,
se si considera il recondito luogo ove è stata edificata.
a cura di Paolo Rossi
redazione@sanfrancesco.com
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