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Approfondimento Storico e Sacro

Visso

Visso è un caratteristico paesino situato nella Valnerina, sul versante occidentale dell'Appennino.

Secondo fonti attendibili, il luogo, nei secc. XV-IX a.C., sarebbe stato abitato da popolazioni pelasgiche attestate sui monti Sibillini; sono in ogni caso probabili origini pre-romane.

Nel 295 a.C., il "Vicus", situato presso gli antichi confini degli Umbri e dei Sabini, fu conquistato dai Romani.
Teodorico, dal 494 al 526, vi pose uno strategico presidio gotico, per consolidare i suoi domini sui "pagi" (villaggi) della Valnerina.
Nel 579, il Visso è assoggettato al Ducato longobardo di Spoleto, che governava i paesi di montagna, per mezzo di feudatari minori, inviati sul posto dai Gastaldi, per mantenere l’ordine e amministrare la giustizia.
Con il rincorrersi dei secoli, i vissani si organizzano in libero Comune, fiero e bellicoso, sempre in lotta, sino alla fine del Cinquecento, con i Comuni confinanti.
Il periodo compreso tra i secc. XV e XVI, a causa di pestilenze, inondazioni e saccheggi oerati dalle compagnie di ventura, fu talmente nefasto, da essere ricordato come “la ruina di Visso”.
La ripresa economica che ne seguì - dovuta alla posizione strategica del borgo nei traffici commerciali tra Roma, Spoleto e le Marche - consentì la costruzione dei bellissimi edifici rinascimentali, che ancora oggi ingentiliscono il luogo.
Nel 1583, papa Gregorio XIII eleva Visso a sede permanente del Governatorato, alle dipendenze del Legato Pontificio.
Nel 1828, l'antico castello, fu insignito, dalla Chiesa, del nome e delle prerogative di città; nel 1860 Visso venne staccata dall'Umbria e assegnata alle Marche.

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Stando agli attenti studi dello storico conventuale padre Antonio Righini, il Comune di Visso concesse ai francescani la chiesetta di S. Biagio, nella costa tra i fiumi Nera e Ussita.
Questo Convento avrebbe ospitato tre Capitoli provinciali, rispettivamente nel 1450, 1456, 1493.

Quando, nel 1450, i francescani lasciarono il Convento di Monte S. Martino, i frati di Visso presero il loro posto nell'amministrazione del "Lazzaretto di S. Lazzaro".

Nel Convento di Visso vi avrebbe predicato S. Giacomo della Marca, il quale, tra l'altro, avrebbe riportato la pace tra le famiglie lacerate da odi.
Le "Riformanze" di Ussita, in data 22 gennaio 1426, riportano: «Per la grazia dell'altissimo Gesù, miracolosamente trasfusa in frate Giacomo d'Ascoli (della Marca), predicatore dell'Ordine di S. Francesco, è stata conclusa la pace in questa terra di Visso e suo contado, tra tutti coloro che vivevano in odio o inimicizia o per altri eccessi, avvenuti dal tempo così detto dei Bianchi fino al dì d'oggi.
Discordie e dissensioni di qualunque sorta sono state completamente rimosse, sicché tra la terra e il contado, ritornati in perfetta pace, per la grazia di Dio, al presente non è da deplorarsi discordia alcuna
».

Il Wadding riassume come segue la sorte del Convento ai suoi tempi (sec. XVII): «C'è nella diocesi di Spoleto un villaggio di nome Visso, ove hanno dimora i Minori Conventuali, cui concesse il convento la Comunità del luogo.
In quale anno avvenisse ciò è incerto, per la scomparsa dei documenti, a causa delle incursioni belliche, dell'incendio dell'archivio comunale, e per le ripetute inondazioni del Nera; tanto che si scorgono appena i capitelli delle colonne dell'antico chiostro, e il pavimento dell'antica chiesa dovette essere rialzato.
Ciò non impedisce di desumere dalle lapidi marmoree la grande antichità della chiesa e del convento.
Dall'Archivio risulta che la primitiva chiesa era dedicata a S. Biagio, la cui festa si celebra tuttora
».

A Visso era anche un Monastero di religiose intitolato a S. Maria, "riformato", nel 1372, dallo stesso beato Paoluccio Trinci da Foligno, indiscusso "padre" dell'Osservanza francescana.
Narra lo Iacobilli: «circa a quest'anno (1372) il B. Paoluccio Trinci edifica due altri monasterii sotto il terz'ordine conventuale di s. Francesco simili a quello dell'Annunziata detto di sopra nel 1370: uno in Foligno sotto il titolo della SS. Trinità, contiguo all'hospidale detto de Diotaccomandi nella compagnìa della Spada et un altro nella terra di Visso, sotto il titolo di S. Maria.
E questi furono li primi monasterii terziarii francescani che fussero ridotti in monasterii sotto l'obbligo di tre voti, perché prima vivevano le terziarie nelle proprie case e non rinchiuse in monasterii; et il B. Paoluccio fece a tutti tre questi monasterii concedere tutte l'indulgenze e privilegii dell'ordine minore francescano (...)
».

 


a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti:
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