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Approfondimento Storico e Sacro

Borgo Cerreto

Borgo Cerreto, frazione di Cerreto di Spoleto, è un autentico punto congiunturale tra le vie Nursina, Sellanese e Valnerina.
Il luogo, quindi, rappresenta un importante e inevitabile punto di passaggio per quanti desiderino giungere, in particolar modo, nelle splendide cittadine di Norcia, Cascia, Preci, Sellano e S. Anatolia di Narco.

Il comune vero e proprio, è posto su di una collina, che sovrasta direttamente il Borgo, a 557 m. s.l.m..
La superficie del territorio presenta una composizione morfologica prevalentemente montana, particolarmente nota, come buona parte della Valnerina, per la ricchezza dei tartufi.

Il toponimo Cerreto deriva da cerrus (quercus cerri), oppure da Kerra, termine appartenente al sostrato mediterraneo significante "pietra".
Si hanno notizie della sua esistenza a partire dal sec. XIII; alcuni documenti riferiscono dell'importanza strategica del Borgo, posto allo sbocco della Vallata del Vigi.
Nello stesso secolo Cerreto fu aspramente conteso fra Spoleto e Norcia; quest'ultima la distrusse quasi interamente nel sec. XV.
Nel 1550 il luogo tornò alla Chiesa; nel 1569 venne nuovamente aggregato a Norcia, e nel 1800 entrò, con i Francesi, nella giurisdizione di Spoleto.
I suoi cittadini, nel Medioevo, erano famosi girovaghi e mercanti di spezie e ricette.

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A Borgo Cerreto era il complesso conventuale francescano noto come S. Francesco "de Burgo".
La prima notizia del luogo risale al 1232, quando il Rettore pontificio Milone, vescovo di Beauvais, nella discordia insorta tra il castello di Cerreto e Spoleto, interpose la mediazione dell'influentissimo frate Elia Bombarone, il quale, per sancire la pace, inviò sul posto i frati Michele e Tommaso (la conciliazione avvenne l'anno seguente).

I francescani ottennero dai vallombrosani la chiesa prossima al fiume Nera.
Fra i numerosi centri minoritici della Valle del Nera, quello di Borgo Cerreto divenne uno dei più importanti.
Dal 1517 appartenne ai Conventuali.

Il Sacro edificio, intitolato dapprima a S. Francesco e successivamente a S. Lorenzo, fu innalzato, sembra, sulle rovine di una precedente chiesa dedicata a S. Basso, vescovo e martire vissuto nel sec. III, le cui reliquie erano venerate nella diocesi di Fermo.
Sul terreno pianeggiante lungo il fiume, la chiesa e l'edificio conventuale che vi si congiunge con un unico lungo braccio, ortogonale ad essa, conservano, quasi intatto, il sorvegliato decoro che possedevano quando sorsero, oltre sette secoli or sono.

La facciata della chiesa, in pietra concia rossastra, a due spioventi, non presenta altri ornamenti tranne quelli finemente scolpiti del portale archiacuto - con fasci di colonnine nella strombatura e ghiere nell'arco - e del piccolo rosone, il cui effetto è andato pressoché perduto con il restauro.
L'interno vede una spaziosa navata rettangolare, coperta a capriata, e un coro a terminazione rettilinea, coperto da crociera a costoloni poggianti su peducci.
L'eliminazione dei numerosi altari e di altre aggiunte seicentesche - eseguita alcuni decenni fa con criteri di ripristino indiscriminatamente medievalistico - ha restituito solo in parte l'interno originale e la sua decorazione a fresco e, ciò che è più grave, ha provocato la dispersione degli elementi rimossi.
Delle pale d'altare, è rimasta solo una Madonna con i SS. Antonio da Padova, Filippo Neri, Francesco di Sales e Francesco d'Assisi, interessante centone di celebri modelli seicenteschi romani.
La pala dell'altare maggiore raffigura il Martirio di S. Lorenzo.

Gli altri affreschi, generalmente danneggiati e frammentari, non hanno sempre guadagnato leggibilità dopo il restauro.
Nella controfacciata a destra è una Madonna della Misericordia, dei primi del sec. XV.
Nella parete destra sono resti di affreschi votivi del sec. XIV.

Sono inoltre ammirabili:
- Crocifissione, della prima metà del sec. XIV;
- Madonna in trono;
- Santo vescovo (San Basso?);
- Santa martire;
- S. Antonio Abate;
- Madonna e S. Antonio Abate;
- (in una nicchia): Madonna e i SS. Giacomo, Basso (?), Antonio Abate, Leonardo;
- (sul muro d'angolo): S. Ludovico da Tolosa, sec. XIV.

Nella controfacciata, a sinistra, sono:
- Madonna di Loreto, datato 1507;
- quattro Santi, della fine del sec. XV.

Nella parete sinistra:
- S. Domenico, della prima metà del sec. XIV;
- Eterno Padre e Annunciazione, della maniera degli Angelucci;
- Crocifisso scolpito, del sec. XVII;
- S. Vincenzo Ferrer, statuina lignea del principio del sec. XIX;
- S. Caterina, Deposizione e Crocifissione, di un Maestro umbro del primo Trecento;
- Madonna del Rosario, della maniera degli Angelucci;
- Predica agli uccelli, del sec. XIV;
- (sul muro d'angolo): Madonna in trono, della prima metà del sec. XIV.

Nella parete di fondo del coro gli affreschi si distinguono, secondo la cronologia, in tre gruppi.
Il primo, il più antico, riferibile ai primi anni del sec. XIV, comprende le due grandi immagini del Crocifisso ai lati della monofora (a sinistra, nell'iconografia simbolica della Croce che si innalza sulla figura di Adamo, purificato dal sangue di Cristo; a destra, nell'iconografia storica del Cristo in croce con a fianco la Maddalena), e la lunetta di incerto soggetto, di cui restano due figure di offerenti.
Il secondo, in basso ai lati, comprende: S. Ludovico e la Madonna, del sec. XV.
Il terzo, mutilo, è costituito dal riquadro sotto la monofora, ornato di ricca cornice e di candelabro, raffigurante la Madonna in trono con S. Francesco e un altro Santo francescano.
Le candelabre recano la data 1507 e il nome frammentario dell'autore, «Tadeus de... ona», forse un buon seguace di Antoniazzo Romano.

Un'epigrafe conservata in sacrestia ricorda l'esistenza a Borgo Cerreto di bagni d'acqua alcalina, in vocabolo Camperò: «Bagni di Cerreto. Questa acqua salutevole cura reni, stomaco, bile e fegato e allontana ogni morbo. 1653».

Parlando di Cerreto utile accennare alla chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, dove i francescani vissero dal 1690 sino al 1866.
I servi di Dio che abitarono questo luogo: padre Petronio da Bologna e padre Remigio da Vineale, fecero ricordare i tempi eroici del primitivo francescanesimo.


a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti:
redazione@sanfrancesco.com)