Montefranco
La cittadina di Montefranco, sorta
in epoca longobarda, ebbe, originariamente, la funzione di Castello posto
a difesa della Valnerina.
Sino al 1258, anno in cui raggiunse la libertà
comunale, essa fu sottoposta, seguendone le vicende, al Ducato
di Spoleto.
La sua storia racconta di alcune brevi occupazioni, tra cui: quella nel
1209 di Ottone IV,
in lotta con Innocenzo III e quella dell'Abate
di S. Pietro in Valle nel 1395.
Successivamente fu sotto la giurisdizione della Chiesa.
Dell'originario "castrum" rimangono
le due bellissime porte: porta Franca e porta
Spoletina, e le mura esterne.
Montefranco è un paese solitario, caratterizzato
da inediti scorci panoramici e meravigliosi boschi, cornice ideale per
lunghe e rilassanti passeggiate.
***
Affacciato sulla Valnerina,
presso Montefranco, in località Monzano,
è il Convento di S. Bernardino da Siena.
Non poté trovarsi nell'elenco primitivo della "Custodia
Vallis", poiché fondato, per gli Osservanti,
nel sec. XV, in ricordo e, sembra, per espresso desiderio di S.
Bernardino, il quale, stando alla tradizione, visitò
Montefranco più volte.
La tradizione sostiene che S. Bernardino
abbia visitato il castello di Montefranco
nel 1427, 1434
e nel maggio del 1444.
All'ultimo passaggio del Santo in Valnerina
e, quindi, sicuramente, a Montefranco, va collocata
la seguente cronaca: «Bernardino ha
passato da tre anni i sessanta.
Non è più la betulla chiara e cinerina che incantava
le folle anche per il fisico.
Ora nel camminare deve appoggiare gli avambracci sui fianchi e si
piega in avanti, sporgendo il viso magro e il mento aguzzo.
In una predica, un giorno, s'era descritto, senza nominarsi, con tutti
gli acciacchi di una certa età: "Passa e' quaranta e giogne
a' sessant'anni, e egli comincia a diventare piccolino e riepiegato;
egli comincia avere gli occhi cipicchiosi, cogli occhi scerpellati;
egli va chinato col capo verso terra; elli diventa sordo, non vede
bene lume; elli diventa sdentato".
Da Assisi ripartì presto.
Sostò appena a Foligno e a Spoleto.
A Piediluco ebbe un ultimo guizzo d'arguzia.
Gli era stato preparato un grande banchetto, dove sedevano i notabili
della città. Non si rifiutò, anche se lo stare a lungo
seduto, per un atroce dissenteria, lo crocifiggeva con dolori umilianti.
Tutti, ignorando il suo tormento, furono incoraggiati dalla sua serena
allegria a bere e mangiare a lungo.
Nessuno s'accorse che egli aveva ingoiato a fatica solo un po' di
mollica di pane bagnata nell'acqua.
La vista gli si annebbiava sempre più spesso, per il peso dell'insonnia
e della disappetenza che erano cominciate a Siena.
Anche la sua preghiera si consumava ormai tutta nel silenzio.
Solo frate Bartolomeo si rendeva conto che Bernardino
stava per entrare in agonia.
Gli altri lo capirono quando non fu più in grado nemmeno di
cavalcare il mulo che gli avevano preparato a Perugia.
Quando però gli si presentarono con una rudimentale barella
i graticcio, Bernardino si rese conto che
stava per morire, ma che non sarebbe morto prima di giungere a L'Aquila,
la città che lo aspettava da anni (...)»; (N.
Fabbretti, Bernardino, 1980).
Narra Francesco Gonzaga:
«Passava una volta S. Bernardino da Siena
presso il paese di Montefranco e sentendo gran bisogno
di ristorarsi, domandò a una povera donna la carità
di un pezzo di pane (a detta della tradizione, il nome della
donna sarebbe stato quello di "Alessandra, vedova di casa
Probani").
Rispose la donna, esser dispiacente di non potere esaudire la
preghiera di lui, perché si trovava affatto sprovvista di pane;
ma avendola S. Bernardino esortata di andare a cercarne,
essa aprì la sua arca, che poco innanzi aveva lasciata vuota,
e con gran meraviglia la trovò ben provvista di pane, sicché
poté offrirne generosamente al Beato Padre quanto egli ne desiderava.
La fama di questo miracolo si sparse subito per il paese, e tutti
gli abitanti si misero sulle orme del Santo, il quale
aveva proseguito il suo cammino.
Lo raggiunsero a un tiro di sasso dal paese; ed egli allora si fermò
e fece un bel discorso a quelle buone persone, esortandole a mettersi
d'accordo per edificare un convento per sé
e pei suoi confratelli francescani.
Morto S. Bernardino e iscritto il suo nome nel catalogo
dei Santi, la Comunità di Montefranco,
ottenuta prima la facoltà dal Sommo Pontefice Nicolò
V, dette principio alla costruzione d'un convento
nel luogo stesso indicato dal Santo e dove si mostrano ancora
i vestigi dei piedi di lui.
La fabbrica fu condotta a termine in breve tempo, a spese comuni,
e venne poi affidata ai religiosi del nostro Ordine, i quali andarono
ad abitarvi l'anno 1454».
Il complesso conventuale di Montefranco,
quindi, fu edificato su autorizzazione di papa Nicolò
V, con bolla datata 25 giugno 1454:
"Piis fidelium votis" (l'originale è tuttora
conservato presso l'Archivio della Porziuncola in S. Maria degli Angeli-Assisi).
Narra Agostino da Stroncone: «A.D.
1454. La comunità di Montefranco
supplica al Papa per la facoltà d'erger un convento in onore
di S. Bernardino per l'osservanti,
Nicolò V con lettera Piis Votis Roma
25 Giugno gliela concede, gli montefranchesi si muovono per
la divozione che portano a S. Bernardino, quale ha
fatti miracoli in lor paese e vi ha disegnato il luogo per il convento.
E poi adesso che è canonizzato sentono continui miracoli»
(Agostino da Stroncone, Umbria Serafica).
Vittorino Facchinetti,
che propende a collocare il passaggio del Santo francescano
senese presso Montefranco nel 1427,
narra: «Si ignora poi quando Bernardino transitò
per Montefranco, nella valle della Nera, se nell'andare cioè
o nel tornare da Rieti (...), ma la tradizione del suo passaggio nella
forte borgata, che domina come un maniero dall'alto di un colle, è
certo fissata in un nucleo di leggende fra le più graziose.
Chi scrive ha potuto raccoglierle dalla viva voce del popolo.
Si racconta dunque che il povero fraticello, raggiunto
il paese, si sedette stanco ed affamato su di una pietra fuori di
una casa e chiese un po' di pane alla vecchiarella che si affacciò
sull'uscio.
La poverina si scusò dicendo che non ce n'era più di
un boccone nella madia vuota da molto tempo, e coperta di ragnatele.
"Va, cerca ugualmente", l'esortò il Santo.
La vecchierella obbedì e la trovò ripiena di pani freschi
e bianchi.
Poi domandò un po' di vino: nuova risposta negativa.
"Cerca nel botticelle". "Padre vi danzato i topi".
Tuttavia la donna finisce con l'obbedire e ritrova la botte piena
di vino saporoso.
Infine, lasciando Montefranco, Bernardino
prega i cittadini, ormai guadagnati dalle sue parole, a voler fabbricare
un convento per i suoi frati, e ne indica un luogo su un colle vicino.
“
"Ma là non c'è acqua". "Non dubitate;
Iddio provvederà!"; e una fonte d'acqua viva sgorga d'improvviso
fra quelle rocce.
Il convento che porta il nome del Santo esiste ancora»
(V. Facchinetti, S. Bernardino da Siena
mistico sole del sec. XV, Spoleto 1933).
«Il convento di S. Bernardino
di Montefranco - continua lo storico francescano padre
Benvenuto Bazzocchini - appartenne
sino al 1866 ai nostri confratelli della Provincia
Serafica dell'Osservanza, e fu soppresso in forza delle leggi
eversive del Governo italiano.
Molti anni appresso, il degno Prelato Mons. Evaristo Lucidi,
cittadino di Montefranco, riscattava quel convento dal Demanio; e
con atto del 4 giugno 1912 lo cedeva in uso perpetuo e gratuito ai
nostri religiosi della Provincia Serafica di S. Chiara.
Il detto atto ebbe l'approvazione della S. Congregazione dei Religiosi,
4 luglio 1912; e da questo tempo nel convento di Montefranco
dimorano alcuni nostri confratelli, i quali attendono, oltreché
all'officiatura della chiesa conventuale, al ministero sacerdotale
a vantaggio delle popolazioni delle vicine parrocchie»
(B. Bazzocchini, Cronaca, 1929).
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
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