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Approfondimento Storico e Sacro

Vallo di Nera

Situato nell’area Sud-orientale dell’Umbria, lo splendido Vallo di Nera è un piccolo e pittoresco Castello della Valnerina, che domina le vallate sinuose e strette, solcate dalle cristalline acque del fiume Nera e del suo afflente Vigi.
Per il notevole patrimonio ambientale, culturale ed artistico fa parte del club de “I Borghi più Belli d’Italia”.

Nel sec. IV-II a.C., i Romani penetrano nel territorio di Vallo di Nera, abitato dalle tribù Naharci (il cui etimo è riferibile al fiume Nahar, il Nera), secondo alcuni storici imparentate, dal punto di vista etnico e linguistico, con i Celti.
Autorevoli testi agiografici, riferendosi al sec. IV-VI d.C., parlano di cristiani fuggiti dalla Siria e giunti in Valnerina, dove, vivendo come eremiti in aspri insediamenti anacoretici, risultarono determinanti alla bonifica della Valle.
L'insediamento di Vallo, con la chiesa di S. Giovanni, dipendente dalla pieve di S. Maria di Narco, risulta essere uno dei più antichi della Valnerina.

L'8 settembre 1217, il podestà di Spoleto concesse agli uomini di Vallo il diritto di erigere un castello sotto la sua signoria, in cambio di protezione e difesa.
Vallo entrò così nell'orbita di Spoleto, impegnandosi a versarle tributi e a fare guerra o pace secondo le sue direttive.

Tra il 1361 ed il 1490, il Castello di Vallo - riferiscono documenti del comune di Spoleto - risultava essere il più popoloso e munito della Valnerina intera.
In conseguenza a detto aumento demografico, si ebbe una prima massiccia espansione edilizia nel sec. XV, intorno alla chiesa di S. Maria, e una seconda nel sec. XVI, quando, esternamente alle mura, sorse il borgo dei Casali, con le botteghe artigiane e le case-torri (successivamente trasformate in colombaie).

Nel 1522-1523, si formò una coalizione dei Castelli della Valle contro Spoleto capeggiata da Petrone da Vallo e Picozzo Brancaleoni.
Petrone uccise il Governatore pontificio, prontamente intervenuto per sedare la rivolta.
Il Castello di Vallo - tramandano le cronache - «è preso, fatto tutto pieno di rovine e di sangue e spogliato d'ogni cosa». Petrone venne preso e arso vivo, mentre nel 1527 le orde dei Lanzichenecchi, giungendo in queste terre, lasciarono, ovunque, morte, distruzione e peste.

Il paese rinacque più tardi, come testimoniano molti architravi cinquecenteschi e l'affresco di Jacopo Siculo del 1536 nella chiesa di S. Giovanni, in cui Vallo è raffigurata con le mura intatte e le case-torri.
Passato alla Chiesa, Vallo vi rimase stabilmente sino al 1860, anno in cui fu costituito in Comune.

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A Vallo di Nera i francescani si stanziarono già nel 1217, quando, sottolinea padre Luciano Canonici, «lo permise il podestà di Spoleto sul colle di Poggio Flezano».

Intorno al 1250, all'interno delle mura del Castello, i Minoriti occuparono l'attuale chiesa di S. Maria, risalente, a detta di documenti conservati nell'Archivio Capitolare di Spoleto, al sec. XII.
Nella seconda metà del Duecento il sacro edificio fu ampliato e dedicato a S. Francesco; venne edificato anche l'annesso Convento, che tuttora lo affianca.
Dopo il 1517 fu dimora dei Conventuali.

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La chiesa di S. Francesco d'Assisi in Valle di Nera - poi S. Maria - merita una attenzione tutta particolare per essere stata sede della "Compagnia dei Bianchi".

Riferisce Ansano Fabbi: «Le Compagnie dei Bianchi sono la continuazione del movimento dei Disciplinati per muovere le masse alla pace e alla conversione con una psicosi collettiva.
"Pace e misericordia" era il grido dei contestatori anonimi contro le lotte medievali, la continua guerriglia che insanguinava le vie cittadine.
Era un'avventura di mistico fervore di nove giorni, di migliaia di cittadini d'ogni ceto e categoria sotto l'anonimato di un saio bianco e del cappuccio con l'insegna di una croce rossa sulla spalla, peregrinanti da una città all'altra: una protesta anonima contro i delitti, le usure, le vendette, le oppressioni, l'insicurezza: Misericordia, EternoDio, Pace, pace, Signore pio, Non guardare il nostro errore. Misericordia andiam gridando: Misericordia! non sia bando; Misericordia! Iddio chiamando.
Nove giorni di emozione, di riconciliazione con Dio e col prossimo, di richiamo degli esiliati, di liberazione dei carcerati, di condono dei debiti, di dimenticanza delle offese.
Prediche, canti si alternavano a grida di pace e di misericordia fino al parossismo.
Tutti bramavano di indossare il saio dell'innocenza.
Era stata l'ispirazione della Madonna: Ma dirai ad onne gente / Da mia parte, prestamente, / De bianco prenda vestimente / Se non vole esser dannato. / Nove dì vadan gridando / Misericordia, Iddio chiamando / Ad onne gente pace dando / E ciascun sia perdonato!

Eccoli dipinti sulla parete destra i Bianchi, un corteo di 7 metri: donne, uomini, nobili, plebei, magistrati ed ecclesiastici, contadini ed artigiani, recano palme, gigli, ceri accesi, flagelli dietro a stendardi.
Sono gli spoletini giunti a Vallo.
Sentiamo l'eco delle loro grida confuse, materializzate dal pennello di mastro Cola: "Misericordia, o Vergine pia / Pace, o Vergine Maria".

Gli va incontro a destra, davanti alla chiesa, la processione dei Vallani con in testa il Priore dei Conventuali.
Più indietro è l'abbraccio di pace di due capi-partito, un guelfo e un ghibellino, quest'ultimo da poco tornato dalla macchia, e attorno volti mesti e corrucciati.
Uno di essi era un Giovannoni: "Hoc opus fecit fieri Ioannoni a Vallo et Dio li dia pace".
Ecco una contestazione pacifica e costruttiva: la riconciliazione degli animi, utile anche nel nostro tempo incerto e burrascoso
».

Il sacro edificio, sorto intorno alla fine del sec. XIII, ripete il tipo della chiesa francescana ad unica navata, con copertura a capriate e terminante in una profonda tribuna.

Esempio non frequente in questo territorio, l'interno della chiesa mostra ancora, nonostante le perdite subite, come la decorazione a fresco finisse per investire, attraverso interventi successivi, l'intera superficie muraria.

La facciata, in pietre conce, termina al centro con una cuspide ed è arricchita dagli ornamenti del portale ogivale a strombo e del rosone.

Sulla sinistra è l'ingresso all'ex Convento, sopra cui è visibile un affresco trecentesco raffigurante le Stimmate di S. Francesco.
In fondo al braccio di ingresso del chiostro, molto rimaneggiato, sono visibili opere del maestro di Eggi: S. Cristoforo e S. Apollonia.

All'interno, nel presbiterio e nell'abside, sono affreschi di Cola di Pietro da Camerino e Francesco di Antonio, datati 1381 (?); da sinistra: Madonna in trono tra i Santi Caterina e Francesco, Fuga in Egitto, in alto Dormitio Virginis; nel registro superiore dell'abside: Natività, Adorazione dei Magi, Annunciazione; nel registro inferiore: S. Giovanni Battista, S. Anatolia (?), S. Lorenzo, Crocifissione, S. Giacomo e S. Caterina d'Alessandria; nel lato destro del presbiterio, registro superiore: Stimmate di S. Francesco e Predica agli uccelli; registro inferiore: Flagellazione di Cristo; nelle vele: tondi con Padri della Chiesa; nell'intradosso dell'arco, a sinistra: S. Antonio di Padova; a destra: S. Leonardo, sotto il quale è leggibile un'iscrizione con la data (1381 o 1383); sull'arco, a sinistra in basso: S. Cristoforo; a destra: S. Antonio Abate; in alto: Angeli musicanti con resti di una Incoronazione della Vergine; nel sottarco: Cristo, Patriarchi e Profeti.

Nella parete sinistra, a partire dall'ingresso, sono affreschi di varia epoca: S. Lucio trascinato dai buoi e Annunciazione di un Maestro umbro degli inizi del sec. XV; Madonna della Misericordia, del sec. XV; S. Caterina d'Alessandria e S. Francesco, di Scuola umbra della prima metà del sec. XIV.

L'altare a edicola risulta decorato da affreschi datati 1602: Eterno (timpano), Annunciazione (arco) due Stemmi (sottarco), Immacolata (al centro); il tabernacolo con Crocifisso ligneo è del sec. XVII.

Dopo l'altare, nel registro superiore: Madonna in trono, frammentario, del sec. XV; due figure di S. Bernardino da Siena, con donatori, del 1452; Madonna in trono, del 1442; S. Michele Arcangelo e Madonna in trono, molto danneggiati, del sec. XV; Trinità, con data frammentaria, del Maestro di Eggi; Madonna di Loreto, del sec. XV.
Nel registro inferiore, dal presbiterio: Madonna in trono, del sec, XIV; S. Michele Arcangelo, frammentario; sotto: Madonna in trono di un ignoto Maestro del sec. XV; Santa Martire (S. Anatolia?), del sec. XV; S. Caterina d'Alessandria, frammentario, e S. Barbara, affini ad opere del Maestro di Eggi; Madonna del latte, una delle opere migliori del Maestro di Eggi (datato 1435?); Madonna in trono, frammentario, cui è stata sovrapposta una Madonna del latte tra S. Gregorio Magno e S. Girolamo, del sec. XVI; Stimmate di San Francesco, sovrapposto ad uno strato precedente, del sec. XVI.

Nella parete destra, a partire dall'altare: Madonna con i SS. Pietro, Paolo, Giovanni Battista, Giacomo, Michele, Anna, Giuliano e altre figure frammentarie, di Cola di Pietro e, in basso: Processione della confraternita dei Bianchi, dello stesso, firmato e datato 1401; a destra di questo, nel registro superiore: frammento di Madonna del sec. XV; Madonna del latte, S. Rocco, S. Sebastiano, datato 1486; S. Pietro Martire, datato 1486; Madonna e, in basso, i SS. Sebastiano e Pietro Martiri, datato 1486.
Nel registro inferiore: Madonna, SS. Chiara e Maria Maddalena, Madonna in trono, S. Urbano Vescovo, S. Pietro Martire, e frammento di Madonna, Trinità del tipo iconografico con tre volti, tutti eseguiti ex voto nel sec. XV; frammento con Oranti; S. Antonio di Padova entro una edicola, del sec. XVI.

Sulla parete sinistra, accanto alla porta della sagrestia, è una Croce sagomata dipinta, di un Maestro spoletino degli inizi del sec. XIII.

La sagrestia, decorata nella prima metà del sec. XV, presenta affreschi trattati anche a monocromo e con singolari soluzioni ornamentali.
A sinistra della porta è una decorazione con la Fontana della vita e nella volticina della porta, entro un clipeo, l'"Agnus Dei".
Nella parete a sinistra della porta sono: Crocifissione, e, a monocromo, S. Girolamo e S. Leonardo.
Nella parete di fronte è una Annunciazione, e nella volta il Redentore benedicente entro un clipeo, e una fascia ornamentale con motivi geometrici e floreali e figure di Santi entro riquadri (Santo martire, SS. Francesco, Chiara, Ludovico, Domenico, Bernardino). L'autore di questo non comune insieme rivela forti affinità con la maniera del Maestro di Eggi, che nella chiesa di S. Maria ha lasciato anche altre opere.

Una austera torre campanaria si eleva al di sopra del presbiterio; risulta inserita nella cinta del castello.
Nell'ampia cella è una campana maggiore del sec. XIV.
Sulla parete sinistra sporge la nicchia che alloggia l'orologio a pesi.

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A Vallo di Nera appartenne anche il Monastero di Clarisse di S. Caterina, le cui religiose, già Terziarie francescane, nel 1483, causa loro esiguo numero, si unirono a quelle di Vallegloria di Spello.
Il complesso Monastico passò quindi alle monache agostiniane, che lo abitarono sino al 1615.

Le parti più antiche della chiesa di S. Caterina sono riconducibili ai secc. XIV-XV: campanile a vela, parete di fondo, ingresso del Monastero.
La facciata attuale risale al sec. XVI.
All'interno sono visibili: Sposalizio mistico di S. Caterina con i SS Pietro, Paolo, Giovanni Battista e Nicola da Tolentino (tela della fine del sec. XVII di Scuola romanesca); un paliotto d'altare seicentesco dipinto ad olio; un affresco mutilo del sec. XIV, raffigurante la Madonna col Bambino e S. Caterina.


a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti:
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