Norcia
A 604 m. s.l.m., tra i fiumi Sordo e Torbidone sorge l'avita cittadina di Norcia, anticamente "Nursia", la più grande città del comprensorio.
Le origini del luogo sono remotissime: già ai
tempi delle guerre puniche tra romani e i fenici,
Norcia ebbe un ruolo di primo piano, come è documentato
dagli storici latini.
Durante epoca romana fu centro di importanza
politica: prima Prefettura e successivamente
Municipio.
Sconvolta dai Longobardi e dai Goti,
si riprese e fu un attivo centro medievale.
Le sue bellezze storiche sono in gran parte state danneggaite dai frequentissimi
terremoti, che hanno devastato la cittadina nel corso dei
secoli.
Il primo terremoto documentato risale infatti alla prima metà del
'300.
Tuttavia, grazie ad un attento restauro, oggi Norcia
si presenta nella sua struttura originale, con la splendida
architettura medioevale e signorile.
Come Cascia, la città diede i natali
a un grandissimo personaggio religioso: S. Benedetto,
primo monaco del Cristianesimo, e fondatore
dell'Ordine dei Benedettini, il quale visse
a cavallo del 500, tra la preghiera e l'umiltà
del lavoro, come egli stesso sintetizzò nella frase ormai celebre
"Prega e Lavora".
Ulteriori notizie sul Santo sono ivi in:
UMBRIA MISTICA & SACRA - SANTI E BEATI DELL'IMBRIA - S. BENEDETTO
DA NORCIA.
La città si presta sia ad escursioni tra i sapori dei ristoranti
a cucina tipica, che ad una visita più attenta e approfondita delle
sue ricche opere d'arte, tutte racchiuse dalle
antiche mura.
***
Esigue, purtroppo, sono le informazioni relative al Convento
francescano di Norcia, che pure era il Convento-capo
della "Custodia Montanorum".
E' possibile conoscere le circostanze, o almeno la data, del primo
insediamento minoritico all'interno delle mura: nel 1265
papa Clemente IV ne interessò
l'abate del Monastero di S. Benedetto.
Certamente l'originario "locus" francescano di Norcia,
situato come di consueto all'esterno delle mura cittadine, fu precedente
all'anzidetto Convento: molti collocano la sua
edificazione intorno al 1230.
Al 1246 è riferita una relazione tra
i frati Minori di Norcia e le «damianite»
(poi Clarisse) di S. Maria Maddalena;
inoltre, un codice attesta la presenza dei Minori "fuori"
Norcia nel 1252: il 9 maggio di
quell'anno, infatti, si tenne un consiglio comunale «ad
locum Fratrum Minorum extra civitatem» («presso
il luogo dei frati Minori, fuori le mura della città»).
La vita del beato Antonio da Norcia, narrata
dallo Iacobilli, sembra sciogliere definitivamente
questo "nodo": «Il B. Antonio fù
da Norcia; e l'anno 1270 si vestì frate
Minore in un Convento, edificato l'anno 1265
(l'anno di fondazione è certamente precedente) fuori delle mura
di Norcia sotto l'istesso Ordine Minore, e titolo della
santissima Annuntiata, e vi visse molti anni nell'esatta obedienza, in
aspra povertà, e singolar perfettione».
Il beato Antonio morì nello stesso convento
nel 1310.
Continua lo Iacobilli: «Per
più commodità de' frati Minori, e anche
dei secolari, fù circa l'Anno 1313, sotto P. Clemente
V da Norcini concessa a detti frati la Chiesa di S. Bartolomeo
dentro la Terra di Norcia, ove fabricarono un Convento,
e vi andarono poi ad habitare essi frati.
Ma nel 1524 li frati minori Osservanti,
lasciando il detto Convento di San Bartolomeo alli Minori
Conventuali, li quali l'havevano rinovato, e intitolato
al Patriarca S. Francesco; vedendo, che detto Convento
antico fuori della Terra minacciava rovina, nel detto anno n'edificarono
un altro, circa un miglio più vicino a Norcia,
sotto l'istesso titolo della santissima Annuntiata; e nella Chiesa di
esso traslatarono il corpo di detto B. Antonio (precedentemente
sepolto nel Convento di Arquata), e d'altri BB. Padri, che morirono
in detto antico Convento; e quivi vennero ad habitare
i detti Padri».
Il vescovo di Norcia, con
una lettera datata 8 ottobre 1268, rivolta «Ai
diletti figli in Cristo dell'Ordine dei Frati Minori»,
concesse ai francescani la chiesa di S. Bartolomeo
entro le mura.
I religiosi, insoddisfatti, chiesero la chiesa di S. Benedetto,
eretta sulle rovine della casa natale del Santo di Norcia.
Nonostante le opposizioni dei benedettini di S. Eutizio,
i Minori riuscirono ad averla nel 1271,
ricorrendo addirittura ad un violento assedio.
Più tardi i monaci di S.Eutizio cercarono
di riappropriarsi della chiesa di S. Benedetto,
ma il Provinciale dei Minori, frate Bartolomeo, sostenuto dal guardiano,
accusò i monaci di eretica malvagità con l'inquisitore dell'Umbria:
frate Andrea da Bevagna; il processo fu perduto dai francescani, e i benedettini
furono reintegrati nel loro Monastero.
In seguito i Minoriti ampliarono la piccola
chiesa di S. Bartolomeo e la dedicarono a S.
Francesco.
Qui i Conventuali abitarono sino al 1866,
quando ne furono espulsi in seguito al decreto "Pepoli".
***
La chiesa di S. Francesco d'Assisi in Norcia,
recentemente restaurata, si presenta come il risultato della riedificazione
avvenuta nel 1385, in stile gotico.
Nel 1859, in seguito ai crolli causati da un
violento terremoto, subì un ennesimo
rifacimento.
La chiesa è a pianta rettangolare.
Presenta la facciata ed il lato
sinistro percorsa da due cornici su piani sfalsati, data
la diversa altezza del portale d'ingresso e di quello laterale; quest'ultimo
ha un arco leggermente acuto e colonnine tortili e lisce alternate.
Il portale principale è riccamente decorato
nei capitelli delle colonnine con motivi floreali e testine antropomorfe
e, nella lunetta, mostra un affresco quattrocentesco
.
L'interno, ad unica
navata, vedeva originariamente un'abside
poi chiusa da una parete di fondo.
Sulle pareti laterali sono nicchie
decorate con affreschi riconducibili alla prima metà
del sec. XVI; tra i più rilevanti: Gloria di S. Antonio di
Padova (1501), attribuito a Giovan Battista di Giovannofrio
da Norcia; Madonna in trono e Santi (1510); S.
Francesco d'influsso crivellesco.
***
Presso Norcia, in località
Montesanto, era un Convento clareno intitolato
a S. Maria.
Con la soppressione definitiva dei Clareni,
il luogo, stando ai celeberrimi "Annales" di
Luca Wadding, passò agli Osservanti
della "Provincia S. Francisci".
Per quanto riguarda la realtà francescana
femminile nursina, si è a conoscenza di un Monastero
con il titolo di S. Maria Maddalena "extra Nursiam".
Esso fu destinatario di tre lettere di Innocenzo
IV, tutte tramandate dai "Registri vaticani":
15 giugno 1245 (privilegio "Religiosam
vitam"); 7 gennaio 1246 (indulgenza);
2 giugno 1246 (affidamento alla «cura
et regimen» dei frati Minori).
Le anzidette lettere sottolineano la notevole importanza del Monastero
in oggetto.
Nel 1386 lo si ritrova nelle "Riformanze
del Comune" con il titolo di S. Chiara:
senza dubbio si tratta della stessa comunità documentata nel 1245-1246,
trasferitasi nel frattempo all'interno delle mura.
Successivamente le stesse religiose ebbero il Monastero della
Pace, il quale, nella prima metà del sec. XV, per
intervento di alcuni predicatori itineranti, accettò la cosiddetta
"Riforma", ossia una conversione
alla stessa rigida forma di vita abbracciata dagli Osservanti
delle "Quattro Colonne" ( Per "Quattro
Colonne" si intendono: S. Bernardino da
Siena, S. Giacomo della Marca,
S. Giovanni da Capistrano ed il beato
Alberto da Sarteano, eccellenti fautori dell'Osservanza
francescana).
Altro Monastero di Clarisse
sorse a Norcia ad opera della beata
Lucia da Valcadara (villaggio del contado nursino); fu dedicato
a S. Girolamo.
Le religiose, narra lo Iacobilli, «perché
vivevano in somma povertà, uscendo due di loro dal Monastero una
volta la settimana con il sacco in spalla, cercando elemosina per la Terra,
furono in quei primi tempi cognominate le Christiane del sacco
del Monastero di S. Girolamo. Portavano habito ceneritio, e eremitico
(...)».
Sempre a Norcia, è attestata la presenza di Religiose clarene, le quali, stando alle fonti, vivevano in comunità, professavano la Regola di Nicolò IV (la cosiddetta "Supra Montem") ed obbedivano al visitatore clareno.
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
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