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Approfondimento Storico e Sacro

09 - La mia Storia

09 - La mia Storia

Tornato in patria, dopo un brevissimo periodo di riposo, ripresi la mia vita apostolica.

Un giorno, me ne stavo andando verso Bevagna e, sorpassato il villaggio di Cannara, vidi su di un poggio una moltitudine di uccelli di ogni colore e specie, come se fossero lì radunati per un avvenimento straordinario.

Ed io, da sempre innamorato di queste piccole creature, lasciai sulla via miei compagni di viaggio; «Aspettatemi - dissi loro -, vado a domandare e a vedere cosa fanno questi nostri fratelli».

Giunto in mezzo ad essi, con estrema dolcezza, gli dissi: «Fratelli miei uccelli, lodate e benedite il Signore, amatelo e servitelo in letizia; dimostrateGli grande riconoscenza; vi fece nobili fra tutte le creature; vi diede le piume per coprirvi, le ali per volare; vi concede di dimorare nella limpidezza dell’aria.
Voi non seminate e non mietete, nondimeno vi dona quanto è necessario alla vita
».

A queste parole gli uccelli davano segni di esultanza secondo la loro natura, ed io ero lietissimo di trovarmi fra quelle creature, e passavo e ripassavo sfiorando le loro testine e i corpi con la mia tonaca; li benedissi e, fatto un segno di croce, detti loro il permesso di andarsene.
Essi volteggiarono sul mio capo e, cinguettando, presero la via del ritorno ai loro nidi.

L’episodio fu per tutti noi un dolce e forte richiamo a lodare e benedire sempre il Datore di ogni bene, ed insieme un’esortazione ad avere piena fiducia nella divina Provvidenza.
Nulla può ostacolare l’onnipotenza di Dio!

Un altro giorno, nella città di Gubbio, appresi, con dolore, che la popolazione era spaventata a causa di una grossa e feroce lupa, che si aggirava nei dintorni facendo strage di animali e persino di uomini.

Ebbe compassione di quella gente e, ispirato dal Signore, andai, solo ed inerme, ad affrontarla.
Quando la bestia mi apparve, mi feci il segno di Croce e, tendendogli le braccia, gli disse : «Frate lupo, vieni qui da me; io ti comando da parte di Cristo, che tu non faccia male ne a me, ne ad alcuno».

Immediatamente la lupa mi si accostò.
La folla, che spiava da lontano tra il fogliame, tratteneva il respiro, mentre io, chinato sulla famelica belva, così parlai: «Frate lupo, hai fatto molti danni da queste parti, assalendo le creature del Signore e perfino gli uomini, fatti ad immagine di Dio.
Per questo ti meriti la forca, come ladro e assassino.
La gente grida contro di te e ti è nemica.
Ma io voglio, o frate lupo, che si faccia pace fra te e costoro
».

La lupa, come se comprendesse quelle parole, chinando il capo e agitando festosamente la coda, mostrava di accettare la proposta.
Io, allora, volli precisare bene l’impegno, e aggiunsi: «Frate lupo, poiché ti piace fare e mantenere questa pace, ti prometto di farti dare gli alimenti ogni giorno, finché vivrai, dagli uomini di queste terre, sicché non patirai più la fame».

La lupa, rialzatasi in piedi, alzò la zampa anteriore e, in segno di fede, la pose sulla mia mano, ed io la strinsi felice e sorridente, fra lo sbalordimento e le lacrime dei presenti.

Da quel giorno la bestia, ammansita, entrava nelle case e riceveva cibo abbondante.

 


a cura di Paolo Rossi
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