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Approfondimento Storico e Sacro

04 - La mia Storia

04 - La mia Storia

E proprio in quegli stessi giorni, vagando per la campagna di Assisi in sella al mio destriero, incontrai un ributtante lebbroso; ne ebbi ribrezzo e tentai di fuggire: la lebbra, a quei tempi, era la malattia più spaventosa e contagiosa.

Dopo qualche attimo di esitazione, mi fermai; guardai quell’essere ripugnante; scesi da cavallo; mi feci coraggio; abbracciai il lebbroso e gli scoccai un bacio.
Fu, quella, la mia più grande vittoria: fu la svolta definitiva della mia vita; avevo capito che sotto le spoglie doloranti e deformanti del povero lebbroso vi era Cristo sofferente.

Da quell’istante iniziai a frequentare i lazzaretti, a visitare i carcerati, a difendere gli oppressi, a consolare gli afflitti: in loro vedevo riflessa l’immagine del Cristo Crocifisso.

Nel "Testamento" dettato poco prima di morire, affermai: «… e tutto ciò che mi sembrava amaro mi si cambiò in dolcezza di anima e di corpo».

Sempre in quei giorni, continuamente in cerca di solitudine, ero nelle vicinanze della chiesetta di S. Damiano, che minacciava rovina per il suo abbandono.
Invitato da Dio, vi entrai.
E mentre pregavo ai piedi di un vecchio Crocifisso, sentiiì, per tre volte, la voce di Gesù: «Francesco, se vuoi fare la mia volontà, devi rinnegare completamente te stesso, in avvenire devi rifiutare quanto sino ad ora hai amato.
Allora soltanto ti sarà cara l’umiliazione, l’abnegazione, la povertà; e invece troverai amaro e insopportabile quello che un tempo ti pareva dolce, e ciò che ti incuteva timore e raccapriccio, ti darà grande forza e una gioia inesprimibile
».

Quella tenerissima Voce, che spezzava il silenzio della vecchia chiesetta di S. Damiano, mi invitava a rinnegare il mio passato e a unirmi completamente a Cristo.

Poco dopo, ancora la Voce di Gesù: «Francesco, vai, ripara la mia casa, che, come vedi, sta rovinando!».

Era un ordine simbolico, che mi investiva ad un altissimo compito: quello di restaurare i princìpi della Chiesa di Cristo, logorata, allora, dalle eresie, dal malcostume, dalla simonìa.
Ed io, interpretando alla lettera il comando, mi detti, con le mie mani, a restaurare la vecchia chiesetta.

Ma avevo bisogno di denaro, e, per procurarmelo, prelevai dalla “bottega” di mio padre Bernardone rotoli di stoffe preziose; mi recai a Foligno e le vendetti insieme al cavallo.
Il denaro così raccolto lo offrii al prete Silvestro, custode della chiesetta di S. Damiano, perché avesse provveduto ai lavori: questi, però, lo rifiutò, poiché credeva fosse di illegittima provenienza, e anche perché temeva le ire di mio padre.


a cura di Paolo Rossi
redazione@sanfrancesco.com

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Francesco ragazzi
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