Cap. 36 - 41
Capitolo 36
Come santo Francesco dispuose a frate Lione una bella visione ch'avea veduta.
Una volta che santo Francesco era gravemente infermo
e frate Lione gli servia, il detto frate Lione, stando in orazione
presso a santo Francesco, fu ratto in estasi e menato in ispirito
ad uno fiume grandissimo, largo e impetuoso. E istando egli a guatare
chi passava, egli vide alquanti frati incaricati entrare in questo
fiume, li quali subitamente erano abbattuti dallo empito del fiume
ed affogavano, alquanti altri s'andavano insino al terzo del fiume,
alquanti insino al mezzo del fiume, alquanti insino appresso alla
proda; i quali tutti, per l'empito del fiume e per li pesi che portavano
addosso, finalmente cadevano e annegavano. Veggendo ciò, frate
Lione avea loro grandissima compassione; e subitamente, stando così,
eccoti venire una grande moltitudine di frati e sanza nessuno incarico
o peso di cosa nessuna, ne' quali rilucea la santa povertà;
ed entrano in questo fiume e passano di là sanza nessun pericolo.
E veduto questo, frate Lione ritornò in sé.
E allora santo Francesco, sentendo in ispirito che frate Lione avea
veduta alcuna visione, sì lo chiamò a sé e domandollo
di quello ch'egli avea veduto; e detto che gli ebbe frate Lione predetto
tutta la visione per ordine, disse santo Francesco: "Ciò
che tu hai veduto è vero. Il grande fiume è questo mondo,
i frati ch'affogavano nel fiume sì son quelli che non seguitano
la evangelica professione e spezialmente quanto all'altissima povertà;
ma coloro che sanza pericolo passavano, sono que' frati li quali nessuna
cosa terrena né carnale cercano né posseggono in questo
mondo, ma avendo solamente il temperato vivere e vestire, sono contenti
seguitando Cristo ignudo in croce, e il peso e il giogo soave di Cristo
e della santissima obbidienza portano allegramente e volentieri; e
però agevolmente della vita temporale passano a vita eterna".
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
Capitolo 37
Come Gesù Cristo benedetto, a priego di santo Francesco, fece convertire uno ricco e gentile cavaliere e farsi frate, il quale avea fatto grande onore e profferta a santo Francesco.
Santo Francesco servo di Cristo, giugnendo una sera
al tardi a casa d'un grande gentile uomo e potente, fu da lui ricevuto
ad albergo, egli e 'l compagno, come agnoli di Dio, con grandissima
cortesia e divozione. Per la qual cosa santo Francesco gli puose grande
amore, considerando che nello entrare della casa egli sì lo
avea abbracciato e baciato amichevolmente, e poi gli avea lavati i
piedi e rasciutti e baciati umilemente, e racceso un grande fuoco
e apparecchiata la mensa di molti buoni cibi, e mentre costui mangiava,
con allegra faccia serviva continovamente. Or, mangiato ch'ebbe santo
Francesco e 'l compagno, sì disse questo gentile uomo: "Ecco,
padre mio, io vi proffero me e le mie cose; quandunque avete bisogno
di tonica o di mantello o di cosa veruna, comperate e io pagherò;
e vedete che io sono apparecchiato di provvedervi in tutti i vostri
bisogni, però che per la grazia di Dio io posso, con ciò
sia così che io abbondi in ogni bene temporale, e però
per amore di Dio, che me l'ha dato, io ne fo volentieri beni alli
poveri suoi".
Di che veggendo santo Francesco tanta cortesia e amorevolezza in lui
e le larghe profferte, concedettegli tanto amore, che poi partendosi
egli andava dicendo col compagno suo: "Veramente questo gentile
uomo sarebbe buono per la nostra religione e compagnia, il quale è
così grato e conoscente inverso Iddio e così amorevole
e cortese allo prossimo e alli poveri. Sappi, frate carissimo, che
la cortesia è una delle proprietà di Dio, il quale dà
il suo sole e la sua piova alli giusti e agli ingiusti per cortesia;
e la cortesia si è sirocchia della carità, la quale
spegne l'odio e conserva l'amore. E perché io ho conosciuto
in questo buono uomo tanta virtù divina, volentieri lo vorrei
per compagno; e però io voglio che noi torniamo un dì
a lui, se forse Iddio gli toccasse il cuore a volersi accompagnare
con noi nel servigio di Dio; e in questo mezzo noi pregheremo Iddio
che gli metta in cuore questo desiderio e diagli grazia di metterlo
in effetto". Mirabile cosa! ivi a pochi dì, fatto ch'ebbe
santo Francesco l'orazione, Iddio mise questo desiderio nel cuore
di questo gentile uomo; e disse santo Francesco al compagno: "Andiamo,
fratello mio, all'uomo cortese, imperò ch'io ho certa speranza
in Dio ch'egli con la cortesia delle cose temporali, donerà
se medesimo e sarà nostro compagno". E andarono.
Vegnendo appresso alla casa sua, disse santo Francesco al compagno:
"Aspettami un poco, imperò che io voglio in prima pregare
a Dio che faccia prospero il nostro cammino, che la nobile preda,
la quale noi pensiamo di torre al mondo, piaccia a Cristo di concedere
a noi poverelli e deboli, per la virtù della sua santissima
passione". E detto questo, si puose in orazione in luogo ch'e'
poteva essere veduto dal detto uomo cortese; onde, come piacque a
Dio, guatando colui in là e in qua, ebbe veduto santo Francesco
stare in orazione divotissimamente dinanzi a Cristo, il quale con
grande chiarità gli era apparito nella detta orazione e stava
dinanzi a lui; e in questo istare così, vedea santo Francesco
essere per buono spazio levato da terra corporalmente. Per la qual
cosa egli fu sì toccato da Dio e ispirato a lasciare il mondo,
che di presente egli uscì fuori dal palagio suo e in fervore
di spirito corre verso santo Francesco, e giugnendo a lui, il quale
stava in orazione, gli si inginocchiò a' piedi e con grandissima
istanza e divozione il pregò che gli piacesse di riceverlo
e fare penitenza insieme con seco. Allora santo Francesco, veggendo
che la sua orazione era esaudita da Dio e che quello ch'e' disiderava,
quello gentile uomo addomandava con grande istanza, lievasi suso in
fervore e in letizia di spirito e abbraccia e bacia costui, divotissimamente
ringraziando Iddio, il quale uno così fatto cavaliere avea
accresciuto alla sua compagnia. E dicea quello gentile uomo a santo
Francesco: "Che comandi tu, che io faccia, padre mio? Ecco ch'io
sono apparecchiato al tuo comandamento, dare a' poveri ciò
ch'io posseggo, e teco seguitare Cristo, così iscaricato d'ogni
cosa temporale".
E così fece, secondo il consiglio di santo Francesco, ch'egli
distribuì il suo a' poveri ed entrò nell'Ordine, e vivette
in grande penitenza e santità di vita e conversazione onesta.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
Capitolo 38
Come santo Francesco conobbe in ispirito che frate Elia era dannato e dovea morire fuori dell'Ordine; il perché a' prieghi di frate Elia fece orazione a Cristo per lui e fu esaudito.
Dimorando una volta in un luogo insieme di famiglia
santo Francesco e frat'Elia, fu rivelato da Dio a santo Francesco
che frate Elia era dannato e dovea apostolare dall'Ordine e finalmente
morire fuori dell'Ordine. Per la qual cosa santo Francesco concepette
una cotale displicenza inverso di lui, in tanto che non gli parlava
né conversava con lui; e se avvenia alcuna volta che frate
Elia andasse inverso di lui egli torcea la via e andava dall'altra
parte per non si scontrare con lui. Di che frate Elia si cominciò
ad avvedere e comprendere che santo Francesco avea dispiacere di lui;
onde volendo sapere la cagione, un di s'accostò a santo Francesco
per parlargli; e ischifando santo Francesco, frate Elia sì
lo ritenne cortesemente per forza e cominciollo a pregare discretamente
che gli piacesse di significargli la cagione per la quale egli ischifava
così la sua compagnia e 'l parlare con seco. E santo Francesco
gli risponde: "La cagione si è questa, imperò che
a me è suto rivelato da Dio che tu per li tuoi peccati apostaterai
dell'Ordine e morrai fuori dell'Ordine, e anche m'ha Iddio rivelato
che tu sei dannato". Udendo questo, frate Elia sì dice
così: "Padre mio reverendo, io ti priego per lo amore
di Cristo, che per questo tu non mi ischifi né iscacci da te;
ma come buono pastore, ad esempio di Cristo, ritruova e ricevi la
pecora che perisce, se tu non l'aiuti; e priega Iddio per me che,
se può essere, e' rivochi la sentenza della mia dannazione;
imperò che si truova scritto che Iddio sa mutare la sentenza,
se il peccatore ammenda il suo peccato; e io ho tanta fede nelle tue
orazioni, che se io fossi nel mezzo dello inferno, e tu facessi per
me orazione a Dio, io sentirei alcun rifrigerio; onde ancora io ti
priego che me peccatore tu raccomandi a Dio, il quale sì venne
per salvare i peccatori, che mi riceva alla sua misericordia".
E questo dicea frate Elia con grande divozione e lagrime; di che santo
Francesco come pietoso padre, gli promise di pregare Iddio per lui;
e così fece.
E pregando Iddio divotissimamente per lui, intese per rivelazione
che la sua orazione era da Dio esaudita quanto alla revocazione della
sentenza della dannazione di frate Elia, che finalmente l'anima sua
non sarebbe dannata, ma che per certo egli s'uscirebbe dell'Ordine
e fuori dell'Ordine morrebbe. E così addivenne; imperò
che, ribellandosi dalla Chiesa Federigo re di Cicilia ed essendo iscomunicato
dal Papa egli e chiunque gli dava aiuto o consiglio; il detto frate
Elia, il quale era reputato uno de' più savi uomini del mondo,
richiesto dal detto re Federigo, s'accostò a lui e diventò
ribelle della Chiesa e apostata dell'Ordine; per la quale cosa fu
iscomunicato dal Papa e privato dell'abito di santo Francesco.
E stando così iscomunicato, infermò gravemente; la cui
infermità udendo uno suo fratello frate laico, il quale era
rimasto nell'Ordine ed era uomo di buona vita e onesta, sì
lo andò a visitare, e tra l'altre cose sì gli disse:
"Fratello mio carissimo, molto mi dolgo che tu se' iscomunicato
e fuori dell'Ordine tuo, e così ti morrai; ma se tu vedessi
o via o modo per lo quale io ti potessi trarre di questo pericolo,
volentieri ne prenderei per te ogni fatica". Risponde frate Elia:
"Fratello mio, non ci veggo altro modo se non che tu vadi al
Papa, e priegalo che per lo amore di Dio e di santo Francesco suo
servo, per li cui ammaestramenti io abbandonai il mondo, m'assolva
della sua iscomunicazione e restituiscami l'abito della Religione".
Dice questo suo fratello che volentieri s'affaticherà per la
sua salute: e partendosi da lui, se ne andò alli piè
del santo Papa, pregandolo umilemente che faccia grazia al suo fratello
per lo amore di Cristo e di san Francesco suo servo. E come piacque
a Dio, il Papa gliel concedette: che tornasse e, se e' ritrovasse
vivo frate Elia, sì lo assolvesse dalla sua parte della iscomunicazione
e ristituissegli l'abito. Di che costui si parte lieto e con grande
fretta ritorna a frate Elia, e trovalo vivo, ma quasi in su la morte,
e sì lo assolvette della scomunicazione; e rimettendogli l'abito,
frate Elia passò di questa vita, e l'anima sua fu salva per
li meriti di santo Francesco e per la sua orazione, nella quale frate
Elia avea avuta sì grande isperanza.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
Capitolo 39
Della maravigliosa predica la quale fece santo Antonio da Padova frate minore in consistorio.
Il maraviglioso vasello dello Spirito Santo messer
santo Antonio da Padova, uno degli eletti discipoli e compagni di
santo Francesco, il quale santo Francesco chiamava suo vescovo, una
volta predicando in consistorio dinanzi al Papa e a' Cardinali, nel
quale consistorio erano uomini di diverse nazioni, cioè greca,
latina, francesca, tedesca, ischiavi e inghilesi e d'altre diverse
lingue del mondo, infiammato dallo Spirito Santo, sì efficacemente,
sì divotamente, sì sottilemente, sì dolcemente,
sì chiaramente e sì intendevolmente propuose la parola
di Dio, che tutti quelli che erano in consistorio, quantunque fossino
di diversi linguaggi, chiaramente intendeano tutte le sue parole distintamente,
siccome egli avesse parlato in linguaggio di ciascuno di loro; e tutti
stavano istupefatti, e parea che fusse rinnovato quello antico miracolo
degli Apostoli al tempo della Pentecoste, li quali parlavano per la
virtù dello Spirito Santo in ogni lingua.
E diceano insieme l'uno coll'altro con ammirazione: "Non è
di Spagna costui che predica? e come udiamo tutti noi in suo parlare
il nostro linguaggio delle nostre terre?". Il Papa simigliantemente,
considerando e maravigliandosi della profondità delle sue parole,
disse: "Veramente costui è arca del Testamento e armario
della Iscrittura divina".
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
Capitolo 40
Del miracolo che Iddio fece quando santo Antonio, essendo a Rimino, predicò a' pesci del mare.
Volendo Cristo benedetto dimostrare la grande santità
del suo fedelissimo servo messere santo Antonio, e come divotamente
era da udire la sua predicazione e la sua dottrina santa; per gli
animali non ragionevoli una volta tra l'altre, cioè per li
pesci, riprese la sciocchezza degli infedeli eretici, a modo come
anticamente nel vecchio Testamento per la bocca dell'asina avea ripresa
la ignoranza di Balaam. Onde essendo una volta santo Antonio a Rimino,
ove era grande moltitudine d'eretici, volendoli riducere al lume della
vera fede e alla via della verità, per molti dì predicò
loro e disputò della fede di Cristo e della santa Scrittura;
ma eglino, non solamente non acconsentendo alli suoi santi parlari,
ma eziandio come indurati e ostinati non volendolo udire, santo Antonio
un dì per divina ispirazione sì se ne andò alla
riva del fiume allato al mare; e standosi così alla riva tra
'l mare e 'l fiume, cominciò a dire, a modo di predica, dalla
parte di Dio alli pesci: "Udite la parola di Dio voi, pesci del
mare e del fiume, dappoi che gl'infedeli eretici la schifano d'udire".
E detto ch'egli ebbe così, subitamente venne alla riva a lui
tanta moltitudine di pesci grandi, piccoli e mezzani, che mai in quel
mare né in quel fiume non ne fu veduta sì grande moltitudine;
e tutti teneano i capi fuori dell'acqua e tutti stavano attenti verso
la faccia di santo Antonio, e tutti in grandissima pace e mansuetudine
e ordine: imperò che dinanzi e più presso alla riva
istavano i pesciolini minori, e dopo loro istavano i pesci mezzani,
poi di dietro, dov'era l'acqua più profonda, istavano i pesci
maggiori.
Essendo dunque in cotale ordine e disposizione allogati li pesci,
santo Antonio cominciò a predicare solennemente e dice così:
"Fratelli miei pesci, molto siete tenuti, secondo la vostra possibilità,
di ringraziare il Creatore che v'ha dato così nobile elemento
per vostra abitazione, sicché, come vi piace, avete l'acque
dolci e salse, e havvi dati molti refugi a schifare le tempeste; havvi
ancora dato elemento chiaro e trasparente e cibo per lo quale voi
possiate vivere. Iddio vostro creatore cortese e benigno quando vi
creò, sì vi diede comandamento di crescere e di multiplicare,
e diedevi la sua benedizione. Poi quando fu il diluvio generalmente,
tutti quanti gli altri animali morendo, voi soli riserbò Iddio
senza danno. Appresso v'ha date l'ali per potere discorrere dovunque
vi piace. A voi fu conceduto, per comandamento di Dio, di serbare
Giona profeta e dopo il terzo dì gittarlo a terra sano e salvo.
Voi offeriste lo censo al nostro Signore Gesù Cristo, il quale
egli come poverello non aveva di che pagare. Voi fusti cibo dello
eterno re Gesù Cristo innanzi resurrezione e dopo, per singolare
mistero. Per le quali tutte cose molto siete tenuti di lodare e di
benedire Iddio, che v'ha dati e tanti e tali benefici più che
all'altre creature". A queste e simiglianti parole e ammaestramenti
di santo Antonio, cominciarono li pesci aprire la bocca e inchinaron
li capi, e con questi e altri segnali di reverenza, secondo li modi
a loro possibili, laudarono Iddio. Allora santo Antonio vedendo tanta
reverenza de' pesci inverso di Dio creatore, rallegrandosi in ispirito,
in alta voce disse: "Benedetto sia Iddio eterno, però
che più l'onorano i pesci acquatici che non fanno gli uomini
eretici, e meglio odono la sua parola gli animali non ragionevoli
che li uomini infedeli". E quanto santo Antonio più predicava,
tanto la moltitudine de' pesci più crescea, e nessuno si partia
del luogo ch'avea preso.
A questo miracolo cominciò a correre il popolo della città
fra li quali vi trassono eziandio gli eretici sopraddetti; i quali
vedendo lo miracolo così maraviglioso e manifesto, compunti
ne' cuori, tutti si gittavano a' piedi di santo Antonio per udire
la sua predica. E allora santo Antonio cominciò a predicare
della fede cattolica, e sì nobilemente ne predicò, che
tutti quegli eretici convertì e tornarono alla vera fede di
Cristo, e tutti li fedeli ne rimasono con grandissima allegrezza confortati
e fortificati nella fede. E fatto questo, santo Antonio licenziò
li pesci colla benedizione di Dio, e tutti si partirono con maravigliosi
atti d'allegrezza, e similemente il popolo. E poi santo Antonio stette
in Arimino per molti dì, predicando e facendo molto frutto
spirituale d'anime.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
Capitolo 41
Come il venerabile frate Simone liberò di una grande tentazione un frate, il quale per questa cagione voleva uscire fuori dell'Ordine.
Intorno al principio dell'Ordine, vivendo santo Francesco,
venne all'Ordine uno giovane d'Ascesi, il quale fu chiamato frate
Simone, il quale Iddio adornò e dotò di tanta grazia
e di tanta contemplazione e elevazione di mente, che tutta la sua
vita era specchio di santità, secondo ch'io udii da coloro
che lungo tempo furono con lui. Costui rarissime volte era veduto
fuori di cella e, se alcuna volta stava co' frati, sempre parlava
di Dio. Costui non avea mai apparato grammatica, e nientedimeno sì
profondamente e sì altamente parlava di Dio e dell'amore di
Cristo, che le sue parole pareano parole soprannaturali. Onde una
sera egli essendo ito nella selva con frate Iacopo da Massa per parlare
di Dio e parlando dolcissimamente del divino amore, istettono tutta
la notte in quel parlare, e la mattina parea loro essere stato pochissimo
ispazio di tempo, secondo che mi recitò il detto frate Iacopo.
E 'l detto frate Simone sì aveva in tanta soavità e
dolcezza di spirito le divine illuminazioni e visitazioni amorose
di Dio, che ispesse volte, quando le sentiva venire, si ponea in sul
letto; imperò che la tranquilla soavità dello Ispirito
Santo richiedeva in lui non solo riposo dell'anima, ma eziandio del
corpo. E in quelle cotali visitazioni divine egli era molte volte
ratto in Dio e diventava tutto insensibile alle cose corporali. Onde
una volta ch'egli era così ratto in Dio e insensibile al mondo,
ardea dentro del divino amore e non sentia niente di fuori con sentimenti
corporali, un frate vogliendo avere isperienza di ciò, a vedere
se fusse come parea, andò e prese uno carbone di fuoco, e sì
gliel puose in sul piede ignudo: e frate Simone non ne sentì
niente, e non gli fece nessuno segnale in sul piede, benché
vi stesse su per grande spazio, tanto che si spense da se medesimo.
Il detto frate Simone quando si ponea a mensa, innanzi che prendesse
cibo corporale, prendeva per sé e dava il cibo ispirituale
parlando di Dio.
Per lo cui divoto parlare, si convertì una volta un giovane
da San Severino, il quale era nel secolo un giovane vanissimo e mondano,
ed era nobile di sangue e molto dilicato del suo corpo. E frate Simone
ricevendo il detto giovane all'Ordine, si serbò li suoi vestimenti
secolari appo sé, ed esso istava con frate Simone per essere
informato da lui nelle osservanze regolari. Di che il demonio, il
quale s'ingegnava di storpiare ogni bene, gli mise addosso sì
forte stimolo e sì ardente tentazione di carne, che per nessuno
modo costui potea resistere. Per la qual cosa egli se ne andò
a frate Simone e dissegli: "Rendimi li miei panni ch'io ci recai
del secolo, imperò ch'io non posso più sostenere la
tentazione carnale". E frate Simone, avendogli grande compassione,
gli dicea: "Siedi qui, figliuolo, un poco con meco". E cominciava
a parlargli di Dio, permodo ch'ogni tentazione sì si partia;
e poi a tempo ritornando la tentazione, ed egli richiedea li panni,
e frate Simone la cacciava con parlare di Dio.
E fatto così più volte, finalmente una notte l'assalì
sì forte la detta tentazione più ch'ella non solea,
che per cosa del mondo non potendo resistere, andò a frate
Simone raddomandandogli al tutto li panni suoi secolari, che per nessuno
partito egli ci potea più stare. Allora frate Simone, secondo
ch'egli avea usato di fare, li fece sedere allato a sé; e parlandogli
di Dio, il giovane inchinò il capo in grembo a frate Simone
per malinconia e per tristizia. Allora frate Simone, per grande compassione
che gli aveva, levò gli occhi in cielo e pregando Iddio divotissimamente
per lui, fu ratto e esaudito da Dio; onde ritornando egli in sé,
il giovane si sentì al tutto liberato di quella tentazione,
come se mai non l'avesse punto sentita.
Anzi essendosi mutato l'ardore della tentazione in ardore di Spirito
Santo, però che s'era accostato al carbone affocato, cioè
a frate Simone, tutto diventò infiammato di Dio e del prossimo;
intanto ch'essendo preso una volta uno malfattore, a cui doveano essere
tratti amenduni gli occhi, costui, per compassione se ne andò
arditamente al rettore in pieno Consiglio, e con molte lagrime e prieghi
divoti addomandò che a sé fusse tratto un occhio, e
al malfattore un altro, acciò ch'e' non rimanesse privato d'amenduni.
Ma veggendo il Rettore e il Consiglio il grande fervore della carità
di questo frate, sì perdonarono all'uno e all'altro.
Standosi un dì il sopradetto frate Simone nella selva in orazione
e sentendo grande consolazione nell'anima sua, una schiera di cornacchie
con loro gridare gl'incominciarono a fare noia, di che egli comandò
loro nel nome di Gesù Cristo ch'elle si dovessono partire e
non tornarvi più. E partendosi allora li detti uccelli, da
indi innanzi non vi furono mai più veduti né uditi,
né ivi né in tutta la contrada d'intorno. E questo miracolo
fu manifesto a tutta la custodia di Fermo, nella quale era il detto
luogo.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
Galleria Fotografica Storica (1)
Altri Luoghi dello Stesso Itinerario
Cap. 06 - 11
Capitolo 6 Come santo Francesco benedisse il santo frate Bernardo e lasciollo suo Vicario, quan…
Cap. 12 - 17
Capitolo 12 Come santo Francesco puose frate Masseo allo ufficio della porta, della limosina e…
Cap. 18 - 23
Capitolo 18 Del maraviglioso Capitolo che tenne santo Francesco a Santa Maria degli Agnoli, dov…
Cap. 24 - 29
Capitolo 24 Come santo Francesco convertì alla fede il Soldano di Babilonia e la meretrice che…
Cap. 30 - 35
Capitolo 30 Della bella predica che feceno in Ascesi santo Francesco e frate Ruffino, quando eg…
Cap. 48 - 53
Capitolo 48 Come frate Iacopo dalla Massa vide in visione tutti i frati Minori del mondo, in vi…
Cap. 42 - 47
Capitolo 42 Di belli miracoli che fece Iddio per li santi frati frate Bentivoglia, frate Pietro…
Cap. 01 - 05
CAPITOLO 1 Al nome del nostro Signore Gesù Cristo crocifisso e della sua Madre Vergine Maria. I…
Sacre stimmate di San Francesco
SACRE STIMMATE DI SAN FRANCESCO Della prima considerazione delle sacre sante IstimateQuanto all…