Cap. 12 - 17
Capitolo 12
Come santo Francesco puose frate Masseo allo ufficio della porta, della limosina e della cucina; poi a priego degli altri frati ne lo levò.
Santo Francesco, volendo aumiliare frate Masseo,
acciò che per molti doni e grazie che Iddio gli dava non si
levasse in vanagloria, ma per virtù della umiltà crescesse
con essi di virtù in virtù; una volta ch'egli dimorava
in luogo solitario con que' primi suoi compagni veramente santi, de'
quali era il detto frate Masseo, disse un dì a frate Masseo
dinanzi a tutti i compagni: "O frate Masseo, tutti questi tuoi
compagni hanno la grazia della contemplazione e della orazione; ma
tu hai la grazia della predicazione della parola di Dio a soddisfare
al popolo. E però io voglio, acciò che costoro possano
intendere alla contemplazione, che tu faccia l'ufficio della porta
e della limosina e della cucina: e quando gli altri frati mangeranno,
e tu mangerai fuori della porta del luogo, sicché a quelli
che verranno al luogo, innanzi che picchino, tu soddisfaccia loro
di qualche buone parole di Dio, sicché non bisogni niuno andare
fuori allora altri che tu. E questo fa' per lo merito di santa obbidienza".
Allora frate Masseo si trasse il cappuccio e inchinò il capo,
e umilemente ricevette e perseguitò questa obbedienza per più
dì, facendo l'ufficio della porta, della limosina e della cucina.
Di che li compagni, come uomini alluminati da Dio, cominciarono a
sentire ne' cuori loro grande rimordimento, considerando che frate
Masseo era uomo di grande perfezione com'eglino o più, e a
lui era posto tutto il peso del luogo e non a loro. Per la qual cosa
eglino si mossono tutti di uno volere, e andarono a pregare il padre
santo che gli piacesse distribuire fra loro quelli uffici, imperò
che le loro coscienze per nessuno mondo poteano sostenere che frate
Masseo portasse tante fatiche. Udendo cotesto, santo Francesco sì
credette a' loro consigli e acconsentì alle loro volontà.
E chiamato frate Masseo, sì gli disse: "Frate Masseo,
li tuoi compagni vogliono fare parte degli uffici ch'io t'ho dati;
e però io voglio che li detti uffici si dovidano". Dice
frate Masseo con grande umiltà e pazienza: "Padre, ciò
che m'imponi, o di tutto o di parte, io il reputo fatto da Dio tutto".
Allora santo Francesco, vedendo la carità di coloro e la umiltà
di frate Masseo, fece loro una predica maravigliosa e grande della
santissima umiltà, ammaestrandoli che quanto maggiori doni
e grazie ci dà Iddio, tanto noi dobbiamo esser più umili;
imperò che sanza l'umiltà nessuna virtù è
accettabile a Dio. E fatta la predica, distribuì gli uffici
con grandissima carità.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
Capitolo 13
Come santo Francesco e frate Masseo il pane che aveano accattato puosono in su una pietra allato a una fonte, e santo Francesco lodò molto la povertà. Poi pregò Iddio e santo Pietro e santo Paulo che gli mettesse in amore la santa povertà, e come gli apparve santo Pietro e santo Paulo.
Il maraviglioso servo e seguitatore di Cristo, cioè
messere santo Francesco, per conformarsi perfettamente a Cristo in
ogni cosa, il quale, secondo che dice il Vangelo, mandò li
suoi discepoli a due a due a tutte quelle città e luoghi dov'elli
dovea andare; da poi che ad esempio di Cristo egli ebbe radunati dodici
compagni, sì li mandò per lo mondo a predicare a due
a due. E per dare loro esempio di vera obbidienza, egli in prima incominciò
a fare, che 'nsegnare. Onde avendo assegnato a' compagni l'altre parti
del mondo, egli prendendo frate Masseo per compagno prese il cammino
verso la provincia di Francia. E pervenendo un dì a una villa
assai affamati, andarono, secondo la Regola, mendicando del pane per
l'amore di Dio; e santo Francesco andò per una contrada, e
frate Masseo per un'altra. Ma imperò che santo Francesco era
uomo troppo disprezzato e piccolo di corpo, e perciò era riputato
un vile poverello da chi non lo conosceva, non accattò se non
parecchi bocconi e pezzuoli di pane secco; ma frate Masseo, imperò
che era uomo grande e bello del corpo, sì gli furono dati buoni
pezzi e grandi e assai e del pane intero.
Accattato ch'egli ebbono, sì si raccolsono insieme fuori della
villa in uno luogo per mangiare, dov'era una bella fonte, e allato
avea una bella pietra larga, sopra la quale ciascuno puose tutte le
limosme ch'avea accattate. E vedendo santo Francesco che li pezzi
del pane di frate Masseo erano più e più belli e più
grandi che li suoi, fece grandissima allegrezza e disse così:
"O frate Masseo, noi non siamo degni di così grande tesoro".
E ripetendo queste parole più volte, rispose frate Masseo:
"Padre, come si può chiamare tesoro, dov'è tanta
povertà e mancamento di quelle cose che bisognano? Qui non
è tovaglia, né coltello, né taglieri, né
scodelle, né casa, né mensa, né fante, né
fancella". Disse santo Francesco: "E questo è quello
che io riputo grande tesoro, dove non è cosa veruna apparecchiata
per industria umana; ma ciò che ci è, è apparecchiato
dalla provvidenza divina, siccome si vede manifestamente nel pane
accattato, nella mensa della pietra così bella, e nella fonte
così chiara. E però io voglio che 'l tesoro della santa
povertà così nobile il quale ha per servidore Iddio,
ci faccia amare con tutto il cuore". E dette queste parole, e
fatta orazione e presa la refezione corporale di questi pezzi del
pane e di quella acqua, si levarono per camminare in Francia.
E giungendo ad una chiesa, disse santo Francesco al compagno: "Entriamo
in questa chiesa ad orare". E vassene santo Francesco dietro
all'altare, e puosesi in orazione, e in quella orazione ricevette
dalla divina visitazione sì eccessivo fervore, il quale infiammò
sì fattamente l'anima sua ad amore della santa povertà,
che tra per lo colore della faccia e per lo nuovo isbadigliare della
bocca parea che gittasse fiamme d'amore. E venendo così infocato
al compagno gli disse: "A, A, A, frate Masseo, dammi te medesimo".
E così disse tre volte, e nella terza volta santo Francesco
levò col fiato frate Masseo in aria, e gittollo dinanzi a sé
per ispazio d'una grande asta; di che esso frate Masseo ebbe grandissimo
stupore. Recitò poi alli compagni che in quello levare e sospignere
col fiato il quale gli fece santo Francesco, egli sentì tanta
dolcezza d'animo e consolazione dello Spirito Santo, che mai in vita
sua non ne sentì tanta. E fatto questo disse santo Francesco:
"Compagno mio carissimo, andiamo a santo Pietro e a santo Paulo,
e preghiamoli ch'eglino c'insegnino e aiutino a possedere il tesoro
ismisurato della santissima povertà; imperò ch'ella
è tesoro sì degnissimo e sì divino, che noi non
siamo degni di possederlo nelli nostri vasi vilissimi, con ciò
sia cosa che questa sia quella virtù celestiale, per la quale
tutte le cose terrene e transitorie si calcano, e per la quale ogni
impaccio si toglie dinanzi all'anima, acciò ch'ella si possa
liberamente congiungere con Dio eterno. Questa è quella virtù
la quale fa l'anima, ancor posta in terra, conversare in cielo con
gli Agnoli. Questa è quella ch'accompagnò Cristo in
sulla croce; con Cristo fu soppellita, con Cristo resuscitò,
con Cristo salì in cielo; la quale eziandio in questa vita
concede all'anime, che di lei innamorano, agevolezza di volare in
cielo; con ciò sia cosa ch'ella guardi l'armi della vera umiltà
e carità. E però preghiamo li santissimi Apostoli di
Cristo, li quali furono perfetti amatori di questa perla evangelica,
che ci accattino questa grazia dal nostro Signore Gesù Cristo,
che per la sua santissima misericordia ci conceda di meritare d'essere
veri amatori, osservatori ed umili discepoli della preziosissima,
amatissima ed evangelica povertà".
E in questo parlare giunsono a Roma, ed entrarono nella chiesa di
santo Pietro; e santo Francesco si puose in orazione in uno cantuccio
della chiesa, e frate Masseo nell'altro. E stando lungamente in orazione
con molte lagrime e divozione, apparvono a santo Francesco li santissimi
apostoli Pietro e Paulo con grande splendore, e dissono: "Imperò
che tu addimandi e disideri di osservare quello che Cristo e li santi
Apostoli osservarono, il nostro Signore Gesù Cristo ci manda
a te annunziarti che la tua orazione è esaudita, ed ètti
conceduto da Dio a te e a' tuoi seguaci perfettissimamente il tesoro
della santissima povertà. E ancora da sua parte ti diciamo,
che qualunque a tuo esempio seguiterà perfettamente questo
disiderio, egli è sicuro della beatitudine di vita eterna;
e tu e tutti i tuoi seguaci sarete da Dio benedetti". E dette
queste parole disparvono, lasciando santo Francesco pieno di consolazione.
Il quale si levò dalla orazione e ritornò al suo compagno
e domandollo se Iddio gli avea rivelato nulla; ed egli rispuose che
no. Allora santo Francesco sì gli disse come li santi Apostoli
gli erano appariti e quello che gli aveano rivelato. Di che ciascuno
pieno di letizia diterminarono di tornare nella valle di Spulito,
lasciando l'andare in Francia.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
Capitolo 14
Come istando santo Francesco con suoi frati a parlare di Dio, Iddio apparve in mezzo di loro.
Essendo santo Francesco in un luogo, nel cominciamento
della religione, raccolto co' suoi compagni a parlare di Cristo, egli
in fervore di spirito comandò a uno di loro che nel nome di
Dio aprisse la sua bocca e parlasse di Dio ciò che lo Spirito
Santo gli spirasse. Adempiendo il frate il comandamento e parlando
di Dio maravigliosamente, sì gl'impose santo Francesco silenzio,
e comanda il simigliante a un altro frate. Ubbidendo colui e parlando
di Dio sottilmente, e santo Francesco simigliantemente sì gli
impuose silenzio; e comandò al terzo che parli di Dio. Il quale
simigliantemente cominciò a parlare sì profondamente
delle cose segrete di Dio, che certamente santo Francesco conobbe
ch'egli, siccome gli altri due, parlava per Ispirito Santo. E questo
anche sì si dimostrò per esempio e per espresso segnale;
imperò che istando in questo parlare, apparve Cristo benedetto
nel mezzo di loro in ispezie e 'n forma di un giovane bellissimo,
e benedicendoli tutti li riempi di tanta grazia e dolcezza, che tutti
furono ratti fuori di se medesimi, e giacevano come morti, non sentendo
niente di questo mondo. E poi tornando in se medesimi, disse loro
santo Francesco: "Fratelli miei carissimi, ringraziate Iddio,
il quale ha voluto per le bocche de' semplici rivelare i tesori della
divina sapienza; imperò che Iddio è colui il quale apre
la bocca ai mutoli, e le lingue delli semplici fa parlare sapientissimamente".
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
Capitolo 15
Come santa Chiara mangiò con santo Francesco e co' suoi compagni frati in Santa Maria degli Agnoli.
Santo Francesco, quando stava a Sciesi, ispesse volte
visitava santa Chiara dandole santi ammaestramenti. Ed avendo ella
grandissimi desideri di mangiare una volta con lui, e di ciò
pregandolo molte volte, egli non le volle mai fare questa consolazione.
Onde vedendo li suoi compagni il desiderio di santa Chiara, dissono
a santo Francesco: "Padre, a noi non pare che questa rigidità
sia secondo la carità divina, che suora Chiara, vergine così
santa, a Dio diletta tu non esaudisca in così piccola cosa,
come è mangiare teco; e spezialmente considerando ch'ella per
le tue predicazioni abbandonò le ricchezze e le pompe del mondo.
E di vero, s'ella ti domandasse maggiore grazia che questa non è,
sì la doveresti fare alla tua pianta spirituale". Allora
santo Francesco rispuose: "Pare a voi ch'io la debba esaudire?".
Rispondono li compagni: "Padre, sì, degna cosa è
che tu le faccia questa grazia e consolazione". Disse allora
santo Francesco: "Da poi che pare a voi, pare anche a me. Ma
acciò ch'ella sia più consolata, io voglio che questo
mangiare si faccia in Santa Maria degli Agnoli, imperò ch'ella
è stata lungo tempo rinchiusa in santo Damiano, sicché
le gioverà di vedere il luogo di Santa Maria, dov'ella fu tonduta
e fatta isposa di Gesù Cristo; ed ivi mangeremo insieme al
nome di Dio".
Venendo adunque il dì ordinato a ciò, santa Chiara escì
del monistero con una compagna, accompagnata di compagni di santo
Francesco, e venne a Santa Maria degli Agnoli. E salutata divotamente
la Vergine Maria dinanzi al suo altare, dov'ella era stata tonduta
e velata, sì la menorono vedendo il luogo, infino a tanto che
fu ora da desinare. E in questo mezzo santo Francesco fece apparecchiare
la mensa in sulla piana terra, siccome era usato di fare. E fatta
l'ora di desinare si pongono a sedere insieme santo Francesco e santa
Chiara, e uno delli compagni di santo Francesco e la compagna di santa
Chiara, e poi tutti gli altri compagni s'acconciarono alla mensa umilmente.
E per la prima vivanda santo Francesco cominciò a parlare di
Dio sì soavemente, sì altamente, sì maravigliosamente,
che discendendo sopra di loro l'abbondanza della divina grazia, tutti
furono in Dio ratti.
E stando così ratti con gli occhi e con le mani levate in cielo,
gli uomini da Sciesi e da Bettona e que' della contrada dintorno,
vedeano che Santa Maria degli Agnoli e tutto il luogo e la selva,
ch'era allora allato al luogo, ardeano fortemente, e parea che fosse
un fuoco grande che occupava la chiesa e 'l luogo e la selva insieme.
Per la qual cosa gli Ascesani con gran fretta corsono laggiù
per ispegnere il fuoco, credendo veramente ch'ogni cosa ardesse. Ma
giugnendo al luogo e non trovando ardere nulla, entrarono dentro e
trovarono santo Francesco con santa Chiara con tutta la loro compagnia
ratti in Dio per contemplazione e sedere intorno a quella mensa umile.
Di che essi certamente compresono che quello era stato fuoco divino
e non materiale, il quale Iddio avea fatto apparire miracolosamente,
a dimostrare e significare il fuoco del divino amore, del quale ardeano
le anime di questi santi frati e sante monache; onde si partirono
con grande consolazione nel cuore loro e con santa edificazione.
Poi, dopo grande spazio tornando in sé santo Francesco e santa
Chiara insieme con li altri, e sentendosi bene confortati del cibo
spirituale, poco si curarono del cibo corporale. E così compiuto
quel benedetto disinare, santa Chiara bene accompagnata si ritornò
a Santo Damiano. Di che le suore veggendola ebbono grande allegrezza;
però ch'elle temeano che santo Francesco non l'avesse mandata
a reggere qualche altro monisterio, siccome egli avea già mandata
suora Agnese, santa sua sirocchia, abbadessa a reggere il monisterio
di Monticelli di Firenze; e santo Francesco alcuna volta avea detto
a santa Chiara: "Apparecchiati, se bisognasse ch'io ti mandassi
in alcuno luogo"; ed ella come figliuola di santa obbidienza
avea risposto: "Padre, io sono sempre apparecchiata ad andare
dovunque voi mi manderete". E però le suore sì
si rallegrarono fortemente, quando la riebbono; e santa Chiara rimase
d'allora innanzi molto consolata.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
Capitolo 16
Come santo Francesco ricevuto il consiglio di santa Chiara e del santo frate Silvestro, che dovesse predicando convertire molta gente, e' fece il terzo Ordine e predicò agli uccelli e fece stare quete le rondini.
L'umile servo di Cristo santo Francesco, poco tempo
dopo la sua conversione, avendo già radunati molti compagni
e ricevuti all'Ordine, entrò in grande pensiero e in grande
dubitazione di quello che dovesse fare: ovvero d'intendere solamente
ad orare, ovvero alcuna volta a predicare; e sopra ciò disiderava
molto di sapere la volontà di Dio. E però che la santa
umiltà, ch'era in lui, non lo lasciava presumere di sé
né di sue orazioni, pensò di cercarne la divina volontà
con le orazioni altrui. Onde egli chiamò frate Masseo e dissegli
così: "Va' a suora Chiara e dille da mia parte ch'ella
con alcune delle più spirituali compagne divotamente preghino
Iddio, che gli piaccia dimostrarmi qual sia il meglio; ch'io intenda
a predicare o solamente all'orazione. E poi va' a frate Silvestro
e digli il simigliante". Quello era stato nel secolo messere
Silvestro, il quale avea veduto una croce d'oro procedere dalla bocca
di santo Francesco, la quale era lunga insino al cielo e larga insino
alla stremità del mondo; ed era questo frate Silvestro di tanta
divozione e di tanta santità, che di ciò che chiedeva
a Dio, e' impetrava ed era esaudito, e spesse volte parlava con Dio;
e però santo Francesco avea in lui grande divozione.
Andonne frate Masseo e, secondo il comandamento di santo Francesco,
fece l'ambasciata prima a santa Chiara e poi a frate Silvestro. Il
quale, ricevuta che l'ebbe, immantenente si gittò in orazione
e orando ebbe la divina risposta, e tornò frate Masseo e disse
così: "Questo dice Iddio che tu dica a frate Francesco:
che Iddio non l'ha chiamato in questo stato solamente per sé,
ma acciò che faccia frutto delle anime e molti per lui sieno
salvati". Avuta questa risposta, frate Masseo tornò a
santa Chiara a sapere quello ch'ella avea impetrato da Dio. Ed ella
rispuose ch'ella e l'altre compagne aveano avuta da Dio quella medesima
risposta, la quale avea avuto frate Silvestro.
Con questo ritorna frate Masseo a santo Francesco, e santo Francesco
il riceve con grandissima carità, lavandogli li piedi e apparecchiandogli
desinare. E dopo 'l mangiare, santo Francesco chiamò frate
Masseo nella selva e quivi dinanzi a lui s'inginocchia e trassesi
il cappuccio, facendo croce delle braccia, e domandollo: "Che
comanda ch'io faccia il mio Signore Gesù Cristo?". Risponde
frate Masseo: "Sì a frate Silvestro e sì a suora
Chiara colle suore, che Cristo avea risposto e rivelato che la sua
volontà si è che tu vada per lo mondo a predicare, però
ch'egli non t'ha eletto pure per te solo ma eziandio per salute degli
altri". E allora santo Francesco, udito ch'egli ebbe questa risposta
e conosciuta per essa la volontà di Cristo, si levò
su con grandissimo fervore e disse: "Andiamo al nome di Dio".
E prende per compagno frate Masseo e frate Agnolo, uomini santi.
E andando con empito di spirito, sanza considerare via o semita, giunsono
a uno castello che si chiamava Savurniano. E santo Francesco si puose
a predicare, e comandò prima alle rondini che tenessino silenzio
infino a tanto ch'egli avesse predicato. E le rondini l'ubbidirono.
Ed ivi predicò in tanto fervore che tutti gli uomini e le donne
di quel castello per divozione gli volsono andare dietro e abbandonare
il castello; ma santo Francesco non lasciò, dicendo loro: "Non
abbiate fretta e non vi partite, ed io ordinerò quello che
voi dobbiate fare per salute dell'anime vostre". E allora pensò
di fare il terzo ordine per universale salute di tutti. E così
lasciandoli molto consolati bene disposti a penitenza, si partì
quindi e venne tra Cannaio e Bevagno.
E passando oltre con quello fervore, levò gli occhi e vide
alquanti arbori allato alla via, in su' quali era quasi infinita moltitudine
d'uccelli; di che santo Francesco si maravigliò e disse a'
compagni: "Voi m'aspetterete qui nella via, e io andrò
a predicare alle mie sirocchie uccelli". E entrò nel campo
e cominciò a predicare alli uccelli ch'erano in terra; e subitamente
quelli ch'erano in su gli arbori se ne vennono a lui insieme tutti
quanti e stettono fermi, mentre che santo Francesco compiè
di predicare; e poi anche non si partivano infino a tanto ch'egli
diè loro la benedizione sua. E secondo che recitò poi
frate Masseo a frate Jacopo da Massa, andando santo Francesco fra
loro, toccandole colla cappa, nessuna perciò si movea. La sustanza
della predica di santo Francesco fu questa: "Sirocchie mie uccelli,
voi siete molto tenute a Dio vostro creatore, e sempre e in ogni luogo
il dovete laudare, imperò che v'ha dato la libertà di
volare in ogni luogo; anche v'ha dato il vestimento duplicato e triplicato;
appresso, perché elli riserbò il seme di voi in nell'arca
di Noè, acciò che la spezie vostra non venisse meno
nel mondo; ancora gli siete tenute per lo elemento dell'aria che egli
ha deputato a voi. Oltre a questo, voi non seminate e non mietete,
e Iddio vi pasce e davvi li fiumi e le fonti per vostro bere, e davvi
li monti e le valli per vostro refugio, e gli alberi alti per fare
li vostri nidi. E con ciò sia cosa che voi non sappiate filare
né cucire, Iddio vi veste, voi e' vostri figliuoli. Onde molto
v'ama il vostro Creatore, poi ch'egli vi dà tanti benefici,
e però guardatevi, sirocchie mie, del peccato della ingratitudine,
e sempre vi studiate di lodare Iddio". Dicendo loro santo Francesco
queste parole, tutti quanti quelli uccelli cominciarono ad aprire
i becchi e distendere i colli e aprire l'alie e riverentemente inchinare
li capi infino in terra, e con atti e con canti dimostrare che 'l
padre santo dava loro grandissimo diletto. E santo Francesco con loro
insieme si rallegrava e dilettava, e maravigliavasi molto di tanta
moltitudine d'uccelli e della loro bellissima varietà e della
loro attenzione e famigliarità; per la qual cosa egli in loro
divotamente lodava il Creatore. Finalmente compiuta la predicazione,
santo Francesco fece loro il segno della Croce e diè loro licenza
di partirsi; e allora tutti quelli uccelli si levarono in aria con
maravigliosi canti, e poi secondo la Croce ch'avea fatta loro santo
Francesco si divisono in quattro partì; e l'una parte volò
inverso l'oriente e l'altra parte verso occidente, e l'altra parte
verso lo meriggio, e la quarta parte verso l'aquilone, e ciascuna
schiera n'andava cantando maravigliosi canti; in questo significando
che come da santo Francesco gonfaloniere della Croce di Cristo era
stato a loro predicato e sopra loro fatto il segno della Croce, secondo
il quale egli si divisono in quattro parti del mondo; così
la predicazione della Croce di Cristo rinnovata per santo Francesco
si dovea per lui e per li suoi frati portare per tutto il mondo; li
quali frati, a modo che gli uccelli, non possedendo nessuna cosa propria
in questo mondo, alla sola provvidenza di Dio commettono la lor vita.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
Capitolo 17
Come uno fanciullo fraticino, orando santo Francesco di notte, vide Cristo e la Vergine Maria e molti altri santi parlare con lui.
Uno fanciullo molto puro e innocente fu ricevuto
nell'Ordine, vivendo santo Francesco; e stava in uno luogo piccolo,
nel quale i frati per necessità dormivano in campoletti. Venne
santo Francesco una volta al detto luogo; e la sera, detta Compieta,
s'andò a dormire per potersi levare la notte ad orare, quando
gli altri frati dormissono, come egli era usato di fare. Il detto
fanciullo si puose in cuore di spiare sollecitamente le vie di santo
Francesco, per potere conoscere la sua santità e spezialmente
di potere sapere quello che facea la notte quando si levava. E acciò
che 'l sonno non lo ingannasse, sì si puose quello fanciullo
a dormire allato a santo Francesco e legò la corda sua con
quella di santo Francesco, per sentirlo quando egli si levasse: e
di questo santo Francesco non sentì niente. Ma la notte in
sul primo sonno, quando tutti gli altri frati dormivano, si levò
e trovò la corda sua così legata e sciolsela pianamente,
perché il fanciullo non si sentisse, e andossene santo Francesco
solo nella selva ch'era presso al luogo, ed entra in una celluzza
che v'era e puosesi in orazione.
E dopo alcuno spazio si desta il fanciullo e trovando la corda isciolta
e santo Francesco levato, levossi su egli e andò cercando di
lui; e trovando aperto l'uscio donde s'andava nella selva, pensò
che santo Francesco fusse ito là, ed entra nella selva. E giungendo
presso al luogo dove santo Francesco orava, cominciò a udire
un grande favellare; e appressandosi più, per vedere e per
intendere quello ch'egli udiva, gli venne veduta una luce mirabile
la quale attorniava santo Francesco, e in essa vide Cristo e la Vergine
Maria e santo Giovanni Battista e l'Evangelista e grandissima moltitudine
d'Angeli, li quali parlavano con santo Francesco. Vedendo questo il
fanciullo e udendo, cadde in terra tramortito. Poi, compiuto il misterio
di quella santa apparizione e tornando santo Francesco al luogo, trovò
il detto fanciullo, col piè, giacere nella via come morto,
e per compassione sì lo levò e arrecollosi in braccia
e portollo come fa il buono pastore alle sue pecorelle.
E poi sapendo da lui com'egli avea veduta la detta visione, sì
gli comandò che non lo dicesse mai a persona, cioè mentre
che egli fosse vivo. Il fanciullo poi, crescendo in grazia di Dio
e divozione di santo Francesco, fu uno valente uomo in nello Ordine,
ed esso dopo la morte di santo Francesco, rivelò alli frati
la detta visione.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
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