Cap. 01 - 05
CAPITOLO 1
Al nome del nostro Signore Gesù Cristo crocifisso e della sua Madre Vergine Maria. In questo libro si contengono certi fioretti, miracoli ed esempi divoti del glorioso poverello di Cristo messer santo Francesco e d'alquanti suoi santi compagni. A laude di Gesù Cristo. Amen.
In prima è da considerare che 'l glorioso messere santo Francesco in tutti gli atti della vita sua fu conforme a Cristo benedetto: ché come Cristo nel principio della sua predicazione elesse dodici Apostoli a dispregiare ogni cosa mondana, a seguitare lui in povertà e nell'altre virtù; così santo Francesco elesse dal principio del fondamento dell'Ordine dodici compagni possessori dell'altissima povertà. E come un de' dodici Apostoli, il quale si chiamò Iuda Scariotto, apostatò dello apostolato, tradendo Cristo, e impiccossi se medesimo per la gola: così uno de' dodici compagni di santo Francesco, ch'ebbe nome frate Giovanni dalla Cappella, apostatò e finalmente s'impiccò se medesimo per la gola. E questo agli eletti è grande esempio e materia di umiltà e di timore, considerando che nessuno è certo perseverare infino alla fine nella grazia di Dio. E come que' santi Apostoli furono a tutto il mondo maravigliosi di santità e d'umiltà, e pieni dello Spirito Santo; così que' santi compagni di santo Francesco furono uomini di tanta santità, che dal tempo degli Apostoli in qua il mondo non ebbe così maravigliosi e santi uomini: imperò ch'alcuno di loro fu ratto infino al terzo Cielo come Santo Paulo, e questo fu frate Egidio; alcuno di loro, cioè fra Filippo Lungo, fu toccato le labbra dall'Agnolo col carbone del fuoco come Isaia profeta, alcuno di loro, ciò fu frate Silvestro, che parlava con Dio come l'uno amico coll'altro, a modo che fece Moisè; alcuno volava per sottilità d'intelletto infino alla luce della divina sapienza come l'aquila, cioè Giovanni evangelista, e questo fu frate Bernardo umilissimo il quale profondissimamente esponea la Scrittura santa: alcuno di loro fu santificato da Dio e canonizzato in Cielo vivendo egli ancora nel mondo, e questo fu frate Ruffino gentile uomo d'Ascesi; e così furono tutti privilegiati di singolare segno di santità, siccome nel processo si dichiara.
CAPITOLO 2
Di frate Bernardo da Quintavalle primo compagno di santo Francesco.
Il primo compagno di
santo Francesco si fu frate Bernardo d'Ascesi, il quale si convertì a questo
modo: che essendo Francesco ancora in abito secolare, benché già esso avesse
disprezzato il mondo e andando tutto dispetto e mortificato per la penitenza
intanto che da molti era reputato stolto, e come era schernito e scacciato con
pietre e con fastidio fangoso dalli parenti e dalli strani ed egli in ogni
ingiuria e ischerno passandosi paziente come sordo e muto; messere Bernardo
d'Ascesi, il quale era de' più nobili e de' più savi della città, cominciò a
considerare saviamente in santo Francesco il così eccessivo dispregio del
mondo, la grande pazienza nelle ingiurie, che già per due anni così abbominato
e disprezzato da ogni persona sempre parea più costante e paziente, cominciò a
pensare e a dire fra sé medesimo: Per nessuno modo puote che questo Francesco
non abbia grande grazia di Dio. E sì lo invitò la sera a cena e albergo; e
santo Francesco accettò e cenò la sera con lui e albergò.
E
allora, cioè messere Bernardo, si puose in cuore di contemplare la sua santità:
ond'egli gli fece apparecchiare un letto nella sua camera propria nella quale di
notte sempre ardea una lampana. E santo Francesco, per celare la santità sua
immantanente come fu entrato in camera si gittò in sul letto e fece vista di
dormire; e messere Bernardo similmente, dopo alcuno spazio, si puose a giaciere,
e incominciò a russare forte a modo come se dormisse molto profondamente. Di
che santo Francesco, credendo veramente che messere Bernardo dormisse, in sul
primo sonno si levò dal letto e puosesi in orazione, levando gli occhi e le
mani al cielo, e con grandissima divozione e fervore diceva: "Iddio mio,
Iddio mio"; e così dicendo e forte lagrimando istette infino al
mattutino, sempre ripetendo: "Iddio mio, Iddio mio", e non altro. E questo
dicea santo Francesco contemplando e ammirando la eccellenza della divina Maestà,
la quale degnava di condescendere al mondo che periva, e per lo suo Francesco
poverello disponea di porre rimedio di salute dell'anima sua e degli altri; e
però alluminato di Spirito Santo, ovvero di spirito profetico, prevedendo le
grandi cose che Iddio doveva fare mediante lui e l'Ordine suo, e considerando la
sua insufficienza e poca virtù, chiamava e pregava Iddio, che colla sua pietà
e onnipotenza, senza la quale niente può l'umana fragilità, supplesse,
aiutasse e compiesse quello per sé non potea. Veggendo messere Bernardo per lo
lume della lampana gli atti divotissimi di santo Francesco, e considerando
divotamente le parole che dicea, fu toccato e ispirato dallo Spirito Santo a
mutare la vita sua.
Di che, fatta la mattina, chiamò santo Francesco e disse
così: "Frate Francesco, io ho al tutto disposto nel cuore mio d'abbandonare il
mondo e seguitare te in ciò che tu mi comanderai". Udendo
questo, santo Francesco si rallegrò in ispirito e disse così: "Messere
Bernardo, questo che voi dite è opera sì grande e malagevole, che di ciò si
vuole richiedere consiglio al nostro Signore Gesù Cristo e pregarlo che gli
piaccia di mostrarci sopra a ciò la sua volontà ed insegnarci come questo noi
possiamo mettere in esecuzione. E però
andiamo insieme al vescovado dov'è un buono prete, e faremo dire la
messa e poi staremo in orazione infino a terza, pregando Iddio che 'nfino alle
tre apriture del messale ci dimostri la via ch'a lui piace che noi eleggiamo".
Rispuose messere Bernardo che questo molto gli piacea; di che allora si mossono
e andarono al vescovado. E poi ch'ebbono udita la messa e istati in orazione
insino a terza, il prete a' preghi di santo Francesco, preso il messale e fatto
il segno della santissima croce, si lo aperse nel nome del nostro Signore Gesù
Cristo tre volte: e nella prima apritura occorse quella parola che disse Cristo
nel Vangelo al giovane che domandò della via della perfezione: "Se tu vuogli
essere perfetto, va' e vendi ciò che tu hai, e da' a' poveri, e seguita me". Nella
seconda apritura occorse quella parola che disse Cristo agli Apostoli, quando li
mandò a predicare: "Non portate nessuna cosa per via, né bastone né tasca,
né calzamenti né danari"; volendo per questo ammaestrarii che tutta la loro
isperanza del vivere dovessono portare in Dio, ed avere tutta la loro intenzione
a predicare il santo Vangelo. Nella terza apritura del messale occorse quella
parola che Cristo disse: "Chi vuole venire dopo me, abbandoni se medesimo, e
tolga la croce sua e seguiti me". Allora disse santo Francesco a messere Bernardo: "Ecco il consiglio che
Cristo ci dà: va' adunque e fa' compiutamente quello che tu hai udito; e sia
benedetto il nostro Signore Gesù Cristo, il quale ha degnato di mostrarci la
sua vita evangelica". Udito questo, si partì messere Bernardo, e vendé ciò ch'egli avea (ed era
molto ricco), e con grande allegrezza distribuì ogni cosa a' poveri, a vedove,
a orfani, a prigioni, a monisterii e a spedali; e in ogni cosa santo Francesco
fedelmente e providamente l'aiutava.
E
vedendo uno, ch'avea nome messere Salvestro, che santo Francesco dava tanti
danari a poveri e facea dare, stretto d'avarizia disse a santo Francesco: "Tu
non mi pagasti interamente di quelle pietre che tu comperasti da me per
racconciare la chiesa, e però, ora che tu hai danari, pagami". Allora santo
Francesco, maravigliandosi della sua avarizia e non volendo contendere con lui,
siccome vero osservatore del santo Vangelo, mise le mani in grembo di messere
Bernardo, e piene le mani di danari, li mise in grembo di messere Salvestro,
dicendo che se più ne volesse, più gliene darebbe. Contento messere Salvestro
di quelli, si partì e tornossi a casa; e la sera, ripensando di quello ch'egli
aveva fatto il dì, e riprendendosi della sua avarizia, considerando il fervore
di messere Bernardo e la santità di santo Francesco, la notte seguente e due
altre notti ebbe da Dio una cotale visione, che della bocca di santo Francesco
usciva una croce d'oro, la cui sommità toccava il cielo, e le braccia si
distendevano dall'oriente infino all'occidente. Per questa visione egli diede
per Dio ciò ch'egli avea, e fecesi frate Minore, e fu nell'Ordine di tanta
santità e grazia, che parlava con Dio, come fa l'uno amico con l'altro, secondo
che santo Francesco più volte provò, e più giù si dichiarerà.
Messere
Bernardo similmente si ebbe tanta grazia di Dio, ch'egli spesso era ratto in
contemplazione a Dio; e santo Francesco dicea di lui ch'egli era degno di ogni
reverenza e ch'egli avea fondato quest'Ordine; imperò ch'egli era il primo che
avea abbandonato il mondo, non riserbandosi nulla, ma dando ogni cosa a' poveri
di Cristo, e cominciata la povertà evangelica, offerendo sé ignudo nelle
braccia del Crocifisso.
Il quale sia da noi benedetto in saecula saeculorum. Amen.
CAPITOLO 3
Come per mala cogitazione che santo Francesco ebbe contro a frate Bernardo, comandò al detto frate Bernardo che tre volte gli andasse co' piedi in sulla gola e in sulla bocca.
Il devotissimo servo del Crocifisso messer santo Francesco,
per l'asprezza della penitenza e continuo piagnere, era diventato quasi cieco e
poco vedea. Una volta tra l'altre si partì del luogo dov'egli era e andò ad un
luogo dov'era frate Bernardo, per parlare con lui delle cose divine; e giungendo
al luogo, trovò ch'egli era nella selva in orazione tutto elevato e congiunto
con Dio. Allora santo Francesco andò nella selva e chiamollo: "Vieni - disse -
e parla a questo cieco". E frate
Bernardo non gli rispuose niente imperò che essendo uomo di grande
contemplazione avea la mente sospesa e levata a Dio; e però ch'egli avea
singolare grazia in parlare di Dio, siccome santo Francesco più volte avea
provato, e pertanto desiderava di parlare con lui. Fatto alcuno intervallo, sì
lo chiamò la seconda e la terza volta in quello medesimo modo: e nessuna volta
frate Bernardo l'udì, e però non gli rispuose, né andò a lui. Di che santo
Francesco si partì un poco isconsolato e maravigliandosi e rammaricandosi in se
medesimo, che Frate Bernardo, chiamato tre volte, non era andato a lui.
Partendosi
con questo pensiero, santo Francesco, quando fu un poco dilungato,
disse al suo compagno: "Aspettami qui"; ed egli se ne andò ivi presso in uno
luogo solitario, e gittossi in orazione, pregando Iddio che gli rivelasse il
perché frate Bernardo non gli rispuose. E stando così, gli venne una voce da
Dio che disse così: "O povero
omicciuolo, di che se' tu turbato? debbe l'uomo lasciare Iddio per la
creatura? Frate Bernardo, quando tu lo chiamavi, era congiunto meco; e però non
potea venire a te, né risponderti. Adunque non ti maravigliare, se non ti poté
rispondere; però ch'egli era lì fuori di sé, che delle tue parole non udiva
nulla". Avendo santo Francesco questa risposta da Dio, immantanente con grande
fretta ritornò inverso frate Bernardo, per accusarglisi umilmente del pensiero
ch'egli avea avuto inverso di lui.
E
veggendolo venire inverso di sé, frate Bernardo gli si fece incontro e
gittoglisi a' piedi; e allora santo Francesco li fece levare suso e narrogli con
grande umiltà il pensiero e la turbazione ch'avea avuto inverso di lui, e come
di ciò Iddio gli avea risposto. Onde conchiuse così: "Io ti comando per
santa ubbidienza, che tu faccia ciò ch'io ti comanderò". Temendo frate
Bernardo che santo Francesco non gli comandasse qualche cosa eccessiva, come
solea fare, volle onestamente ischifare a quella obbidienza; ond'egli rispuose
così: "Io sono apparecchiato di fare la vostra ubbidienza, se voi mi
promettete di fare quello ch'io comanderò a voi". E promettendoglielo santo
Francesco, frate Bernardo disse: "Or dite, padre quello che voi volete ch'io
faccia". Allora disse santo
Francesco: "Io ti comando per santa ubbidienza che, per
punire la mia prosunzione e l'ardire del mio cuore, ora ch'io mi gitterò in
terra supino, mi ponga l'uno piede in sulla gola e l'altro in sulla bocca, e così
mi passi tre volte e dall'uno lato all'altro, dicendomi vergogna e vitupero; e
specialmente mi di': "Giaci, villano figliuolo di Pietro Bernardoni; onde ti
viene tanta superbia, che se' vilissima creatura?". Udendo questo frate
Bernardo, e benché molto gli fusse duro a farlo, pure per la ubbidienza santa,
quanto poté il più cortesemente, adempié quello che santo Francesco gli aveva
comandato. E fatto cotesto, disse santo Francesco: "Ora comanda tu a me ciò
che tu vuoi ch'io ti faccia, però ch'io t'ho promesso obbidienza". Disse frate
Bernardo: "Io ti comando per santa obbidienza ch'ogni volta che noi
siamo insieme, tu mi riprenda e corregga de' miei difetti aspramente". Di che
santo Francesco forte si maravigliò, però che frate Bernardo era di tanta
santità, ch'egli l'avea in grande reverenza e non lo riputava riprensibile di
cosa veruna. E però d'allora innanzi santo Francesco si guardava di stare molto
con lui, per la detta obbidienza, acciò che non gli venisse detto alcuna parola
di correzione verso di lui, il qual egli conoscea di tanta santità; ma quando
avea voglia di vederlo ovvero di udirlo parlare di Dio, il più tosto che poteva
si spacciava da lui e partivasi. Ed era una grandissima divozione a vedere con
quanta carità, riverenza e umiltà santo Francesco padre si usava e parlava con
frate Bernardo figliuolo primogenito.
A laude
e gloria di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
CAPITOLO 4
Come l'agnolo di Dio propuose una quistione a frat'Elia guardiano d'uno luogo di Val di Spoleto; e perché frat'Elia li rispuose superbiosamente si partì e andonne in cammino di santo Jacopo, dove trovò frate Bernardo e dissegli questa storia.
Al principio e fondamento dell'Ordine, quando erano pochi
frati e non erano ancora presi i luoghi, santo Francesco per sua divozione andò
a santo Jacopo di Galizia, e menò seco alquanti frati, fra li quali fu l'uno
frate Bernardo. E andando così insieme per lo cammino, trovò in una terra un
poverello infermo, al quale avendo compassione, disse a frate Bernardo: "Figliuolo,
io voglio che tu rimanghi qui a servire a questo infermo". E frate
Bernardo, umilmente inginocchiandosi e inchinando il capo, ricevette la
obbidienza del padre santo e rimase in quel luogo; e santo Francesco con gli
altri compagni andarono a santo Jacopo. Essendo giunti là, e stando la notte in
orazione nella chiesa di santo Jacopo, fu da Dio rivelato a santo Francesco
ch'egli dovea prendere di molti luoghi per lo mondo, imperò che l'Ordine suo si
dovea ampliare e crescere in grande moltitudine di frati. E in cotesta
rivelazione cominciò santo Francesco a prendere luoghi in quelle contrade. E
ritornando santo Francesco per la via di prima, ritrovò frate Bernardo, e lo
infermo, con cui l'avea lasciato, perfettamente guarito; onde santo Francesco
concedette l'anno seguente a frate Bernardo ch'egli andasse a santo Jacopo.
E così
santo Francesco si ritornò nella Valle di Spuleto; e istavasi in uno
luogo diserto egli e frate Masseo e frat'Elia e alcuni altri, i quali tutti si
guardavano molto di noiare o storpiare santo Francesco della orazione, e ciò
faceano per la grande reverenza che gli portavano e perché sapeano che Iddio
gli rivelava grandi cose nelle sue orazioni. Avvenne un dì che, essendo santo
Francesco in orazione nella selva, un giovane bello, apparecchiato a camminare
venne alla porta del luogo, e picchiò sì in fretta e forte e per sì grande
spazio, che i frati molto se ne maravigliarono di così disusato modo di
picchiare. Andò frate Masseo e aperse la porta e disse a quello giovane: "Onde
vieni tu, figliuolo, che non pare che tu ci fossi mai più, si hai picchiato
disusatamente?". Rispuose il giovane: "E come si dee picchiare?". Disse frate
Masseo: "Picchia tre volte l'una dopo l'altra, di rado, poi t'aspetta tanto che
'l frate abbia detto il paternostro e vegna a te; e se in questo intervallo non
viene, picchia un'altra volta". Rispuose il giovane: "Io ho gran fretta, e però
picchio così forte; perciò ch'io ho a fare lungo viaggio, e qua son venuto per
parlare a frate Francesco, ma egli sta ora nella selva in contemplazione, e però
non lo voglio storpiare; ma va', e mandami frat'Elia, che gli vo' fare una
quistione, però ch'io intendo ch'egli è molto savio". Va frate
Masseo, e dice a frat'Elia che vada a quello giovane. E frat'Elia se ne
iscandalizza e non vi vuole andare; di che frate Masseo non sa che si fare, né
che si rispondere a colui; imperò che se dicesse: frate Elia non può venire,
mentiva; se dicea come era turbato e non vuol venire, si temea di dargli male
esempio. E però che intanto frate Masseo penava a tornare, il giovane picchiò
un'altra volta come in prima; e poco stante tornò frate Masseo alla porta e
disse al giovine: "Tu non hai osservato la mia dottrina nel picchiare".
Rispuose il giovane: "Frate Elia non vuole venire a me; ma va' e di' a frate
Francesco ch'io son venuto per parlare con lui; ma però ch'io non voglio
impedire lui della orazione, digli che mandi a me frat'Elia". E allora
frate Masseo, n'andò a santo Francesco il quale orava nella selva
colla faccia levata al cielo, e dissegli tutta la imbasciata del giovane e la
risposta di frat'Elia. E quel giovane era l'Agnolo di Dio in forma umana. Allora
santo Francesco, non mutandosi del luogo né abbassando la faccia, disse a frate
Masseo: "Va' e di' a frat'Elia che per obbidienza immantanente vada a quello
giovane". Udendo frat'Elia l'ubbidienza di santo Francesco, andò alla porta
molto turbato, e con grande empito e romore gli aperse e disse al giovane: "Che
vuo' tu?". Rispuose il giovane: "Guarda, frate, che tu non sia turbato, come
pari, però che l'ira impedisce l'animo e non lascia discernere il vero". Disse
frat'Elia: "Dimmi quello che tu vuoi da me". Rispuose
il giovane: "Io ti domando, se agli osservatori del santo Vangelo è
licito di mangiare di ciò che gli è posto innanzi, secondo che Cristo disse a'
suoi discepoli. E domandoti ancora, se a nessuno uomo è lecito di porre dinanzi
alcuna cosa contraria alla libertà evangelica". Rispuose frat'Elia
superbamente: "Io so bene questo, ma non ti voglio rispondere: va' per li fatti
tuoi". Disse il
giovane: "Io saprei meglio rispondere a questa quistione che tu".
Allora frat'Elia turbato e con furia chiuse l'uscio e partissi. Poi cominciò a
pensare della detta quistione e dubitarne fra sé medesimo; e non la sapea
solvere. Imperò ch'egli era Vicario dell'Ordine, e avea ordinato e fatto
costituzione, oltr'al Vangelo ed oltr'alla Regola di santo Francesco, che
nessuno frate nell'Ordine mangiasse carne; sicché la detta quistione era
espressamente contra di lui. Di che non sapendo dichiarare se medesimo, e
considerando la modestia del giovane e che gli avea detto ch'e' saprebbe
rispondere a quella quistione meglio di lui, ritorna alla porta e aprilla per
domandare il giovane della predetta quistione, ma egli s'era già partito; imperò
che la superbia di frat'Elia non era degna di parlare con l'Agnolo. Fatto
questo, santo Francesco, al quale ogni cosa da Dio era stata rivelata, tornò
dalla selva, e fortemente con alte voci riprese frat'Elia, dicendo: "Male fate,
frat'Elia superbo, che cacciate da noi gli Agnoli santi, li quali ci vengono
ammaestrare; io ti dico ch'io temo forte che la tua superbia non ti faccia
finire fuori di quest'Ordine". E così gli addivenne poi, come santo Francesco
gli predisse, però che e' morì fuori dell'Ordine.
Il dì
medesimo, in quell'ora che quello Agnolo si partì, si apparì egli in
quella medesima forma a frate Bernardo, il quale tornava da santo Jacopo ed era
alla riva d'un grande fiume; e salutollo in suo linguaggio dicendo: "Iddio ti
dia pace, o buono frate". E maravigliandosi
forte il buono frate Bernardo e considerando la bellezza del
giovane e la loquela della sua patria, colla salutazione pacifica e colla faccia
lieta sì 'l dimandò: "Donde vieni tu, buono giovane?". Rispuose l'Agnolo: "Io
vengo di cotale luogo dove dimora santo Francesco, e andai per parlare con lui e
non ho potuto però ch'egli era nella selva a contemplare le cose divine, e io
non l'ho voluto storpiare. E in quel luogo dimorano frate Masseo e frate Egidio
e frat'Elia; e frate Masseo m'ha insegnato picchiare la porta a modo di frate.
Ma frat'Elia, però che non mi volle rispondere della quistione ch'io gli
propuosi, poi se ne pentì; e volle udirmi e vedermi, e non poté". Dopo queste
parole disse l'Agnolo a frate Bernardo: "Perché non passi tu di là?".
Rispuose frate Bernardo: "Però ch'io temo del pericolo per la profondità
dell'acqua ch'io veggio". Disse l'Agnolo: "Passiamo insieme; non dubitare".
E prese
la sua mano, e in uno batter d'occhio il puose dall'altra parte del
fiume. Allora frate Bernardo conobbe ch'egli era l'Agnolo di Dio, e con grande
reverenza e gaudio ad alta voce disse: "O Agnolo benedetto di Dio, dimmi qual
è il nome tuo". Rispuose
l'Agnolo: "Perché domandi tu del nome mio, il quale è maraviglioso?".
E detto questo, l'Agnolo disparve e lasciò frate Bernardo molto consolato, in
tanto che tutto quel cammino e' fece con allegrezza. E considerò il dì e l'ora
che l'Agnolo gli era apparito; e giungendo al luogo dove era santo Francesco con
li predetti compagni, recitò loro ordinatamente ogni cosa. E conobbono
certamente che quel medesimo Agnolo, in quel dì e in quell'ora, era apparito a
loro e a lui. E ringraziarono Iddio.
A laude
di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
CAPITOLO 5
Come il santo frate Bernardo d'Ascesi fu da santo Francesco mandato a Bologna, e là pres'egli luogo.
Imperò che santo Francesco e li suoi compagni erano da Dio chiamati ed
eletti a portare col cuore e con l'operazioni, e a predicare con la lingua la
croce di Cristo, egli pareano ed erano uomini crocifissi, quanto all'abito e
quanto alla vita austera, e quanto agli atti e operazioni loro; e però
disideravano più di sostenere vergogne e obbrobri per l'amore di Cristo, che
onori del mondo o riverenze o lode vane; anzi delle ingiurie si rallegravano, e
degli onori si contristavano. E così s'andavano per lo mondo come pellegrini e
forestieri, non portando seco altro che Cristo crocifisso; e però ch'egli erano
della vera vite, cioè Cristo, produceano grandi e buoni frutti delle anime, le
quali guadagnavano a Dio.
Addivenne,
nel principio della religione, che santo Francesco, mandò frate
Bernardo a Bologna, acciò che ivi, secondo la grazia che Iddio gli avea data,
facesse frutto a Dio, e frate Bernardo facendosi il segno della santissima croce
per la santa obbidienza, si partì e pervenne a Bologna. E vedendolo li
fanciulli in abito disusato e vile, sì gli faceano molti scherni e molte
ingiurie, come si farebbe a uno pazzo; e frate Bernardo pazientemente e
allegramente sostenea ogni cosa per amore di Cristo. Anzi, acciò che meglio e'
fusse istraziato, si puose istudiosamente nella piazza della città; onde
sedendo ivi sì gli si radunarono d'intorno molti fanciulli e uomini, e chi gli
tirava il cappuccio dirietro e chi dinanzi, chi gli gittava polvere e chi
pietre, chi 'l sospingeva di qua e chi di là: e frate Bernardo, sempre d'uno
modo e d'una pazienza, col volto lieto, non si rammaricava e non si mutava. E
per più dì ritornò a quello medesimo luogo, pure per sostenere simiglianti
cose. E però che la pazienza è
opera di perfezione e pruova di virtù, uno savio
dottore di legge, vedendo e considerando tanta costanza e virtù di frate
Bernardo non potersi turbare in tanti dì per niuna molestia o ingiuria, disse
fra se medesimo: "Impossibile è che costui non sia santo uomo". E appressandosi
a lui si 'l domandò: "Chi sei tu, e perché se' venuto qua?".
E frate Bernardo per risposta si mise la mano in seno e trasse fuori la regola
di santo Francesco, e diegliela che la leggesse. E letta ch'e' l'ebbe,
considerando il suo altissimo stato di perfezione, con grandissimo stupore e
ammirazione si rivolse a' compagni e disse: "Veramente questo è il più alto
stato di religione ch'io udissi mai; e però costui co' suoi compagni sono de'
più santi uomini di questo mondo, e fa grandissimo peccato chi gli fa ingiuria,
il quale sì si vorrebbe sommamente onorare, conciò sia cosa ch'e' sia amico di
Dio". E disse a frate
Bernardo: "Se voi volete prendere luogo nel quale voi poteste
acconciamente servire a Dio, io per salute dell'anima mia volentieri vel darei".
Rispuose frate Bernardo: "Signore, io credo che questo v'abbia ispirato il
nostro Signore Gesù Cristo, e però la vostra profferta io l'accetto volentieri
a onore di Cristo". Allora il
detto giudice con grande allegrezza e carità menò frate Bernardo a
casa sua; e poi gli diede il luogo promesso, e tutto l'acconciò e compiette
alle sue ispese; e d'allora innanzi diventò padre e speziale difensore di frate
Bernardo e de' suoi compagni.
E frate
Bernardo, per la sua santa conversazione, cominciò ad essere molto
onorato dalle genti, in tanto che beato si tenea chi 'l potea toccare o vedere.
Ma egli come vero discepolo di Cristo e dello umile Francesco, temendo che
l'onore del mondo non impedisse la pace e la salute dell'anima sua, sì si partì
un dì e tornò a santo Francesco e dissegli così: "Padre, il luogo è preso
nella città di Bologna; mandavi de' frati che 'l mantegnino e che vi stieno,
però ch'io non vi facevo più guadagno, anzi per lo troppo onore che mi vi era
fatto, io temo non perdessi più ch'io non vi guadagnerei". Allora santo
Francesco udendo ogni cosa per ordine, siccome Iddio avea adoperato
per frate Bernardo, ringraziò Iddio, il quale così incominciava a dilatare i
poverelli discepoli della croce; e allora mandò de' suoi compagni a Bologna e
in Lombardia, li quali presono di molti luoghi in diverse parti.
A laude
di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
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