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Approfondimento Storico e Sacro

B. Lucia da Narni

Nata a Narni il 13 Dicembre 1476, Lucia morì a Ferrara nel 1544.
Fu beatificata nel 1710.

La Beata Lucia da Narni è un personaggio che sta riemergendo da un prolungato oblìo popolare.
Negli ultimi decenni non sono mancati convegni di studi tenuti da agiografi pronti a scrivere e a parlare di lei.
Tuttavia, a Narni, il suo nome continua ad evocare semplicemente la donna rinascimentale, Terziaria domenicana stimmatizzata, giunta alla gloria degli altari, e un Orfanotrofio a lei dedicata; per il resto la sua persona sembra avvolta nel mistero, nelle dense nebbie del passato.
Chi, visitando la Cattedrale narnese, non ha sostato in preghiera presso l'urna che custodisce il suo corpo? Ma quanti sono indotti, aiutati, ad accostarsi alla sua anima? Al segreto della sua santità?

Lucia Broccadelli, come Francesco e Chiara d'Assisi, come Jacopone da Todi e Angela da Foligno, è giunta alle altezze sublimi dell'unione mistica con Dio e a mirabili opere di carità nella vita sociale; è stata madre spirituale e consigliera del Duca Ercole I, in una delle corti più note d'Europa, quella Estense.
In lei è possibile ritrovare le tracce di un fulgido passato e l'occasione per un itinerario da percorrere singolarmente e comunitariamente.

Come tutti i Santi, ella è Vangelo vissuto, scritto dallo Spirito e letto da tutti.
Purtroppo la scarsità di fonti storico-biografiche e la scomparsa del preziosissimo manoscritto contenente la sua esperienza mistica, impediscono ai devoti di leggere i suoi scrini e di confrontarsi direttamente con lei nel cammino della fede verso il raggiungimento della piena maturità in Cristo.
Per colmare in qualche modo questa lacuna, si attingerà alla più antica biografia esistente, scritta dal Domenicano Giacomo Marcianese e pubblicala a Ferrara nel 1616, settanta anni dopo la morte della Beata Lucia.
Egli ebbe occasione di frequentare il Monastero di S. Caterina da Siena, fondato a Ferrara dalla domenicana narnese, e consultò attentamente i documenti autografi che le consorelle, gelosamente, custodivano; per questo sembra che il Marcianese sia il testimone più autorevole.

Nel proemio della sua opera, rivolgendosi ai lettori, afferma di essersi impegnato a riproporre, ordinatamente, «quanto con autentichezza nelle suddette scritture d'essa Beata s'è ritrovato», usufruendo anche della consultazione di tutti i «quinterni, fogli, bolle, instrumenti, in diversi tempi, e da diverse perosne scritti, e fatti» su di lei.

Lucia nacque nell'antichissima città di Narni, in Umbria, il 13 dicembre 1476, da Bartolomeo Broccadelli ("Camerlengo" della città) e da Gentilina Cassio, donna molto pia, di profonde convinzioni religiose.
Quella di Lucia era una famiglia che contava personalità ecclesiastiche e civili di spicco: uno dei fratelli, Domenico, a Roma era "Datario apostolico" e un altro fratello era "Giureconsulto".
La piccola fu battezzata, forse, nella chiesa di S. Agostino, adiacente all'abitazione dei nobili Broccadelli.

I primi dati biografici potrebbero stupire: ricevette sin dall'età di tre anni favori divini e grazie straordinarie.
Gli esperti di Spiritualità non si meravigliano di ciò; molti mistici furono arricchiti, in tenerissima età, di visioni e di locuzioni interiori.
A questi epifenomeni i grandi contemplativi della storia non hanno mai dato eccessiva importanza. Gli esempi che si potrebbero fare sono innumerevoli.
E' notevole il caso di S. Nicola da Flüe (1417-1487), celebre per le visioni di cui godette fin da bambino. Dichiarava egli stesso di averne avute già nel grembo materno, e assicurava di aver conservato ricordi precisi della sua nascita e del suo Battesimo. Crebbe equilibralissimo, attivo e intraprendente, rimase laico, fu un ottimo marito, ebbe dieci figli, prese parte alla vita politica del suo Paese (l'attuale Svizzera) e lottò contro la tirannide austriaca, suscitando in quanti ebbero la fortuna di conoscerlo stima e ammirazione.
Anche la grande Ildegarda di Bingen, mistica tedesca del sec. XII, nelle sue opere si lascia andare a continue divagazioni riguardanti le grazie mistiche di cui venne favorita in fanciullezza; scrive: «All'età di tre anni ho visto una tale luce che la mia anima ne è stata scossa, ma a causa della mia età non ho potuto dirne niente. All'età di otto anni sono stata data a Dio come offerta spirituale e fino a quindici anni ho visto molte cose e le raccontavo a volte in tutta semplicità, tanto che coloro che mi ascoltavano si domandavano da dove venisse e cosa fosse tutto questo. E io stessa me ne stupivo nella mia anima e, siccome vedevo che non accadeva a nessun altro, ho nascosto sinché ho potuto le visioni che avevo nella mia anima».

La Beata Lucia, allo stesso modo, fin da «bambinuccia» - narra il Marcianese - ebbe visioni. Le apparivano S. Caterina da Siena, S. Domenico, Maria Santissima e Gesù Bambino, che ella usava chiamare familiarmente «Christarello». In tenera età decise di consacrarsi a Dio e di volergli rimanere fedele per tutta la vita.

Nel 1490, un grave lutto colpì la sua famiglia: morì il padre, Bartolomeo.
L'anno successivo, quando Lucia aveva solo quindici anni, la madre e gli zii la obbligarono a sposare il conte Pietro di Alessio, milanese. A nulla valsero i suoi rifiuti; ella dovette cedere alla caparbia insistenza dei parenti, soggetti probabilmente alle pressioni del nobiluomo, perdutamente innamorato di lei.

La negazione del suo diritto di scelta le causò una penosa malattia, e solo un'apparizione rassicurante della Vergine indusse Lucia ad accettare la mano del conte Pietro.
La sua nuova condizione sociale e la disponibilità finanziaria le permisero l'esercizio della carità e l'aiuto dei bisognosi.
Tutti la chiamavano la "madre dei poveri".

Rimase con il marito tre anni.
Questi l'amava teneramente e inizialmente rispettò il suo voto di verginità, sperando di vincere, con l'affetto, la resistenza della giovane moglie.
Con il tempo, però, la separazione divenne insopportabile e il conte, irritato, rivendicò i suoi diritti di sposo, dapprima con richieste, poi con minacce, infine con l'uso della forza e con severi castighi, arrivando persino a rinchiuderla.

Nel giorno della Resurrezione del Signore del 1495, avuto il permesso di comunicarsi per la Messa solenne di Pasqua, Lucia fuggì dalla casa del conte Pietro, per non ritornarvi mai più.
Sentendosi libera, giunse a Roma accolta dalle Terziarie Domenicane, le quali, allora, erano dette "Bizzoche" o "Beghine", e che facevano vita comune in un palazzo della zona del Pantheon, oggi sede del Pontificio Seminario Francese.
Rivestita dell'abito domenicano nel giorno dell'Ascensione del 1494 (l'8 maggio), Lucia diventò presto modello per le consorelle e centro di unione per la Comunità.
Ma, intanto, il marito non si dava per vinto, sembrava volesse vendicarsi e nuocere al Monastero, appellandosi a persone influenti e utilizzando le amicizie potenti che egli aveva presso la Curia Romana. Per questo motivo si giudicò opportuno mandare Lucia a Viterbo, nel Monastero di S. Tommaso.

La sua presenza in città impresse subito una spinta di rinnovamento spirituale.
Le sue estasi e la fama della sua santità attirarono su di lei l'attenzione di molti.
La notte del 25 febbraio 1496, durante il "mattutino" del Venerdì, ricevette le stimmate, che furono più volte controllate da medici e da teologi.
Tutti rividero in lei i prodigi e le virtù della grande Santa domenicana da lei tanto amata e venerata: Caterina da Siena.

Con le sue preghiere, Lucia ottenne dal Signore un' ulteriore grande grazia: la miracolosa conversione del marito.
Di lei si cominciò a parlare nel resto del Lazio, a Roma, in Umbria e la sua fama giunse fino a Ferrara.

La perfezione della Beata e le stimmate interessarono il vecchio duca di Ferrara, Ercole I d'Este (1431-1505), il quale chiese ad Alessandro VI l'invio di Lucia a Ferrara, come sua consigliera.
Fu accolta festosamente il 7 maggio 1499 e, per lei, il duca fece costruire, nel 1501, il Monastero e la chiesa dedicata a S. Caterina da Siena.

Il numero delle religiose, presto, crebbe, al punto che, il giorno dell'inaugurazione dell'edificio monastico, la comunità già contava 72 suore, giunte da Viterbo, da Narni e da Ferrara.
Il Papa plaude all'iniziativa del duca, e con il breve di erezione del Monastero, riconosce Lucia da Narni come la diletta figlia che si studia di imitare S. Caterina da Siena, e la nomina priora.

La sua personalità spirituale e il suo ascendente richiamano in "parlatorio" gli appartenenti ad ogni ceto sociale: personaggi della corte ducale e contadini, poveri e ricchi.
La sua sapienza illuminata e il suo carisma di discernimento stupiscono.
L'abbondanza di vocazioni permette la fondazione di Monasteri affiliati.

Quando però, nel 1505, il duca Ercole I morì, furono tolti alla priora certi privilegi.
Venne accusata di eccessiva durezza ascetica dalle consorelle, le quali mal sopportavano la radicalità evangelica della loro priora, e Suor Lucia fu dimenticata, posta nell'ombra.

Trascorsero così 39 anni di continue e nascoste sofferenze eroiche, sopportate santamente, in una comunità che la guardava con diffidenza e con freddezza.
Quel lungo supplizio fu l'ultima offerta d'amore che Lucia fece al suo Sposo divino, in spirito di perfetta letizia, come insegna S. Francesco.

Il 15 novembre 1544, dopo aver chiamato a sé le consorelle e aver chiesto loro perdono, ricevette i Sacramenti.
Pregò poi il cappellano di rimanere vicino a lei, sentendo che di lì a poco si sarebbe addormentata nel Signore.
Dopo la sua morte, i cittadini di Ferrara affollarono la chiesa, per volgere l'ultimo sguardo alle sembianze composte di una donna, che diffuse intorno a sé il profumo della santità di Cristo.


Liberamente tratto da: R. Tarquini, Beata Lucia da Narni
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)