Chiesa di S. Francesco d'Assisi in Gubbio
Passare dalla "Vittorina" alla
chiesa di S. Francesco di Gubbio, significa rendersi
conto, nel passaggio dalla modesta chiesetta al
tempio monumentale, del rapido progresso
che ha accompagnato le vicende dei frati Minori
in città.
Federico Spadalunga di Gubbio, «colui
che un tempo gli era amico», scrive il biografo,
accolse Francesco nel suo fondaco
e lo rivestì.
Questo incontro avvenne dove ora è l’austera
chiesa.
Il fondaco rimase tale ancora per qualche
anno, poi, dopo che i Minori ebbero vissuto
la loro esperienza ancora un po' itinerante alla "Vittorina",
sulle sue fondamenta, tra il 1230 e il 1240,
si cominciò a erigere la splendida costruzione romanico-gotica
in pietra riquadrata bianca.
Il grandioso complesso conventuale di S. Francesco
- noto anche con il nome di “cento celle”
- fu eretto, quindi, nella metà del sec. XIII, a ridosso del
fondaco della famiglia degli Spadalunga, che,
come accennato, nel 1206-1207, accolse il giovane Francesco
fuggito da Assisi, diseredato dal padre.
La monumentale chiesa, a pianta ogivale, venne
costruita intorno al 1255 su disegno di un
architetto locale per molto tempo scambiato per fra’
Bevignate da Perugia, certamente troppo giovane per assumersi
un incarico di tale portata
Nel corso dei secoli la struttura originaria ha subito alcune modifiche,
come l’apertura del piccolo
rosone in facciata (sec. XIV), o la costruzione
del campanile (sec. XV).
La semplice facciata dell'edificio chiesastico,
ornata da un portale romanico, è rimasta
incompiuta nel secondo ordine.
Un portale gemino e un rosone
(sec. XIV) si aprono nel fianco sinistro,
ripartito da lesene in riquadri, su cui aprono alte monofore, alcune
delle quali chiuse in corrispondenza degli altari realizzati in occasione
del rinnovamento dell'interno (1724).
L'esterno si completa con le tre
absidi poligonali, appartenenti all'edificio originario,
sovrastate da un austero campanile ottagonale
(sec. XV).
Il maestoso interno è diviso in tre
navate da alte colonne a base ottagonale, chiaramente
ispirato allo stile gotico; la copertura a volte
e gli altari laterali sono stati realizzati
nel sec. XVIII.
Le pareti laterali, un tempo completamente
affrescate, hanno perduto, in parte, il loro splendore, ma nelle absidi
si conservano ancora grandi capolavori dei secc. XIII-XV.
Nell'abside sinistra, in diciassette riquadri,
si ammirano le Scene della vita di Maria dipinte da Ottaviano
Nelli, databili 1408 - 1413, che costituiscono, unitamente
al Ciclo di S. Agostino, l'opera di maggior rilievo dell'artista
eugubino.
Nell'abside centrale si sono conservati solo
gli affreschi duecenteschi delle volte, con
il Cristo in trono nella vela di centro,
attorniato dai SS. Pietro, Paolo, Francesco e Antonio da Padova
nelle vele laterali, dette opere sono attribuite
ad un seguace locale del "Maestro di San Francesco".
L'abside della navata destra, divisa in due
da una volta quattrocentesca, presenta due distinti cicli pittorici,
attribuiti all'eugubino Guido Palmeruccio:
nella parte superiore, in due grandi riquadri,
sono: S. Francesco che rinuncia alle vesti del padre e il Sogno
di Innocenzo III; nella parte inferiore: il Redentore
campeggia nella volta attorniato dagli Evangelisti, mentre
le pareti mostrano ritratti di Santi.
Oltre ad altre opere degne di nota, si ricordano alcune
tele che decorano gli altari delle navate eseguite da
artisti di notevole fama, come il Gherardi
(sec. XVII) e Virgilio Nucci (sec. XVI).
A fianco dell'abside della navata destra si
apre l'accesso alla vasta sala trecentesca della sagrestia,
ricavata nell'antico fondaco degli Spadalonga,
che comunica con il trecentesco
chiostro della Pace dove, a sinistra, si ammira un elegante
portale trilobato.
Nell'antica cantina è stata allestita
una raccolta d’arte, che presenta una serie di importanti opere
di oreficeria dei secc. XV-XVIII, di paramenti sacri,
di dipinti e di reperti archeologici.
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
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