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Approfondimento Storico e Sacro

Chiesa di S. Francesco d'Assisi in Trevi

Chiesa di S. Francesco d'Assisi in Trevi

Il bel complesso francescano di Trevi, chiesa e convento, ubicato nel lato nord, tra la cerchia urbica romana e quella medievale, occupa buona parte del centro storico.

L’origine del luogo, che la tradizione ritiene fondato dallo stesso Francesco di Assisi, si fa risalire al 1213, anno in cui il Santo predicò al popolo di Trevi nella piazza del Comune.

Nel "De conformitate" di Bartolomeo da Pisa, è narrato che, mentre l'Assisiate parlava, un asino interruppe con i suoi ragli il discorso e al richiamo di Francesco "frate asine, sta in quiete et dimitte me predicare populo", l’asino si inginocchiò con la testa tra le zampe e rimase in silenzio.

Un primo insediamento francescano a Trevi, è accertato in un breve di Alessandro IV del 1258.
Il Convento è documentato anche nella "bolla" di Onorio IV del 1285 con la quale il papa incaricava il "padre guardiano" di assolvere dalla scomunica i trevani, i quali avevano aiutato Perugia, ribellatasi alla Chiesa, nella guerra contro Foligno.
Tale prestigioso incarico, che preferiva il "guardiano" alle altre autorità ecclesiastiche del luogo, rivela come il Convento avesse raggiunto un ragguardevole prestigio.
Si deve ritenere, quindi, che la presenza dell’insediamento risalga, se non vivente S. Francesco, a poco dopo la sua morte, poiché i 27 anni di distanza tra il breve di Alessandro IV del 1258 e quello di Onorio IV del 1285, sono da ritenersi troppo pochi, per raggiungere una considerevole importanza.
E’ comunque noto che alla data del 1285, il Convento aveva una sua consistenza all’interno della città medioevale.

L’Ordine francescano fu ben accetto tra la popolazione sin dal suo inizio, e partecipò con il Comune a garantire e mantenere la pace fra le parti della città; per questo loro impegno sociale di mediazione, i frati godettero di larga fiducia e prestigio, tanto che gli amministratori comunali furono sempre grati ai minoriti, con ampie elargizioni di elemosine ed aiuti.
Ogni anno davano loro del denaro per tonache, e contribuivano alle spese di alcune feste religiose.
Nel 1377 il Comune concesse ai frati l’acqua, con la costruzione di un apposito condotto «aptum et bene preparatum ad aquam ducendam», beneficio concesso soltanto a personaggi di gran merito e degni di speciale riguardo.

Ai frati di S. Francesco era data in consegna una delle tre chiavi che serravano i documenti importanti della Comunità, e che erano conservati nell'archivio detto appunto delle «Tre Chiavi».

Il Convento custodiva una prestigiosa biblioteca, la quale, nel 1469, fu arricchita con i testi di medicina donati dal medico trevano Berardo Mazzieri, che riteneva la biblioteca del Convento degna del suo patrimonio librario.
Berardo Mazzieri ebbe in cura i papi Eugenio IV e Niccolò V; fu costretto alla fuga, perché accusato di aver fatto morire di veleno Malatesta Baglioni di cui era medico di fiducia.

L’importanza del Convento non venne mai meno, tanto che in esso si tennero i Capitoli provinciali del 1544 del 1566.
In occasione del primo, gli amministratori comunali deliberarono di dare ai frati una coppa di grano ed una soma di vino.
Elargizioni furono fatte dal Comune anche nel 1648 per la ricostruzione del Cenobio.

Con decreto 28 maggio 1810, cui seguì l’annessione dello Stato della Chiesa all’Impero francese, furono soppressi conventi, monasteri e corporazioni religiose.
Così i frati lasciarono il Convento di Trevi senza farci più ritorno.
L’archivio e la biblioteca andarono completamente dispersi.

Oggi il complesso è sede della cosiddetta "Raccolta d'Arte di S. Francesco" e del "Museo della Civiltà dell'Ulivo".

LA CHIESA

La prima chiesa che ebbe a far parte del Convento, fu la chiesa romanica di S. Maria, della quale si ha testimonianza nella epigrafe, oggi murata nella cimasa del timpano della parete ovest.
Detta epigrafe, che incornicia una croce con decorazioni floreali, recita: MAG(iste)R ANGELO FECIT HOC OP(us) AN(n)O D(omi)NI MCCLXVIII M(en)SE MAII. AVE MARIA GRA(tia plena) DOMIN(us) TECU(m) B(e)N(e)D(i)CTA TU.

Di questo edificio rimane ancora oggi parte della facciata del lato ovest, inglobata nella costruzione dell’attuale parete di fondo della chiesa coperta dalla quinta progettata dal Valadier.
Della facciata originaria rimangono: la cortina muraria in blocchetti di pietra calcarea locale, il portale e l’ingombro del rosone, che fu successivaemente spostato nella posizione attuale.

Il 7 maggio 1291, Niccolò IV concesse indulgenze a quanti avessero visitato la chiesa nella festività della Madonna, di S. Francesco, di S. Antonio e nell’anniversario della dedicazione.

Tra la fine del sec. XIII e gli inizi del successivo, iniziò la costruzione della nuova chiesa, nella quale, nel 1310, fu sepolto con tanti onori il B. Ventura, vissuto a lungo in un eremo di Pissignano, la cui fama di santità e di venerazione tra la gente fece sì che la originaria intitolazione a S. Maria si mutasse in quella del B. Ventura.

L'edificio francescano di Trevi, secondo lo stile degli Ordini mendicanti, si presenta a unica navata con copertura in capriate di legno, e abside centrale pentagonale fiancheggiata da due cappelle a pianta rettangolare.

Il lato sud della sacra aula, accoglie il trecentesco portale d'ingresso, formato da fasci di colonnine terminanti con capitelli fogliati, su cui poggiano due leoncini sporgenti, che si congiungono a formare un arco ogivale; nella chiave di volta è scolpito l'Agnello mistico. All'interno dell'arco è una lunetta con affresco della fine del sec. XIV, raffigurante la Madonna con il Bambino, S. Francesco e S. Chiara e la scritta frammentaria: «Hoc opus fecit fieri ... MCCCC».
L'opera è stata attribuita al "Maestro" dell'Abside destra di S. Francesco a Montefalco, come le Storie di S.Onofrio nella parte destra della chiesa e S. Michele Arcangelo nella controfacciata.

All'interno, l'unica navata è illuminata da una monofora, da una grande bifora posta al centro dell'abside e dal rosone da cui entra la luce al tramonto.
Detto rosone, un tempo ornante la facciata principale dell'edificio, si presenta con colonnine a raggiera; ai suoi lati tre piccoli rosoni tamponati; al vertice del timpano è un'epigrafe con a fianco le sculture raffiguranti il papa e l'imperatore.

Le pareti interne della chiesa dovevano essere quasi completamente ricoperte di dipinti.

L'abside pentagonale, ingentilita da un bel coro del sec. XVII, mostra un ciclo di affreschi della metà del sec. XIV, con le Storie della Vita della Madonna. L'opera, a detta del Todini, è da attribuire al "Maestro di Trevi"; dello stesso artista sarebbero anche gli affreschi delle cappelle laterali.
Nelle lunette sono i quattro evangelisti, di cui rimangono Matteo e Marco.

La zona presbiterale è attraversata, in alto, da una trave lignea dipinta dal "Maestro del dittico Poldi Pezzoli", sulla quale poggia una trecentesca Croce da iconostasi, con le consuete immagini della Vergine e di S. Giovanni nelle tabelle laterali, il Cristo benedicente nel tondo in alto, S. Francesco ai piedi del Crocifisso.

La cappella di destra, che custodisce i resti del B. Ventura di Pissignano, è ornata da ammirevoli affreschi del sec. XIV; tra i quali: S. Emiliano; i SS. Ventura, Nicolò e Andrea; Due profeti; S. Giovanni Battista; una Santa; i Quattro Evangelisti; i SS. Pietro e Paolo; un Santo francescano in un paesaggio.

La cappella di sinistra, dedicata a S. Antonio da Padova, presenta, oltre a cenotafi della famiglia Valenti ed alla statua settecentesca del Santo padovano, piacevoli affreschi del sec. XIV, raffiguranti Santi entro edicole (B. Urbano, S. Caterina d'Alessandria, S. Antonio da Padova, S. Stefano).

Ai lati dell'abside, su mensole di legno, sono le statue lignee raffiguranti i SS. Chiara e Francesco (sec. XVII).

Nella parete di sinistra, sopra l'ingresso della antica sacrestia, sono due immagini quattrocentesche raffiguranti la Madonna con Bambino.

Una piccola porta immette nella attuale sacrestia dove si conserva un lavabo da sacrestia in maiolica di fattura gualdese del sec. XVII.

Nella parete di sinistra della navata della chiesa, è l'altare delle Stimmate di S. Francesco, ornato da una bella tela di Avanzino Nucci, raffigurante il Santo assisiate e le stimmate. Ai lati della cornice, entro i rincassi, sono raffigurati: la Visione dei Troni; S. Diego; la Predica di S. Francesco a Trevi; la Liberazione del carcerato per opera di frate Leone; il B. Ventura; S. Francesco in visita ai malati; S. Francesco in gloria.

Addossato alla parete della navata, è il cinquecentesco organo monumentale, già considerato «rarissimo esemplare superstite di quel tipo che nel Rinascimento veniva definito organo da muro».
A sinistra è l'altare della Crocifissione, ingentilito da una bella tela raffigurante Gesù in Croce; vicini sono dipinti murali del sec. XIV, raffiguranti: Papa Urbano V e S. Caterina di Alessandria.
Nella nicchia, è un grande affresco di Fabio Angelucci da Mevale (1577), raffigurante la Sacra famiglia e Santi.

Nella parete di fondo è il sarcofago in pietra del sec. IV, che conservò il corpo del B. Ventura; al di sopra sono resti di dipinti del sec. XIV, e a sinistra l'affresco di Scuola folignate della seconda metà del sec. XV, raffigurante S. Bernardino da Siena e Santi.

Ancora, nella parete di fondo sono altri frammenti di affreschi del sec. XIV; riconoscibili una chiesa e un prelato e forse Cristo flagellato.

Nella parte destra della navata, sono affreschi del sec. XIV con le Storie di S.Onofrio.

Bello l'altare dedicato allo Spirito Santo (1613), ornato da una tela attribuita a Simeone Ciburri (†1614), raffigurante la Discesa dello Spirito Santo sopra la Vergine e gli Apostoli. Accanto è l'affresco del sec. XIV con la Madonna e il Bambino in trono.

A sinistra dell'ingresso principale alla chiesa è collocata una bella acquasantiera rinascimentale, al di sopra della quale è un mutilo affresco del sec. XV raffigurante S. Antonio da Padova. Segue il dipinto raffigurante la Madonna col Bambino e S. Pietro da Verona, martire domenicano.

Vicino è l'altare dedicato alla "Madonna della Neve" (1620), con una bella tela di Ascensidonio Spacca detto il "Fantino" (1557-1646).

Avanzando, sono altri frammenti di affreschi del sec. XIV, tra i quali la Presentazione di Gesù al Tempio.


a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti:
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