Cap. VII: lez. I - IX
VII. IL TRANSITO
LEZIONE I
L'uomo di Dio ormai era confitto con Cristo sulla
croce, con la carne e con lo spirito, e perciò non
solo veniva elevato in Dio dall'incendio dell'amore serafico,
ma si sentiva anche trafitto dal fervore dello zelo per le
anime, e insieme con il suo crocifisso Signore sentiva la
sete di salvare tutti quelli che si devono salvare.
E, siccome non poteva camminare a causa dei chiodi sporgenti
sui piedi, faceva portare attorno per città e paesi
quel suo corpo mezzo morto. Così, quale secondo Angelo
che sale dal luogo dove sorge il sole, egli voleva infiammare
il cuore dei servi di Dio con una divina fiamma di fuoco:
dirigerli sulla via della pace e segnare col sigillo del Dio
vivo la loro fronte. Ardeva anche d'un gran desiderio di ritornare
a quella sua umiltà degli inizi, per servire, come
da principio, ai lebbrosi e per richiamare al primitivo servizio
il corpo ormai consumato dalla fatica.
LEZIONE II
Si proponeva di fare grandi imprese, con Cristo come condottiero,
e, mentre le membra si sfasciavano, forte e fervido nello
spirito, sognava di rinnovare il combattimento e di trionfare
sul nemico.
Ma, certo perché crescesse il cumulo dei suoi meriti
per quella pazienza perfetta che porta veramente tutti i meriti
a compimento, il piccolino di Cristo incominciò ad
essere colpito da varie malattie. Erano così gravi
che in ognuna delle membra eran diffuse sofferenze e dolori,
la carne era ormai consumata e sulle ossa ormai rimaneva soltanto
la pelle.
Pressato dalle aspre sofferenze del corpo, quelle penose angosce
non le chiamava pene, ma sorelle sue e, nella lieta sopportazione
delle stesse, innalzava al Signore grandi lodi e ringraziamenti:
ai frati che lo assistevano sembrava quasi di avere sotto
gli occhi un altro Paolo, a causa di quel gloriarsi gioioso
ed umile nelle infermità, e di vedere un altro Giobbe,
a causa di quella vigoria e imperturbabilità d'animo.
LEZIONE III
Egli, del resto, aveva conosciuto molto tempo prima
il momento del suo transito. Quando il giorno della morte
fu imminente, disse ai frati che presto doveva deporre il
tabernacolo del proprio corpo, come gli era stato mostrato
da Cristo .
Erano passati due anni dall'impressione delle stimmate e vent'anni
dalla sua conversione. Egli chiese che lo portassero a Santa
Maria della Porziuncola: voleva pagare il suo debito alla
morte e avviarsi al premio della ricompensa eterna, proprio
là dove, ad opera della Vergine Madre di Dio, aveva
concepito lo spirito di perfezione e di grazia. Condotto al
luogo predetto, per mostrare con l'autenticità dell'esempio
che nulla egli aveva in comune col mondo, durante quella malattia
che mise fine a ogni infermità, si pose tutto nudo
sulla terra: voleva, in quell'ora estrema, lottare nudo con
il nemico nudo.
Giacendo, così denudato, nella polvere della terra,
l'atleta di Cristo con la mano sinistra ricoprì la
ferita del fianco destro, che non si vedesse, e, levata al
cielo, secondo il suo solito, la serena faccia, tutto teso
a quella gloria, incominciò a magnificare l'Altissimo,
perché - sciolto da tutto - liberamente ormai stava
per passare a Lui.
LEZIONE IV
Finalmente, quando sovrastava ormai l'ora del suo
trapasso, fece venire a sé tutti i frati che dimoravano
nel luogo e, consolandoli della sua morte con parole carezzevoli,
li esortò con affetto paterno all'amore di Dio.
Inoltre lasciò loro in testamento, per diritto di successione,
il possedimento della povertà e della pace e li ammonì
premurosamente a tenersi fissi alle realtà eterne e
a premunirsi contro i pericoli di questo mondo; li indusse,
con le parole più efficaci che poté, a seguire
perfettamente le orme di Gesù crocifisso.
E mentre i figli stavano tutt'intorno a lui, il patriarca
dei poveri, con gli occhi ormai offuscati, non per la vecchiaia
ma per le lacrime, l'uomo santo, quasi cieco e ormai prossimo
a morire, incrociò le braccia e stese su di loro le
mani in forma di croce (aveva sempre amato questo gesto) e
benedisse tutti i frati, presenti e assenti, nella potenza
e nel nome del Crocifisso.
LEZIONE V
Chiese, poi, che gli venisse letto il Vangelo secondo Giovanni,
a incominciare dal versetto: Prima del giorno della Pasqua:
voleva sentire in esso la voce del Diletto che bussava, dal
quale lo divideva ormai soltanto la parete della carne. Finalmente,
siccome si erano compiuti in lui tutti i misteri, pregando
e salmeggiando l'uomo beato s'addormentò nel Signore.
E quell'anima santissima, sciolta dalla carne, venne sommersa
nell'abisso della chiarità eterna.
In quello stesso momento uno dei suoi frati e discepoli veramente
famoso per la sua santità, vide quell'anima beata salire
direttamente in cielo: aveva la forma di una stella fulgentissima,
e una nuvoletta candida la sollevava al di sopra di molte
acque: quell'anima, fulgida per il candore della coscienza
e risplendente di meriti, veniva portata in alto dalla sovrabbondanza
della grazia e delle virtù deiformi; perciò
non si poteva, per lei, neppure un poco, ritardare la visione
della luce celeste e della gloria.
LEZIONE VI
Così pure: l'allora ministro dei frati nella
Terra di Lavoro, che si chiamava Agostino, uomo caro a Dio,
si trovava in punto di morte. Pur avendo perso ormai da tempo
la parola, improvvisamente esclamò, in modo che tutti
i presenti lo sentirono: «Aspettami, Padre, aspetta!
Ecco: sto già venendo con te!».
Siccome i frati chiedevano, stupiti, a chi stava parlando
in quella maniera, egli affermò di vedere il beato
Francesco che stava andando in cielo; e subito, detto questo,
anche lui felicemente spirò.
Nella medesima circostanza, il vescovo d'Assisi si trovava
al santuario di San Michele sul monte Gargano: il beato Francesco
gli apparve, tutto lieto, nel momento del suo transito e gli
disse che stava lasciando il mondo per passare gioiosamente
in cielo. Al mattino, il vescovo, alzatosi, raccontò
ai compagni quanto aveva visto e, ritornato ad Assisi indagò
sollecitamente e riscontrò con certezza che il beato
Padre era uscito da questa vita nel momento in cui glielo
aveva notificato per visione.
LEZIONE VII
L'immensa bontà del cielo si è degnata,
poi, di mostrare con molti prodigi e miracoli, anche dopo
la sua morte, quanto sia stata eccelsa la santità di
quest'uomo preclaro.
Per l'invocazione di lui e per i suoi meriti, la onnipotente
virtù di Dio restituì la vista ai ciechi, l'udito
ai sordi, la parola ai muti, la giusta andatura agli zoppi,
la sensibilità e il moto ai paralitici; inoltre ridonò
la piena efficienza fisica alle membra paralizzate, rattrappite
e rotte; potentemente sottrasse dal carcere i rinchiusi, ai
naufraghi concesse il porto della salvezza, un parto felice
alle gestanti in pericolo, e cacciò i demoni dal corpo
degli ossessi, finalmente restituì a mondezza e salute
chi era afflitto da perdite di sangue e da lebbra, integrità
perfetta a chi era stato mortalmente ferito e, cosa maggiore
di tutte, i morti alla vita.
LEZIONE VIII
Continuano, per opera sua, in grande abbondanza,
nelle varie parti del mondo, i benefici di Dio, come ho provato
anch'io, che ho descritto i fatti antecedenti, per esperienza
diretta, in me stesso.
Mia madre, infatti, quando io ero ancora fanciullino, fece
voto per me a san Francesco, perché ero malato molto
gravemente: ed io fui strappato dalle fauci stesse della morte
e restituito, sano e salvo, nel vigore della vita.
Siccome ho ben vivo questo fatto nella memoria, ora lo proclamo
e ne do testimonianza veritiera: non voglio essere rimproverato
come ingrato, se taccio un beneficio così grande.
Accetta, dunque, o padre beato, il mio ringraziamento, per
quanto scarno e inadeguato ai tuoi meriti e ai tuoi benefici,
e, accogliendo i nostri desideri, scusa le nostre colpe; libera
i tuoi fedeli devoti dai mali presenti e fa che raggiungano
i beni sempiterni.
LEZIONE IX
Concludiamo il discorso con una specie di ricapitolazione
sommaria .
Chiunque ha letto fino in fondo le pagine precedenti, rifletta
su questa considerazione conclusiva: la conversione avvenuta
in modo ammirabile, l'efficacia nel proclamare la Parola di
Dio, il privilegio delle virtù sublimi, lo spirito
di profezia unito alla penetrazione delle Scritture, l'obbedienza
da parte delle creature prive di ragione, l'impressione delle
sacre stimmate e il celebre transito da questo mondo al cielo,
sono, in Francesco, sette luminose testimonianze che dimostrano
e garantiscono a tutto il mondo che egli, preclaro araldo
di Cristo, porta in se stesso il sigillo del Dio vivente e,
perciò, è degno di venerazione per la missione
ricevuta, ci propone una dottrina autentica, è ammirevole
nella santità.
Con sicurezza, dunque, seguano Lui coloro che escono dall'Egitto:
le acque del mare verranno divise dal bastone della croce
di Cristo; essi passeranno il deserto e, attraversato il Giordano
della vita mortale, per la meravigliosa potenza della Croce
stessa, entreranno nella terra promessa dei viventi .
Là, per i buoni uffici del beato padre, ci introduca
Gesù, inclito salvatore e nostra guida.
A Lui, in Trinità perfetta con il Padre e con lo Spirito
Santo, ogni lode, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Fine della Vita breve
del beato Francesco
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