Cap. IV: lez. I - IX
IV. DEDIZIONE ALLA PREGHIERA
E SPIRITO DI PROFEZIA
LEZIONE I
Il servo di Cristo, vivendo nel corpo, si sentiva
in esilio dal Signore e, mentre al di fuori era divenuto totalmente
insensibile, per amor di Cristo, ai desideri della terra,
si sforzava, pregando senza interruzione, di mantenere lo
spirito alla presenza di Dio, per non rimanere privo della
consolazione del Diletto.
Camminando e sedendo, in casa e fuori, lavorando e riposando,
con la forza della mente restava così intento nella
orazione da sembrare che avesse dedicato ad essa ogni parte
di se stesso: non solo il cuore e il corpo, ma anche l'azione
e il tempo.
Molte volte veniva investito da tale eccesso di devozione
che, rapito al di sopra di se stesso, e oltrepassando i limiti
della sensibilità umana, ignorava totalmente quanto
avveniva al di fuori, intorno a lui.
LEZIONE II
Per accogliere con maggior raccoglimento l'interiore
elargizione delle consolazioni spirituali, si recava nella
solitudine e nelle chiese abbandonate, per pregarvi di notte,
quantunque anche là provasse le orrende battaglie dei
demoni, che venivano a conflitto con lui, quasi con un contatto
fisico, e si sforzavano di stornarlo dall'impegno della preghiera.
Ma l'uomo di Dio li metteva in fuga con la potenza e l'instancabile
fervore delle preghiere, e così se ne restava solo
e in pace.
Riempiva i boschi di gemiti, cospargeva quei luoghi di lacrime,
si percuoteva il petto e, quasi dall'intimità di un
più segreto santuario, ora rispondeva al giudice, ora
supplicava il Padre, ora scherzava con lo Sposo, ora dialogava
con l'amico.
Là fu visto, di notte, mentre pregava, con le mani
e le braccia stese in forma di croce, sollevato da terra con
tutto il corpo e circondato da una nuvoletta rifulgente: così
la meravigliosa luminosità e il sollevarsi del corpo
diventavano testimonianza della illuminazione e della elevazione
avvenuta dentro il suo spirito.
LEZIONE III
Indizi sicuri comprovano, inoltre, che durante queste
elevazioni, per virtù soprannaturale, gli venivano
rivelate le cose incerte ed occulte della sapienza divina,
anche se egli non le divulgava all'esterno, se non nella misura
in cui urgeva lo zelo della salvezza dei fratelli e dettava
l'impulso della rivelazione dall'alto.
La dedizione instancabile alla preghiera, insieme con l'esercizio
ininterrotto delle virtù, aveva fatto pervenire l'uomo
di Dio a così grande chiarezza di spirito che, pur
non avendo acquisito la competenza nelle Sacre Scritture mediante
lo studio e l'erudizione umana, tuttavia, irradiato dai fulgori
della luce eterna, scrutava la profondità della Scrittura
stessa con intelletto limpido e acuto.
Si posò su di lui anche lo spirito multiforme dei profeti
con tale pienezza e varietà di grazie che, per la potenza
mirifica di quello spirito, egli si faceva vedere presente
ai suoi frati assenti ed aveva notizia sicura dei lontani.
Penetrava pure i segreti dei cuori, come pure preannunziava
gli eventi del futuro.
Lo dimostrano con evidenza molti esempi e noi ne riporteremo
qui alcuni.
LEZIONE IV
Una volta quell'Antonio santo, che era allora predicatore
egregio ed è ora, invece, luminoso confessore di Cristo,
stava predicando ai frati e commentava, con parole dolci come
il miele, l'iscrizione posta sopra la croce: Gesù Nazareno,
re dei Giudei.
Si era durante il capitolo provinciale, tenuto ad Arles. L'uomo
di Dio Francesco, che allora si trovava assai lontano, apparve
alla porta del capitolo, elevato nell'aria e, benedicendo
i frati con le mani stese in forma di croce, ricolmò
il loro spirito con tanta varietà di consolazioni da
renderli sicuri che quella apparizione meravigliosa era dotata
di potenza celeste: era il loro stesso spirito a testimoniarlo,
dentro di loro.
D'altronde, siccome il fatto non rimase nascosto al beato
padre, palesemente da ciò stesso risulta chiaro quanto
il suo spirito fosse aperto alla luce della Sapienza eterna,
quella che è più mobile di ogni moto e per la
sua purezza penetra e riempie ogni cosa, si trasfonde nelle
anime sante e forma gli amici di Dio e i profeti.
LEZIONE V
Una volta i frati si erano radunati a Capitolo a
Santa Maria degli Angeli, secondo l'usanza. Uno di loro, protetto
dal mantelletto di qualcuno che lo difendeva, non voleva assoggettarsi
alla disciplina. Il Santo, che allora stava segregato in cella
a pregare, per fare da intermediario tra i frati e Dio, vide
ciò in ispirito, fece chiamare a sé uno di loro
e gli disse: «O fratello, ho visto sulla schiena di
quel frate disobbediente un diavolo, che gli stringeva il
collo: soggiogato da un simile cavaliere, egli seguiva le
sue redini e i suoi incitamenti e disprezzava il freno dell'obbedienza.
Va, dunque, e dì al frate che senza indugio pieghi
il collo sotto la santa obbedienza: così suggerisce
di fare anche colui per le cui insistenti preghiere quel demonio
si è allontanato sconfitto». Ammonito per ambasciatore,
il frate sentì spirito di pentimento e ricevette la
luce della verità; si prostrò con la faccia
a terra davanti al vicario del Santo, si riconobbe colpevole,
chiese perdono, accolse e sopportò pazientemente la
disciplina e d'allora in poi obbedì umilmente in ogni
cosa.
LEZIONE VI
Al tempo in cui egli, sul monte della Verna, se ne
restava rinchiuso nella cella, uno dei suoi compagni provava
gran desiderio di avere un qualche scritto con le parole del
Signore, firmato da lui di propria mano.
Credeva, infatti che con questo mezzo avrebbe potuto eliminare
o almeno, di certo, sopportare con minor pena la grave tentazione,
da cui era vessato: tentazione non carnale, ma di spirito.
Languiva per tale desiderio ed era interiormente angustiato,
perché, umile qual era, riservato e semplice, si lasciava
vincere dalla vergogna e non osava confidare la cosa al reverendo
Padre. Ma se non lo disse a lui l'uomo, glielo rivelò
lo Spirito.
Francesco, infatti, ordinò a quel frate di portargli
inchiostro e carta e, scrivendo le lodi del Signore con una
benedizione per lui di propria mano, come quello desiderava,
gli offrì benignamente quanto aveva scritto - e tutta
quella tentazione scomparve definitivamente.
Quello stesso bigliettino, poi, fu tenuto in serbo e, in seguito,
apportò a moltissimi la guarigione: così, da
questo risulta chiaramente a tutti quale merito abbia avuto
davanti a Dio chi lo ha scritto ed ha lasciato in un fogliettino
firmato una potenza così grande ed efficace.
LEZIONE VII
In un'altra circostanza, una nobildonna a Dio devota,
si recò fiduciosamente dal Santo e lo supplicava con
tutte le forze a voler intercedere presso il Signore per suo
marito, che era molto cattivo con lei e la faceva soffrire,
perché la osteggiava nel servizio di Cristo: che il
Signore, con una larga infusione della sua grazia, ne mitigasse
la durezza di cuore .
Udito questo, l'uomo santo e pietoso, con santi discorsi la
confermò nel bene, l'assicurò che sarebbe venuta
presto la consolazione da lei desiderata e, finalmente, le
comandò di far sapere al marito, da parte di Dio e
sua, che «ora era tempo di clemenza, poi sarebbe stato
tempo di giustizia». Credette la donna alle parole,
che il servo del Signore le aveva detto e, ricevuta la benedizione,
ritornò in fretta a casa. Incontrato il marito, gli
narrò il colloquio avuto, aspettando senza dubitare
che si realizzasse la promessa, secondo il suo desiderio.
Non appena quelle parole risuonarono alle orecchie di quell'uomo,
cadde sopra di lui lo spirito di grazia e gli intenerì
il cuore, tanto che, da allora in poi, lasciò che la
devota coniuge servisse liberamente a Dio e si offrì
di servire il Signore insieme con lei.
Dietro persuasione della santa moglie, condussero per molti
anni vita da celibi e poi, nello stesso giorno, la donna al
mattino e l'uomo a vespro tornarono al Signore: sacrificio
mattutino, la prima; l'altro, sacrificio vespertino.
LEZIONE VIII
Nel tempo in cui il servitore del Signore giaceva malato a
Rieti, fu colpito da grave infermità un canonico di
nome Gedeone, vizioso e mondano.
Lo portarono, steso sul lettuccio, da lui: e lo pregava, insieme
con gli astanti, di benedirlo con il segno della croce.
Ed egli a lui: «Siccome un tempo sei vissuto secondo
i desideri della carne, senza temere i giudizi di Dio, io
ti benedirò con il segno della croce - non per te,
ma per le devote preghiere di costoro. Però in questo
modo: che fin d'ora io ti faccio sapere con certezza che soffrirai
pene più gravi se, quando sarai guarito, ritornerai
al vomito».
Fece su di lui il segno della croce, dalla testa ai piedi:
scricchiolarono le ossa della sua schiena - e tutti sentirono
- come quando si rompe legna secca con le mani. Subito colui
che giaceva rattrappito si alzò sano e, prorompendo
in lodi a Dio disse: «Sono guarito».
Ma, trascorso un po' di tempo, si dimenticò di Dio
e si abbandonò di nuovo all'impudicizia.
Una sera era andato a cena, ospite di un canonico, ed era
rimasto la notte a dormire con lui: il tetto della casa improvvisamente
precipitò su tutti loro ed uccise lui solo. Tutti gli
altri sfuggirono alla morte.
E così avvenne che, simultaneamente, in quell'unico
avvenimento si manifestò chiaramente quanto sia severo
contro gli ingrati lo zelo della giustizia divina e quanto
fosse veritiero e sicuro nel predire eventi dubbi lo spirito
di profezia, di cui Francesco era ricolmo.
LEZIONE IX
Dopo il suo ritorno dai paesi d'oltremare, si recò
una volta a Celano per predicare.
Un cavaliere lo invitò, con umiltà e devozione
e con grande insistenza, a pranzo, e quasi lo costrinse contro
sua voglia .
Ma prima che prendessero cibo, l'uomo devoto stava, secondo
la sua abitudine, offrendo con la mente preci e lodi a Dio,
quando vide in spirito che per quell'uomo ormai era imminente
la morte, e il giudizio.
Rapito fuori di sé, rimaneva con gli occhi levati al
cielo. Terminata finalmente l'orazione, prese in disparte
il buon ospitante e gli predisse che la morte era vicina,
lo ammonì a confessarsi e lo stimolò, con tutte
le sue forze, al bene.
L'uomo acconsentì subito alle parole del Santo e manifestò
al compagno di lui in confessione tutti quanti i peccati:
mise ordine alle cose sue, si affidò alla misericordia
divina e si preparò meglio che poté ad accogliere
la morte.
Pertanto: mentre gli altri attendevano a rifocillare il corpo,
il cavaliere, che appariva sano e forte, esalò improvvisamente
l'anima, secondo la parola dell'uomo di Dio. Certo egli fu
portato via da una morte repentina; ma, per lo spirito profetico
del Santo, poté premunirsi con le armi della penitenza
e così sfuggì alla dannazione eterna ed entrò
nei tabernacoli eterni, secondo la promessa del Vangelo.
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