Cap. II: lez. I - IX
II. FONDAZIONE DELL'ORDINE
EFFICACIA NELLA PREDICAZIONE
LEZIONE I
Così era ormai compiuto il restauro delle
tre chiese. Mentre egli dimorava assiduamente in quella dedicata
alla Vergine, favorito dai meriti di Colei che profferse il
prezzo della nostra salvezza, meritò di scoprire la
via della perfezione, mediante lo spirito della verità
evangelica in lui divinamente infuso.
Un giorno, durante la celebrazione della Messa, si leggeva
quel brano del Vangelo, nel quale i discepoli vengono inviati
a predicare e viene dettata ad essi la norma della vita evangelica:
non possedete oro né argento né rame nelle vostre
cinture, non borsa da viaggio né due tuniche, né
sandali, né bastone: subito, a tali parole, lo investì
e rivestì lo Spirito di Cristo con tale potenza che
lo trasformò in quella norma di vita, non solo in rapporto
al modo di conoscere e di sentire, ma anche in rapporto al
modo di vivere e di vestire .
Immediatamente depose le calzature, gettò via il bastone,
ripudiò borsa e denaro e, contento di una sola tonacuccia,
lasciò la cintura e come cingolo prese una fune e mise
tutto lo slancio del cuore nel ricercare in quale modo realizzare
le cose sentite e rendere se stesso in tutto conforme alla
regola della santità apostolica.
LEZIONE II
Finalmente, tutto acceso dalla forza fiammeggiante
dello Spirito di Cristo, cominciò, come un altro Elia,
a farsi appassionato predicatore della verità; cominciò
ad avviare alcuni alla giustizia perfetta; cominciò
ad avviare tutti gli altri a penitenza.
Non erano, i suoi, discorsi vani o degni di riso: erano pieni
della forza dello Spirito Santo; erano tali che penetravano
nel profondo del cuore: suscitavano perciò, forte stupore
negli ascoltatori e piegavano, con la loro forza e la loro
efficacia, la mente degli ostinati.
Siccome il suo proposito, sublime e santo, veniva a conoscenza
di molti attraverso la semplice veracità sia della
sua dottrina sia della sua vita, alcuni incominciarono a sentirsi
animati a penitenza dal suo esempio e a lasciare tutto per
unirsi strettamente con lui, nell'abito e nella vita: l'umile
uomo giudicò che si chiamassero «frati minori».
LEZIONE III
In seguito alla chiamata di Dio, il numero dei frati
era ormai salito a sei. Il loro pio padre e pastore, trovato
un luogo solitario, in molta amarezza di cuore piangeva sulla
sua vita di adolescente, trascorsa non senza colpa: mentre
chiedeva perdono e grazie, per sé e per la prole, che
in Cristo aveva generato, si sentì invadere da una
singolare, esuberante letizia e si sentì garantire
che tutte le colpe gli erano state rimesse pienamente: fino
all'ultimo quadrante.
Rapito, perciò, al di fuori di sé e totalmente
assorbito in una luce vivificante, luminosamente vide gli
avvenimenti futuri che riguardavano lui e i suoi frati, come
egli stesso, in seguito, rivelò familiarmente a conforto
del piccolo gregge, quando preannunciò che per la clemenza
di Dio l'Ordine avrebbe progredito e si sarebbe ampliato.
In pochi giorni alcuni altri si unirono a lui e raggiunsero
il numero di dodici. Perciò il servitore del Signore
stabilì di presentarsi alla Sede Apostolica con quell'adunata
di uomini semplici, per chiedere con umiltà e insistenza
alla stessa santissima Sede di confermare con la sua autorità
plenaria la norma di vita che il Signore antecedentemente
gli aveva mostrata e che egli aveva anche scritta con brevi
parole.
LEZIONE IV
Egli, dunque, si affrettava per presentarsi, secondo
quanto stabilito, al cospetto del Sommo Pontefice, papa Innocenzo
III. Ma lo prevenne, nella sua degnazione e clemenza, Cristo
potenza e sapienza di Dio, che, per mezzo di una visione,
ammonì il suo Vicario a prestare ascolto con dolcezza
e ad acconsentire con benevolenza alle suppliche di quel poverello.
Difatti il Pontefice romano vide in sogno la Basilica Lateranense
che stava ormai per crollare e un uomo poverello, piccolo
e spregevole, che la sorreggeva, mettendovi sotto le proprie
spalle, perché non cadesse.
Il saggio pontefice, pertanto, contemplando nel servitore
di Dio la povertà, la costanza nel perseguire la perfezione,
lo zelo per le anime, l'infocato fervore di una volontà
santa, esclamò: «Veramente questi è colui
che con l'opera e la dottrina sorreggerà la Chiesa
di Cristo». Perciò, concependo da allora speciale
devozione verso di lui e inchinandosi in tutto alle sue richieste,
approvò la Regola, conferì il mandato di predicare
la penitenza, concesse tutte le cose domandate e liberamente
promise che di più ne avrebbe concesso in seguito.
LEZIONE V
Contando, da allora, sulla grazia che viene dall'alto
e sull'autorità del Pontefice, Francesco affrontò
con molta fiducia il cammino verso la valle Spoletana, deciso
a realizzare coi fatti e ad insegnare con la parola la verità
della perfezione evangelica, che aveva concepita nella mente
e promessa in voto con la professione.
Mosse, inoltre, con i compagni la questione se dovevano vivere
abitualmente in mezzo alla gente o appartarsi nei luoghi solitari.
Dopo aver indagato con l'insistenza della preghiera quale
fosse il volere divino su questo punto, fu illuminato dal
responso di una rivelazione celeste e comprese che egli era
stato inviato da Dio a questo scopo: guadagnare a Cristo le
anime, che il diavolo si sforza di rapire.
Stabilì, perciò, che bisognava scegliere di
vivere per tutti, piuttosto che per sé solo.
Si raccolse con i frati in un tugurio abbandonato, vicino
ad Assisi, per viverci con tutti i rigori della vita religiosa,
secondo la norma della santa povertà e predicare alle
popolazioni la parola di Dio, secondo l'opportunità
del tempo e del luogo.
Divenuto, dunque araldo del Vangelo, si aggirava per città
e paesi, annunciando il regno di Dio non con il linguaggio
dotto della sapienza umana, ma nella potenza dello Spirito
Santo: il Signore dirigeva quel parlatore con rivelazioni
anticipatrici e confermava la sua parola con i prodigi che
la accompagnavano.
LEZIONE VI
Una volta, com'era suo costume, egli era intento
a vegliare in preghiera, fisicamente lontano dai figli.
Verso la mezzanotte, mentre alcuni dei frati dormivano, alcuni
pregavano, un carro di fuoco di mirabile splendore, sopra
il quale era posto anche un globo di fuoco luminosissimo,
in forma di sole, entrò dalla porticina della dimora
dei frati e per tre volte si volse in qua e in là per
I 'abitazione.
A quella vista meravigliosa e preclara, rimasero stupefatti
quelli che vegliavano; furono, insieme destati e atterriti
quelli che dormivano: e avvertirono con pari intensità
la chiarezza del cuore e quella del corpo, giacché,
per virtù di quella luce mirabile, la coscienza di
ciascuno fu nuda davanti alla coscienza di tutti gli altri.
Compresero tutti concordemente, mentre tutti leggevano nel
cuore di ciascuno, che il Signore aveva fatto vedere loro
il santo padre Francesco trasfigurato in quella immagine,
per significare che egli era venuto nello spirito e nella
potenza di Elia ed era stato eletto principe della milizia
spirituale, cocchio di Israele e suo auriga.
E, appunto, il Santo, ritornato tra i frati, incominciò
a fortificarli spiritualmente, sulla base della visione mostrata
loro dal cielo, cominciò a scrutare minutamente i segreti
delle loro coscienze e a predire, inoltre, il futuro e a risplendere
con tali miracoli da mostrare chiaramente e palesemente come
il duplice spirito di Elia si era posato su di lui con la
sua pienezza, così che incamminarsi dietro la sua dottrina
e la sua vita era per tutti la cosa più sicura.
LEZIONE VII
Un religioso, di nome Morico, che apparteneva allora
all'Ordine dei Crociferi, si trovava in un ospedale vicino
ad Assisi, colpito da una infermità così grave
e così prolungata da farlo credere ormai prossimo a
morte.
Divenuto un supplicante per interposta persona, chiedeva insistentemente
all'uomo di Dio di volere intercedere presso Dio in suo favore.
Accondiscese benevolmente l'uomo pietoso e, dopo aver pregato,
prese delle briciole di pane, le mescolò con l'olio
della lampada che ardeva davanti all'altare della Vergine
e, per mano dei frati, fece portare all'infermo quello speciale
elettuario, dicendo: «Questa medicina, portatela al
nostro fratello Morico: per mezzo di essa la potenza di Cristo
non soltanto gli ridonerà piena salute, ma lo farà
diventare un robusto combattente tra le nostre file, e ci
resterà per sempre».
Appena l'infermo ebbe assaggiato quell'antidoto, fabbricato
per invenzione dello Spirito Santo, si alzò sano e
ottenne da Dio tanta vigoria di corpo e di spirito che di
lì a poco entrò nella Religione del Santo, dove
per lungo tempo portò sulle carni la lorica e, contento
al più di cibi crudi, non beveva vino e non mangiava
niente di cotto.
LEZIONE VIII
Sempre in quel tempo, un sacerdote della città
di Assisi, di nome Silvestro - uomo di onorata condotta e
semplice come colomba - vide in sogno tutta quella contrada
circondata da un dragone immenso: sembrava che, a causa della
sua schifosissima e orribile figura, la distruzione fosse
ormai imminente su diverse parti del mondo.
Vedeva, dopo questa immagine, uscir fuori dalla bocca di Francesco
una croce d'oro e risplendente: la sua punta toccava il cielo,
mentre le braccia, protese per il largo, sembravano estendersi
fino ai confini del mondo. Quella apparizione fulgentissima
metteva definitivamente in fuga il drago schifoso e orrendo.
Quando gli fu mostrato ciò per la terza volta, l'uomo
pio e devoto a Dio comprese che Francesco era destinato dal
Signore a questa missione: brandire il vessillo glorioso della
Croce per infrangere la potenza del dragone maligno e illuminare
i fedeli con le splendide luci della verità, contenuta
nella sua vita e nella sua dottrina.
Narrò la visione per ordine all'uomo di Dio e ai frati
e, non molto tempo dopo, lasciò il mondo e si mise
sulle orme di Cristo, sull'esempio del beato padre, con tale
perseveranza che, mediante la sua condotta nell'Ordine, rese
autentica la visione avuta nel secolo.
LEZIONE IX
Un frate di nome Pacifico, quando ancora viveva da
secolare, incontrò il servitore del Signore, che stava
predicando in un monastero vicino al Borgo di San Severino.
Scesa la mano del Signore sopra di lui, vide Francesco segnato
in forma di croce da due splendentissime spade, poste trasversalmente:
una delle spade si stendeva dalla testa fino ai piedi e una
si estendeva da una mano all'altra, attraverso il petto.
Egli non conosceva Francesco di persona, ma lo riconobbe subito,
dopo che gli fu mostrato per mezzo di quella visione miracolosa.
Fortemente stupito, compunto ed atterrito dalla forza delle
sue parole, venne, per così dire, trafitto dalla spada
dello spirito che usciva dalla sua bocca e, disprezzati definitivamente
gli onori vani del mondo, si unì al beato padre mediante
la professione della sua stessa vita.
In seguito, costui progredì in ogni forma di santità
propria della vita religiosa e divenne ministro dell'Ordine
in Francia, difatti fu il primo ad esercitare l'ufficio di
ministro in quel paese. Ma, prima, meritò di vedere
sulla fronte di Francesco un grande Tau, che spiccava per
la varietà dei colori e rendeva meravigliosamente bella
e adorna la sua faccia .
Poiché bisogna sapere che l'uomo di Dio venerava questo
segno e gli era molto affezionato, lo raccomandava spesso
nel parlare, con esso dava inizio alle sue azioni e lo scriveva
di propria mano sotto quei bigliettini che inviava per motivo
di carità, quasi che tutto il suo impegno fosse, come
dice il profeta, nel segnare il Tau sulla fronte degli uomini
che gemono e piangono, convertendosi a Cristo sinceramente.
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