5- Tempio di S. Maria della Consolazione in Todi
Il Tempio di S. Maria della Consolazione
sorge ai piedi del colle di Todi.
La sua fondazione si lega al consueto evento miracoloso: una
guarigione da cecità dovuta al ritrovamento di una edicola
con l’immagine della Vergine.
La tradizione tramanda che un operaio, privo della vista di
un occhio (Iole di Cecco), eseguendo l’ordine del
Comune di liberare dai rovi la zona presso le porte di “S.
Maria” e di “S. Giorgio”,
avesse ripulito dalla polvere il volto dipinto
della Vergine Maria con il proprio fazzoletto.
In seguito, asciugandosi gli occhi con lo stesso fazzoletto,
avrebbe riacquistato miracolosamente la vista.
A questo punto, si prospettò la possibilità
di rendere noto il miracolo anche in regioni lontane, costruendo
un Tempio mariano nelle vicinanze: la chiesa
doveva ospitare l’immagine della Madonna,
e diventare così un punto di pellegrinaggio per malati
di ogni tipo, sorgendo sul luogo di una cappella
medievale già presente.
Dal punto di vista politico, va detto che
il Comune di Todi si trovava in
rapporto di concorrenza con altre città vicine.
Tra l'altro, queste avevano alle loro spalle la costruzione
di prestigiose cattedrali medievali: per Todi
era vantaggiosa la prospettiva di costruire una’importante
edificio in stile rinascimentale,
moderno.
La posizione periferica della chiesa offriva
inoltre il vantaggio di presentare la città con un
oggetto di prestigio, visibile già da fuori.
La paternità del progetto architettonico
non è sicura.
A seconda delle pubblicazioni, si parla di Donato
Bramante, ma soprattutto di rappresentanti della
sua Scuola come: Cola di Caprarola,
Antonio da Sangallo il Giovane,
Galeazzo Alessi, Michele
Sanmicheli e Vignola.
Il finanziamento del progetto avveniva grazie a diverse fonti:
tra queste, grande importanza dovevano avere le offerte versate
dai pellegrini malati.
Fra l'altro, fu iniziata anche la costruzione di un lazzaretto.
Il progetto iniziò ad avvicinarsi al traguardo nel
1586, quando iniziarono la costruzione
del tamburo con tutta la cupola.
Quest'ultima andava già incontro alle forme architettoniche,
che sarebbero diventate tipiche del barocco (infatti, la forma
ovale della cupola è uno dei pochi elementi architettonici
che sottraggono la chiesa ai dettami architettonici
del Rinascimento).
L’edificio è a croce
greca: un blocco base a pianta quadrata
è costruito tra quattro massicci pilastri angolari;
intorno al blocco centrale, si raggruppano quattro
absidi, che formano i bracci della croce e che
delineano gran parte del perimetro della costruzione.
Vista dall'esterno, la chiesa è decorata
da un doppio ordine corinzio di delicate lesene.
La successione delle piccole finestre è ritmata dall'alternarsi di frontoni triangolari e curvi.
Le quattro absidi
sono capeggiate da altrettante semicupole,
che circondano, alla base, la grande terrazza
quadrata, intorno alla quale furono applicate quattro aquile,
simboleggianti il potente Comune di Todi.
Con la sua balaustra, la terrazza
sovrasta il grande blocco a pianta quadrata.
Una grande cupola
a tamburo, corona con la sua lanterna l’intero
edificio, alto più di sessanta metri.
In concordanza con la teoria architettonica rinascimentale,
la visione d'insieme del tempio rende chiaramente
visibili poche forme geometriche essenziali: quadrato, triangolo,
cerchio, cilindro, sfera.
Il progetto ricorda da vicino quello originale della Basilica di S. Pietro a Roma, per la quale Bramante prevedeva, all’epoca, una chiesa a pianta centrale.
Date le minori dimensioni di S. Maria della Consolazione, è chiaro capire come mai il progetto di Todi andò in porto più facilmente di quello di S. Pietro, caratterizzato da continui ripensamenti e compromessi.
Il vantaggio di costruire un edificio
a pianta centrale, è dovuto al fatto
che questa forma si avvicina agli ideali tipici del Rinascimento:
perfezione, equilibrio ed unità dello spazio.
A queste considerazioni di natura stilistica, si contrapponevano,
comunque, degli svantaggi pratici: un problema spesso irrisolto
stava nel fatto che in questi edifici non era chiaro in che
assegnare il posto ideale agli altari ed alla comunità
dei fedeli.
Sistemare uno degli elementi principali della chiesa
in uno dei quattro bracci della croce non poteva infatti che
disturbare la simmetria nel suo insieme.
Ad esempio, non era evidente dove sistemare
la sacrestia, sicché nel
1613 (sei anni dopo il completamento) ne fu aggiunta una esterna,
che si appoggiava al lato nord.
E' chiaro che la costruzione danneggiava sensibilmente l'armonia
esteriore dell'insieme. Ad ogni modo, la sacrestia
fu abbattuta, seppure dopo molto tempo (solo nel 1862, in
occasione dell'unificazione dello stato italiano).
Neanche nel caso dell'immagine
della Madonna era evidente, dal punto di vista
geometrico, da che parte sistemarla, dato che i quattro bracci
della croce si equivalevano (almeno in teoria). Si è
risolto il problema creando a nord un'abside
a pianta semicircolare, che si distingueva dalle altre tre,
di forma poligonale (l'abside circolare
ospita l'immagine ancor oggi).
Vista dal lato, la chiesa risulta
dunque lievemente asimmetrica.
L'immagine di Maria con il Bambino
si trova al suo sito originario, e l'antica credenza di guarigioni
miracolose è sopravvissuta fino al giorno d'oggi.
Le absidi di est, sud ed ovest,
quelle poligonali, sono alleggerite, all'interno, da quattro
nicchie ciascuna.
Ognuna di esse ospita la statua di uno dei dodici apostoli.
Orizzontalmente, vi è una divisione data da un doppio
ordine di lesene (che però non ricalca affatto le proporzioni
date all'esterno).
Nella chiesa si trova, inoltre, una statua
linea di una delle personalità tuderti
di maggior spicco: Papa Martino I, vissuto nel sec.
VII d.C.
La luce proviene da fonti situate a diversi
livelli di altezza tutt'intorno all'edificio.
Questa disposizione sottolinea in maniera ideale l'unità
spaziale della costruzione.
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
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