Spedizione Espressa GRATUITA in Italia per ordini da € 149,00
Approfondimento Storico e Sacro

3- Tempio di S. Fortunato in Todi

Al centro della città di Todi, non distante dalla stupenda piazza, è il Tempio di S. Fortunato, in cui riposano i resti di frate Iacopone.
Qui, i francescani iniziarono ad abitare nella seconda metà del sec. XIII (dal 1254 i lavori di ampliamento sono documentati per la chiesa e per il Convento; nel 1415, come si vedrà, venne dato avvio alla costruzione della solenne chiesa, con la facciata sinora incompiuta); vi rimase una cospicua famiglia di religiosi (Minori conventuali) sino alla deleteria espulsione ottocentesca.

Il Convento di S. Fortunato, che tra l’altro fu spogliato dei suoi tesori dal Bavaro, fu uno dei centri della ribellione capitanata dal francescano frate Nicolò d’Alviano, vescovo scismatico d’Amelia, e da suo fratello Giannotto di Francesco.
Ebbe risonanza internazionale (complicazione di papi e di imperatori) il processo qui celebrato per ribellione ed eresia (1328-1333), contro i seguaci di Ludovico il Bavaro e Pietro di Corbara (antipapa Nicolò V); vi presero parte i francescani delle Custodie di Todi e Narni, e molti nobili, cavalieri ed ecclesiastici della zona; il processo fu celebrato anche a Narni e ad Assisi (Porziuncola e Convento di S. Francesco).

In S. Fortunato insegnò, tra gli altri, il grande teologo francescano: cardinale Matteo di Acquasparta.

***

Prima di salire all’imponente Tempio, è il bel monumento bronzeo dedicato a frate Iacopone; l’opera, datata 1930, è dello scultore Geminiani; il capitello sovrastante la colonna posta a fianco della piccola nicchia, risale al periodo etrusco.

Percorsa la suggestiva scalea, ingentilita da scoscesi minuscoli prati delimitati da siepi, si giunge sulla parte più alta della città di Todi, nelle vicinanze dell’antica Rocca.
Dove ora è il sacro edificio, sorgeva, sin dal 1088, una chiesina intitolata allo stesso S. Fortunato, della quale restano i due lunghi leoni in travertino ai lati della facciata, ed il capitello, ora adibito ad acquasantiera, posto a sinistra nell’interno della chiesa stessa.

Storia, poesia, ascetismo e satira sono espresse sui marmi e sulle pietre della facciata del Tempio, l’elemento più bello dell’intero edificio.

La facciata rimase incompiuta, in quanto la laboriosa costruzione dell’intera chiesa si era protratta dal 1420 a fine secolo, quindi non vi erano più nel popolo, uscito esausto dalle lotte comunali, soldi, forza ed entusiasmo, per portare a termine una siffatta impresa.
Gli architetti che vi lavorarono furono Giovanni di Santuccio di Firenzuola e suo nipote Bartolo d’Angelo; i bassorilievi del piedritto di sinistra sono di Mastro Giovanni, che morì nel 1458, non avendo potuto portare a termine il suo lavoro.

Sul portale centrale, la svasatura a guscio del muro presenta 5 colonnine a spirale e 4 spigoli di piedritto; i due interni sono impreziositi da viticci, mentre le piccole figure stanno dentro piccole edicole con tabernacolo, e la fascia che limita la strombatura è decorata con festoni ricchi di fogliame, che volgono a spirale verso l'alto, incorniciando figure e mezze figure in atteggiamenti spesso forzati e contorti.
Nel primo spigolo di piedritto sono scolpiti, a destra, scene e personaggi del Vecchio Testamento; a sinistra, invece, sono poste in risalto numerose statuine rappresentanti gli Apostoli e scene del Nuovo Testamento.
La differenza di lavorazione tra il segmento di piedritto a destra con quello di sinistra è palese.
A destra le figure sono sciolte, grossolane, mal rilevate, con teste tonde, grosse e attaccate al corpo; i mantelli presentano anch’essi delle grosse pieghe parallele, che scendono senza movimento. Le figure del segmento del piedritto a sinistra, invece, denotano una composizione molto più elaborata, ed uno studio più accurato delle forme. Qui le vesti non ingombrano più i corpi, ma le loro eleganti pieghe ne modellano a perfezione le forme. Le pose sbilunghe, i visi allungati e i toraci indicano come l’artista si sia ispirato alle pure forme gotiche.

Le figure del piedritto di destra sono di Bartolo, nipote di Santuccio, come documenta il pagamento di una fattura per l’acconciatura della statua fatta nel 1443. Le figure del piedritto di sinistra, invece, sono dello stesso Santuccio da Firenzuola.
Pochi testi si soffermano a lungo su alcune figure nude poste sulla parte destra del portale.
Dette immagini hanno un significato etico in quanto, al termine di una colonnina di sinistra, è raffigurato un uomo tutto solo nella sua nudità, quasi riflettesse su se stesso e sulle proprie colpe; mentre un serpente, simbolo del male, strisciando sotto di lui, ne sottolinea l’avvenuta perdizione.

Quasi in antitesi alla raffigurazione del peccato, alcune figure di Santi dai bellissimi e giovani volti, volgono lo sguardo verso l’alto, in atto di preghiera.
Due grandi figure sono poste a destra e a sinistra del portale centrale: l’una è l’Annunziata, con forme molto appesantite (basti notare le pieghe del mantello che scendono dritte e pesanti per tutto il corpo, mentre la tozza e grande mano sorregge un volume e trattiene, allo stesso tempo, il lungo mantello); l’altra, quella dell’Arcangelo Gabriele, è di ben altra fattura.
Questa figura, posata su di un piedistallo troppo grande rispetto alla mensola che lo contiene, si volge quasi in volo, per annunciare l’Incarnazione, alza la mano destra, per metà mutila, in atto di benedire, mentre la sinistra, fine e delicata, scivola mollemente verso i fianchi.
La veste scende lungo il corpo creando fini pieghe trasversali e si protende sino ai piedi, terminando a tergo a mo’ di coda. Nello stesso tempo un lembo di essa, staccandosi dall’omero del braccio destro, svolazza liberamente e con molta leggerezza sulle ali aperte.
Il viso ovale, emanante una espressione dolcissima, è ornato da una ricca chioma inanellata, che ricade sulle forti spalle.
Nella potenza d’espressione, nella finezza plastica di ogni linea, nel movimento delle morbide vesti, affiorano tanta naturalezza e perfezione da far rigettare immediatamente l’ipotesi che una stessa mano abbia eseguito entrambe le statue.
Si ritiene che la figura dell’Angelo sia stata eseguita da Iacopo della Quercia, grande artista senese del primo ‘400, di cui la statua ricalca lo stile.

Entrando all’interno della chiesa, ci si ritrova di fronte ad uno stupendo e puro stile gotico, scandito da tre navate di pari altezza, cosa, questa, alquanto rara.
Il soffitto è a volta a crociera codornata, ed è sorretto da sei grandi e snelle colonne, formate ciascuna da otto colonnine unite insieme e terminanti con ricchi e svariati capitelli.

Nelle pareti e nell’abside poligonale, si aprono grandi bifore, dalle quali la luce entra copiosa, mentre i raggi del sole, intersecandosi, rendono più suggestiva e maestosa la costruzione.

Lungo le pareti laterali si aprono tredici cappelle, sette a destra e sei a sinistra.

La prima cappella (a destra) è dedicata a S. Bernardino; presenta un piccolo altare, sopra il quale è posto un modesto quadro seicentesco. Nella parete sinistra sono due immagini di S. Bernardino da Siena intento a scrivere; sotto ognuna delle stesse è un fedele in preghiera (sec. XVII).

La seconda cappella è oggi allestita per onorare i Caduti delle due ultime Guerre. Un Santo serioso, del sec. XVII, di buona fattura, è dipinto nella parete di destra nell’atto di scrivere un libro sacro.

La terza cappella è dedicata a S. Giuseppe. Sulla parete sinistra sono due affreschi: una figura femminile di una Santa nell’uno, altre figure non rilevabili nell’altro. Sul pilastro destro, un prezioso monumento funebre è dedicato al nobile Vincenzo Carocci.

La quarta cappella è dedicata a S. Michele Arcangelo. Al centro della stessa è un grande affresco diviso in tre parti: nella parte centrale è la Madonna in trono col Bambino, accanto: S. Giorgio e S. Girolamo.
Nel lato sinistro è intuibile solo la figura di un Santo Vescovo, mentre a destra si notano, in atteggiamento orante: S. Sebastiano con un secondo Santo Vescovo.
L’affresco più interessante - da ritenere l’opera più bella di tutto il tempio - è sulla parete destra: Madonna in trono col Bambino, dipinto da Masolino da Panicale nel 1432. La delicatezza dei due Angeli che pregano e adorano Gesù, sottolinea il sereno e composto volto di Maria, mentre il Bambino sembra già cosciente del proprio ruolo nel mondo. Il tutto è maggiormente evidenziato da un colore talmente soffuso e profondo, che offre all’insieme un immenso senso di pace e soavità.

La quinta cappella è intitolata a S. Caterina. Sono da ammirare sia la particolare pietra posta a terra, sulla quale risalta lo stemma della famiglia Pontani, che varie iscrizioni funerarie.

La sesta cappella, dedicata a S. Antonio da Padova, presenta numerosi affreschi, ritenuti dei secc. XIV-XV. Sopra l’altare, è gran dipinto della Crocifissione; in esso una Madonna con la mano protesa ed un S. Giovanni piangente sottolineano la drammaticità dell’avvenimento.
In basso, a sinistra è una infelice copia della Madonna del Cardellino di Raffaello.
Sull’arco della parete destra, inferiormente, un affresco della Vergine in trono col Bambino in fasce sottolinea i loro sguardi colmi di intensità e di amore. Ai lati sono due figure di S. Sebastiano martire. Superiormente, un dipinto mutilo rappresenta La morte di S. Francesco; nella lunetta è La spogliazione del Santo assisiate. Sulla parete sinistra si intuisce, attraverso le colonne rimaste, la scena giottesca di S. Francesco che sorregge la chiesa cadente. Più a destra sono due Santi frati: uno francescano l’altro domenicano.
Nella volta a crociera, in alto, è una bellissima figura di Santo frate; il volto roseo, i finissimi capelli, la barba rada, la fronte aggrottata, gli occhi mobili, ne fanno una immagine particolarmente reale e suggestiva; le stesse mani delicate che tengono un libro, danno movimento e completezza all’intera immagine racchiusa in un cerchio.
Altri affreschi sono sul fascione di destra, sopra alla Madonna in trono: il primo raffigura S. Francesco in preghiera, superiormente a due Santi Vescovi; più in alto, una figura mutila rappresenta S. Tommaso apostolo.

La settima cappella è dedicata all’Annunziata; di stile chiaramente barocco, è caratterizzata, ai lati, da una Adorazione dei Magi e dalla Nascita di Gesù. Al centro, sopra l’altare, è una bellissima Annunciazione.

Sulla navata destra, di fronte, si apre l’ampia “Cappella Gregoriana”, caratterizzata da un imponente altare barocco nero e dorato; il grande dipinto ad olio, raffigurante la Incoronazione della Vergine è opera di Andrea Polinori (1586-1648).
In detta cappella, molto graziosa è la nicchia, interamente in pietra, che racchiude una stupenda immagine della Madonna in trono col Bambino, datata 1440, del pittore tuderte Niccolò di Vannuccio. I colori, anche se un po’ sbiaditi, evidenziano la buona composizione e il pregio dell’affresco.

Una ripida scalinata conduce nella buia cripta; qui, nella enorme tomba marmorea, sono conservati i resti mortali dei Santi: Fortunato, Callisto, Cassiano, Romana e Degna.
Sulla parete frontale, dietro ad una semplice lapide marmorea, riposano i resti mortali del B. Iacopone.
Sulla lapide è stata erroneamente ascritta la data di morte al 1296, mentre il frate tudertino morì nella notte di Natale del 1306, come riporta l’altra lapide vicina.
Sopra, entro un piccolo ovale, è ritratto il volto di Iacopone, ripreso da una pittura rinvenuta intatta, sulla cassa ove erano state originariamente riposte le ossa del Beato.

Lasciata la cripta e risalite le scale, la copiosa luce che entra dalle vetrate rende ancora più suggestivo il Tempio.
Il bel coro in noce, posizionato nella parte centrale dell’abside, conta 38 stalli; i preziosi intarsi sono opera di Antonio Maffei da Gubbio. La parte superiore dei seggi è divisa da bellissime colonnine corinzie con scanalature (sei a tutto tondo, le altre a rilievo). Gli stupendi intarsi sapientemente elaborati, rappresentano grifoni, fiori, sfingi, mezzi busti, frutti, maschere greche.

L’altare, in pietra, è estremamente elegante e raffinato. Le dieci piccole preziose colonne che lo sostengono, sono diverse l’una dall’altra; gli archetti che collegano le stesse sono un capolavoro di cesellatura; altrettanto favolosi sono i piccoli rosoni centrali; belle le cinque figure dei Santi protettori della Chiesa di Todi: (da sinistra) S. Romana, S. Callisto, S. Fortunato, S. Cassiano, S. Degna; le delicate raffigurazioni sono opera del pittore tuderte Sabatini (1861).

Quasi al centro dell’abside è la grande statua di S. Fortunato eseguita nel 1643.
Il Santo fu vescovo di Todi nel tragico periodo durante il quale i Goti devastarono la Città, spostandosi da Roma a Ravenna. S. Fortunato, con la predicazione e l’esempio di una santa vita, sollevò moralmente e materialmente il suo popolo, a beneficio del quale non mancava di operare, tanto che, stando alla tradizione, guarì molti sofferenti da innumerevoli malattie.

Dalla sacrestia si sale sulla sommità del campanile attraverso 106 gradini: da lassù si gusta una meravigliosa panoramica della città.
Le campane del Tempio di S. Fortunato sono in numero di cinque, tra le quali la maggiore, del peso di ben 14 quintali, reca il nome di “Jacopone”.
Il campanile fu ultimato nel 1460; sulla sua cuspide, in alto, domina un’aquila in ferro, che, secondo la posizione, indica la direzione dei venti.

Sono ancora da “visitare” le sei cappelle che si aprono sulla navata di sinistra.

L’ottava cappella è dedicata alla “Madonna di Loreto”. Sulla parete sinistra sono i resti di un prezioso affresco raffigurante i Re Magi in adorazione.

La nona cappella è intitolata al “SS. Crocefisso”. Sul pilastro destro, in alto, sei Angeli sono racchiusi in altrettante nicchie; altri affreschi sbiaditi si alternano tra loro. A sinistra dell’altare, è una Santa martire; al centro risalta la tela raffigurante S. Antonio con Bambino in braccio. A destra, un prezioso affresco richiama il Banchetto di Erode: sontuose e ricercate appaiono le vesti; Erodiade, dietro ad un’esile colonna, sta prendendo su di un piatto la testa di Giovanni Battista; lo stile è tutto giottesco, come anche la Presentazione di Giovanni al Tempio, che si trova nella lunetta superiore.

Nella decima cappella, dedicata a “S. Francesco”, è degno di menzione un solo affresco con la Madonna in trono con Bambino, opera del sec. XIV.

Gi giunge, quindi, alla undicesima cappella della “SS. Assunta”, dipinta interamente dal Polinori. E’, questa, una delle cappelline più raffinate e meglio conservate. Si può notare un certo gusto d’insieme nella pur varia ricchezza degli affreschi.
Sulla delicata cupola, sono posti numerosi Medaglioni con quattro Angeli al vertice; i pennacchi racchiudono maestose e suggestive figure bibliche: Mosè, Davide, Salomone, Geremia. Sopra l’altare, un grande quadro ad olio rappresenta l'Assunzione di Maria. Sulla parete di sinistra è raffigurata la Presentazione di Maria Tempio; rappresentata nella lunetta superiore è, invece, la serena Natività.
Nella parete destra è raffigurata L’Incoronazione di Maria al Tempio, con grandi ed austere figure, tra le quali risalta il severo volto di Dio. Nella lunetta superiore, un altro dipinto è dedicato alla Madonna: l'Annunciazione. Sui due pilastri esterni campeggiano i SS. Paolo e Pietro, in pose austere e sicure.

La dodicesima cappella, chiusa da un semplice cancello in ferro battuto, è dedicata a “Santa Lucia”, e reca molte iscrizioni funerarie di antiche famiglie patrizie di Todi.

La tredicesima cappella, dedicata a “San Francesco di Paola”, risulta spoglia e disadorna.

Usciti dal Tempio di S. Fortunato, sulla sinistra, ad angolo con la chiesa stessa, si trova “Piazzetta Pignattara”, dove, dal 1669, veniva indetta annualmente la “Fiera delle cocce”. Su di essa si affaccia il Liceo Classico “Iacopone da Todi”, ex Convento, ove il frate maturò la sua mistica conversione.
L’ampio edificio, che si innalza su due piani, vede un bel chiostro quattrocentesco e una vasta palestra, riadattata nell’antico refettorio conventuale.


a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti:
redazione@sanfrancesco.com)