3- Tempio di S. Fortunato in Todi
Al centro della città di Todi,
non distante dalla stupenda piazza, è il Tempio di
S. Fortunato, in cui riposano i resti di frate
Iacopone.
Qui, i francescani iniziarono ad
abitare nella seconda metà del sec. XIII
(dal 1254 i lavori di ampliamento
sono documentati per la chiesa e per il Convento; nel 1415,
come si vedrà, venne dato avvio alla costruzione della solenne
chiesa, con la facciata sinora incompiuta); vi rimase una
cospicua famiglia di religiosi (Minori conventuali)
sino alla deleteria espulsione ottocentesca.
Il Convento di S. Fortunato, che tra l’altro
fu spogliato dei suoi tesori dal Bavaro,
fu uno dei centri della ribellione capitanata dal francescano
frate Nicolò d’Alviano, vescovo
scismatico d’Amelia, e da suo fratello Giannotto
di Francesco.
Ebbe risonanza internazionale (complicazione di papi e di
imperatori) il processo qui celebrato
per ribellione ed eresia (1328-1333),
contro i seguaci di Ludovico il Bavaro e
Pietro di Corbara (antipapa Nicolò V); vi presero
parte i francescani delle Custodie di Todi e Narni, e molti
nobili, cavalieri ed ecclesiastici della zona; il processo
fu celebrato anche a Narni e ad
Assisi (Porziuncola e Convento di
S. Francesco).
In S. Fortunato insegnò, tra gli altri, il
grande teologo francescano: cardinale Matteo di
Acquasparta.
***
Percorsa la suggestiva scalea, ingentilita da scoscesi minuscoli prati delimitati da siepi, si giunge sulla parte più alta della città di Todi, nelle vicinanze dell’antica Rocca.
Dove ora è il sacro edificio, sorgeva, sin dal 1088, una chiesina intitolata allo stesso S. Fortunato, della quale restano i due lunghi leoni in travertino ai lati della facciata, ed il capitello, ora adibito ad acquasantiera, posto a sinistra nell’interno della chiesa stessa.
Storia, poesia, ascetismo e satira sono espresse sui marmi e sulle pietre della facciata del Tempio, l’elemento più bello dell’intero edificio.
La facciata rimase
incompiuta, in quanto la laboriosa costruzione dell’intera
chiesa si era protratta dal 1420
a fine secolo, quindi non vi erano
più nel popolo, uscito esausto dalle lotte comunali, soldi,
forza ed entusiasmo, per portare a termine una siffatta impresa.
Gli architetti che vi lavorarono furono Giovanni
di Santuccio di Firenzuola e suo nipote Bartolo
d’Angelo; i bassorilievi del piedritto di sinistra
sono di Mastro Giovanni, che morì
nel 1458, non avendo potuto portare a termine il suo lavoro.
Sul portale centrale, la svasatura
a guscio del muro presenta 5 colonnine a spirale
e 4 spigoli di piedritto; i due
interni sono impreziositi da viticci, mentre le piccole
figure stanno dentro piccole edicole con tabernacolo,
e la fascia che limita la strombatura è decorata con festoni
ricchi di fogliame, che volgono a spirale verso l'alto,
incorniciando figure e mezze figure in atteggiamenti
spesso forzati e contorti.
Nel primo spigolo di piedritto sono
scolpiti, a destra, scene e
personaggi del Vecchio Testamento; a sinistra,
invece, sono poste in risalto numerose statuine rappresentanti
gli Apostoli e scene del Nuovo Testamento.
La differenza di lavorazione tra il segmento di
piedritto a destra con quello di sinistra
è palese.
A destra le figure sono sciolte,
grossolane, mal rilevate, con teste tonde, grosse e attaccate
al corpo; i mantelli presentano anch’essi delle grosse pieghe
parallele, che scendono senza movimento. Le figure del segmento
del piedritto a sinistra, invece,
denotano una composizione molto più elaborata, ed uno studio
più accurato delle forme. Qui le vesti non ingombrano più
i corpi, ma le loro eleganti pieghe ne modellano a perfezione
le forme. Le pose sbilunghe, i visi allungati e i toraci indicano
come l’artista si sia ispirato alle pure forme gotiche.
Le figure del piedritto di destra
sono di Bartolo, nipote di Santuccio,
come documenta il pagamento di una fattura per l’acconciatura
della statua fatta nel 1443. Le figure del piedritto
di sinistra, invece, sono dello stesso Santuccio
da Firenzuola.
Pochi testi si soffermano a lungo su alcune figure nude
poste sulla parte destra del portale.
Dette immagini hanno un significato etico in quanto, al termine
di una colonnina di sinistra, è raffigurato un uomo tutto
solo nella sua nudità, quasi riflettesse su se stesso e sulle
proprie colpe; mentre un serpente, simbolo del male, strisciando
sotto di lui, ne sottolinea l’avvenuta perdizione.
Quasi in antitesi alla raffigurazione del peccato, alcune
figure di Santi dai bellissimi e giovani volti, volgono
lo sguardo verso l’alto, in atto di preghiera.
Due grandi figure sono poste a destra
e a sinistra del portale centrale: l’una
è l’Annunziata, con forme molto appesantite (basti
notare le pieghe del mantello che scendono dritte e pesanti
per tutto il corpo, mentre la tozza e grande mano sorregge
un volume e trattiene, allo stesso tempo, il lungo mantello);
l’altra, quella dell’Arcangelo Gabriele, è di ben
altra fattura.
Questa figura, posata su di un piedistallo troppo grande rispetto
alla mensola che lo contiene, si volge quasi in volo, per
annunciare l’Incarnazione, alza la mano destra, per metà mutila,
in atto di benedire, mentre la sinistra, fine e delicata,
scivola mollemente verso i fianchi.
La veste scende lungo il corpo creando fini pieghe trasversali
e si protende sino ai piedi, terminando a tergo a mo’ di coda.
Nello stesso tempo un lembo di essa, staccandosi dall’omero
del braccio destro, svolazza liberamente e con molta leggerezza
sulle ali aperte.
Il viso ovale, emanante una espressione dolcissima, è ornato
da una ricca chioma inanellata, che ricade sulle forti spalle.
Nella potenza d’espressione, nella finezza plastica di ogni
linea, nel movimento delle morbide vesti, affiorano tanta
naturalezza e perfezione da far rigettare immediatamente l’ipotesi
che una stessa mano abbia eseguito entrambe le statue.
Si ritiene che la figura dell’Angelo sia stata eseguita
da Iacopo della Quercia, grande
artista senese del primo ‘400, di cui la statua ricalca lo
stile.
Entrando all’interno della chiesa,
ci si ritrova di fronte ad uno stupendo e puro
stile gotico, scandito da tre navate
di pari altezza, cosa, questa, alquanto rara.
Il soffitto è a volta a crociera
codornata, ed è sorretto da sei grandi e snelle colonne, formate
ciascuna da otto colonnine unite insieme e terminanti con
ricchi e svariati capitelli.
Nelle pareti e nell’abside
poligonale, si aprono grandi bifore,
dalle quali la luce entra copiosa, mentre i raggi del sole,
intersecandosi, rendono più suggestiva e maestosa la costruzione.
Lungo le pareti laterali si aprono
tredici cappelle, sette
a destra e sei a sinistra.
La prima cappella (a destra) è dedicata a S. Bernardino;
presenta un piccolo altare, sopra il quale è posto un modesto
quadro seicentesco. Nella parete sinistra sono due immagini
di S. Bernardino da Siena intento a scrivere; sotto
ognuna delle stesse è un fedele in preghiera (sec. XVII).
La seconda cappella è oggi allestita
per onorare i Caduti delle due ultime Guerre.
Un Santo serioso, del sec. XVII, di buona fattura,
è dipinto nella parete di destra nell’atto di scrivere un
libro sacro.
La terza cappella è dedicata a S. Giuseppe.
Sulla parete sinistra sono due affreschi: una figura femminile
di una Santa nell’uno, altre figure
non rilevabili nell’altro. Sul pilastro destro, un prezioso
monumento funebre è dedicato al
nobile Vincenzo Carocci.
La quarta cappella è dedicata a S. Michele Arcangelo.
Al centro della stessa è un grande affresco diviso in tre
parti: nella parte centrale è la Madonna in trono col
Bambino, accanto: S. Giorgio e S. Girolamo.
Nel lato sinistro è intuibile solo la figura di un Santo
Vescovo, mentre a destra si notano, in atteggiamento
orante: S. Sebastiano con un secondo Santo Vescovo.
L’affresco più interessante - da ritenere l’opera più bella
di tutto il tempio - è sulla parete destra: Madonna in
trono col Bambino, dipinto da Masolino da
Panicale nel 1432.
La delicatezza dei due Angeli che pregano e adorano
Gesù, sottolinea il sereno e composto volto di Maria,
mentre il Bambino sembra già cosciente del proprio
ruolo nel mondo. Il tutto è maggiormente evidenziato da un
colore talmente soffuso e profondo, che offre all’insieme
un immenso senso di pace e soavità.
La quinta cappella è intitolata
a S. Caterina. Sono da ammirare sia la particolare
pietra posta a terra, sulla quale risalta lo stemma della
famiglia Pontani, che varie iscrizioni funerarie.
La sesta cappella, dedicata a S. Antonio da Padova,
presenta numerosi affreschi, ritenuti dei secc. XIV-XV. Sopra
l’altare, è gran dipinto della Crocifissione; in
esso una Madonna con la mano protesa ed un S.
Giovanni piangente sottolineano la drammaticità dell’avvenimento.
In basso, a sinistra è una infelice copia della Madonna
del Cardellino di Raffaello.
Sull’arco della parete destra, inferiormente, un affresco
della Vergine in trono col Bambino in fasce sottolinea
i loro sguardi colmi di intensità e di amore. Ai lati sono
due figure di S. Sebastiano martire. Superiormente,
un dipinto mutilo rappresenta La morte di S. Francesco;
nella lunetta è La spogliazione del Santo assisiate.
Sulla parete sinistra si intuisce, attraverso le colonne rimaste,
la scena giottesca di S. Francesco che sorregge la chiesa
cadente. Più a destra sono due Santi frati:
uno francescano l’altro domenicano.
Nella volta a crociera, in alto, è una bellissima figura di
Santo frate; il volto roseo, i finissimi capelli,
la barba rada, la fronte aggrottata, gli occhi mobili, ne
fanno una immagine particolarmente reale e suggestiva; le
stesse mani delicate che tengono un libro, danno movimento
e completezza all’intera immagine racchiusa in un cerchio.
Altri affreschi sono sul fascione di destra, sopra alla Madonna
in trono: il primo raffigura S. Francesco in preghiera,
superiormente a due Santi Vescovi; più in alto, una
figura mutila rappresenta S. Tommaso apostolo.
La settima cappella è dedicata all’Annunziata;
di stile chiaramente barocco, è caratterizzata, ai lati, da
una Adorazione dei Magi e dalla Nascita di Gesù.
Al centro, sopra l’altare, è una bellissima Annunciazione.
Sulla navata destra, di fronte,
si apre l’ampia “Cappella Gregoriana”,
caratterizzata da un imponente altare barocco nero e dorato;
il grande dipinto ad olio, raffigurante la Incoronazione
della Vergine è opera di Andrea Polinori
(1586-1648).
In detta cappella, molto graziosa è la nicchia, interamente
in pietra, che racchiude una stupenda immagine della Madonna
in trono col Bambino, datata 1440, del pittore tuderte
Niccolò di Vannuccio. I colori,
anche se un po’ sbiaditi, evidenziano la buona composizione
e il pregio dell’affresco.
Una ripida scalinata
conduce nella buia cripta; qui,
nella enorme tomba marmorea, sono
conservati i resti mortali dei Santi:
Fortunato, Callisto,
Cassiano, Romana
e Degna.
Sulla parete frontale, dietro ad
una semplice lapide marmorea, riposano i resti
mortali del B. Iacopone.
Sulla lapide è stata erroneamente ascritta la data di morte
al 1296, mentre il frate tudertino
morì nella notte di Natale del 1306,
come riporta l’altra lapide vicina.
Sopra, entro un piccolo ovale, è ritratto il volto di
Iacopone, ripreso da una pittura rinvenuta intatta, sulla
cassa ove erano state originariamente riposte le ossa del
Beato.
Lasciata la cripta e risalite le
scale, la copiosa luce che entra dalle vetrate rende ancora
più suggestivo il Tempio.
Il bel coro in noce, posizionato
nella parte centrale dell’abside,
conta 38 stalli; i preziosi intarsi sono opera di Antonio
Maffei da Gubbio. La parte superiore dei seggi
è divisa da bellissime colonnine corinzie con scanalature
(sei a tutto tondo, le altre a rilievo). Gli stupendi intarsi
sapientemente elaborati, rappresentano grifoni, fiori,
sfingi, mezzi busti, frutti, maschere
greche.
L’altare, in pietra,
è estremamente elegante e raffinato. Le dieci piccole
preziose colonne che lo sostengono, sono diverse
l’una dall’altra; gli archetti che collegano le stesse sono
un capolavoro di cesellatura; altrettanto favolosi sono i
piccoli rosoni centrali; belle le
cinque figure dei Santi protettori della Chiesa
di Todi: (da sinistra) S. Romana, S.
Callisto, S. Fortunato, S. Cassiano,
S. Degna; le delicate raffigurazioni sono opera del
pittore tuderte Sabatini (1861).
Quasi al centro dell’abside è la
grande statua di S. Fortunato
eseguita nel 1643.
Il Santo fu vescovo di Todi nel tragico periodo durante il
quale i Goti devastarono la Città, spostandosi da Roma a Ravenna.
S. Fortunato, con la predicazione e l’esempio di una santa
vita, sollevò moralmente e materialmente il suo popolo, a
beneficio del quale non mancava di operare, tanto che, stando
alla tradizione, guarì molti sofferenti da innumerevoli malattie.
Dalla sacrestia si sale sulla sommità
del campanile attraverso 106 gradini:
da lassù si gusta una meravigliosa panoramica della città.
Le campane del Tempio di S. Fortunato
sono in numero di cinque, tra le quali la maggiore, del peso
di ben 14 quintali, reca il nome di “Jacopone”.
Il campanile fu ultimato nel 1460;
sulla sua cuspide, in alto, domina
un’aquila in ferro, che, secondo
la posizione, indica la direzione dei venti.
Sono ancora da “visitare” le sei
cappelle che si aprono sulla navata
di sinistra.
L’ottava cappella è dedicata alla “Madonna di
Loreto”. Sulla parete sinistra sono i resti
di un prezioso affresco raffigurante i Re Magi in adorazione.
La nona cappella è intitolata
al “SS. Crocefisso”. Sul pilastro destro, in
alto, sei Angeli sono racchiusi in altrettante nicchie;
altri affreschi sbiaditi si alternano tra loro. A sinistra
dell’altare, è una Santa martire; al centro
risalta la tela raffigurante S. Antonio con Bambino in
braccio. A destra, un prezioso affresco richiama il Banchetto
di Erode: sontuose e ricercate appaiono le vesti; Erodiade,
dietro ad un’esile colonna, sta prendendo su di un piatto
la testa di Giovanni Battista; lo stile è tutto giottesco,
come anche la Presentazione di Giovanni al Tempio,
che si trova nella lunetta superiore.
Nella decima cappella, dedicata a “S. Francesco”,
è degno di menzione un solo affresco con la Madonna in
trono con Bambino, opera del sec. XIV.
Gi giunge, quindi, alla undicesima cappella della
“SS. Assunta”, dipinta interamente dal Polinori.
E’, questa, una delle cappelline più raffinate e meglio conservate.
Si può notare un certo gusto d’insieme nella pur varia ricchezza
degli affreschi.
Sulla delicata cupola, sono posti numerosi Medaglioni
con quattro Angeli al vertice; i pennacchi racchiudono
maestose e suggestive figure bibliche: Mosè, Davide,
Salomone, Geremia. Sopra l’altare, un grande
quadro ad olio rappresenta l'Assunzione di Maria.
Sulla parete di sinistra è raffigurata la Presentazione
di Maria Tempio; rappresentata nella lunetta superiore
è, invece, la serena Natività.
Nella parete destra è raffigurata L’Incoronazione di Maria
al Tempio, con grandi ed austere figure, tra le quali
risalta il severo volto di Dio. Nella lunetta superiore, un
altro dipinto è dedicato alla Madonna: l'Annunciazione.
Sui due pilastri esterni campeggiano i SS. Paolo e Pietro,
in pose austere e sicure.
La dodicesima cappella, chiusa da
un semplice cancello in ferro battuto, è dedicata
a “Santa Lucia”, e reca molte iscrizioni
funerarie di antiche famiglie patrizie di Todi.
La tredicesima cappella, dedicata a “San Francesco
di Paola”, risulta spoglia e disadorna.
Usciti dal Tempio di S. Fortunato, sulla
sinistra, ad angolo con la chiesa stessa, si trova “Piazzetta
Pignattara”, dove, dal 1669, veniva indetta
annualmente la “Fiera delle cocce”.
Su di essa si affaccia il Liceo Classico “Iacopone
da Todi”, ex Convento,
ove il frate maturò la sua mistica conversione.
L’ampio edificio, che si innalza su due piani, vede un bel
chiostro quattrocentesco e una
vasta palestra, riadattata nell’antico refettorio conventuale.
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
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