12° PARTE - (cc. 121-124)
DELLA SUA FINE E DELLA GIOIA CHE MOSTRO'
QUANDO FU CERTO DI ESSERE VICINO ALLA MORTE
121.
COME RISPOSE A FRATE ELIA
CHE GLI RIMPROVERAVA TANTA GIOIA
Mentre giaceva malato nel palazzo vescovile di Assisi e la
mano del Signore appariva più che mai pesante su di lui, il popolo di
Assisi, temendo che, se moriva di notte, i frati sottraessero la sua salma per
portarla in qualche altra città, decise che ogni notte fosse piantonato
tutto intorno ai muri del palazzo.
Il padre santo, allo scopo di confortare il suo spirito, per non abbattersi
a causa della veemenza dei dolori che lo tormentavano senza posa, spesso, lungo
la giornata, pregava i compagni di cantare le Lodi del Signore; e anche la notte
faceva questo, per edificare e confortare quegli uomini che, fuori del palazzo,
vegliavano per lui.
Ma frate Elia, vedendo come Francesco si consolava nel Signore ed era felice
nonostante le sofferenze, gli disse: «Carissimo padre, sono molto confortato
e edificato della gioia che tu provi e mostri ai tuoi compagni. Certamente gli
uomini di questa città ti venerano come un santo ma, convinti che tu
sei vicino a morte per la tua malattia incurabile, nel sentire che qui si cantano
giorno e notte le Lodi, potrebbero osservare: – Come può essere
tanto felice, dal momento che sta morendo? Dovrebbe piuttosto pensare alla morte
–».
Rispose Francesco: «Ricordi la visione che avesti a Foligno? Mi dicevi
che ti era stato rivelato che non sarei sopravvissuto più di due anni.
Prima di questa visione, per grazia di Dio che ispira ogni cosa buona al cuore
e la pone sulle labbra dei suoi credenti, io pensavo di frequente, giorno e
notte, alla mia fine. Ma da quando tu avesti quella visione, mi sono ancor più
preoccupato di riflettere ogni giorno sul giorno della morte».
Poi seguitò con gran fervore di spirito: «Fratello, lasciami godere
nel Signore e cantare le sue lodi in mezzo alle mie sofferenze, poiché,
per dono dello Spirito Santo, io sono così unito al mio Signore che,
per sua misericordia, ho ben motivo di allietarmi nell’Altissimo!».
122.
COME INDUSSE IL MEDICO A DIRGLI
QUANTO GLI RESTAVA DA VIVERE
In quei giorni un medico di Arezzo, a nome Bongiovanni, molto
amico di Francesco, venne a visitarlo nel palazzo vescovile di Assisi. Il Santo
lo interrogò: «Che ti sembra, Benvegnate, della mia idropisia?».
Non voleva chiamarlo col suo nome, perché non dava a nessuno l’appellativo
di «buono» per rispetto verso il Signore, che disse: Nessuno è
buono, eccetto Dio solo. Allo stesso modo, non dava a nessuno il titolo di «padre»
o di «maestro», nemmeno nelle lettere, per riguardo verso il Signore,
che disse: Nessuno chiamate vostro padre su questa terra, e non fatevi chiamare
maestri.
Il medico rispose: «Fratello, con l’aiuto del Signore starai meglio».
Francesco insistette: «Dimmi la verità. Qual è il tuo parere?
Non aver paura di dirmelo, poiché con la grazia di Dio non sono un pusillanime
che teme la morte, per dono dello Spirito Santo, sono così unito al mio
Signore, da essere ugualmente felice sia di vivere che di morire».
Allora Bongiovanni parlò senza reticenze: «Padre, secondo la nostra
scienza la tua malattia è evidentemente incurabile. Penso che per la
fine di settembre o ai primi di ottobre tu morrai».
Allora Francesco, steso sul letto, levò le mani verso il Signore con
grande fervore e riverenza, e, pieno di gioia d’anima e di corpo, esclamò:
«Sii la benvenuta, sorella mia Morte!».
123.
COME, APPENA EBBE SENTITO CHE LA MORTE
ERA IMMINENTE, SI FECE CANTARE LE LODI
DA LUI COMPOSTE
In quella circostanza, un fratello gli disse: «Padre, la tua vita e il
tuo comportamento sono stati, e sono, luce e modello non soltanto per i tuoi
fratelli, ma per la Chiesa tutta; lo stesso sarà della tua morte, che,
motivo di tristezza e dolore per i tuoi fratelli e per gli altri, per te invece
sarà consolazione e gioia infinita: passerai infatti da grande fatica
a grandissimo riposo, da molte pene e tentazioni alla pace eterna, dalla povertà
che hai sempre amato e perfettamente vissuto alle vere infinite ricchezze, e
da questa morte temporale alla vita eterna, dove vedrai il Signore tuo Dio faccia
a faccia, dopo averlo amato quaggiù con ardente desiderio».
E aggiunse in tutta sincerità: «Padre, sappi in verità che
se il Signore non ti invia un rimedio dal cielo, la tua malattia è incurabile;
come hanno detto i medici, ti resta poco da vivere. Dico questo per confortare
il tuo spirito, affinché tu sia felice intimamente e visibilmente nel
Signore; in maniera che i tuoi fratelli e l’altra gente che ti vengono
a visitare, ti trovino sempre lieto nel Signore, e questa impressione rimanga
incancellabile, dopo la tua morte, sia per quelli che sono presenti che per
quanti ne sentiranno parlare, proprio come furono e saranno edificati dalla
tua vita e condotta».
Allora Francesco, sebbene soffrisse più del solito per i suoi mali, sembrò
trasfigurato a quelle parole da una nuova gioia, udendo ripetere che la morte
sua sorella era vicina. Con gran fervore di spirito, lodò il Signore
e disse: «Se dunque piace al Signore che io debba presto morire chiamatemi
frate Angelo e frate Leone perché mi cantino di sorella morte!».
Quando i due gli furono dinanzi, affranti dalla pena e dal cordoglio, cantarono
lacrimando il Cantico di frate sole e delle altre creature del Signore, che
il Santo stesso aveva composto. Egli aggiunse allora alcuni versi sopra la morte
sua sorella, prima dell’ultima strofa, dicendo:
Laudato si, mi Signore, per sora nostra
Morte corporale,
da la quale nullo omo vivente po’scampare.
Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali!
Beati quelli che trovarà ne le tue sanctissime
voluntati,
ca la morte seconda no li farrà male.
124.
COME BENEDISSE LA CITTA' DI ASSISI
MENTRE LO TRASPORTAVANO A SANTA MARIA A MORIRE
Mentre ancora dimorava nel palazzo vescovile, il Padre santo
era stato avvertito, sia dallo Spirito Santo sia dai medici, che la sua morte
era imminente. Sentendosi sempre più aggravare e venir meno le forze
del corpo, ii fece portare in lettiga a Santa Maria della Porziuncola per finire
la vita del corpo nel luogo dove aveva cominciato a sperimentare la luce e la
vita dell’anima.
Quando arrivarono all’ospedale che sorge a mezza strada tra Assisi e Santa
Maria, disse ai portatori di mettere a terra la lettiga. Ormai avendo perso
quasi del tutto la vista a causa della lunga e grave malattia d’occhi,
si fece voltare con la faccia verso Assisi. E, sollevandosi un poco, benedisse
la città, dicendo: «Signore, credo che anticamente questa città
fu soggiorno di uomini iniqui. Adesso vedo che, nella tua immensa misericordia,
nel momento scelto da te, tu le hai mostrato la tua speciale sovrabbondante
pietà, e unicamente per tua bontà l’hai scelta ad essere
luogo e soggiorno di quelli che ti conoscono nella verità, rendono gloria
al tuo santo nome e mandano a tutto il popolo cristiano un profumo di buona
fama, di vita santa, di verissima dottrina, di perfezione evangelica. Ti prego
dunque, o Signore Gesù Cristo, padre delle misericordie, di non voler
guardare alla nostra ingratitudine, ma di ricordarti sempre della immensa compassione
che le hai dimostrato, affinché sia sempre il luogo e il soggiorno di
quelli che ti conoscono veramente e che glorificano il tuo nome benedetto e
glorioso nei secoli dei secoli. Amen».
Dette queste parole, fu portato a Santa Maria. Ed ivi, compiendosi i quarant’anni
della sua vita, e i vent’anni della sua perfetta penitenza, l’anno
del Signore 1226, ai 4 di ottobre, migrò verso il Signore Gesù
Cristo, che aveva amato con ardente desiderio e vivissimo affetto, con tutto
il cuore, tutto lo spirito, tutta l’anima e tutte le sue forze, seguendolo
in ogni perfezione, correndo con fervore sui passi di Lui e giungendo finalmente
e gloriosamente a Lui, che vive e regna con il Padre e lo Spirito Santo nei
secoli dei secoli. Amen.
* * *
Qui finisce lo Specchio di perfezione
dello stato di frate minore, (cioè del beato Francesco),
nel quale sono perfettamente riflesse le perfezioni
della sua vocazione e professione.
Ogni lode e gloria a Dio Padre e al Figlio e
allo Spirito Santo. Alleluia! Alleluia! Alleluia!
Onore e grazie siano rese alla gloriosa vergine
Maria. Alleluia! Alleluia!
Magnificenza ed esaltazione al suo beatissimo
servo Francesco. Alleluia!
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