08° PARTE - (cc. 98-100)
DI ALCUNE TENTAZIONI
CHE IL SIGNORE PERMISE EGLI SUBISSE
98.
COME IL DEMONIO ENTRO' NEL GUANCIALE
CHE IL SANTO TENEVA SOTTO LA TESTA
Trovandosi Francesco a pregare nell’eremitorio di Greccio,
nell’ultima celletta dopo la cella maggiore, una notte, nel primo sonno,
chiamò il suo compagno che riposava là presso. Il compagno si
levò e si accostò all’entrata della cella dov’era
Francesco. Il Santo gli disse: «Fratello, questa notte non ho potuto dormire,
né stare in piedi a pregare, poiché mi tremano molto la testa
e le ginocchia; mi sembra di aver mangiato pane di loglio».
Al compagno che gli rivolgeva parole di conforto, Francesco rispose: «Sono
sicuro che il diavolo stia in questo guanciale che ho sotto il capo».
Egli non aveva mai voluto giacere su materassi di piume né avere un cuscino
di piume, dopo che ebbe lasciato il mondo; però, contro il suo volere,
i frati lo avevano allora costretto a tenere quel guanciale molle, a motivo
del suo male di occhi.
Il Santo gettò il cuscino al compagno, che lo prese con la mano destra
e se lo pose sull’omero sinistro; ma appena oltrepassata la soglia della
celletta, immediatamente perdette la parola, né poteva sbarazzarsi del
cuscino e nemmeno muovere le braccia, e se ne stava immobile, non riuscendo
ad allontanarsi da quel luogo, come fosse privo di sentimento. Per qualche tempo
rimase in quello stato finché, per grazia di Dio, Francesco lo chiamò;
e tosto il compagno tornò in sé, lasciando cadere il cuscino dietro
le spalle.
Rientrando da Francesco, gli raccontò quello che gli era accaduto. Il
Santo gli disse: «Di sera, mentre recitavo la Compieta, sentii venire
il diavolo nella cella. Vedo che questo diavolo è molto astuto, poiché,
non potendo nuocere alla mia anima, ha voluto impedire ciò che era necessario
al corpo, così che io non possa dormire né stare in piedi a pregare:
tutto allo scopo di turbare la devozione e la letizia del mio cuore, affinché
io mormori contro la mia malattia».
99.
DELLA GRAVISSIMA TENTAZIONE CHE SOFFRÌ
PER OLTRE DUE ANNI
Mentre dimorava nel luogo di Santa Maria, gli fu mandata una
gravissima tentazione dello spirito, a profitto della sua anima. E di ciò
era tanto afflitto nella mente e nel corpo, che molte volte si sottraeva alla
compagnia dei fratelli, poiché non era in grado di mostrarsi loro lieto
come soleva.
Si mortificava, astenendosi dal cibo, dalla bevanda e dal parlare; pregava ardentemente
e versava lacrime abbondanti, affinché il Signore si degnasse di mandargli
un rimedio efficace in così grave tribolazione. Essendo vissuto in tale
angoscia per oltre due anni, un giorno, mentre pregava nella chiesa di Santa
Maria, accadde che gli venne detta in spirito quella parola del Vangelo: Se
tu avessi fede quanto un granello di senapa e ordinassi a quel monte di trasportarsi
in un altro luogo, avverrebbe così.
Subito Francesco rispose: «Signore, qual è questo monte?».
Gli fu detto: «Quel monte è la tua tentazione». E Francesco:
«Allora, Signore, sia fatto a me come hai detto!». E immediatamente
ne fu liberato, così che parve non aver mai patito tentazione alcuna.
Similmente sul sacro monte della Verna, allorché ricevette nel suo corpo
le stimmate del Signore, ebbe a soffrire tentazioni e tribolazioni dai demoni,
in modo che non poteva mostrare la sua abituale letizia. E confidava al suo
compagno: «Se sapessero i frati quante e che gravi tribolazioni e afflizioni
mi danno i demoni, non ci sarebbe alcuno di loro che non si muoverebbe a compassione
e pietà di me».
100.
DELLA TENTAZIONE INFLITTAGLI PER MEZZO DEI TOPI
E DELLA QUALE IL SIGNORE LO CONSOLO',
DANDOGLI LA CERTEZZA DEL SUO REGNO
Due anni prima della sua morte, mentre si trovava presso San
Damiano in una celletta fatta di stuoie, era talmente tormentato dal male d’occhi,
che per oltre cinquanta giorni non poté vedere la luce del giorno e neppure
quella del fuoco. E avvenne, per consenso divino, che, ad accrescere la sua
sofferenza e il suo merito, venissero dei topi cosi numerosi in quella cella,
notte e giorno scorrazzandogli sopra e d’intorno, da non lasciarlo pregare
né riposare. Quando mangiava, salivano addirittura sulla sua mensa e
lo molestavano sozzamente. Tanto lui che i suoi compagni capirono che si trattava
di una evidente tentazione diabolica.
Vedendosi Francesco tormentato da tante afflizioni, una notte, mosso a pietà
di se stesso, diceva: «Signore, vieni in mio aiuto, guarda alle mie infermità,
affinché io sappia sopportare pazientemente!».
E subito gli fu detto in spirito: «Dimmi, fratello: se qualcuno, per queste
tue tribolazioni e infermità, ti desse un tesoro così grande e
prezioso, che tutta la terra fosse un nulla al suo confronto, non ne saresti
felice?». Francesco rispose: «Signore, un simile tesoro sarebbe
davvero grande e prezioso, meraviglioso e desiderabile». E sentì
nuovamente quella voce: «Dunque, fratello, sii lieto e felice nelle tue
malattie e tribolazioni, e d’ora in poi vivi nella sicurezza, come tu
fossi già in possesso del mio regno».
La mattina, levatosi, interrogò i compagni: «Se l’imperatore
donasse a un suo servo un regno intero, non dovrebbe quel servo esserne molto
felice? Se gli cedesse addirittura tutto l’impero, non dovrebbe sentirsi
ancor più felice?». Soggiunse: «Ebbene, io devo godere molto
per le mie infermità e tribolazioni, trarne conforto nel Signore e rendere
sempre grazie a Dio Padre e al suo unico Figlio, il Signore nostro Gesù
Cristo, e allo Spirito Santo, per la grazia così grande a me concessa:
che cioè si sia degnato di dare la certezza del suo regno a me, indegno
servo suo, ancora vivente e rivestito di carne. Voglio perciò, a lode
di Lui, a nostra consolazione e edificazione del prossimo, comporre un nuovo
Cantico delle creature del Signore, di cui ci serviamo ogni giorno e senza delle
quali non possiamo vivere, e nelle quali il genere umano molto offende il suo
Creatore. Noi siamo continuamente ingrati di così grandi favori e benefici,
non lodando come dovremmo il Signore, creatore e datore di tutti i beni».
Sedette e si mise a riflettere per qualche tempo, e poi disse: «Altissimo,
onnipotente, bono Signore» ecc. e compose anche la melodia di questo cantico,
e insegnò poi ai compagni a recitarlo e a cantarlo.
Era il suo spirito allora così ridondante di consolazione e di dolcezza,
che voleva mandare a chiamare frate Pacifico, il quale al secolo era detto «re
dei versi» e fu maestro di canto assai attraente. Voleva affiancargli
alcuni frati che assieme a lui andassero per il mondo predicando e cantando
le Lodi del Signore. Diceva essere questa la sua volontà: che il frate
del gruppo che meglio sapeva predicare, facesse prima un discorso al popolo,
e dopo la predica tutti cantassero insieme le lodi del Signore, come giullari
di Dio.
Finito il cantico delle lodi, voleva che il predicatore dicesse al popolo: «Noi
siamo giullari di Dio, e perciò desideriamo essere remunerati da voi
in questa maniera: che viviate nella vera penitenza». Francesco soggiunse:
«Che cosa sono infatti i servi di Dio, se non i suoi giullari, che devono
sollevare il cuore degli uomini e condurlo alla gioia spirituale?». Diceva
questo con particolare riguardo ai frati minori, i quali sono dati al popolo
di Dio per la sua salvezza.
Altri Luoghi dello Stesso Itinerario
01° PARTE - (cc. 1-26)
Incomincia lo Specchio di perfezione dello stato di Frate Minore 1. [COME IL BEATO FRANCESCO RI…
02° PARTE - (cc. 27-38)
PARTE SECONDA DELLA CARITA', COMPASSIONE E CONDISCENDENZA VERSO IL PROSSIMO 27. SUA TENEREZZA V…
03° PARTE - (cc. 39-75)
PARTE TERZA DELLA PERFETTA UMILTA' E OBBEDIENZA IN LUI E NEI FRATI 39. COME SI DIMISE DAL SUPER…
04° PARTE - (cc. 76-84)
PARTE QUARTA ZELO DEL SANTO PER L'OSSERVANZA DELLA REGOLA E PER LA PERFEZIONE DELL’ORDINE TUTTO…
05° PARTE - (cc. 85-90)
PARTE QUINTA ZELO DI SAN FRANCESCO PER LA PERFEZIONE DEI FRATI 85. COME DESCRISSE LORO IL FRATE…
06° PARTE - (cc. 91-93)
PARTE SESTA DELL’INCESSANTE FERVORE DI AMORE E COMPASSIONE PER LE SOFFERENZE DI CRISTO 91. COME…
07° PARTE - (cc. 94-97)
PARTE SETTIMA DEL SUO ZELO NELL’ORAZIONE NELL’UFFICIO DIVINO, E NEL CONSERVARE LA LETIZIA SPIRI…
09° PARTE - (cc. 101-109)
PARTE NONA DELLO SPIRITO DI PROFEZIA 101. COME PREDISSE CHE SI FAREBBE LA PACE TRA IL VESCOVO E…
10° PARTE - (cc. 110-112)
PARTE DECIMA COME LA DIVINA PROVVIDENZA LO AIUTO' NELLE NECESSITA' ESTERIORI 110. COME IL SIGNO…
11° PARTE - (cc. 113-120)
PARTE UNDICESIMA DEL SUO AMORE ALLE CREATURE E DELLE CREATURE PER LUI 113. DELL’AMORE STRAORDIN…
12° PARTE - (cc. 121-124)
PARTE DODICESIMA DELLA SUA FINE E DELLA GIOIA CHE MOSTRO' QUANDO FU CERTO DI ESSERE VICINO ALLA…