04° PARTE - (cc. 76-84)
PARTE QUARTA
ZELO DEL SANTO
PER L'OSSERVANZA DELLA REGOLA
E PER LA PERFEZIONE DELL’ORDINE TUTTO
76.
COME LODAVA L’OSSERVANZA DELLA REGOLA,
E VOLEVA CHE I FRATI LA CONOSCESSERO
E NE PARLASSERO, E MORISSERO TENENDOLA IN MANO
Perfetto zelatore e amante dell'osservanza del Vangelo, il
beato Francesco amava ardentemente che tutti mettessero in pratica la Regola,
che è vivere il Vangelo, e diede una speciale benedizione a coloro che
sono e saranno veri zelatori di essa.
Ai suoi discepoli diceva che la Regola è il libro della vita, la speranza
della salvezza, la caparra della gloria, il midollo del Vangelo, la via della
croce, lo stato di perfezione, la chiave del paradiso, il patto di eterna alleanza.
Voleva che tutti ne avessero una copia e la sapessero a mente, e che nelle loro
conversazioni i frati ne parlassero di frequente, per evitare lo scoramento,
e ne meditassero dentro di sé per richiamare il giuramento pronunciato.
Prescrisse che la Regola fosse sempre davanti al loro sguardo, a rammentare
il loro ideale di vita e a stimolo di osservanza. E, più ancora, volle
e insegnò ai frati di morire con essa.
77.
DI UN SANTO FRATELLO LAICO, MARTIRIZZATO
MENTRE TENEVA LA REGOLA TRA LE MANI
Non scordò questo santo esempio e questi dettami del
beatissimo padre, un fratello laico, che crediamo indubbiamente assunto nel
coro dei martiri, e andò tra gli infedeli per brama di martirio. Mentre
i Saraceni lo portavano alla pena capitale, egli, tenendo con grande fervore
la Regola tra le mani e piegando umilmente le ginocchia, disse al compagno:
«Mi confesso colpevole, fratello carissimo, di tutte le cose che ho commesso
contro questa Regola, davanti agli occhi della divina Maestà e dinanzi
a te».
Appena terminata questa breve confessione, gli fu vibrato un colpo di scimitarra,
ed egli finì questa vita ottenendo la corona del martirio. Era entrato
nell'Ordine da giovanetto cosicché appena riusciva a sopportare i digiuni
della Regola, e pur tanto fanciullo, portava sulle carni uno strumento di mortificazione.
Beato ragazzo, che cominciò felicemente e più felicemente finì!
78.
COME VOLLE CHE L’ORDINE FOSSE SEMPRE
SOTTO LA PROTEZIONE E DISCIPLINA
DELLA CHIESA ROMANA
Diceva Francesco: «Andrò, e affiderò l'Ordine
dei fratelli minori alla Chiesa romana. I malevoli saranno intimoriti e tenuti
a freno dalla forza della sua autorità; e i figli di Dio godranno perfetta
libertà, a incremento della salvezza eterna. Da ciò i figli riconosceranno
i dolci benefici della loro madre, e ne seguiranno sempre le orme venerabili
con particolare devozione.
Sotto questa protezione l'Ordine non patirà mali incontri, né
il figlio di Belial scorrazzerà impunemente per la vigna del Signore.
Questa madre santa sarà incitata a emulare la gloria della nostra povertà,
e mai permetterà che il fulgore dell'umiltà e il giubilo della
obbedienza siano offuscati dal tenebrore dell'orgoglio.
Conserverà intatti fra noi i vincoli della carità e della pace,
e percuoterà severamente gli animatori di discordia. La santa osservanza
della purezza del Vangelo sarà fiorente davanti a lei, che non permetterà
venga inquinato il profumo della nostra buona fama e vita, nemmeno per un'ora».
79.
I QUATTRO PRIVILEGI CHE DIO DONO’ ALL’ORDINE
E CHE ANNUNZIO’ AL BEATO FRANCESCO
Diceva il beato Francesco di aver ottenuto dal Signore quattro privilegi, rivelatigli a mezzo di un angelo: che cioè l'Ordine e l'ideale di vita dei frati minori sarebbe durato fino al giorno del giudizio; che nessun persecutore dell'Ordine per proposito deliberato, sarebbe vissuto a lungo, che nessun malvagio, intendendo vivere male nell'Ordine, vi avrebbe durato a lungo; infine, che chiunque amasse di cuore l'Ordine, per peccatore che egli fosse, avrebbe alla fine ottenuto misericordia.
80.
DELLE QUALITA’ CHE RITENEVA NECESSARIE
AL MINISTRO GENERALE E AI SUOI COMPAGNI
Tanto grande era lo zelo che aveva per conservare la perfezione
nell'Ordine e la perfetta osservanza della Regola gli pareva così importante,
che spesso rifletteva chi potesse esser capace, dopo la sua morte, di guidare
l'Ordine tutto e mantenerlo, con l'aiuto di Dio, nella perfezione. Ma non riusciva
a trovar nessuno che ne fosse idoneo.
Quando la sua vita stava per finire, un frate gli disse: «Padre, tu stai
per passare al Signore, e questa famiglia che ti ha seguito resterà in
questa valle di lacrime. Suggerisci dunque a noi, se alcuno ne conosci nell'Ordine,
chi goda della tua fiducia e cui si possa degnamente affidare l'incarico di
ministro generale». Rispose Francesco, accompagnando ogni parola con sospiri:
«Figlio mio, non vedo alcuno che abbia le capacità di essere capo
di un esercito così grande e vario, di essere pastore di un gregge tanto
numeroso ed esteso. Ma vi dipingerò quale dovrebbe essere il capo e pastore
di questa famiglia.
Quest'uomo, proseguì, dovrebbe essere di vita austera, di grande maturità,
di fama irreprensibile, sarà libero da preferenze, affinché non
accada che, amando una parte più del giusto, non porti pregiudizio al
tutto. Dovrà essere un innamorato della preghiera, sapendo però
dividere il tempo fra la cura della propria anima e quella del suo gregge. Di
prima mattina metterà innanzi a tutto il santo sacrificio della Messa,
e in lunga preghiera raccomanderà ardentemente alla protezione divina
sé e la sua famiglia. Dopo l'orazione, si metta a disposizione dei fratelli,
pronto a essere "dilapidato" da tutti; risponderà a ciascuno
e provvederà alle necessità di tutti con bontà, pazienza
e mitezza.
Non deve fare preferenze, in modo da non curarsi meno dei semplici e degli incolti
che degli istruiti e dei dotti. Se gli è concesso il dono della scienza,
ha un motivo di più di essere l'incarnazione della pietà, semplicità,
pazienza e umiltà. Coltiverà le virtù in se stesso e negli
altri, praticandole di continuo e incitando ad esse con l'esempio più
che con le parole .
Deve odiare il denaro, che è il più gran corruttore del nostro
ideale di perfezione. Essendo il capo e l'esempio da imitarsi da tutti, mai
deve abusare dei soldi. Gli bastino per suo uso una veste e un piccolo libro;
a servizio della comunità tenga penna e calamaio, una tavoletta per scrivere
e il sigillo. Non sia collezionista di libri, né troppo appassionato
alla lettura, affinché non gli accada di sottrarre ai suoi doveri quello
che dedica alle sue inclinazioni.
Consoli con tenerezza gli afflitti, sia ultimo rimedio per i tribolati, affinché,
venendo a mancare presso di lui le medicine della sanità, il morbo della
disperazione non prevalga nei malati. Per piegare a dolcezza i protervi, umilii
se stesso e rinunci a qualcosa del suo diritto, pur di salvare un'anima. Riversi
una immensa comprensione su quelli che abbandonano l'Ordine, simili a pecorelle
sperdute, e mai neghi loro misericordia, consapevole di come sono forti le tentazioni
che possono spingere a tale passo. Se il Signore permettesse che vi fosse esposto
lui, forse precipiterebbe in un abisso più profondo.
E vorrei che, come vicario di Cristo, sia da tutti onorato con devozione e rispetto,
e in ogni cosa gli si provveda con benevolenza, secondo le sue necessità
e le esigenze del nostro ideale. Occorre, però, che non si lasci sedurre
da onori e favori: deve far loro lo stesso viso che fa alle ingiurie, così
che gli onori trasformino in meglio la sua condotta. Se talora abbisogni di
cibo ricercato e migliore, non lo prenda di nascosto, ma davanti a tutti, affinché
malati e deboli non si vergognino di provvedersene.
Sappia penetrare i segreti delle coscienze e scoprire la verità nascosta
nelle radici profonde. Diffidi per metodo di qualsiasi accusa, finché
la verità non cominci ad emergere da una inchiesta coscienziosa. Non
presti orecchio alle chiacchiere, tenga per sospetti i pettegolezzi, sia guardingo
specie nelle accuse, non ci creda facilmente. Per brama di conservare un vile
onore, mai contamini o attenui la giustizia e l'equità. Abbia cura di
non mai rovinare un'anima per eccesso di rigore, né troppa mansuetudine
incentivi il torpore, e da rilassata indulgenza non derivi un afflosciarsi della
disciplina. Sia da tutti temuto, e da quelli stessi che lo temono, amato. Giudichi
e senta la sua carica più come un peso che come un onore.
Vorrei inoltre che si circondasse di compagni di provata onestà,
inflessibili contro le passioni, forti nelle difficoltà, affettuosi e
comprensivi verso i colpevoli, che riversino su tutti la stessa affezione. Non
prendano, dai guadagni del loro lavoro, se non ciò che è strettamente
necessario al corpo. Nulla desiderino, fuorché la lode di Dio, l'avanzamento
dell'Ordine, il bene della loro anima, la salvezza di tutti i fratelli.
Siano affabili verso tutti, e accolgano con santa letizia quelli che vengono
da loro, porgendo a tutti con purezza e semplicità, in se stessi esempio
e norma dell'osservanza del Vangelo, secondo l'ideale presentato nella Regola.
Ecco, secondo me, come deve essere il ministro generale di quest'Ordine e i
suoi compagni».
81.
COME GLI PARLO’ IL SIGNORE,
QUANDO ERA PROFONDAMENTE AFFLITTO A CAUSA DEI FRATI
CHE SI ALLONTANAVANO DALL’IDEALE DI PERFEZIONE
Dato l'ardente zelo ch'egli aveva incessantemente per la perfezione
dell'Ordine, diventava di necessità assai triste quando veniva a sapere
o scorgeva delle imperfezioni. Cominciando ad accorgersi che alcuni frati davano
malesempio nella fraternità e cominciavano a scendere dalle altezze dell'ideale,
stretto nell'intimo del cuore da grande angoscia, un giorno durante l'orazione
disse al Signore: «Signore, affido a te la famiglia che mi hai dato!».
E subito il Signore rispose: «Dimmi, o piccolo uomo semplice e ignorante:
perché ti amareggi tanto se qualcuno esce dall'Ordine o quando i frati
non camminano per la via che ti ho mostrato? Dimmi ancora: chi ha fondato questa
fraternità? Chi provoca la conversione di un uomo? chi largisce la forza
di perseverare nella nuova vita? Non sono forse io? Non ti ho prescelto a guidare
la mia famiglia perché sei istruito ed eloquente, poiché non voglio
che tu, né i veri frati e autentici osservatori della Regola che ti ho
dato, procediate nella via della scienza e dell'eloquenza. Ho scelto te, semplice
e senza cultura, affinché sappiate, tu e gli altri, che sarò io
a vigilare sopra il gregge; e ti ho posto come un segno per loro, affinché
le opere che io compio in te, essi debbano realizzarle in se stessi. Quelli
dunque che camminano per la via loro mostrata a te, possiedono me e ancor più
mi possederanno; quelli invece che avranno voluto seguire altre strade, sarà
loro tolto anche quello che credono di avere.
E dunque, io ti dico che, d'ora in poi, non devi affannarti, ma fai bene quello
che fai, continua a compiere il tuo lavoro: io ho fondato questa famiglia di
frati in un amore eterno. Sappi che tanto li amo che se qualche frate ritornasse
al vomito e morisse fuori dell'Ordine, ne invierò un altro che prenderà
la corona al posto del transfuga; e se non fosse nato, io lo farò nascere.
E affinché tu sappia come ardentemente io amo l'ideale e l'Ordine dei
frati, quand'anche non rimanessero che tre frati, ebbene: sarà sempre
il mio Ordine, e non lo abbandonerò in eterno!».
Sentite che ebbe queste parole, l'anima di Francesco fu pervasa di meravigliosa
consolazione.
E sebbene per il grande zelo che sempre ebbe per la perfezione
dell'Ordine, non potesse tenersi dall'essere vivamente contristato allorché
udiva esserci tra i frati qualche stortura ch'era di malesempio e di scandalo,
dopo che il Signore lo ebbe così confortato, richiamava alla memoria
quel detto del salmo: «Ho giurato e deciso di osservare i comandi del
Signore, e di osservare la Regola che Egli stesso ha dato a me e a quelli che
vogliono imitarmi. Tutti i frati vi sono tenuti, esattamente come me.
E ora, dopo che ho lasciato di governare i frati, a causa delle mie infermità
e altri motivi ragionevoli, non sono tenuto che a pregare per l'Ordine e a mostrare
il buon esempio ai frati. Questa è la consegna mandatami dal Signore.
E so in verità che, data la mia malattia, l'aiuto più grande che
io possa recare all'Ordine è di pregare per esso ogni giorno il Signore,
affinché Lui lo governi, lo custodisca e protegga. A questo mi sono impegnato
davanti a Dio e ai fratelli: che se qualcuno si perdesse per il mio malesempio
voglio rendere conto al Signore per lui».
Tali erano le parole che il Santo ripeteva tra sé per dare tranquillità
al suo cuore, e che spesso esponeva ai frati nei colloqui e nei Capitoli.
Se qualche frate lo incitava a intromettersi nel governo dell'Ordine, replicava:
«I frati hanno la loro Regola, hanno giurato di osservarla; e affinché
non prendano pretesti dal mio comportamento per scusarsi, dopo che piacque al
Signore di mettermi alla loro guida, ho giurato davanti a loro di osservare
la Regola lealmente. E dal momento che i frati sanno cosa devono fare e cosa
evitare, non mi rimane che di ammaestrarli con le mie opere, poiché a
questo scopo sono stato dato loro nella mia vita e dopo la mia morte».
82.
DEL SINGOLARE ZELO CHE EBBE
PER IL LUOGO DI SANTA MARIA DELLA PORZIUNCOLA
E DELLE PRESCRIZIONI CHE VI DETTO’
CONTRO LE PAROLE OZIOSE
Finché visse, Francesco ebbe sempre uno zelo particolare
e una passione eccezionale per mantenere una piena perfezione di vita e comportamento
nel sacro luogo di Santa Maria degli Angeli, capo e madre di tutto l'Ordine,
e ciò a preferenza di tutti gli altri luoghi. Era suo intento e volere
che questo fosse modello ed esempio di umiltà, povertà e di ogni
perfezione evangelica per tutti gli altri luoghi; e che i frati ivi dimoranti
fossero, in tutte le loro azioni, i più attenti e solleciti a osservare
perfettamente la Regola.
E una volta, ad evitare l'ozio, radice di tutti i mali, soprattutto tra i religiosi,
ordinò che tutti i giorni, subito dopo il pasto, i frati si mettessero
insieme con lui a fare qualche lavoro, affinché non avessero a perdere
del tutto o in parte il bene guadagnato durante l'orazione, a causa delle parole
inutili e oziose, cui l'uomo è disposto specialmente dopo i pasti.
Inoltre, ordinò e comandò che fermamente fosse osservato se qualche
frate, nel passeggiare o nel lavorare con gli altri, pronunziasse parole oziose,
fosse tenuto a recitare una volta il Padre nostro, lodando Dio in principio
e in fine dell'orazione. Se poi, consapevole del suo sbaglio, se ne fosse spontaneamente
accusato, dicesse per il bene della sua anima il Padre nostro insieme con le
Laudi del Signore, come detto sopra. Se invece a rimproverarlo fosse stato per
primo un fratello, doveva recitare il Padre nostro, nel modo suddetto, per l'anima
di quel fratello.
Se poi, rimproverato, avesse voluto scusarsi e non volesse dire il Padre nostro,
fosse tenuto a dirlo due volte per l'anima del fratello che lo aveva ripreso.
Se ancora, per testimonianza di questo o altro frate, risultava certo che aveva
pronunciato parole oziose, doveva dire ad alta voce le Laudi del Signore a principio
e in fine all'orazione, così da essere udito chiaramente da tutti i frati
presenti. E costoro, mentre egli prega, tacciano e ascoltino. Se infine, un
frate, udendo un altro a dire parole oziose, avrà taciuto e non lo avrà
rimproverato, sia tenuto lui stesso a recitare un Padre nostro insieme con le
Laudi del Signore per l'anima di quel fratello.
E ogni frate che, entrando in una celletta o in casa o altro luogo, vi incontri
uno o più frati, subito debba lodare e benedire il Signore devotamente.
Il padre santo era sollecito nel recitare sempre queste Laudi del Signore, e
insegnava agli altri frati ed eccitava con ardente slancio e desiderio a dirle
con intensa devozione.
83.
COME ESORTO’ I FRATI
A NON ABBANDONARE MAI QUEL LUOGO
Francesco sapeva che il regno dei cieli si estende ad ogni
località della terra ed era convinto che la grazia divina poteva esser
largita agli eletti di Dio dovunque, pure aveva sperimentato che il luogo di
Santa Maria della Porziuncola era colmo di una grazia più copiosa, ed
era frequentato dalla visita degli spiriti celesti.
Per questo era solito dire ai frati: «Guardate, figli, di non abbandonare
mai questo luogo! Se vi cacciano via da una parte, voi tornateci dall'altra,
poiché questo luogo è santo, è l'abitazione di Cristo e
della Vergine sua madre. Fu qui che, quando noi eravamo in pochi, l'Altissimo
ci ha moltiplicati, qui ha fatto risplendere l'anima dei suoi poveri con la
luce della sua sapienza; qui ha acceso le nostre volontà con il fuoco
del suo amore. Qui, colui che pregherà con cuore devoto, otterrà
quanto domanderà; ma le offese saranno punite più severamente.
Per questo, figli, considerate con riverenza e onore questo luogo cosi degno,
come si addice all'abitazione di Dio singolarmente prediletta da Lui e dalla
Madre sua. E qui, con tutto il cuore e con voce di esultanza e di ringraziamento,
glorificate Dio Padre e il Figlio suo, il Signore Gesù Cristo, nell'unità
dello Spirito Santo».
84.
PREROGATIVE CONCESSE DAL SIGNORE
AL LUOGO DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI
Questo luogo è veramente il santo dei santi, meritatamente
stimato degno di grandi onori. Felice è il suo attributo, più
felice il suo nome, ed ora il suo cognome è presagio di beneficio.
Qui le presenze angeliche irradiano la loro luce, qui sogliono passare le notti
facendo risuonare degli inni.
Era tutta in rovina e Francesco la restaurò: fu una delle tre chiese
che egli stesso rinnovò.
Questa scelse il Padre, quando indossò il saio, qui domò il suo
corpo, soggiogandolo allo spirito.
In questo tempio fu generato l'Ordine dei Minori, mentre una folla di uomini
seguiva l'esempio del Padre.
Chiara, sposa di Dio, qui si lasciò recidere le chiome, e seguì
Cristo abbandonando gli splendori del mondo.
Sacra madre, essa diede alla luce Fratelli e Sorelle, e per loro mezzo partorì
Cristo rinnovando il mondo.
Qui la via larga del vecchio mondo venne ristretta, e dilatata fu la virtù
di quelli che furono chiamati.
Qui fu composta la Regola, qui rinacque la povertà, la vanagloria umiliata,
innalzata di nuovo la Croce.
Se talvolta Francesco è sconvolto ed abbattuto qui ritrova pace e il
suo spirito si ritempra.
Qui viene dimostrato il vero di cui si dubita, e viene concesso tutto quello
che il Padre domanda.