11° PARTE - (cc. 113-120)
DEL SUO AMORE ALLE CREATURE
E DELLE CREATURE PER LUI
113.
DELL’AMORE STRAORDINARIO CHE EBBE
PER GLI UCCELLI CHIAMATI
ALLODOLE CAPPELLACCE,
PERCHE' RAFFIGURANO IL BUON RELIGIOSO
Tutto assorbito nell’amore di Dio, Francesco scorgeva
perfettamente la bontà di Dio non solo nell’anima già splendente
di ogni perfezione di virtù, ma anche in ogni creatura. E per questo
si volgeva con singolare caldo affetto alle creature, particolarmente a quelle
in cui vedeva la traccia di una qualità di Dio o di qualcosa che aveva
attinenza con la vita religiosa.
Fra tutti gli uccelli prediligeva il piccolo volatile chiamato allodola, comunemente
detta «allodola cappellaccia». Diceva di lei: «La sorella
allodola ha il cappuccio come i religiosi, ed è umile uccello, che va
volentieri in cerca di qualche granellino, e se ne trova anche tra i rifiuti,
lo tira fuori e lo mangia. Volando, loda il Signore soavemente, simile ai buoni
religiosi che, staccati dalle cose del mondo, vivono sempre rivolti al cielo,
e la cui volontà non brama che la lode di Dio. Il vestito dell’allodola,
il suo piumaggio cioè, ha il colore della terra: così offre ai
religiosi l’esempio di non avere vesti eleganti e di belle tinte, ma di
modesto prezzo e colore somigliante alla terra, che è l’elemento
più umile».
E siccome ammirava nelle allodole queste caratteristiche, era felice di vederle.
Piacque perciò al Signore che questi uccelletti mostrassero al Santo
un segno di affetto nell’ora della sua morte. La sera del sabato, dopo
il tramonto che precedette la notte in cui Francesco migrò al Signore,
una moltitudine di allodole venne sopra il tetto della casa in cui giaceva,
e volando adagio a ruota, facevano come un cerchio intorno al tetto e, cantando
dolcemente, parevano lodare il Signore.
114.
COME VOLEVA PERSUADERE L’IMPERATORE
A EMANARE UN EDITTO DECRETANTE CHE,
NEL NATALE DEL SIGNORE,
GLI UOMINI PROVVEDESSERO GENEROSAMENTE
AGLI UCCELLI, AL BUE E ALL’ASINO, E AI POVERI
Noi che siamo vissuti con Francesco e abbiamo scritto questi
ricordi, siamo testimoni di averlo sentito dire molte volte: «Se potessi
parlare con l’imperatore, lo supplicherei e convincerei a fare, per amore
di Dio e di me, una legge speciale: che nessun uomo catturi o uccida le sorelle
allodole o faccia loro alcun male. E inoltre che tutti i podestà delle
città e i signori dei castelli e villaggi siano obbligati ogni anno,
nel giorno di Natale, a comandare alla gente di gettare frumento e altri cereali
per le strade, fuori delle città e dei castelli, affinché le sorelle
allodole e gli altri uccelli abbiano da mangiare in un giorno tanto solenne.
E per reverenza verso il Figlio di Dio, che quella notte la vergine Maria depose
in una greppia tra il bue e l’asino, chiunque abbia bue e asino sia obbligato
a fornire loro generosamente delle buone biade. Così pure, che quel giorno
tutti i poveri abbiano in dono dai ricchi copiose ottime vivande».
Francesco aveva maggior reverenza per il Natale che per le altre festività.
Diceva: «Dopo che il Signore nacque per noi, cominciò la nostra
salvezza». Voleva perciò che quel giorno ogni cristiano esultasse
nel Signore e per amore di lui, che ci donò se stesso, tutti provvedessero
largamente non solo ai poveri, ma anche agli animali e agli uccelli.
115.
DEL SUO AMORE AL FUOCO, E COME IL FUOCO GLI OBBEDI'
QUANDO EBBE A SUBIRE UN CAUTERIO
Costretto per obbedienza dal cardinale di Ostia e da frate
Elia, ministro generale, a recarsi all’eremitaggio di Fonte Colombo, presso
Rieti, per curarsi dal male di occhi, un giorno il medico venne a vederlo. E
notando lo stato del male, disse a Francesco che voleva fargli un cauterio da
sopra la mascella fino al sopracciglio dell’occhio più malato.
Ma Francesco non voleva si cominciasse il trattamento prima dell’arrivo
di Elia, il quale aveva detto di voler essere presente all’intervento;
il Santo provava disagio e gli pesava di avere tanta preoccupazione per la salute,
perciò voleva che il ministro generale ne avesse iniziativa e responsabilità.
Lo aspettarono, dunque, ma Elia non veniva, a causa dei molti impegni che lo
trattenevano; così Francesco permise alla fine al medico di fare quello
che voleva. Il ferro fu messo ad arroventare nel fuoco, e il Santo, per rafforzare
l’animo contro la paura, parlò al fuoco: «Fratello mio fuoco,
nobile e utile fra le altre creature, sii gentile con me in questa ora, poiché
sempre ti ho amato e ti amerò, per amore di Colui che ti ha creato. Prego
il Creatore che ci ha fatto, affinché temperi il tuo ardore, in modo
che lo possa sopportare». E finita la orazione, tracciò sul fuoco
il segno della croce.
Noi che in quel momento eravamo con Francesco, fuggimmo tutti per pietà
e compassione verso di lui, e solo rimase il medico. Terminata la cauterizzazione,
tornammo dal Santo, che ci disse: «Uomini paurosi e di poca fede, perché
scappaste? Vi dico in verità che non ho sentito nessun dolore per la
bruciatura. Anzi, se la cauterizzazione non è ben riuscita, la si rifaccia
più forte».
Il medico, trasecolato, disse: «Fratelli miei vi confesso che temevo non
potesse soffrire un intervento simile, debole e malato com’è, quando
non ce la farebbe forse nemmeno l’uomo più vigoroso. Non ha fatto
il minimo movimento né mostrato il più piccolo segno di dolore».
Fu necessario cauterizzare tutte le vene, dall’orecchio al sopracciglio,
ma non giovò a nulla. Un altro medico gli perforò entrambe le
orecchie con un ferro incandescente. ancora senza risultato.
Non meravigliamoci se il fuoco e le altre creature talvolta gli obbedivano e
lo veneravano. Noi, che siamo vissuti con lui, abbiamo visto spessissimo quanto
amava le creature, quanto godeva di esse; il suo spirito era preso da tanta
tenerezza e compassione, che non voleva fossero trattate duramente. Parlava
loro con una gioia che lo pervadeva nel cuore e negli atti, come si trattasse
di esseri dotati di ragione; e sovente, in questi casi, era rapito in Dio.
116.
COME NON VOLLE SPEGNERE NE' PERMETTERE FOSSE
SPENTO IL FUOCO CHE GLI BRUCIAVA LE BRACHE
Fra tutte le creature inferiori all’uomo e non dotate
di sentimento, Francesco aveva una simpatia particolare per il fuoco, di cui
ammirava la bellezza e l’utilità. E per questo non volle mai impedire
la sua azione.
Una volta che sedeva presso al fuoco, questo, senza che egli se ne accorgesse,
si appiccò ai suoi panni di lino, le brache, all’altezza del ginocchio.
Pur sentendo il bruciore del fuoco, non voleva però spegnerlo. Il compagno,
vedendo che i panni del Santo bruciavano, corse verso di lui con l’intenzione
di estinguere il fuoco, ma Francesco glielo proibì: «No, fratello
carissimo, non fare male al fuoco!». E non ci fu modo di indurlo a spegnerlo.
Allora quel compagno si precipitò dal frate guardiano del Santo, lo condusse
da Francesco e immediatamente estinse il fuoco, contro il volere di lui. Da
allora, per urgente che fosse la necessità, il Santo non volle mai spegnere
il fuoco, nemmeno una lampada o una candela, tanto era l’affetto che nutriva
per questa creatura.
Non voleva neppure che un fratello gettasse del fuoco o un tizzone fumante da
un luogo a un altro, come suol farsi, ma voleva lo si ponesse delicatamente
per terra, per reverenza a Colui di cui il fuoco è creatura.
117.
COME NON VOLLE PIU' PORTARE UNA PELLE,
CHE NON AVEVA LASCIATA BRUCIARE
Un giorno, mentre il Santo faceva una quaresima sul monte
della Verna, il suo compagno accese il fuoco nella celletta dove il Santo prendeva
i pasti. Poi andò nell’altra celletta, dove Francesco pregava,
portando con sé il messale per leggergli il Vangelo del giorno. Era infatti
abitudine del Santo di ascoltare, prima della refezione, il Vangelo del giorno,
quelle volte che non aveva partecipato alla Messa.
Quando giunse per prendere il cibo nella celletta in cui stava acceso il fuoco,
ecco già la fiamma salire fino al tetto e incendiarlo. Il compagno cominciò
a spegnere il fuoco, come poteva, ma da solo non ci riusciva. Francesco, che
non voleva aiutarlo, prese una pelle che alla notte teneva su di sé e
andò nella selva.
I frati del luogo, che dimoravano lontani da quella celletta, come si avvidero
che bruciava, accorsero tosto ed estinsero le fiamme. Più tardi tornò
Francesco per mangiare. Finito il pasto, si rivolse al compagno: «Non
voglio più coprirmi d’ora innanzi con questa pelle, poiché
per la mia avarizia non ho lasciato che fratello fuoco la divorasse».
118.
DEL SUO SINGOLARE AMORE PER L’ACQUA, LE PIETRE,
GLI ALBERI E I FIORI
Dopo il fuoco, il suo amore andava specialmente all’acqua,
simbolo della santa penitenza e tribolazione, che purificano le sporcizie dell’anima;
e perché il primo bagno dell’anima si fa per mezzo dell’acqua
battesimale.
Quando si lavava le mani, sceglieva un posto dove l’acqua scorrente non
venisse pesticciata dai piedi E quando camminava sulle pietre, avanzava con
gran delicatezza e rispetto, per amore di Colui che è chiamato Pietra.
E nel recitare quel versetto del salmo: Tu mi elevi sulla pietra, diceva con
gran reverenza e devozione queste parole: Mi hai collocato più giù
che i piedi della pietra.
Al frate che tagliava la legna e la preparava per il fuoco, raccomandava di
non abbattere mai tutto l’albero, ma tagliasse gli alberi in modo che
ne rimanesse sempre una parte intatta, e ciò per amore di Colui che volle
operare la nostra salvezza sul legno della croce.
Anche al frate che lavorava l’orto diceva di non coltivare tutto il terreno
per le erbe commestibili, ma ne lasciasse qualche parte libera di produrre erbe
verdeggianti che alla loro stagione producessero i fratelli fiori; e ciò
per amore di Colui che è chiamato fiore del campo e giglio delle valli.
Diceva ancora che il frate ortolano dovrebbe sempre fare un bel giardinetto
in una parte dell’orto, dove seminare e mettere ogni tipo di erbe odorose
e le piante che producono bei fiori, affinché invitino, nella stagione
loro, gli uomini che le vedono alla lode di Dio. Infatti ogni creatura dice:
«Dio mi ha creata per te, o uomo!».
Noi che siamo vissuti con lui, lo vedevamo rallegrarsi interiormente ed esteriormente
di quasi tutte le creature, così che, toccandole o mirandole, il suo
spirito sembrava essere in cielo, non in terra. E per le grandi gioie che aveva
ricevuto e riceveva dalle creature, egli compose, poco prima della sua morte,
alcune Lodi del Signore per le sue creature, per incitare alla lode di Dio i
cuori di coloro che le udissero, e cosi il Signore fosse lodato dagli uomini
nelle sue creature.
119.
COME LODAVA IL SOLE E IL FUOCO SU TUTTE
LE ALTRE CREATURE
Al di sopra di tutte le creature non dotate di ragione, Francesco
amava particolarmente il sole e il fuoco. Diceva: «Al mattino, quando
sorge il sole, ogni uomo dovrebbe lodare Dio che ha creato il sole per nostra
utilità, poiché è per suo mezzo che i nostri occhi sono
illuminati durante il giorno; la sera, quando scende la notte, ogni uomo dovrebbe
lodare Dio per fratello fuoco, a mezzo del quale i nostri occhi sono illuminati
nella notte. Tutti siamo come dei ciechi, ed è mediante questi due nostri
fratelli che il Signore dà luce ai nostri occhi. Dobbiamo lodare il Signore
specialmente per queste creature e per le altre, di cui usiamo ogni giorno».
Francesco fece sempre così, fino al giorno della sua morte.
Quando la malattia si faceva più grave, egli cominciava a cantare le
Lodi di Dio per le sue creature, cantico composto da lui. Faceva cantare anche
i suoi compagni, affinché, assorti nella lode del Signore, dimenticassero
l’acerbità dei dolori e della malattia di lui.
Giudicava e diceva che il sole è il più bello di tutte le creature
e più rassomiglia al Signore, tanto che nella Scrittura il Signore stesso
è chiamato Sole di giustizia. Perciò, nel dare un titolo alle
Lodi da lui composte sulle creature di Dio, quando il Signore gli ebbe dato
la certezza di possedere il suo regno, le chiamò Cantico di frate sole.
120.
QUESTA E' LA LODE CHE COMPOSE QUANDO IL SIGNORE
LO FECE CERTO DEL SUO REGNO
Altissimo, onnipotente, bon Signore,
tue so le laude, la gloria e l’onore e onne benedizione.
A te solo, Altissimo, se confano
e nullo omo è digno te mentovare.
Laudato sie, mi Signore, cun tutte le tue creature,
spezialmente messer lo frate Sole,
lo quale è iorno, e allumini noi per lui.
Ed ello è bello e radiante cun grande splendore:
de te, Altissimo, porta significazione.
Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle:
in cielo l’hai formate clarite e preziose e belle.
Laudato si, mi Signore, per frate Vento,
e per Aere e Nubilo e Sereno e onne tempo
per lo quale a le tue creature dai sostentamento.
Laudato si, mi Signore, per sor Aqua,
la quale è molto utile e umile e preziosa e casta.
Laudato si, mi Signore, per frate Foco,
per lo quale enn’allumini la nocte:
ed ello è bello e iocundo e robustoso e forte.
Laudato si, mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sostenta e governa,
e produce diversi fructi con coloriti flori ed erba.
Laudato si, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore
e sostengo infirmitate e tribulazione.
Beati quelli che ’l sosterranno in pace,
ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
[Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullo omo vivente po’scampare.
Guai a quelli che morrano ne le peccata mortali!
Beati quelli che trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ca la morte seconda no li farrà male].
Laudate e benedicite mi Signore, e rengraziate
e serviteli cun grande umilitate.
Altri Luoghi dello Stesso Itinerario
01° PARTE - (cc. 1-26)
Incomincia lo Specchio di perfezione dello stato di Frate Minore 1. [COME IL BEATO FRANCESCO RI…
02° PARTE - (cc. 27-38)
PARTE SECONDA DELLA CARITA', COMPASSIONE E CONDISCENDENZA VERSO IL PROSSIMO 27. SUA TENEREZZA V…
03° PARTE - (cc. 39-75)
PARTE TERZA DELLA PERFETTA UMILTA' E OBBEDIENZA IN LUI E NEI FRATI 39. COME SI DIMISE DAL SUPER…
04° PARTE - (cc. 76-84)
PARTE QUARTA ZELO DEL SANTO PER L'OSSERVANZA DELLA REGOLA E PER LA PERFEZIONE DELL’ORDINE TUTTO…
05° PARTE - (cc. 85-90)
PARTE QUINTA ZELO DI SAN FRANCESCO PER LA PERFEZIONE DEI FRATI 85. COME DESCRISSE LORO IL FRATE…
06° PARTE - (cc. 91-93)
PARTE SESTA DELL’INCESSANTE FERVORE DI AMORE E COMPASSIONE PER LE SOFFERENZE DI CRISTO 91. COME…
07° PARTE - (cc. 94-97)
PARTE SETTIMA DEL SUO ZELO NELL’ORAZIONE NELL’UFFICIO DIVINO, E NEL CONSERVARE LA LETIZIA SPIRI…
08° PARTE - (cc. 98-100)
PARTE OTTAVA DI ALCUNE TENTAZIONI CHE IL SIGNORE PERMISE EGLI SUBISSE 98. COME IL DEMONIO ENTRO…
09° PARTE - (cc. 101-109)
PARTE NONA DELLO SPIRITO DI PROFEZIA 101. COME PREDISSE CHE SI FAREBBE LA PACE TRA IL VESCOVO E…
10° PARTE - (cc. 110-112)
PARTE DECIMA COME LA DIVINA PROVVIDENZA LO AIUTO' NELLE NECESSITA' ESTERIORI 110. COME IL SIGNO…
12° PARTE - (cc. 121-124)
PARTE DODICESIMA DELLA SUA FINE E DELLA GIOIA CHE MOSTRO' QUANDO FU CERTO DI ESSERE VICINO ALLA…