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Approfondimento Storico e Sacro

Piccola Vita di Chiara per ragazzi

Piccola Vita di Chiara per ragazzi

Un giorno del lontano anno 1193, ad Assisi, donna Ortolana, della nobile famiglia degli Offredducci, prossima ad avere il suo primo bambino, si reca a pregare nel Duomo di S. Rufino, molto vicino alla sua abitazione.

Inginocchiata davanti al Crocifisso, Ortolana chiede di essere protetta dai pericoli del parto.
Nel silenzio, una voce dolcissima le dice: «Non avere paura. Nascerà da te una luce più chiara della stessa luce!».

Dopo pochi giorni, nascerà una bambina, e la mamma la chiamerà CHIARA, pensando non vi fosse stato nome più adatto, dopo le parole udite nel Duomo di S. Rufino durante la preghiera.

CHIARA, ben presto, dimostra di essere una bimba straordinariamente buona, una bimba “piena di luce”.
E’ ancora piccolina, quando, solita fare elemosina ai poveri, rinuncia ai cibi più buoni della sua tavola, per mandarli, in segreto, ai bambini orfani.

A 17 anni, CHIARA incontra FRANCESCO, figlio di un ricco mercante, che, vestito poveramente, è solito parlare per le strade invitando tutti a lasciare le ricchezze e, come Gesù, a volere bene a tutti!

E’ un giorno della fine di marzo del 1212, quando CHIARA lascia la sua stupenda casa e, con l’aiuto di FRANCESCO, si ritira a vivere da povera in preghiera.
CHIARA ha appena 18 anni.

Il luogo dove CHIARA vivrà fino alla morte è S. Damiano, presso Assisi.
Con lei altre “sorelle” condividono una vita semplice e povera, rivolta solo a ringraziare Dio e a pregarlo per tutti gli uomini.

La “Clarisse” – così si chiamano le donne che hanno seguito l’esempio di CHIARA – oggi sono moltissime, sparse in tutti “gli angoli” del mondo.
La loro Regola di vita è ancora la stessa: pregare, essere poveri e semplici!


***



Una storia stupenda...

Ad Assisi, antica città umbra, settecento anni fa è accaduto il fatto straordianario di seguito narrato.
In quell'epoca, nella cittadina del Subasio vivevano due grandi Santi: Francesco e Chiara, e di fatti memorabili ne accadevano quasi ogni giorno.

Ancora oggi nel Monastero di S. Damiano, la Storia di Chiara e i Saraceni, avvenuta in un lontano venerdì di settembre, è ricordata e raccontata come uno dei più grandi miracoli avvenuti in quel periodo.

E' l'anno 1240.
Siamo in Umbria.
La Valle spoletana è assediata dai soldati dell'Imperatore Federico II.
Quesi soldati, chiamati "Saraceni", sono mercenari pagati per assaltare, uccidere e conquistare.
Di città in città, di villaggio in villaggio essi avanzano nella splendida Valle umbra, incendiando, depredando e uccidendo.

La popolazione, terrorizzata, abbandona le proprie abitazioni e si rifugia lontano, nei boschi e sui monti, sperando che i soldati non giungano sin là.
Hanno assaltato ormai molte città e, ora, questo esercito di soldati avanza verso Assisi, la città di Francesco e di Chiara.
Sono numerosissimi e arrivano da ogni dove, annunciati dal sinistro luccichìo delle loro armi.
L'ordine del loro Imperatore è quello di devastare e prendere possesso della città; ed i Saraceni ubbidiscono perfettamente, seminando terrore e morte!

Ecco la bella Assisi.
E' un venerdì di settembre, quando la cittadina posta alle pendici del monte Subasio aspetta l'attacco nemico.
Molti abitanti sono scappati, altri non hanno potuto farlo.
Appena fuori dalle mura della città, giù verso la pianura da dove stanno arrivando i Saraceni, c'è il piccolo Monastero di S. Damiano, dove, insieme a Chiara, in povertà e preghiera, vivono circa cinquanta donne, chiamate le "Povere dame".

Alla vista di quel luogo, i Saraceni decidono di saccheggiarlo.

Le "Povere dame" di S. Damiano vivono nel Monastero una vita semplicissima, tutta dedita al silenzio, al lavoro ed alla preghiera. Molte di loro sono giovanissime. Chiara è la lora "madre spirituale", che amano moltissimo.
Insieme a lei, dette donne trascorrono la vita senza mai uscire da quelle umilissime mura, parlando pochissimo e digiunando, spesso, a "pane ed acqua".
La loro è una vita dura, ma esse sono felici e fanno ogni cosa con gioia, servendosi vicendevolmente, piene di amore l'una per l'altra!

Le coraggiose "Povere dame" hanno seguito l'esempio di Francesco d'Assisi, che ha lasciato tutto per amore di Gesù, povero e crocifisso.
Chiara e le sorelle pregano molto.
Anche nel silenzio della notte le loro gentilissime voci, che lodano Dio e lo ringraziano del suo amore, superano le mura del Monastero giungendo nella circostante campagna.
Esse pregano per gli uomini del mondo e la forza misteriosa della loro preghiera raggiunge e consola tutti i fratelli che soffrono.

Stanno, appunto, pregando, quando la pace è improvvisamente rotta da grida terribili.
La sorella "guardiana" corre ad una finestrella e vede che i Saraceni stanno già scalando il muro, per raggiungere la porta del Monastero, che è sollevata da terra di circa quattro metri.

Impaurita, la "guardiana" corre alla porta e controlla che sia ben chiusa; ma già all'esterno i soldati, raggiuntola, stanno cercando di aprirla percuotendola con pesanti mazze di ferro.
- Madre! - chiamano allora le "Povere dame" in preda alla più grande paura - Madre, aiutaci!
E corrono da Chiara.

Chiara, molto malata, è stesa sul suo povero lettacciodi paglia; malgrado la malattia, il suo bellissimo viso risulta luminosissimo.
- Madre! - gridano in lacrime le sorelle - i Saraceni stanno per entrare nel Monastero. Siamo perdute!
Chiara si solleva dal suo pagliericcio e dice: - Sorelle, andate nella chiesetta a prendere il Santo dei Santi e, con Lui davanti a me, andiamo alla porta.

Così fanno le sorelle, ubbidendo a Chiara. Vanno, in piccola processione, verso la porta, sostenendo la loro Madre coraggiosa e portando la "cassetta" con il Santissimo.

Alla porta chiusa, le sorelle si fermano.
Fuori, i soldati continuano a martellare con le pesanti mazze, e la porta inizia a cedere sotto i fortissimi colpi.
Chiara, allora, si inchina fino a terra davanti alla "cassetta" contenente le Ostie consacrate, e prega così tra le lacrime:
- Signore, vuoi forse che queste tue figlie, che io ho cresciuto nel tuo amore, cadano nelle mani di questi uomini feroci? Ti prego, salvale, perché io, da sola, non lo posso fare.
Subito una voce di bambino viene dalla "cassetta" del Santo dei Santi, e dice:
- Io vi proteggerò per sempre.
- Mio Signore, - aggiunge Chiara - proteggi anche la città di Assisi, se così ti piace.
E la voce, che è la voce di Gesù, risponde:
- La città avrà molte sofferenza, ma io la difenderò.

Allora Chiara, sollevando il viso bagnato di lacrime, dice alle sorelle, che a loro volta stanno piangendo:
- Figlie mie, vi assicuro che questi uomini non vi faranno alcun male. Credete alle parole di Gesù.

La porta, improvvisamente, si spalanca e appaiono i Saraceni.
Immobili, Chiara e le sorelle, li guardano.

Cosa vedono quegli uomini crudeli e feroci?
Cosa li fa precipitosamente indietreggiare, saltare a terra, raccogliere le armi e fuggire lontano, il più lontano possibile?
Lo storia non lo dice, e nessun Saraceno, testimone del fatto, ha mai potuto raccontarlo!

Assisi, la città in pericolo, aspetta con ansia e paura l'assalto dei nemici.
E molti, che spiano nella Valle, vedono ad un tratto muoversi le armi dei soldati.
Esse brillano nella luce del tramonto di quello straordinario venerdì di settembre.
Ma non sono dirette verso la città: se ne allontanano!

L'esercito, al soldo dell'Imperatore Federico II, sta fuggendo, in preda ad una misteriosa paura.
La città di Assisi è salva.


Fine

Galleria Fotografica Storica (4)

Storia Chiara 1
Storia Chiara 1
Storia Chiara 2
Storia Chiara 2
Storia Chiara 3
Storia Chiara 3
Storia Chiara 4
Storia Chiara 4