Convento di S. Bartolomeo in Cibòttola
Sebbene Francesco Gonzaga
affermi che questo Romitorio sia stato edificato
nel 1480, vi sono ragioni e documenti che
ne fanno ritenere la fondazione assai prossima ai principi
dell'Ordine.
E' ormai accettato, infatti, che il primitivo "locus"
sia stato fondato direttamente da S. Francesco,
precisamente nel periodo compreso fra il 1210
e il 1226, quando iniziò l'espansione
dell'Ordine.
Il terreno dove sorse il Romitaggio fu donato al
Santo assisiate dai monaci
benedettini della vicina Abbazia dei Sette Fratelli di Pietrafitta,
mentre l'edificio fu eretto dalla pietà dei perugini intorno
al 1223.
Esso fu dei Conventuali fino al 1474,
poi passò agli Osservanti.
A detta della tradizione, nel Convento di
Cibòttola , oltre allo stesso Francesco,
dimorarono per tempi più o meno lunghi: S. Antonio
da Padova, S. Bonaventura da Bagnoregio
e il beato Egidio di Assisi.
Le antiche cronache francescane dei secc.
XIV e XV riferiscono che in tale luogo frate Masseo
impetrò dal Signore la virtù dell'umiltà, dopo
aver protestato che in cambio avrebbe dato perfino gli occhi (vd.
La Franceschina, II, p. 78). Altro episodio, relativo allo
stesso frate e sempre nello stesso luogo, fa riferimento alla raccomandazione
ad un confratello di scorgere sempre il bene negli altri, per poter
diventare buono.
Il Convento di S. Bartolomeo ebbe
un grande sviluppo, sia per il ricordo personale di S.
Francesco, sia per la sua felicissima posizione, assai
adatta al misticismo religioso.
Allora sede del noviziato, fu ad esso, infatti,
che si presentò nel 1750 il giovane
Giovanni Croci, noto come beato
Leopoldo da Gaiche, per essere ammesso all'Ordine.
Riferendosi a detto Convento, Benvenuto
Bazzocchini narra: «Quivi, in mezzo a una
gran selva, sorgeva una devota chiesuola presso la
quale convennero i primi compagni di S. Francesco;
quivi è la fonte che si dice scaturita alle orazioni del Serafico
Padre, le cui acque sono reputate miracolose dagli abitanti
del paese; quivi, in un angolo della clausura, si conserva una pietra
dove egli, il Padre S. Francesco, si sarebbe
riposato arrivando stanco da un lungo viaggio.
In questo convento abitò Fra Masseo, compagno
di S. Francesco; e il nostro Cronologo (Marco da Lisbona)
asserisce che al suo tempo s'indicava nel dormitorio la cella che
avrebbe abitato S. Bonaventura.
Nella chiesa si venerava una miracolosa Immagine di S. Lodovico
Vescovo di Tolosa, cui i fedeli portavano grande venerazione
e della quale si narravano alcuni prodigi. Un certo giovine, accusato
di omicidio, fra i tormenti della tortura si confessò colpevole
e fu condannato alla morte. Ma essendosi raccomandato alla intercessione
di S. Lodovico, la notte innanzi che fosse condotto
al supplizio, gli apparve il Santo, lo liberò dalla prigione
e colla catena della quale era legato lo condusse in chiesa presso
il suo altare, dove lo trovarono i religiosi al mattino seguente.
Allora il P. Guardiano del convento prese il pover'uomo e, così
legato com'era, lo menò a Perugia, rivelando l'intervento del
Santo e chiedendo la liberazione dell'innocente. Di che si mostrarono
convinti i giudici perugini; e non solo fu liberato il giovine, ma
venne anche istituita la festa di S. Lodovico che si celebrò
per molti anni molto solennemente nella chiesa del convento
di Cibòttola.
E' da notarsi che la catena - documento del miracolo - esisteva ancora
nella chiesa di detto convento quando i religiosi lo abbandonarono
nel 1865, in causa della soppressione (italica).
Il convento di Cibòttola, ceduto dai Minori
Osservanti, venne a far parte della nostra Provincia
(Riformata) verso il 1625, e fu sempre un convento
fiorente di disciplina, assegnato d'ordinario all'educazione dei giovani,
chierici e novizi. I religiosi furono costretti ad abbandonarlo, come
si disse, nell'anno 1865: il Sindaco Apostolico lo riscattò,
ne volle più restituirlo. Ora, quasi del tutto abbandonato,
minaccia l'estrema ruina» (Cronaca della Provincia
Serafica di S. Chiara d'Assisi).
Il complesso conventuale,
ampliato più volte nel corso dei secoli, fu incamerato dal
Demanio nel 1866, in seguito alla legge
che sopprimeva le corporazioni religiose.
I novizi furono allontanati e fu consentito
solo ai frati adulti di rimanervi fino alla morte.
Venne definitivamente chiuso nel 1892; i
beni mobili e immobili furono venduti all'asta e sparsi un pò
ovunque.
La chiesa, intitolata a S. Bartolomeo,
venne ricostruita alla fine del '300; sul
portale era la data 1416 (vd. Antonio
da Orvieto, Cronologia).
Sull'altare maggiore era una tavola del
Maestro Esiguo con la Vergine e Santi,
ora nella Galleria Nazionale dell'Umbria
(n. 756). Antonio da Orvieto vi ricorda
un antico affresco con l'immagine di S. Ludovico da Tolosa.
Soppresso, come sopra riferito, nel 1865, il Convento di Cibòttola è oggi ridotto ad uno squallido rudere.
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
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