Chiesa di S. Damiano
A mezza costa, tra la pianura e la collina di Assisi,
è il Santuario francescano di S. Damiano.
Lo si raggiunge scendendo da Assisi o salendo dalla Porziuncola, con
il desiderio di sostare nella pace, e vi si respira tutta l'atmosfera
del francescanesimo primitivo.
A S. Damiano nessuno ricerca preziose opere d'arte. I rari affreschi
che ornano alcune pareti, dentro e fuori la chiesa, vengono frettolosamente
sorvolati.
Il "pellegrino" va direttamente
ai "luoghi sacri", e accetta, con
devota compunzione, la semplicità eloquente delle pareti nude,
degli impiantiti sconnessi, delle scure travi di legno.
La storia della chiesa di S. Damiano è
a tutti nota.
Costruita, forse, nel sec. IX, se ne ha una prima notizia nel 1030.
Ai tempi di Francesco, l'edificio era una
di quelle chiesine solitarie e fatiscenti che si trovavano - e tuttora
si trovano - così frequenti nei dintorni di Assisi.
Intorno al 1206, il giovane Francesco, riavutosi
da una grave malattia, si ritirò a pregare nel vecchio
oratorio di S. Damiano, per cercare una risposta alla
sua ansia di "volontario di Dio".
Prostrato supplice e devoto davanti ad un Crocifisso
(attualmente conservato nella Basilica di S. Chiara), dalle
labbra di quel dipinto bizantino sentì
uscire una dolcissima voce: «Francesco, va' e ripara la mia
casa che, come vedi, minaccia rovina».
Il giovane tremebondo si riempì di stupore, perdendo quasi completamente
i sensi; ma immediatamente si dispose all'obbedienza, tutto concentrato
in quel comando!
La storia di questo sacro edificio è
essenzialmente legata alla lunga dimora che vi fecero S.
Chiara (dal 1211 al 1253) e le sue prime "Povere
Dame", più che agli sporadici ritorni di S.
Francesco.
Questi tornò ad insediarvi Chiara,
nel 1211 (o 1212); le restò vicino i primi tempi, per fortificare
lei e le sue prime compagne, nell'impegno di fedeltà al Cristo
Crocifisso.
Qui Francesco sostò a lungo nell'inverno 1225, ormai stimmatizzato,
per riposare nella capanna di frasche che le suore gli avevano preparato
nell'orto.
E in questo luogo egli compose il "Cantico di frate
Sole"; cosicché S. Damiano,
oltre al merito mistico di "Culla del secondo Ordine
francescano", ha anche quello letterario di "Culla
della poesia italiana".
L'ultima visita del Santo addotta in questo Santuario, fu quella del
4 ottobre 1226, quando la sua salma, proveniente dalla Porziuncola,
sostò brevemente dinanzi alla chiesa, per esser baciata devotamente
da S. Chiara e dalle sue compagne.
Forse già nel sec. XII, la chiesa di S. Damiano
aveva le proporzioni attuali, e vi era tutto il blocco di edifici che
costituiscono la parte propriamente "storica" del Santuario:
il coretto di S. Chiara, la sacrestia,
il sepolcreto (ove furono sepolte le prime
monache), il dormitorio della Santa, l'infermeria,
l'oratorio interno, il giardinetto
"del Cantico".
Le altre parti furono aggiunte a partire dal sec. XVI.
L'antica facciata della chiesa è stata
rimaneggiata nel sec. XVI.
Il portico d'ingresso è della stessa
epoca.
Prima di entrare nel Santuario, sulla destra della piazzetta, è
un piccolo oratorio, recentemente dedicato
a tutte le vittime dei campi di concentramento. L'affresco che domina
l'altare risale al sec. XIV: rappresenta la Vergine in trono fra
i SS. Francesco e Chiara. Sulla volta, dietro S. Francesco,
è S. Rufino martire, vescovo di Assisi; vicino a S.
Chiara è ritratto S. Damiano.
Poco prima di accedere al Santuario, a destra
sotto il portico, si può ammirare un affresco datato
1510, rappresentante i SS. Chiara, Francesco, Sebastiano e Rocco.
Al Santuario si accede scendendo qualche gradino.
Alla destra è la cappellina di S. Giacomo;
un tempo tale ambiente serviva da abitazione al sacerdote. Si può
ancora vedere, al centro del muro di sinistra, in comune con la chiesa,
la traccia di una porta di comunicazione; vicino sono i ritratti dei
SS. Rocco e Sebastiano.
Sulla lunetta in fondo alla cappella, un affresco
attribuito a Tiberio d'Assisi (1517) rappresenta
la Vergine in maestà attorniata da S. Bernardino da Siena,
S. Girolamo (dal quale il nome della cappella), S. Francesco
e S. Chiara.
La cappella contigua, nota come cappella
del Crocifisso, è dominata dall'imponente Crocifisso
di frate Innocenzo da Palermo (1637), posto
tra due moderne vetrate raffiguranti S.
Francesco e S. Chiara, che evocano il Cantico delle
Creature, che la tradizione vuole sia stato composto in questo
luogo.
Nella chiesa, a destra dell'entrata, è
una apertura cieca circondata da affreschi giotteschi:
a detta della tradizione, sarebbe questa la finestra del denaro, dalla
quale il giovane Francesco gettò la borsa con le monete, che
il sacerdote non aveva voluto accettare. Le figure rappresentano: a
destra S. Francesco inseguito dal padre, a sinistra il Prete
sbigottito per le minacce fatte a S. Francesco, ancora più
a sinistra S. Francesco orante dinanzi al Crocifisso, sullo
sfondo quella che si ritiene la più antica veduta della città
di Assisi.
Poco più avanti, sulla stessa parete, si apre la già citata
cappella del Crocifisso, con la mirabile
scultura del Redentore, di frate Innocenzo da Palermo
(1637).
Rimosso il vecchio altare barocco, che in passato la deturpava, e sostituito
con un bell'altarino a cippo, oggi la chiesa
è visibile a colpo d'occhio sino al fondo dell'abside, quasi
come la videro Francesco e Chiara.
Assai fedele è la copia del Crocifisso
che parlò a S. Francesco, pendente sopra l'altare maggiore, posto
sullo stesso luogo dove era il miracoloso originale.
Nella calotta dell'abside è un pregevole
dipinto raffigurante la Vergine col Bambino, tra i SS. Rufino e
Damiano.
A destra del vecchio coro dei frati si trova
l'antico sepolcreto delle monache, dal quale
si passa al coro di S. Chiara.
Qui tutto è semplicità; e la veneranda vecchiezza che
mostrano i leggii, i sedili e le spalliere,
pare che inviti ancora a tendere l'orecchio, come per ascoltare le angeliche
voci di sorella Chiara e delle altre sante monache.
Di fronte agli stalli del coro, è una bellissima Crocifissione,
attribuita al Mezastris, in fondo alla quale
si legge la data 1482.
Dal sepolcreto, per un'angusta scaletta, si ascende al giardino
di S. Chiara, dove si coltivano anche oggi - simbolo di
modestia, di purità e di amore - il giglio, la mammola, la rosa.
E' questo il luogo dove la Santa scendeva
a prendere un po' d'aria nelle brevi soste di lavoro e di preghiera.
La ristrettezza e l'estrema semplicità di quest'angolo parlano
da sé.
E' fama che qui, o piuttosto poco appresso - forse sul luogo dell'attuale
sacrestia o nell'orto sottostante - sorgesse la povera capannuccia
di frasche, nella quale S. Francesco, nel 1225, compose
gran parte di quel capolavoro della poesia italiana, che è il
Cantico delle Creature.
Un bellissimo altorilievo raffigurante S. Francesco in atto
di cantare il Cantico, e una lapide in cui è inciso
il canto stesso, completano meravigliosamente il quadro suggestivo di
questo sacro luogo.
Salendo pochi altri gradini, si giunge all'oratorio di S.
Chiara. Anche qui, tolti alcuni pregevoli affreschi
del sec. XIV, tutto è conservato nella primitiva semplicità
francescana.
In fondo all'oratorio, entro un artistico armadio di legno,
si conservano il Breviario di S. Chiara scritto da frate Leone;
la Campanella, - di forma originalissima e dal dolcissimo suono
- con la quale Chiara chiamava le consorelle alla preghiera e al lavoro;
il Tabernacolo di avorio in cui veniva conservata la SS.ma
Eucaristia e molte altre preziose reliquie.
Dall'oratorio si passa al dormitorio delle "Povere
Dame", con il posto della Santa distinto da un mazzo
di fiori; qui Chiara, rallegrata da celesti visioni, morì l'11
agosto 1253.
Tornando ora al vecchio coro dei religiosi
e passando per la porticina che immette al pittoresco chiostro
del convento, si ammirano, disposti ad angolo, due affreschi
del 1507, firmati: Eusebius Perusinus; essi
rappresentano, a destra: l'Annunciazione, e, al di sopra, l'Eterno
Padre; a sinistra: S. Francesco nell'atto di ricevere le Stimmate.
Più avanti, sulla destra, si può godere un'altra visione
che impressiona profondamente il visitatore: è il refettorio
di S. Chiara, il quale, dalle vecchie tavole, dal pavimento
sconnesso, da ogni cosa, manifesta la sua vetustà.
In esso si mostra tuttora - segnato da una piccola croce
bianca incastonata nel tavolo - il posto dove soleva sedersi
Chiara, quando veniva a consumare il frugale pasto con le altre buone
consorelle.
In questo refettorio avvenne il miracolo delle croci impresse
sul pane, allorché Chiara lo benedisse alla presenza
e per ordine di Papa Innocenzo IV; in questo luogo S. Chiara si
raccolse in preghiera e respinse i Saraceni che volevano
impadronirsi del monastero; sempre qui avvenne il miracolo
dell'olio di cui si trovò pieno il vaso che si
sapeva essere vuoto. Gli affreschi sono, probabilmente, di
Dono Doni (sec. XVI).
Sopra al convento è l'infermeria, dove
S. Chiara operò miracolose guarigioni; vicina è la celletta
di S. Agnese, trasformata in piccolo oratorio; tanti altri
luoghi fanno da cornice a quelli già descritti: spiranti ognuno
la più pura e la più santa povertà
francescana.
Rapporti tra la chiesa di S. Damiano e S. Francesco d'Assisi:
- E' restaurata da S. Francesco: I Cel. nn. 8, 18; Leg. maior,
cap. 2, n. 1, 7; II Cel., n. 10; Cel. Trattato dei miracoli, nn. 2,
3; Leggenda dei tre compagni, nn. 13, 14, 16, 21; Leg. maior., cap.
1, n. 5; Leggenda perugina, n. 37; Specchio di perfezione, n. 91; Testamento
di S. Francesco, n. 9; Leggenda di S. Chiara, n. 10.
- E' custodita da un povero sacerdote: Leggenda dei tre compagni,
n. 16.
-Il Crocifisso di S. Damiano parla a S. Francesco:
I Cel., n. 18; II Cel., nn. 10-11; Leg. maior, cap. 1, n. 5; Leg. maior.,
cap. 2, n. 7; Leggenda perugina, n. 37; Specchio di perfezione, n. 91;
Cel., Trattato dei miracoli, n. 3; Leggenda dei tre compagni, nn. 13,
14, 24; Leg. maior, cap. II, n. 1; Leggenda di S. Chiara, n. 10.
- S. Francesco questua l'olio per la lampada di S. Damiano:
Leggenda dei tre compagni, n. 24; II Cel., n. 13.
- Le pietre di Silvestro per riparare la chiesa di S. Damiano:
I Fioretti, cap. II; Leggenda dei tre compagni, n. 30.
- S. Damiano: ricovero di S. Chiara e delle Povere Dame: II
Cel. n. 204; Leggenda perugina, n. 45; Specchio di perfezione, n. 90;
II Cel., n 13; Testamento di S. Francesco, n. 30; Leggenda di S. Chiara,
n. 10; Privilegio della Povertà: Bolla di papa Gregorio IX, datata
17 settembre 1228; Regola di S. Chiara, capp. IV-V; 1426, 2827; Leggenda
dei tre compagni, n. 24.
- Francesco vi compone il Cantico di Frate Sole: Leggenda perugina,
n. 43; II Cel. n. 213; Specchio di perfezione, n. 100.
- S. Damiano e i funerali di S. Francesco: I Cel., n. 116;
Leg. maior, cap. XV, n. 5.
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
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