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Approfondimento Storico e Sacro

Basilica di S. Lucchese da Poggibonsi

Basilica di S. Lucchese da Poggibonsi

Nel 1250, Lucchese, morendo in “odore” di santità, venne sepolto nella chiesa romanica di S. Maria a Camaldo, intorno alla quale, presto, furono avviati i lavori per la costruzione della nuova Basilica dedicata prima a S. Francesco d’Assisi e successivamente, intorno al 1300, a S. Lucchese. Il nuovo edificio incorporò la suddetta chiesa romanica, le cui tracce, visibili dal cimitero adiacente la Basilica, sono il belportale di fattura pisana, sormontato da un rosone richiuso. Portale e rosone sono separati dal tetto del chiostro, nel quale sono raccolti stemmi, capitelli ed altri reperti provenienti da “Poggiobonizio” (oggi Poggibonsi). Da una iscrizione visibile all’esterno della parete sinistra della chiesa, risulta che l’architetto sia stato un tal “Magister Nicholettus”, il quale portò a termine l’opera nel 1252. Lo stile è il tipico gotico francescano. La costruzione, grandiosa nel suo insieme, è a croce latina.La navata principale, compreso il presbiterio, misura m. 50; il braccio trasversale, comprese le cappelle, m. 30, l’altezza è pari a m. 18. La sacra aula riceve luce dall’occhio della facciata, da sette monofore gotiche laterali e da cinque bifore di altrettante cappelle presbiteriali. Il tetto della navata principale è a capriate, e ha la forma di una carena rovesciata; mentre la parte absidale è caratterizzato dall’arco a sesto acuto e dall’arco a tutto sesto con volte a crociera.Entrando, a sinistra si trova un altare con dossale in terracotta policroma, che presenta, al centro, la Madonna con Bambino ed ai lati S. Francesco e S. Antonio da Padova.

Nella lunetta in alto è la Incoronazione della Vergine, e nel gradino laAnnunciazione e gli stemmi delle famiglie Segni e Squarcialupi. Il lavoro fu eseguito, nel 1514, da Giovanni della Robbia. Più avanti è un affresco di Bartolo di Fredi (Siena, 1330-1410); esso raffigura S. Nicola, Vescovo di Bari.. Il Santo è rappresentato mentre lancia da una finestra, all’interno di una camera, tre borse di denaro, come dote, a tre giovani donne le quali, causa la povertà, non potevano sposarsi e che, nel dipinto, si vedono giacenti nel letto.Nella cappella del transetto di sinistra sono conservate, in una urna dietro l’altare, le Spoglie di S. Lucchese. Le pareti dell’imbotte sono affrescate da Cennino Cennini(Colle Val d’Elsa, fine sec. XIV, inizi sec. XV) e da Taddeo Gaddi(Firenze, 1290-1336). Esternamente all’arco sono dipinte le allegorie delle quattro virtù cardinali: Giustizia, Prudenza, Temperanza e Fortezza. Nella superficie interna, attigua alla volta, sono le tre storiedette di S. Stefano. Nella prima, dall’alto, è raffigurata la Nascita di S. Stefano; nellaseconda è il Santo portato via dai demoni, i quali, per ingannare la nutrice, pongono nella culla un demonietto fasciato da bambino; nella terza è il Ritrovamento di S. Stefano, allattato da una cerva. Gli affreschi sono di Cennino Cennini, il quale, in una sua monografia sul modo di pitturare, prende come esempio detto lavoro. In alto, al centro, sono visibili tre figure che, pare, rappresentino le Virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Nel giro dell’arco minore, sul davanti, si possono vedere: S. Agostino Vescovo, S. Francesco d’Assisi e, in alto, i Profeti Isaia e Geremia. Entro la volta sono: S. Giovanni Battista e S. Caterina d’Alessandria, e sopra, in mezze figure, i Dodici Apostoli.Le pareti e le volte della cappella, affrescate nel 1910 dal senese Arturo Viligiardi, narrano episodi della Vita di S. Lucchese; da sinistra: S. Francesco veste, con l’abito del Terzo Ordine, Lucchese e Bonadonna; Lucchese ridona i sensi della parola e della vista ad un giovane, che li aveva perduti mentre derideva il Santo, che si era caricato sulle spalle un ammalato per condurlo in Ospedale; L’estasi di S. Lucchese fra lo stupore dei frati.Infine e raffigurato l’episodio, tipicamente medievale, della prova del fuoco: correva l’anno 1273 e Papa Gregorio X, da Roma, si recò a Lione per il Concilio. Transitando per la via Francigena sostò a Poggibonsi, ospite dei frati del Convento di S. Lucchese; per dimostrare quali capacità avesse il Santo di compiere miracoli, fu gettata la sua testa in un braciere ardente; questa balzò per tre volte come cosa viva, fino a giungere ai piedi del Pontefice.La cancellata, del 1905, fu eseguita dall’artigiano poggibonsesePietro Barucci. La mensa dell’altare maggiore, con fregio di foglie d’acanto, è del 1300. Nel transetto di destra una cappella, in stile barocco, custodisce il corpo di S. Felice martire, soldato imperiale. Vi si trova anche un pregevole quadro del sec. XVIII, opera del pittore romano Pompeo Batoni, raffigurante la Madonna del Buon Consiglio.D’obbligo una sosta nella sacrestia, la cui porta si apre sotto ilpresbiterio, a sinistra, scendendo alcuni scalini. All’interno della stessa ammirasi il soffitto con archi e volte rinascimentali. Qui è conservata l’opera artistica più preziosa della Basilica:armadi e bancone centrale del 1335, che recano 17 figure ed altri ornamenti tra intagli e trafori su tavole di noce, attribuite allaScuola di Duccio di Buoninsegna. Inoltre sono due statuette in legno dorato del 1600 rappresentanti: S. Pietro e Gesù risorto. Vi sono anche preziosi paramenti di broccato e damasco dei sec. XVI e XVII.Sino al 1800, erano qui conservati 13 Corali con preziose miniature, passati, successivamente, nella Cattedrale di Colle Val d’Elsa. Quattro calici, una patena ed un cucchiaio per la Comunione, di origine longobarda, rinvenuti nel 1962, sono provvisoriamente custoditi nella Pinacoteca di Siena.Rientrando in chiesa, lungo la parete, sempre dalla parte della sacrestia, è un affresco di Bartolo di Fredi, raffigurante laCrocifissione di S. Andrea in Petra D’Acaia alla presenza del proconsole Egea. In alto, in una lunetta affrescata da un ignoto artista trecentesco, è La Madonna della rondine con i SS. Antonio abate e Cristoforo.Nel tardo pomeriggio del 9 luglio 1944, un intenso cannoneggiamento alleato colpì la Basilica, che prese fuoco. Le fiamme si arrestarono davanti alla Cappella che custodisce il corpo del Santo, e davanti alla porta della sacrestia, dov’è la sua più antica immagine. Nell’incendio andarono distrutte numerose opere d’arte:1) Sull’altare, a destra entrando, era la tavola “Noli me tangere”. L’opera, eseguita nel 1515 e giudicata di suprema bellezza e dolcezza, era attribuita a Raffaellino Carli, detto il “Pittore del Garbo”. Rappresentava Gesù, sotto l’apparenza di giardiniere, dinanzi alla Maddalena. E’ stata sostituita da una riproduzione del Prof. Puccioni.2) Il Crocifisso dell’altare maggiore in legno policromo del 1400. Sostituito da uno in bronzo, copia di quello delGiambologna che si trova a Firenze, nella chiesa della SS. ma. Annunziata.3) Il coro del 1400 con banchi e dossali finemente intarsiati. Quello attuale, in noce, è del 1962.4) Il trittico dell’altare maggiore, attribuito a Taddeo Gaddi(sec. XIV). Il dipinto, a tempera con sfondo a sfoglia d’oro, rappresentava l’Incoronazione della Vergine, con ai lati, quattro figure di Santi.5) Madonna con il Bambino in legno policromo (sec. XV), attribuita a Jacopo della Quercia. Era posta sull'altare del SS. mo Sacramento.6) Pulpito in noce, del 1400, ricco di finissimi intagli.7) La cantoria e la mostra dell’organo del 1690, posta all’interno, sopra la porta principale, ornata con fregi in oro e figure. Sorretta da sette mensole, occupava tutta la parete. Il Convento, fondato dallo stesso S. Francesco, è attiguo allaBasilica, e vi si accede da una porta situata a metà circa della parete destra.Nel 1213 il Comune di Poggibonsi regalò al Santo due piccole case come dimora per i frati. Dal loro ampliamento nacque il Convento, che fu tenuto dai frati Conventuali sino al 1404, anno in cui passò ai Minori dell’Osservanza, che vi rimasero sino al 1810, anno dellasoppressione Napoleonica.Dal 1810 al 1814 vi dimorò un religioso con mansioni di custode.Nel 1814 divenne parrocchia, ed il primo parroco fu il Rev. Mangani di Poggibonsi. Nel 1925 furono reintegrati i frati Minori, che ancora lo tengono.Nel chiostro si vedono lunette affrescate da Nicomede Ferrucci, risalenti al 1600, e rappresentanti Scene della vita di S. Francesco.Sempre nel chiostro si apre sia l’aula Capitolare, con bifore, soffitto a cassettone (sec. XV) e una tela di Sebastiano Tani(1606), che l’antico refettorio. Quest’ultimo, con soffitto a volta ed archi (sec.XV), conserva il capolavoro di Gerino da Pistoia. E’ un grande affresco datato 1513, e rappresentante la Moltiplicazione dei pani. Nel fanciullo che porge i pesci a Gesù, la tradizione ha voluto riconoscere S. Marziale, evangelizzatore della Val d’Elsa e poi vescovo di Limoges in Francia. In fondo al refettorio è un lavabo in pietra con motivi floreali, del 1400. Sul lato esterno vi è un loggiato del sec. XV, con colonne sormontate da capitelli di originale varietà.Accanto al Santuario sorge una “Casa di Riposo” per Terziari francescani ed anziani.Ogni anno, una rappresentanza del Terzo Ordine Francescanodi una regione d’Italia, si reca al Santuario per l’offerta dell’olio per la «Lampada Votiva», che arde davanti all’urna di S. Lucchese, considerato il “Primogenito” del Terzo Ordine Francescano. *** Chiesa di San Lorenzo in Pian dei Campi ove avvenne l’incontro tra San Francesco e San LuccheseDalla strada a sterro che costeggia il muro del piccolo cimitero, adiacente alla Basilica di S. Lucchese, si giunge, dopo circa Km. 2, alla chiesetta romanica di S. Lorenzo in Pian dei Campi. Uno degli edifici religiosi romanici anticamente soggetti alla giurisdizione della Pieve di Marturi. La piccola chiesa consta di un’unica navatella rettangolare conabside. Il paramento murario è a piccole bozze di travertino. L’interno riceve luce da una monofora posta sopra il portale e da due finestrelle che si aprono sul lato sinistro dell’edificio.Di particolare rilievo è un affresco, di Pier Francesco Fiorentino(sec. XV), raffigurante la Madonna con il Bambino che sorregge un frutto di melograno; ai lati sono le figure di S. Lorenzo e S. Sebastiano. Questa piccola chiesa è importante perché, stando alla tradizione popolare, qui sarebbe avvenuto l’incontro tra S. Francesco e S. Lucchese. a cura di Paolo Rossi

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