Arezzo
La città di Arezzo, nella storia
francescana, è famosa per una pacificazione operatavi
dal Santo.
Narra Tommaso da Celano: «(Francesco)
arrivò un giorno ad Arezzo, mentre tutta
la città era scossa dalla guerra civile e minacciava prossima
la sua rovina.
Il servo di Dio venne ospitato nel borgo fuori città, e vide
sopra di essa demoni esultanti, che rinfocolavano i cittadini a distruggersi
fra di loro.
Chiamò frate Silvestro, uomo di Dio e di ragguardevole semplicità,
e gli comandò: “Va’ alla porta della città,
e da parte di Dio Onnipotente comanda ai demoni che quanto prima escano
dalla città”.
Il frate pio e semplice si affrettò ad obbedire, e dopo essersi
rivolto a Dio con inno di lode, grida davanti alla porta a gran voce:
“Da parte di Dio e per ordine del nostro padre Francesco, andate
lontano di qui, voi tutti demoni!”.
La città poco dopo ritrovò la pace e i cittadini rispettarono
i vicendevoli diritti civili con grande tranquillità.
Più tardi parlando loro, Francesco all'inizio della predicazione
disse: “Parlo a voi come a persone un tempo soggiogate e schiave
dei demoni. Però so che siete stati liberati per le preghiere
di un povero”». (II Cel., 108).
Le fonti francescane narrano altri miracoli
operati da S. Francesco ad Arezzo, città che frequentò
più volte, in occasione dei suoi viaggi nello splendido romitaggio
della Verna.
Ad esempio, il Celanese narra: «Così
una donna incinta, abitante in un piccolo villaggio presso Arezzo,
al momento del parto fu assalita da spasimi tremendi rimanendo per molti
giorni sospesa tra la vita e la morte.
I vicini e i parenti, avendo saputo che sarebbe passato di lì
san Francesco per recarsi in un eremo, lo attendevano con ansia; ma
mentre essi l'aspettavano, egli si era incamminato su un'altra strada
a cavallo, perché era debole e ammalato.
Giunto alla mèta, fece ricondurre il cavallo a chi glielo aveva
imprestato per carità da frate Pietro; e frate Pietro passò
proprio per la via dov'era la casa della donna sofferente.
Gli abitanti, appena lo videro, gli corsero incontro, credendolo san
Francesco.
Quando s'accorsero che non era lui, rimasero grandemente delusi, ma
poi presero a domandarsi a vicenda se si poteva trovare qualche oggetto
che il Santo avesse toccato.
Alla fine trovarono le redini che egli stesso aveva tenuto in mano cavalcando.
Estrassero allora il morso dalla bocca del cavallo, ne applicarono la
briglia sul corpo dell'inferma, la quale, scomparso d'incanto ogni pericolo,
partorì felicemente» (I Cel., 63).
(Per una completa “osservazione” dei “miracoli”
operati da Francesco in Arezzo e suo contado, vd. Fonti
Francescane, Editio Minor, parr. 434, 695, 1114,
1220, 1298, 1637, 1930).
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
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