Approfondimento Storico e Sacro
L'Eremo di Santa Maria della Stella di Roccatamburo
Percorrendo la splendida e incontaminata Valnerina, all'altezza di Borgo Cerreto si devia per Poggiodomo e si giunge all'Eremo di Santa Maria della Stella, nel territorio di Roccatamburo.
L’origine di questo "ascetario" è antichissima, ma purtroppo non databile con esattezza, in quanto gli interventi trecenteschi volti al recupero e al riutilizzo degli ambienti rupestri ne hanno modificato la morfologia.
In ogni caso, documenti del '200, attestano che questo luogo fu frequentato dagli asceti orientali della limitrofa Abbazia di San Pietro in Valle.
Osservando attentamente la parete della montagna, si notano, disseminate su un'area piuttosto vasta, delle "finestre" che indicano l'esistenza, all'interno, di altre "stanze", delle quali, però, non si vede l'ingresso. La spiegazione è che ogni grotta comunica con l'altra attraverso passaggi o scale completamente scavate nel cuore della montagna.
Come unica fonte di luce e presa d'aria furono impiegate le "finestrelle" ancora visibili; il "romitorio" venne, in seguito, abbandonato, a causa della soppressione dell'Abbazia di San Pietro in Valle di Ferentillo voluta da Bonifacio VIII, e venne affidato, unitamente ad altri beni, ai religiosi del "Capitolo lateranense".
Solo più tardi, intorno al 1300, due monaci agostiniani,Giovanni da Cascia e Andrea da Mucciafora ottennero il permesso di edificare un Eremo, denominato Santa Croce.
Nei due secoli successivi, come testimoniano le numerose grotte e anfratti chiusi da murature e disseminati intorno alla chiesa trecentesca, nacque una numerosa comunità.
Verso la fine del 1400, nonostante un glorioso passato (vi era stato celebrato un "Capitolo provinciale" dell'Ordine agostiniano), l'Eremo di Santa Maria della Stella era ormai in stato di abbandono.
Nel 1500, il Comune di Norcia recuperò la chiesa, restaurandola, così che singoli monaci, sporadicamente, vi si reinsediarono fin verso il 1650.
Situato in Val di Noce, sulla cresta del monte Maggio, attualmente l'Eremo è detto Santa Maria della Stella.
Si racconta che nel 1830 ca., due pastori, rinvennero un'immagine della Madonna raffigurata con un abito trapuntato dì stelle.
La popolazione locale sentì il desiderio di riaprire al culto l'antica chiesa, che fu affidata a eremiti volontari, tra i quali Vincenzo Zolfanelli da Fabriano e Luigi Crescenzi da Poggio Primocaso.
L'Eremo di Santa Maria della Stella è l'unico esempio di chiesa rupestre attiva, che, con le sue venti celle, risulta quasi interamente scavata nella roccia viva; sono ancora riconoscibili i resti di una chiesetta scoperchiata, dedicata a San Bartolomeo, con pareti affrescate e un forno dove si cuoceva il pane.
La parete di scoglio dell'oratorio fu completamente affrescata.
La serie inizia con un trittico della Beata Vergine col Bambino tra Sant'Agostino e San Gregorio Magno. Segue un secondo trittico: Santa Lucia con due fiaccole in mano tra i Santi Benedetto e Caterina d'Alessandria. Un trittico successivo raffigura la Madonna in trono col Bambino poppante tra i Santi Pietro e Paolo. Le vesti sono disegnate con cerchietti del monogramma costantiniano.
Segue la figura di San Michele Arcangelo che sconfigge il demonio e un Cristo nel sepolcro.
Detti dipinti appartengono alla Scuola umbra di influsso senese, secondo il gotico internazionale.
La suggestione dei luogo è arricchita da una splendida cascata formata da un ramo del Tissino.
a cura di Paolo Rossi
L’origine di questo "ascetario" è antichissima, ma purtroppo non databile con esattezza, in quanto gli interventi trecenteschi volti al recupero e al riutilizzo degli ambienti rupestri ne hanno modificato la morfologia.
In ogni caso, documenti del '200, attestano che questo luogo fu frequentato dagli asceti orientali della limitrofa Abbazia di San Pietro in Valle.
Osservando attentamente la parete della montagna, si notano, disseminate su un'area piuttosto vasta, delle "finestre" che indicano l'esistenza, all'interno, di altre "stanze", delle quali, però, non si vede l'ingresso. La spiegazione è che ogni grotta comunica con l'altra attraverso passaggi o scale completamente scavate nel cuore della montagna.
Come unica fonte di luce e presa d'aria furono impiegate le "finestrelle" ancora visibili; il "romitorio" venne, in seguito, abbandonato, a causa della soppressione dell'Abbazia di San Pietro in Valle di Ferentillo voluta da Bonifacio VIII, e venne affidato, unitamente ad altri beni, ai religiosi del "Capitolo lateranense".
Solo più tardi, intorno al 1300, due monaci agostiniani,Giovanni da Cascia e Andrea da Mucciafora ottennero il permesso di edificare un Eremo, denominato Santa Croce.
Nei due secoli successivi, come testimoniano le numerose grotte e anfratti chiusi da murature e disseminati intorno alla chiesa trecentesca, nacque una numerosa comunità.
Verso la fine del 1400, nonostante un glorioso passato (vi era stato celebrato un "Capitolo provinciale" dell'Ordine agostiniano), l'Eremo di Santa Maria della Stella era ormai in stato di abbandono.
Nel 1500, il Comune di Norcia recuperò la chiesa, restaurandola, così che singoli monaci, sporadicamente, vi si reinsediarono fin verso il 1650.
Situato in Val di Noce, sulla cresta del monte Maggio, attualmente l'Eremo è detto Santa Maria della Stella.
Si racconta che nel 1830 ca., due pastori, rinvennero un'immagine della Madonna raffigurata con un abito trapuntato dì stelle.
La popolazione locale sentì il desiderio di riaprire al culto l'antica chiesa, che fu affidata a eremiti volontari, tra i quali Vincenzo Zolfanelli da Fabriano e Luigi Crescenzi da Poggio Primocaso.
L'Eremo di Santa Maria della Stella è l'unico esempio di chiesa rupestre attiva, che, con le sue venti celle, risulta quasi interamente scavata nella roccia viva; sono ancora riconoscibili i resti di una chiesetta scoperchiata, dedicata a San Bartolomeo, con pareti affrescate e un forno dove si cuoceva il pane.
La parete di scoglio dell'oratorio fu completamente affrescata.
La serie inizia con un trittico della Beata Vergine col Bambino tra Sant'Agostino e San Gregorio Magno. Segue un secondo trittico: Santa Lucia con due fiaccole in mano tra i Santi Benedetto e Caterina d'Alessandria. Un trittico successivo raffigura la Madonna in trono col Bambino poppante tra i Santi Pietro e Paolo. Le vesti sono disegnate con cerchietti del monogramma costantiniano.
Segue la figura di San Michele Arcangelo che sconfigge il demonio e un Cristo nel sepolcro.
Detti dipinti appartengono alla Scuola umbra di influsso senese, secondo il gotico internazionale.
La suggestione dei luogo è arricchita da una splendida cascata formata da un ramo del Tissino.
a cura di Paolo Rossi
Galleria Fotografica Storica (3)
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