Approfondimento Storico e Sacro
Eremiti a Monteluco e in Valnerina
La Valnerina e il Monteluco di Spoleto - definiti la "Tebaide dell’Umbria" -, per la solitudine degli anfratti naturali, furono prescelti dagli eremiti dei secc. V e VI, al pari del "deserto" degli anacoreti egiziani.
Secondo la "Leggenda XII Sociorum" e i "Tre Leggendari" del sec. XII - provenienti dall'abbazia di San Brizio e da San Felice di Narco (notizie poi elaborate negli "Annali" dal Baronio e dallo Iacobilli) -, ben 300 Siriani emigrarono da Antiochia di Cesarea in Umbria, al tempo di Teodorico (514).
Movente di sì forte emigrazione sarebbe stata la cruenta persecuzione dell’imperatore ariano Anastasio Dikoro (491-510) e del vescovo eretico Severo di Antiochia.
I Siriani, giunti in Umbria con le loro famiglie, costituirono laure di liberi anacoreti a Monteluco, in Valnerina e nella Valle Castoriana.
Essi passarono gradualmente dalla vita anacoretica a quella cenobitica, imitando i grandi Santi egiziani.
Conoscevano e “vivevano” la Regola di San Pacomio, la Vita anastasiana di Sant'Antonio, le "Vitae Patruum", la Regola di San Basilio.
San Lorenzo Illuminatore, secondo il "I° Leggendario" (f. 134), emigrò nell’Umbria meridionale al tempo del papa Ormisda e del re Teodorico.
Si ritirò presso Penolaco (Casteldilago), e nel 521 fu eletto superiore degli eremi, dirigendo la laura di Monteluco per circa un ventennio.
Nel 541, quando il vescovo di Spoleto Giovanni fu decapitato dai Goti, il papa Vigilio lo elesse vescovo di Spoleto.
Nel 552, dopo 11 anni di episcopato, si ritirò in Sabina, ove fondò l’Abbazia di Farfa, sotto la Regola di San Benedetto. Morì intorno al 576.
Sant'Isacco ("I° Leggendario", f. 177) fu uno dei 300 siriani.
Si ritirò a Monteluco a vita anacoretica. Si narra che dalla nobile spoletina Gregoria, ebbe in dono il bosco. Per l'accorrere di altri anacoreti Sant'Isacco, nel 528, costituì una laurea cenobitica con centro a San Giuliano a Monte.
Il Santo anacoreta sarebbe morto nel 550 e sepolto nell'oratorio del sec. IX, presso l'arco di Druso, compreso, nel sec. XII, nella cripta di Sant'Ansano o di Sant'Isacco.
La sua vita è documentata anche da San Gregorio Magno ("Dialoghi", II, 14).
Secondo gli "Acta S. Herculani" del sec. XII, Sant'Ercolano, insieme a undici compagni, emigrò dalla Siria a Roma, quindi giunse in Umbria.
Con Ercolano erano: Giovanni, Teodula, Isacco, Abondio, Carpoforo, Lorenzo, Procolo, Barattale, Anastasio con i figli Eutizio e Brizio.
Gli "Atti" sono una composizione letteraria per spiegare la serie dei vescovi in ogni diocesi dell'Umbria. L'immigrazione sarebbe avvenuta al tempo di Diocleziano (inizio sec. IV).
Sant'Anastasio fu decapitato; Sant'Eutizio si ritirò a vita eremitica; San Procolo evangelizzò Narni, poi si ritirò in un anfratto naturale presso Carsulae; San Brizio evangelizzò Spoleto; San Giovanni fu consacrato vescovo di Spoleto; Sant'Ercolano fu primo vescovo e martire di Perugia; Sant'Abondio e San Carpoforo subirono il martirio a Spoleto, e sepolti in San Salvatore insieme a San Sentio.
I Santi Giovanni e Lazzaro, anacoreti nel versante opposto a Monteluco, vissero in un eremo della Valle Suppenga, ove fondarono il cenobio di San Pietro in Valle, presso Ferentillo.
San Felice e San Mauro, a detta del "II° Leggendario" (f. 10), furono i bonificatori della paludosa Valle del Nera.
Vissero nell’eremo dove, successivamente, sorse il priorato di San Felice di Narco.
I Santi Eutizio, Spes e Fiorenzo sono documentati dai "Dialoghi" di San Gregorio Magno.
Vissero in Valcastoriana, presso Norcia, valle che fu la culla spirituale del Movimento benedettino.
Fu infatti dietro la loro esperienza cenobitica, che Benedetto da Norcia, nello scorcio del sec. V, sentì la vocazione, contestò le "scuole" di Roma, e si ritirò nella valle dell'Aniene fondandovi una laura simile a quella "Campliana" di Santo Spes ("Dialoghi" III, 15-37; IV, 11).
Sant'Eleuterio, secondo i "Dialoghi" (III, 21), nel 535 fondò il cenobio di San Marco presso le mura di Spoleto, insieme al fratello Giovanni.
Un monastero a San Paolo inter Vineas, secondo le notizie riportate a Gregorio dal monaco della Valeria Bonifazio ("Dialoghi" III, 39), sorse presso Spoleto.
A Monteluco, secondo il racconto dell'abate Eleuterio a San Gregorio ("Dialoghi", III, 21), sorse un monastero femminile; fu fondato da una nobile spoletina e da numerose giovani della città. Tra di esse fu Gregoria, la quale, successivamente, si ritirò a Roma, sotto la guida del pontefice Gregorio Magno.
Tutti questi cenobi, nel periodo delle barbarie, divennero oasi di pace, di lavoro e di benessere.
Attorno agli asceteri si coltivavano orti, si irrigavano prati e vigne: tornò ai fuggiaschi il gusto del lavoro.
La Valle del Nera fu poi evangelizzata da questi attivi cenobiti, e la vita rifiorì permeata dalla nuova civiltà del Vangelo.
a cura di Paolo Rossi
Secondo la "Leggenda XII Sociorum" e i "Tre Leggendari" del sec. XII - provenienti dall'abbazia di San Brizio e da San Felice di Narco (notizie poi elaborate negli "Annali" dal Baronio e dallo Iacobilli) -, ben 300 Siriani emigrarono da Antiochia di Cesarea in Umbria, al tempo di Teodorico (514).
Movente di sì forte emigrazione sarebbe stata la cruenta persecuzione dell’imperatore ariano Anastasio Dikoro (491-510) e del vescovo eretico Severo di Antiochia.
I Siriani, giunti in Umbria con le loro famiglie, costituirono laure di liberi anacoreti a Monteluco, in Valnerina e nella Valle Castoriana.
Essi passarono gradualmente dalla vita anacoretica a quella cenobitica, imitando i grandi Santi egiziani.
Conoscevano e “vivevano” la Regola di San Pacomio, la Vita anastasiana di Sant'Antonio, le "Vitae Patruum", la Regola di San Basilio.
San Lorenzo Illuminatore, secondo il "I° Leggendario" (f. 134), emigrò nell’Umbria meridionale al tempo del papa Ormisda e del re Teodorico.
Si ritirò presso Penolaco (Casteldilago), e nel 521 fu eletto superiore degli eremi, dirigendo la laura di Monteluco per circa un ventennio.
Nel 541, quando il vescovo di Spoleto Giovanni fu decapitato dai Goti, il papa Vigilio lo elesse vescovo di Spoleto.
Nel 552, dopo 11 anni di episcopato, si ritirò in Sabina, ove fondò l’Abbazia di Farfa, sotto la Regola di San Benedetto. Morì intorno al 576.
Sant'Isacco ("I° Leggendario", f. 177) fu uno dei 300 siriani.
Si ritirò a Monteluco a vita anacoretica. Si narra che dalla nobile spoletina Gregoria, ebbe in dono il bosco. Per l'accorrere di altri anacoreti Sant'Isacco, nel 528, costituì una laurea cenobitica con centro a San Giuliano a Monte.
Il Santo anacoreta sarebbe morto nel 550 e sepolto nell'oratorio del sec. IX, presso l'arco di Druso, compreso, nel sec. XII, nella cripta di Sant'Ansano o di Sant'Isacco.
La sua vita è documentata anche da San Gregorio Magno ("Dialoghi", II, 14).
Secondo gli "Acta S. Herculani" del sec. XII, Sant'Ercolano, insieme a undici compagni, emigrò dalla Siria a Roma, quindi giunse in Umbria.
Con Ercolano erano: Giovanni, Teodula, Isacco, Abondio, Carpoforo, Lorenzo, Procolo, Barattale, Anastasio con i figli Eutizio e Brizio.
Gli "Atti" sono una composizione letteraria per spiegare la serie dei vescovi in ogni diocesi dell'Umbria. L'immigrazione sarebbe avvenuta al tempo di Diocleziano (inizio sec. IV).
Sant'Anastasio fu decapitato; Sant'Eutizio si ritirò a vita eremitica; San Procolo evangelizzò Narni, poi si ritirò in un anfratto naturale presso Carsulae; San Brizio evangelizzò Spoleto; San Giovanni fu consacrato vescovo di Spoleto; Sant'Ercolano fu primo vescovo e martire di Perugia; Sant'Abondio e San Carpoforo subirono il martirio a Spoleto, e sepolti in San Salvatore insieme a San Sentio.
I Santi Giovanni e Lazzaro, anacoreti nel versante opposto a Monteluco, vissero in un eremo della Valle Suppenga, ove fondarono il cenobio di San Pietro in Valle, presso Ferentillo.
San Felice e San Mauro, a detta del "II° Leggendario" (f. 10), furono i bonificatori della paludosa Valle del Nera.
Vissero nell’eremo dove, successivamente, sorse il priorato di San Felice di Narco.
I Santi Eutizio, Spes e Fiorenzo sono documentati dai "Dialoghi" di San Gregorio Magno.
Vissero in Valcastoriana, presso Norcia, valle che fu la culla spirituale del Movimento benedettino.
Fu infatti dietro la loro esperienza cenobitica, che Benedetto da Norcia, nello scorcio del sec. V, sentì la vocazione, contestò le "scuole" di Roma, e si ritirò nella valle dell'Aniene fondandovi una laura simile a quella "Campliana" di Santo Spes ("Dialoghi" III, 15-37; IV, 11).
Sant'Eleuterio, secondo i "Dialoghi" (III, 21), nel 535 fondò il cenobio di San Marco presso le mura di Spoleto, insieme al fratello Giovanni.
Un monastero a San Paolo inter Vineas, secondo le notizie riportate a Gregorio dal monaco della Valeria Bonifazio ("Dialoghi" III, 39), sorse presso Spoleto.
A Monteluco, secondo il racconto dell'abate Eleuterio a San Gregorio ("Dialoghi", III, 21), sorse un monastero femminile; fu fondato da una nobile spoletina e da numerose giovani della città. Tra di esse fu Gregoria, la quale, successivamente, si ritirò a Roma, sotto la guida del pontefice Gregorio Magno.
Tutti questi cenobi, nel periodo delle barbarie, divennero oasi di pace, di lavoro e di benessere.
Attorno agli asceteri si coltivavano orti, si irrigavano prati e vigne: tornò ai fuggiaschi il gusto del lavoro.
La Valle del Nera fu poi evangelizzata da questi attivi cenobiti, e la vita rifiorì permeata dalla nuova civiltà del Vangelo.
a cura di Paolo Rossi
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