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Approfondimento Storico e Sacro

Il Beato Paoluccio Trinci da Foligno

Il beato Paoluccio Trinci nacque nel 1309 e morì nel 1391.
Tra la fine del sec. XIV e gli inizi del sec. XVI, l’Ordine francescano fu agitato da fermenti interni, i quali, in virtù di un’aspirazione a interpretare più fedelmente la Regola originaria e a vivere l’esperienza comunitaria secondo il vero spirito di Francesco, portarono alla divisione dell’Ordine stesso in più famiglie.

A dare origine al Movimento riformatore, chiamato "degli Spirituali" e che ambiva ad una maggiore "osservanza regolare", fu, nella seconda metà del sec. XIV, proprio frate Paoluccio Trinci, il quale si ritirò nell’eremo di Brogliano, presso Foligno, assieme ad alcuni discepoli, detti "frati devoti", con l’intento di osservare la Regola senza mitigazioni e dispense.

Paolo di Vagnozzo Trinci, detto Paoluccio «per la tenera età e l'umile statura del corpo» (L. Wadding, Annales), ridette vita ad una breve precedente esperienza di vita eremitica promossa da Giovanni della Valle, seguita da Gentile da Spoleto, e conclusasi, nel 1355, con la bolla "Sedes Apostolica" di Innocenzo VI.

Era il 1368 - dieci anni prima dell'inizio del grande scisma - quando Paoluccio si ritirò nel romitorio di S. Bartolomeo di Brogliano nell'Appennino umbro-marchigiano, lo stesso dove si era stabilito Giovanni della Valle.

Nel 1373 intorno a lui gravitavano già nove romitori, posti in Umbria e nella Valle di Rieti, quasi tutti legati al nome di S. Francesco; sarebbero diventati undici dopo appena due anni e ventidue nel 1391 quando egli morì.

Il Movimento, che non a caso cominciò ad essere chiamato "Osservante", si diffuse presto anche nel resto d’Italia.

Paoluccio non ha lasciato scritti.
Di lui esistono tre biografie compilate tra la fine del sec. XV e l'inizio del sec. XVI , dovute, rispettivamente, a Giacomo Oddi (1400?-1488), a Bernardino da Fossa (Giovanni Amici, 1421-1503) e a Mariano da Firenze (1477?-1523). L'Oddi nella sua "Franceschina" definisce Paoluccio quale «homo ydiota, semplece et laico».

Come ha osservato Mario Sensi, i tre agiografi sintetizzano il periodo che intercorse tra il 1323 (anno del suo ingresso come frate laico nel convento di S. Francesco in Foligno) e il 1368 (anno del ritiro a Brogliano), «con le parole: penitenza, obbedienza ed osservanza alla lettera della Regola».
Anche i suoi compagni furono uomini senza particolare cultura, ma erano, come Paoluccio, tutti spinti alla vita eremitica soprattutto dal desiderio di osservare nel modo più rigoroso, "sine glossa", la Regola di Francesco.
Il gruppo, capeggiato da frate Paoluccio, si mise sotto la dipendenza dei superiori dell'Ordine, preoccupandosi sempre di non compromettere l'unità istituzionale e di evitare qualsiasi forma di frattura.
Con tale atteggiamento, che fu senza dubbio uno dei punti di forza della loro esperienza, questi «veri fratres Minores» - come furono definiti - andavano, almeno idealmente, ben oltre le posizioni di estrema polemica degli Spirituali, basata, in primo luogo, sulla difesa ad oltranza della povertà, intesa come la premessa della stessa perfezione e come condizione istituzionalizzabile.

Nel 2000, in occasione del Giubileo, la Diocesi di Spoleto ha compiuto un gesto significativo nei confronti della Famiglia francescana, “restituendo” i resti mortali dei Beati Simone da Collazzone ed appunto Paoluccio Trinci.
Le reliquie di quest’ultimo sono ora affidate ai frati Minori di Monteluco.

 


a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti:
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