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Approfondimento Storico e Sacro

I frati Ginepro e Giovanni Tientialbene

Tra i più famosi compagni del Santo assisiate, di cui è restata memoria a S. Illuminata del Marruto, è il notissimo frate Ginepro d'Assisi, legato da intima amicizia con frate Giovanni Tientialbene.
Si riporta qualche pagina, che documenta detta amicizia e, nello stesso tempo, offre notizie di questi due francescani tanto caratteristici.

«Avea frate Ginepro uno compagno frate, il quale intimamente amava, ed avea nome Attientialbene.
Bene avea costui in sé virtù di somma pazienza e obbedienza: però che, se per tutto il dì fosse stato battuto, mai non si rammaricava né si richiamava solo d'una parola; era spesso mandato a' luoghi dov'era malagevole famiglia in conversazione, da cui riceveva molte persecuzioni, le quali sostenea molto pazientemente, senza alcuna rammaricazione.
Costui, al comandamento di
frate Ginepro, piagnea e ridea.
Or morì questo
frate Attientialbene, come piacque a Dio, con ottima fama; e udendo frate Ginepro della sua morte, ricevettene tanta tristizia nella mente sua, quanto mai in sua vita avesse ricevuta da niuna cosa sensuale; e così dalla parte di fuori dimostrava la grande amaritudine ch'era dentro, e dicea: "Oimè tapino che ora non m'e' rimasto alcuno bene, e tutto il mondo è disfatto nella morte del mio dolce e amatissimo frate Attientialbene!".
E diceva: "Se non ch'io non potrei aver pace co' frati, io andrei al sepolcro suo e piglierei il capo suo e del teschio farei due scodelle, l'una, nella quale per sua memoria a mia devozione per continuo mangerei; e l'altra, colla quale io berrei quando io avessi sete o volontà di bere"
». (Fioretti di fr. Ginepro, cap. XIII).

Da questo episodio, si può dedurre che lo stesso frate Ginepro, uno dei più simpatici frati francescani della "prima generazione", abbia vissuto parte della sua vita a S. Illuminata del Marruto.
Egli morì a Roma, nel Convento di S. Maria d'Aracoeli, il 4 gennaio 1258; ed è ivi sepolto.

Ludovico Iacobilli, spesso, seguendo Luca Wadding, offre altre notizie riguardanti frate Attientialbene.
Questi, oriundo di Todi, forse appartenente alla famiglia degli Atti, sarebbe entrato nell'Ordine intorno al 1230; viveva in un romitorio lontano dal paese (S. Illuminata?), insieme a frate Ginepro, di cui diventò ammiratore e discepolo, dopo la prova di carità e di umiltà, che il semplice frate assisano dette preparando il suo famoso "minestrone", di cui troviamo il racconto nel cap. X della sua vita: lasciato solo in Convento, mentre tutti i frati erano dovuti uscirne per servizio pastorale (lo Iacobilli precisa che si trattava di un funerale), ebbe l'incarico di preparare il pranzo per la comunità.
Egli, riflettendo che si rubava troppo tempo alla preghiera, per dedicarsi a lavori manuali, decise di preparare il pranzo per quindici giorni; scese in paese, raccolse quanta più roba poteva (carne fresca e secca, polli, uova, verdure) e le mise tutta insieme in un enorme caldaio; accese un gran fuoco e cosse il tutto, attaccandosi al collo una tavola a mo' di grembiule, per difendersi dalla fiamma.
E quando i confratelli tornarono, proprio frate Attientialbene lo sorprese al lavoro in cucina, dove richiamò gli altri a costatare la semplicità di Ginepro.
Il padre guardiano lo rimproverò per lo sciupìo di tanta grazia di Dio.
Frate Ginepro si prostrò davanti ai frati e chiese il castigo che aveva meritato per la sua semplicioneria.
Davanti alle lacrime umili del penitente, il guardiano esclamò: «Frati miei carissimi, io vorrei che ogni dì questo frate, come ora, sprecasse altrettanto bene, se noi l'avessimo, e solo ce ne rimanesse la sua edificazione; però che grande semplicità e carità gli ha fatto fare questo».

Da quel giorno, frate Giovanni Attientialbene diventò suo imitatore e discepolo.

E' interessante rilevare come, ad Alviano, sia tuttora proverbiale "il minestrone dei frati", in ricordo di questo episodio di frate Ginepro!

Agostino da Stroncone, nell'"Umbria Serafica" (1681), relativamente all'anno 1232, scrive: «Si trova già fondato, benché non consti di che tempo, il Convento di S. Illuminata d'Alviano, ove alli 9 di maggio muore il Beato Giovanni Tientialbene, cognominato così perché a tutti soleva dire: "Tienti al bene2, che del resto lui è della nobilissima famiglia dell'Atti di Todi, originata dalli Trinci di Foligno.
Il
beato Giunipero d'Assisi suo compagno e maestro, si duole fuor di modo di tal perdita, e dice, non esser restata altra cosa di buono al mondo.
Giovanni ha fatto molti miracoli, racolti da fra' Damiano di Todi, alla presenza di cui ha illuminato un cieco, sanato un paralitico e una donna inferma.
In questo medesimo convento di S. Illuminata sta' sepolto il Beato Pascuccio di Lugnano, che per non sapere di che tempo passasse al Signore, lo pongo qui perché non so se più mi verrà occasione di parlare del convento di Santa Illuminata
».

Ancora dal padre Agostino da Stroncone si ha notizia (desunta da un altro cronista francescano contemporaneo, il minore conventuale padre Felice Ciatti da Perugia) che, nell'Archivio del Convento di S. Illuminata, si conservava ancora l'originale di una lettera di papa Gregorio IX (del 1240), da cui risulta che in quest'anno, dopo la morte del beato Simone da Collazzone, era Ministro provinciale dei francescani dell'Umbria un frate Gabriele da N. (Narni?) (cfr. Umbria Serafica, anno 1240).

Lo Iacobilli (traducendo alla lettera, anche qui, il Wadding) continua: «(Frate Giovanni) fu da' suoi superiori mandato ad abitare nel convento di S. Illuminata, nel territorio di Todi appreso al Castello d'Alviano; ove si diede con gran fervore all'orazione e contemplazione, alle mortificazioni e penitenze; et il Signor Iddio per li suoi meriti operò miracoli.
Frate Damiano da Todi, huomo divoto, scrisse molte delle sue sante azioni
».

Tra i miracoli attribuiti al beato Giovanni sono le varie guarigioni: di un cieco nato, di un paralitico, di un giovane reumatico, che si contorceva tra dolori atroci.

Così seguita lo storico folignate secentesco: «Essendo poi vissuto circa 25 anni nella Religione, carico di meriti se ne passò al Cielo nell'istesso convento di S. Illuminata (...) a dì 9 di maggio circa l'anno 1255.
Il suo corpo fu sepolto in detta chiesa; nella quale riposa anche il corpo del beato Giovanni d'Alviano, detto anche d'Avellino (...), il quale fu di assidua orazione, et operò miracoli dopo la morte, che seguì del 1313».

La scena della morte del beato Attientialbene è narrata dallo Iacobilli con particolari diversi dall'autore tre-quattrocentesco della "Vita di frate Ginepro": «Saputa la morte di questo beato Giovanni dal beato Giunipero, cominciò ad esclamare e dire: "Hor non è più bene nel mondo, essendo morto un tant'huomo"; e preso il suo bastone entrò in cucina (si ricorda che la conversione piena del beato Giovanni iniziò proprio in cucina, per opera di frate Ginepro!) e disse: "A che effetto più mangiare e bere, hor ch'è morto il seminario delle virtù? Ma moriamo tutti con esso". E poi voltato alli frati pronunzò: "Habbiamo perso, fratelli, un fratello perfetto nelle virtù; ma abbiamo ottenuto in Cielo un buon Padre"».


a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti:
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