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Approfondimento Storico e Sacro

Convento di S. Illuminata del Marruto

Parlando della "Alviano francescana", oltre all'episodio del "miracolo delle rondini", vanno riportate le notizie riguardanti la chiesa e il Convento di S. Illuminata di Marruto.

Anche se nella attuale divisione dei confini, i ruderi di detto "Santuario Francescano" - come lo definisce padre Luciano Canonici - restano nel comune della limitrofa Guardea, il luogo è sempre appartenuto ad Alviano, come documentano tutte la "carte" che vi si riferiscono.

Precisa il Canonici: «Forse proprio l'ammirazione del popolo, guidato dai suoi castellani - che ci risultano devoti della Santa Sede e mecenati nei confronti delle chiese e delle abbazie - dette luogo all'offerta del monastero di "Santa Illuminata del Marruto" a san Francesco e ai suoi frati, subito dopo il miracolo.
Monastero e convento esistevano in precedenza, probabilmente fondati dallo stesso san Romualdo per i suoi Camaldolesi.
Passato ai francescani, il convento apparterrà alla Provincia dell'Umbria, nella "Custodia Tudertina".
Nel tempo del passaggio di san Francesco ad Alviano, qui regna Raynaldo di Uffreduccio di Bonconte d'Alviano: e tutti e tre - figlio, padre e nonno - possono aver incontrato san Francesco, assistito al miracolo delle rondini ed invitato il Santo a sostare nel castello; ci sarà stato anche Ugolino d'Alviano, fratello di Uffreduccio, che nel 1220 è podestà di Todi, e Bonconte d'Alviano, che diventerà frate e sarà il beato Rizzerio da Muccia
» (L. Canonici, Alviano, 1983).

Nel Romitaggio di Alviano-Guardea, visse per qualche tempo lo stesso S. Francesco d'Assisi, come attesta la costante tradizione, che ne indica anche la "grotta", dove avrebbe dormito e pregato.

Del Convento di S. Illuminata, fino a pochi decenni fa, restava in piedi, benché in condizioni pessime, la chiesina, attorniata da qualche ambiente del vecchio romitaggio.
Attualmente il complesso è in uno stato di deplorevole abbandono, tutto ridotto a pochi ruderi.

Completamente conservata, benché da pochi conosciuta e visitata, è, invece, la “Grotta di S. Francesco”, completamente incavata fra rocce violentemente spezzate e che ricorda molto da vicino il "Sasso Spicco” e il “letto di S. Francesco” alla Verna.
A S. Illuminata, quindi, resta il “letto” del Santo: una pietra pianeggiante, sul cui fianco sono incise le parole: “LECTULUS+B+F+”.
«La pietra - dice padre Nicola Cavanna in “Umbria francescana” - ha una lunghezza massima di m. 3, e una larghezza di m. 1,10. La sua superficie è così dolce al tatto, che toccandola sembra di avere sotto le mani una coltre di morbidissimo velluto».
Su questo masso si mostrano impresse le forme del corpo, e soprattutto l’incavo della testa, delle braccia e dei piedi del Santo assisiate.

Presso questo Romitorio abitarono alcuni dei famosi compagni di S. Francesco, e sicuramente frate Ginepro e il beato Giovanni Tientalbene, qui morto nel 1232.
Alla sua morte, frate Ginepro si rattristò talmente che gridava come pazzo: «Ora non è più bene al mondo!».
E correva nella cucina, rompendo con grosso bastone quanto gli capitava sotto ed esclamando: «Dopo la morte di tal uomo, vada tutto in rovina! E perché cibarsi ancora? Oramai è meglio che tutti si muoia con lui». (Chron. XXIV Gen., in An. Franc. III, p. 64).
Di frate Giovanni Tientalbene sappiamo ancora che era famoso poiché «al solo tatto risanava gli infermi» (ib., p. 253).

Ancora nel Romitorio di S. Illuminata, si svolse un celebre episodio della vita di frate Ginepro: il silenzio assoluto continuatosi per sei mesi.
Ecco come viene narrato nella “Vita di frate Ginepro”: «Ordinò una volta frate Ginepro di tenere silenzio sei mesi, in questo modo. Il primo dì, per amore del padre celestiale. Il secondo dì, per amore di Gesù Cristo suo figliolo. Il terzo, per amore dello Spirito santo. Il quarto dì per la reverenzia della santissima Vergine Maria; e così per ordine, ogni dì per amore d'alcuno santo, osservò sei mesi senza parlare» (ib., pp. 59-60).

Ne “La Franceschina” troviamo aggiunti dei particolari molto interessanti: un giorno a frate Ginepro vengono rivolte delle parole ingiuriose «et facendose violentia de fuore per non rispondere fo tanta l'angustia et la forza, che li crepò el sangue del petto, e sputavalo per bocca»; allora il frate andò in chiesa e prostrato davanti al Crocifisso gli disse: «Ecco, Signore mio, quello che sopporto per amor tuo!». «Allora el crocefisso miracolosamente levò la mano dericta dal legno de la croce, dove stava chiavellata, et pusela a la piaga del petto et disse così: “Et io que porto per te ?” (…).
Allora frate Junipero (…) fo mutato in altro homo. Imperò che como prima non podeva portare una minima parola penosa, senza angustia, così da poi, concedentili la divina gratia, non solo portava alegramente l'engiurie et le vergogne che gli erano ditte o vero fatte, ma l'andava cercando como pietre pretiose per l'anima sua
» (La Franceschina, vol. II, p. 201).

Altro francescano santificatosi nel “locus” di S. Illuminata è il beato Pascuccio, il cui corpo fu qui venerato sino al 1823, e che ora è stato trasportato nella chiesa parrocchiale di Guardea, insieme ai beati Giovanni d’Alviano (erroneamente detto d’Avellino) e Giovanni Tientalbene.

Il Romitaggio fu soppresso nel 1652 da papa Innocenzo X, con la bolla “Instaurandae” (furono allora chiusi tutti i Conventi con meno di dieci religiosi).
Successivamente il luogo fu custodito da romiti sino al 1822.

 


a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti:
redazione@sanfrancesco.com)

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Alviano nell'Amerino
Alviano nell'Amerino
Grotta Convento di Sant'Illuminata di Alviano-Guardea
Grotta Convento di Sant'Illuminata di Alviano-Guardea
Convento di Sant'Illuminata di Alviano-Guardea
Convento di Sant'Illuminata di Alviano-Guardea