Chiesa di S. Girolamo in Narni
Prima di giungere a Narni,
venendo da Terni, non può sottrarsi
all'attenzione la monumentalità dell'ex Convento di
S. Girolamo (appellato dai locali il "Castello
di S. Girolamo"), preannunciato da un severo
campanile a torre.
Dell'originario edificio rimangono: la chiesa,
la base del campanile ed alcuni elementi
incorporati nella costruzione realizzata nel secolo scorso.
Stando alle fonti, il narnese cardinal
Berardo Eroli, tra il 1461 ed il 1471, ottenne dai pontefici
Pio II prima e Paolo II
poi, il permesso di edificare in Narni un
nuovo Convento ove - narra Edoardo
Martinori - «erano state anticamente alcune
monache, chi dice benedettine, chi domenicane e chi agostiniane, monastero
che era stato abbandonato fin dal 1413. Nel manoscritto "Stame"
si dice che nel luogo ove fu eretto il convento di S. Girolamo
vi era il monastero delle monache Domenicane, derelitto e mezzo diruto.
Il cardinale Eroli lo chiese al papa
Paolo II per edificarvi un Convento.
Il pontefice scrisse al governatore di Narni, Giovanni
arcivescovo di Conza, ed a Carlo Giovenale,
priore di S. Maria in Pensile, che sopprimano in detto luogo, l'Ordine
dei predicatori e la dignità priorissale, e diano facoltà
di erigervi il convento sotto l'invocazione di S. Girolamo
per gli Osservanti (...).
Ultimata la costruzione di quel Convento, il cardinale
Eroli vi chiamò ad abitarlo i frati Osservanti,
i quali, trovatolo troppo sontuoso per la loro regola, si rifiutarono
di andarvi.
Essi abitavano il Convento di S. Paolo di Spoleto,
pure costruito da quel cardinale.
Questi minacciò quei frati di cacciarli da Spoleto se non ubbidivano,
e fu allora che si decisero di venirlo ad occupare (...).
Nel 1471, il cardinale di Pavia, Giacomo
Amanato da Lucca, vescovo di Pavia, creato cardinale da Pio
II nel 1461, passando per Narni, visitò
i lavori del Convento di S. Girolamo, e scrisse una
lettera al cardinale Eroli, per congratularsi con
lui della magnificenza del lavoro (...).
Nel 1486 venne a lavorare in Narni,
il celebre pittore Domenico Bagordi detto il Ghirlandaio,
fiorentino, che dipinse il quadro della Coronazione della
Vergine, per la Chiesa di S. Girolamo»
(E. Martinori, Cronistoria Narnese,
1926).
Nel 1527, in seguito all'invasione
dei Lanzichenecchi, la città
di Narni - continua il Martinori - «fu quasi
tutta incendiata, e divenne un cumulo di rovine. Oltre alla devastazione
della città, l'esercito imperiale si diede a invadere le chiese
e i conventi che si trovavano nei dintorni come quello di S.
Girolamo e l'altro della Madonna del Piano,
ove strapazzarono persino il corpo di frate Pellegrino,
nobile corso, morto nel 1513, in odore di santità, il di cui
corpo si manteneva incorrotto» (E. Martinori,
cit.).
Nel 1608, «il padre cappuccino
Piazza da Monferrato, artista pittore di non oscura
fama», a Narni per diverse commissioni,
«dipinse un quadro nel refettorio del convento di
S. Girolamo rappresentante Cristo servito a mensa dagli Angeli»(E.
Martinori, cit.).
Nel 1661, la famiglia
religiosa di S. Girolamo crebbe sensibilmente di numero,
infatti, «il padre Sambuca, Generale
dell'Ordine dei Minori Osservanti, nel passare
da Narni per recarsi in Spagna,
nel 1660, ad istanza di mons.
Castelli vescovo, accondiscese che i frati dell'Ordine
rinunciassero al Convento ed alla chiesa della Madonna
del Piano e la consegnassero a lui stesso, che più
tardi li diede in prebenda ai canonici della Cattedrale.
I frati lasciarono il convento e la chiesa l'anno seguente ed i mobili,
compresa la grossa campana, furono trasportati nel convento
di S. Girolamo» (E. Martinori,
cit.).
Nel 1728, Giacinto Boccanera di Leonessa dipinse nella chiesa le sacre stazioni della Via Crucis (del bel ciclo pittorico sono attualmente rimaste undici delle quattordici stazioni).
Alla Soppressione francese,
seguì quella Italica: con il deleterio
Decreto Pepoli, il Convento
di S. Girolamo, privato dei suoi "fratres",
divenne proprietà comunale!
L'edificio, spogliato persino del coro
(venduto all'asta!), fu acquistato dal Conte di Valbranca.
Narra il Martinori: «1898.
Il conte di Valbranca, che aveva acquistato dal comune
il convento e la chiesa di S. Girolamo, si accinse
a restaurarlo per renderlo adatto ad uso di villeggiatura, dandogli
i carattere di castello un medievale.
La pittura che trovatasi in una piccola cappella,
situata a ridosso della chiesa ed alla sua destra, fu fatta dal detto
conte distaccare e porre in tela (...) ed ora si trova nella sala
consigliare del Comune di Narni.
E' una bella e magnifica pittura a fresco del '500, la quale ci dà
S. Francesco nel momento di ricevere le stimmate
con la seguente iscrizione: "Ego enim stigmata Domini Jesu in
corpore meo porto MCCCC die XXVIII septem".
Vi è chi l'attribuisce a Benozzo Gozzoli,
chi allo Spagna.
L'Eroli non esita a crederla opera del Mezastris
fulignate del quale artista crede possa essere anche una
gentile e molto religiosamente espressiva dipintura murale, trasportata
poi in tela, che trovatasi nello sfondo dell'arco sovrapposto alla
porta d'ingresso, che rappresenta la Vergine a mezza figura
col Bambino ed ai suoi lati S. Francesco e S. Girolamo riverenti»
(E. Martinori, cit.).
Doveroso informare che il conte di Valbranca,
trasformando radicalmente la struttura monastica, fece collocare sulla
facciata e sulla parete ovest delle finestre provenienti dal castello
dei principi di Aquino di Roccasecca; la finestra
posta superiormente all'ingresso, si dice fosse appartenuta
all'abitazione di S. Tommaso d'Aquino, e sarebbe stata
la stessa dalla quale il Santo fuggì, per ritirarsi in convento.
La chiesa, considerata uno dei
primi edifici italiani modellati nello stile gotico,
risulta essere la struttura più autentica dell'intero complesso.
Il portale, originale, offre un bel disegno
agile ed armonico; superiormente ad esso è un bel
rosone ottocentesco.
L'interno, ad unica navata, sembra esprimere
l'ispirazione attinta dal Duomo e dalle
chiese narnesi di S. Francesco d'Assisi
e di S. Agostino.
La volta a crociera è sostituita
dalle nervature, che si sviluppano dai pilastri multipli.
In fondo all'abside è la grande tela
raffigurante S. Girolamo, ispirata ad uno dei pannelli della
predella del Ghirlandaio, attualmente custodita
nella Sala Consiliare del Comune.
La celebre opera, infatti, era stata fatta dipingere per questa chiesa.
Tratto dall'articolo: «L'arte nella Provincia "Sancti
Francisci"» di Elvio Lunghi,
si riporta quanto segue:
«Decorazione: dalla chiesa, che
risale agli inizi del XIV secolo, provengono alcuni dipinti conservati
nella locale Pinacoteca.
Nella lunetta del portale era una Madonna col
Bambino tra i santi Francesco e Girolamo, di Pierantonio
Mezzastris.
Sull'altar maggiore la grande Incoronazione
della Vegine di Domenico Ghirlandaio, ultimata
nel 1486 su commissione di Berardo Eroli.
In una cappella le Stimmate di S. Francesco, datate 1500,
di un Anonimo peruginesco.
Ad un seguace di Piermatteo d'Amelia spettano un
S. Antonio da Padova e un B. Bernardino da Feltre su tavola.
Nell'abside della chiesa è tuttora conservata
una Madonna col Bambino, affresco del XV secolo».
Molte opere appartenute al Convento
di S. Girolamo, sono oggi conservate nella Sala
Consiliare del Palazzo Comunale e nelle Sale
del Vescovado.
Tra tutte, merita particolare attenzione l'anzidetta maestosa pala
raffigurante l'Incoronazione della Vergine di Domenico
Ghirlandaio, originariamente collocata sull'altare maggiore
della chiesa.
Il chiostro dell'ex Convento,
privato delle sue linee originali, mostra il pozzo centrale,
tracce degli archi del porticato e brandelli
di antiche costruzioni.
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
Altri Luoghi dello Stesso Itinerario
Santuario dello Speco di S. Urbano
Nel 1213, l'Apostolo umbro giungeva allo Speco di S.Urbano, mirifico gioiello minoritico, magni…
Chiesa di S. Francesco d'Assisi in Narni
La chiesa di S. Francesco in Narni, edificata nel luogo in cui l’Assisiate stabilì il primo “lo…
Santuario dello Speco: Cronaca
Chi me ne parlò per la prima volta fu un francescano svizzero di forme atletiche, padre Eugenio…