Il Presepe di Calvi dell'Umbria
Crocevia di diverse culture e terra natale di S.
Berardo, protomartire francescano, Calvi
è vicina alla Valle reatina e a Greccio,
dove, nella notte di Natale del 1223, S.
Francesco mise in scena l'evento della Natività.
Non deve pertanto stupire di trovare qui un insieme monumentale,
inferiore soltanto a quello collocato nella chiesa dedicata a Leonessa
al popolare Santo.
«Li pintori del presepio»: in tal
modo, una testimonianza archivistica risalente al 1546, definisce gli
artisti che eseguirono la sacra rappresentazione ospitata nella chiesa
di S. Antonio Abate a Calvi.
L'opera, con oltre trenta personaggi in terracotta,
coglie, con grande raffinatezza, i due momenti dell'Adorazione
dei Pastori e del Corteo dei Magi in viaggio
verso Betlemme.
Il ritrovamento nell'archivio notarile di un secondo
documento, e precisamente di una quietanza di pagamento datata 1545, ha
consentito di attribuire, con assoluta certezza, questo Presepe
a Giacomo e Raffaele da Montereale, due fratelli
abruzzesi stabilmente presenti in territorio sabino nel sec. XVI.
Una attenta lettura della quietanza, ha confermato anche l'intervento
di vari autori, probabilmente allievi dei due maestri. Probabilmente il
progetto fu opera di Rinaldo Iacovetti da Calvi,
noto pittore locale.
Le statue del Presepe calvese
sono realizzate con umile terra impreziosita da vivaci e preziosi colori.
Le figure principali, in primo piano, sono di grandezza superiore al naturale,
di uno spiccato realismo, soprattutto nel volto scavato di S.
Giuseppe.
La figura più bella è, senza dubbio, quella della Madonna,
la quale appare maestosa nell'atto severo del volto riguardante lo spettatore.
Nel registro superiore vi sono la cavalcata dei Magi e figure
minori, di grandezza digradante, che dovevano essere disposte
dietro la scena principale a dare l'illusione prospettica della lontananza.
Nel suo complesso l'opera è veramente monumentale.
Accanto alla Natività
è rappresentata la gente semplice, così
ben espressa da sembrare viva.
E in fondo, questo naturalismo era l'intento primario degli artisti: quello
di far parer vivo ciò che non lo è, per invitare il fedele
a entrare nel mistero.
Naturalismo ed umiltà
sono quindi le qualità intrinseche delle statue di
Calvi, comuni anche a Gesù, che ha assunto le sembianze
umane nascendo povero sulla nuda terra.
Si è di fronte ad un'opera che sorpassa l'aspetto puramente artistico,
per quanto raro e prezioso.
Si vuole riproporre, a tutti, l'Amore di Dio, il quale ha creato dalla
nuda terra l'uomo, e che per rendersi visibile si è fatto a lui
simile.
***
E sempre a Calvi, definita giustamente "La porta felice dell'Umbria", è sempre il Presepe, che, in una tipologia veramente singolare, ha ispirato molti artisti italiani e non (vd. Bicchi, Depretis, Valan, Valentini, etc.), i quali, con l'intento di promuovere la storia e le tradizioni popolari locali, sulle pareti delle vecchie case hanno dipinto una serie di "murales", avente quale filo conduttore la "Natività".
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)
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