f) cap. LVI - LXXIII
LVI - La mensa dell'abate
1. L'abate mangi sempre in compagnia degli ospiti e dei pellegrini.
2. Ma quando gli ospiti sono pochi, può chiamare alla sua mensa
i monaci che vuole.
3. Sarà bene tuttavia lasciare uno o due monaci anziani con la
comunità per il mantenimento della disciplina.
LVII - I monaci che praticano un'arte o un mestiere
1. Se in monastero ci sono dei fratelli esperti in un'arte o in un mestiere,
li esercitino con la massima umiltà, purché l'abate lo
permetta.
2. Ma se qualcuno di loro monta in superbia, perché gli sembra
di portare qualche utile al monastero,
3. sia tolto dal suo lavoro e non gli sia più concesso di occuparsene,
a meno che rientri in se stesso, umiliandosi, e l'abate non glielo permetta
di nuovo.
4. Se poi si deve vendere qualche prodotto del lavoro di questi monaci,
coloro, che sono stati incaricati di trattare l'affare, si guardino
bene da qualsiasi disonestà.
5. Si ricordino sempre di Anania e Safira, per non correre il rischio
che la morte, subita da quelli nel corpo,
6. colpisca le anime loro e di tutte le persone, che hanno comunque
defraudato le sostanze del monastero.
7. Però nei prezzi dei suddetti prodotti non deve mai insinuarsi
l'avarizia,
8. ma bisogna sempre venderli un po' più a buon mercato dei secolari
9. "affinché in ogni cosa sia glorificato Dio".
LVIII - Norme per l'accettazione dei fratelli
1. Quando si presenta un aspirante alla vita monastica, non bisogna
accettarlo con troppa facilità,
2. ma, come dice l'Apostolo: "Provate gli spiriti per vedere se
vengono da Dio".
3. Quindi, se insiste per entrare e per tre o quattro giorni dimostra
di saper sopportare con pazienza i rifiuti poco lusinghieri e tutte
le altre difficoltà opposte al suo ingresso, perseverando nella
sua richiesta,
4. sia pure accolto e ospitato per qualche giorno nella foresteria.
5. Ma poi si trasferisca nel locale destinato ai novizi, perché
vi ricevano la loro formazione, vi mangino e vi dormano.
6. Ad essi venga inoltre preposto un monaco anziano, capace di conquistare
le anime, con l'incarico di osservarli molto attentamente.
7. In primo luogo bisogna accertarsi se il novizio cerca veramente Dio,
se ama l'Ufficio divino, l'obbedienza e persino le inevitabili contrarietà
della vita comune.
8. Gli si prospetti tutta la durezza e l'asperità del cammino
che conduce a Dio.
9. Se darà sicure prove di voler perseverare nella sua stabilità,
dopo due mesi gli si legga per intero questa Regola
10. e gli si dica: "Ecco la legge sotto la quale vuoi militare;
se ti senti di poterla osservare, entra; altrimenti, va' pure via liberamente".
11. Se persisterà ancora nel suo proposito, sia ricondotto nel
suddetto locale dei novizi e si metta la sua pazienza alla prova in
tutti i modi possibili.
12. Passati sei mesi, gli si legga di nuovo la Regola, perché
prenda coscienza dell'impegno che sta per assumersi.
13. E se continua a perseverare, dopo altri quattro mesi, gli si legga
ancora una volta la stessa Regola.
14. Se allora, dopo aver seriamente riflettuto, prometterà di
essere fedele in tutto e di obbedire a ogni comando, sia pure accolto
nella comunità,
15. ma sappia che anche l'autorità della Regola gli vieta da
quel giorno di uscire dal monastero
16. e di sottrarsi al giogo della disciplina monastica che, in una così
prolungata deliberazione, ha avuto la possibilità di accettare
o rifiutare liberamente.
17. Al momento dell'ammissione faccia in coro, davanti a tutta la comunità,
solenne promessa di stabilità, conversione continua e obbedienza,
18. al cospetto di Dio e di tutti i suoi santi, in modo da essere pienamente
consapevole che, se un giorno dovesse comportarsi diversamente, sarà
condannato da Colui del quale si fa giuoco.
19. Di tale promessa stenda un documento sotto forma di domanda, rivolta
ai Santi, le cui reliquie sono conservate nella chiesa, e all'abate
presente.
20. Scriva di suo pugno il suddetto documento o, se non è capace,
lo faccia scrivere da un altro, dietro sua esplicita richiesta, e lo
firmi con un segno, deponendolo poi sull'altare con le proprie mani.
21. Una volta depositato il documento sull'altare, il novizio intoni
subito il versetto: "Accoglimi, Signore, secondo la tua promessa
e vivrò; e non deludermi nella mia speranza".
22. Tutta la comunità ripeta per tre volte lo stesso versetto,
aggiungendovi alla fine il Gloria.
23. Poi il novizio si prostri ai piedi di ciascuno dei fratelli per
chiedergli di pregare per lui e da quel giorno sia considerato come
un membro della comunità.
24. Se possiede dei beni materiali, li distribuisca in precedenza ai
poveri o li doni al monastero con un atto ufficiale senza riservare
per sé la minima proprietà,
25. ben sapendo che da quel giorno in poi non sarà più
padrone neanche del proprio corpo.
26. Quindi, subito dopo, sia spogliato in coro delle vesti che indossa
e rivestito dell'abito monastico.
27. Ma gli indumenti di cui si è spogliato devono essere conservati
nel guardaroba,
28. in modo che, se in seguito dovesse - Dio non voglia!- cedere alla
suggestione diabolica e lasciare il monastero, sia mandato via senza
l'abito monastico.
29. Non gli si restituisca invece la domanda che l'abate ha ritirato
dall'altare, ma sia conservata in monastero.
LIX - I piccoli oblati
1. Se qualche persona facoltosa volesse offrire il proprio figlio a
Dio nel monastero e il ragazzo è ancora piccino, i genitori stendano
la domanda di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente
2. e l'avvolgano nella tovaglia dell'altare insieme con l'oblazione
della Messa e la mano del bimbo, offrendolo in questo modo.
3. Per quanto riguarda poi i loro beni, o nella domanda suddetta promettano
di non dargli mai nulla, né direttamente né per interposta
persona, né in qualsiasi altro modo, e neanche di dargli mai
l'occasione di procurarsi qualche sostanza,
4. oppure, se non intendono regolarsi secondo questa prassi e desiderano
offrire qualche cosa al monastero per la salute dell'anima loro,
5. facciano donazione dei beni che vogliono regalare al monastero, riservandosene,
se credono, l'usufrutto.
6. Così si precludano tutte le vie, in modo da non lasciare al
ragazzo alcun miraggio da cui possa esser tratto in inganno e - Dio
non voglia! - in perdizione, come ci ha insegnato l'esperienza.
7. La stessa procedura seguano anche i meno abbienti.
8. Quanto a coloro che non possiedono proprio nulla, facciano semplicemente
la domanda e offrano il loro figlioletto con l'oblazione della Messa,
alla presenza di testimoni.
LX - I sacerdoti aspiranti alla vita monastica
1. Se qualche sacerdote chiede di essere ammesso nel monastero, non
bisogna affrettarsi troppo ad accogliere la sua richiesta.
2. Ma se continua a insistere in questa preghiera, sappia che dovrà
osservare tutta la disciplina della Regola,
3. senza la minima attenuazione, in modo che gli si possa dire con la
Scrittura: "Amico, che sei venuto a fare?".
4. Gli si conceda tuttavia di prender posto dopo l'abate, di dare la
benedizione e di recitare le preci finali, purché l'abate disponga
così;
5. altrimenti non pretenda assolutamente nulla, anzi sia per tutti un
esempio di umiltà, ben sapendo di essere soggetto alla disciplina
della Regola.
6. E se per caso nella comunità si dovesse trattare dell'assegnazione
delle cariche o di qualche altro affare,
7. occupi il posto che gli spetta corrispondentemente al suo ingresso
in monastero e non quello che gli è stato concesso in considerazione
della sua dignità sacerdotale.
8. Se poi qualche chierico, spinto dallo stesso desiderio, volesse essere
aggregato alla comunità, sia assegnato a un posto di un certo
riguardo,
9. ma sempre a condizione che prometta anche lui l'osservanza della
Regola e la propria stabilità.
LXI - L'accoglienza dei monaci forestieri
1. Se un monaco forestiero, giunto di lontano, vuole abitare nel monastero
in qualità di ospite
2. e si dimostra soddisfatto delle consuetudini locali,
3. accontentandosi con semplicità di quello che trova, senza
disturbare la comunità con le sue pretese, sia accolto per tutto
il tempo che desidera.
4. Nel caso poi che egli rilevi qualche inconveniente o dia qualche
suggerimento, l'abate si chieda se il Signore non lo abbia mandato proprio
per questo.
5. E se in seguito vorrà fissare la sua stabilità nel
monastero, non si opponga un rifiuto a questa sua richiesta, tanto più
che durante la sua permanenza si è avuto modo di studiarne il
comportamento.
6. Se però, quando era ospite si è dimostrato pieno di
pretese e di difetti, non solo non dev'essere aggregato alla comunità,
7. ma bisogna dirgli garbatamente di andarsene per evitare che le sue
miserie contagino anche gli altri.
8. Invece, se non merita di essere allontanato, non sia accolto e incorporato
nella comunità solo nel caso che ne faccia domanda,
9. ma sia addirittura invitato a rimanere, perché gli altri possano
trarre profitto dal suo esempio
10. e perché dappertutto si serve il medesimo Signore e si milita
sotto lo stesso Re.
11. Anzi, se l'abate lo ritiene degno, può anche assegnargli
un posto un po' elevato.
12. E non solamente un monaco, ma anche coloro che appartengono all'ordine
sacerdotale o al chiericato, l'abate può destinare a un posto
superiore a quello corrispondente al loro ingresso in monastero, se
ha notato che la condotta lo merita.
13. Si guardi però sempre dall'ammettere stabilmente nella sua
comunità un monaco proveniente da un monastero conosciuto, senza
il consenso e le lettere commendatizie del suo abate,
14. perché sta scritto: "Non fare agli altri quello che
non vuoi che sia fatto a te".
LXII - I sacerdoti del monastero
1. Se un abate desidera che uno dei suoi monaci sia ordinato sacerdote
o diacono per il servizio della comunità scelga in essa un fratello
degno di esercitare tali funzioni.
2. Ma il monaco ordinato si guardi dalla vanità e dalla superbia
3. e non creda di poter fare altro che quello che gli ordina l'abate,
tenendo sempre presente che d'ora in poi dovrà essere maggiormente
sottomesso alla disciplina.
4. Né col pretesto del sacerdozio trascuri l'obbedienza alla
Regola o la disciplina, ma anzi progredisca sempre più nelle
vie di Dio.
5. Conservi sempre il posto che gli spetta in corrispondenza del suo
ingresso in monastero,
6. tranne che per il ministero dell'altare, oppure nel caso che la scelta
della comunità o la volontà dell'abate l'abbiano promosso
in considerazione della sua vita esemplare.
7. Sappia però che deve osservare la disciplina prestabilita
per i decani e i superiori.
8. Se avrà la presunzione di agire diversamente, non sia più
trattato come un sacerdote, ma come un ribelle.
9. E nell'eventualità che, dopo essere stato ammonito non si
correggesse, si chiami a testimonio anche il vescovo.
10. Ma se neanche allora si emendasse e le sue colpe diventassero sempre
più evidenti, sia espulso dal monastero,
11. purché però sia stato così ostinato da non
volersi sottomettere e obbedire alla Regola.
LXIII - L'ordine della comunità
1. Nella comunità ognuno conservi il posto che gli spetta secondo
la data del suo ingresso o l'esemplarità della sua condotta o
la volontà dell'abate.
2. Bisogna però che quest'ultimo non metta lo scompiglio nel
gregge che gli è stato affidato, prendendo delle disposizioni
ingiuste come se esercitasse un potere assoluto,
3. ma pensi sempre che dovrà rendere conto a Dio di tutte le
sue decisioni e azioni.
4. Dunque i monaci si succedano nel bacio di pace e nella comunione,
nell'intonare i salmi e nei posti in coro, secondo l'ordine stabilito
dall'abate o a essi spettante.
5. E in nessuna occasione l'età costituisca un criterio distintivo
o pregiudizievole per stabilire i posti,
6. perché Samuele e Daniele, quando erano ancora fanciulli, giudicarono
gli anziani.
7. Quindi, a eccezione di quelli che, come abbiamo già detto,
l'abate avrà promosso per ragioni superiori o degradato per motivi
fondati, tutti gli altri occupino sempre i posti determinati dalla data
del rispettivo ingresso,
8. in modo che il monaco, arrivato - per esempio - in monastero alle
9, sappia di essere più giovane di quello arrivato alle 8, quale
che sia la sua età e dignità.
9. Per quanto riguarda i ragazzi, invece, si osservi in tutto e per
tutto la relativa disciplina.
10. I più giovani, dunque, trattino con riguardo i più
anziani, che a loro volta li ricambino con amore.
11. Anche quando si chiamano tra loro, nessuno si permetta di rivolgersi
all'altro con il solo nome,
12. ma gli anziani diano ai giovani l'appellativo di "fratello"
e i giovani usino per gli anziani quello di "reverendo padre",
come espressione del loro rispetto filiale.
13. L'abate poi sia chiamato "signore" e "abate",
non perché si sia arrogato da sé un tale titolo, ma in
onore e per amore di Cristo del quale sappiamo per fede che egli fa
le veci.
14. Da parte sua, però, rifletta sull'onore che gli viene tributato
e se ne dimostri degno.
15. Dovunque i fratelli si incontrano, il più giovane chieda
la benedizione al più anziano;
16. quando passa un monaco anziano, il più giovane si alzi e
gli ceda il posto, guardandosi bene dal rimettersi a sedere prima che
l'anziano glielo permetta,
17. in modo che si realizzi quanto è scritto: "Prevenitevi
a vicenda nel rendervi onore".
18. I ragazzi più piccoli e i giovanetti occupino in coro e in
refettorio i posti loro spettanti secondo la Regola:
19. ma fuori di lì siano sorvegliati e tenuti dappertutto sotto
la disciplina, finché non avranno raggiunto un età più
matura.
LXIV - L'elezione dell'abate
1. Nell'elezione dell'abate bisogna seguire il principio di scegliere
il monaco che tutta la comunità ha designato concordemente nel
timore di Dio, oppure quello prescelto con un criterio più saggio
da una parte sia pur piccola di essa.
2. Il futuro abate dev'essere scelto in base alla vita esemplare e alla
scienza soprannaturale, anche se fosse l'ultimo della comunità.
3. Se invece, - non sia mai! - la comunità eleggesse, sia pure
di comune accordo, una persona consenziente ai suoi abusi,
4. e il vescovo della diocesi o gli abati o i fedeli delle vicinanze
ne venissero comunque a conoscenza
5. devono impedire in tutti i modi che il complotto di quegli sciagurati
abbia il sopravvento e nominare un degno ministro della casa di Dio,
6. ben sapendo che ne riceveranno una grande ricompensa, mentre invece
sarebbero colpevoli, se non se ne curassero.
7. Il nuovo eletto, poi, pensi sempre al carico che si è addossato
e a chi dovrà rendere conto del suo governo
8. e sia consapevole che il suo dovere è di aiutare, piuttosto
che di comandare.
9. Bisogna quindi che sia esperto nella legge di Dio per possedere la
conoscenza e la materia da cui trarre "cose nuove e antiche",
intemerato, sobrio, comprensivo
10. e faccia "trionfare la misericordia sulla giustizia",
in modo da meritare un giorno lo stesso trattamento per sé.
11. Detesti i vizi, ma ami i suoi monaci.
12. Nelle stesse correzioni agisca con prudenza per evitare che, volendo
raschiare troppo la ruggine, si rompa il vaso:
13. diffidi sempre della propria fragilità e si ricordi che "non
bisogna spezzare la canna già incrinata".
14. Con questo non intendiamo che l'abate debba permettere ai difetti
di allignare, ma che li sradichi - come abbiamo già detto - con
prudenza e carità, nel modo che gli sembrerà più
conveniente per ciascuno,
15. e cerchi di essere più amato che temuto.
16. Non sia turbolento e ansioso, né esagerato e ostinato, né
invidioso e sospettoso, perché così non avrebbe mai pace;
17. negli stessi ordini sia previdente e riflessivo e, tanto se il suo
comando riguarda il campo spirituale, quanto se si riferisce a un interesse
temporale, proceda con discernimento e moderazione,
18. tenendo presente la discrezione del santo patriarca Giacobbe, che
diceva: "Se affaticherò troppo i miei greggi, moriranno
tutti in un giorno".
19. Seguendo questo e altri esempi di quella discrezione che è
la madre di tutte le virtù, disponga ogni cosa in modo da stimolare
le generose aspirazioni dei forti, senza scoraggiare i deboli.
20. E soprattutto osservi e faccia osservare integramente la presente
Regola
21. per potersi sentir dire dal Signore, al termine della sua onesta
gestione, le parole udite dal servo fedele, che a tempo debito distribuì
il frumento ai suoi compagni:
22. "In verità vi dico: - dichiara Gesù - gli diede
potere su tutti i suoi beni".
LXV - Il priore del monastero
1. Accade spesso che la nomina del priore dia origine a gravi scandali,
2. perché alcuni, gonfiati da un maligno spirito di superbia
e convinti di essere altrettanti abati, si attribuiscono indebitamente
un potere assoluto, fomentando litigi, creando divisioni nelle comunità,
3. specialmente in quei monasteri nei quali il priore viene nominato
dallo stesso vescovo o dagli stessi abati a cui spetta l'elezione dell'abate.
4. E' facile rendersi conto dell'assurdità di una simile procedura,
con cui si dà motivo al priore di insuperbirsi fin dal primo
momento della sua nomina,
5. perché la considerazione di questo stato di cose può
insinuare in lui l'idea di non essere più soggetto all'autorità
dell'abate.
6. "Tu pure - dirà a se stesso - sei stato nominato da quelli
che hanno eletto l'abate".
7. Di qui nascono invidie, liti, maldicenze, rivalità, divisioni
e disordini di ogni genere,
8. per cui, mentre l'abate e il priore sono in disaccordo, le loro anime
vengono necessariamente a trovarsi in pericolo a motivo di questo contrasto
9. e i loro sudditi, parteggiando per l'uno o per l'altro, vanno in
perdizione.
10. La responsabilità di questa perniciosa situazione ricade
principalmente sugli autori di tanto disordine.
11. Quindi, per la tutela della pace e della carità ci è
sembrato necessario far dipendere l'ordinamento del monastero unicamente
dalla volontà del suo abate.
12. E, se è possibile, tutte le attività del monastero
siano regolate - come abbiamo già stabilito in precedenza - per
mezzo di decani, secondo quanto disporrà l'abate,
13. in modo che, ripartendo l'autorità fra varie persone, non
si dia motivo a uno solo di insuperbirsi.
14. Ma se le condizioni locali lo esigono o la comunità lo chiede
umilmente e con ragioni fondate e l'abate lo giudica opportuno,
15. nomini egli stesso priore quel monaco che avrà scelto con
il consiglio di fratelli timorati di Dio.
16. Il priore, da parte sua, esegua con reverenza gli ordini del suo
abate e non faccia nulla contro la volontà o le disposizioni
di lui,
17. perché quanto più è stato elevato al di sopra
degli altri, tanto maggior impegno deve dimostrare nell'osservanza delle
prescrizioni della Regola.
18. Se poi questo priore si rivelerà pieno di difetti o, lusingato
dalla vanità, monterà in superbia o darà prova
manifesta di disprezzare la santa Regola, sia ammonito a voce per quattro
volte,
19. ma, nel caso che non si corregga, si prenda nei suoi confronti il
provvedimento disciplinare previsto dalla Regola.
20. Se neppure così si ravvederà, sia deposto dalla carica
di priore e sostituito da un altro che ne sia degno.
21. E se in seguito non intenderà starsene quieto e sottomesso
in comunità, sia addirittura espulso dal monastero.
22. Ma l'abate, da parte sua, si ricordi sempre che un giorno dovrà
rendere conto a Dio di tutte le sue decisioni, per evitare che la fiamma
dell'invidia e della gelosia gli divori l'anima.
LXVI - I portinai del monastero
1. Alla porta del monastero sia destinato un monaco anziano e assennato,
che sappia ricevere e riportare le commissioni e sia abbastanza maturo
da non disperdersi, andando in giro a destra e a sinistra.
2. Questo portinaio deve avere la sua residenza presso la porta, in
modo che le persone che arrivano trovino sempre un monaco pronto a rispondere.
3. Quindi, appena qualcuno bussa o un povero chiede la carità,
risponda: "Deo gratias!" Oppure: "Benedicite!"
4. e con tutta la delicatezza che ispira il timor di Dio venga incontro
alle richieste del nuovo arrivato, dimostrando una grande premura e
un'ardente carità.
5. Lo stesso portinaio, se ha bisogno di aiuto, sia coadiuvato da un
fratello più giovane.
6. Il monastero, poi, dev'essere possibilmente organizzato in modo che
al suo interno si trovi tutto l'occorrente, ossia l'acqua, il mulino,
l'orto e i vari laboratori,
7. per togliere ai monaci ogni necessità di girellare fuori,
il che non giova affatto alle loro anime.
8. Infine vogliamo che questa Regola sia letta spesso in comunità,
perché nessuno possa giustificarsi con il pretesto dell'ignoranza.
LXVII - I monaci mandati in viaggio
1. I monaci, che sono mandati in viaggio, si raccomandino alle preghiere
di tutti i confratelli e dell'abate;
2. e nell'orazione conclusiva dell'Ufficio divino si ricordino sempre
tutti gli assenti.
3. Quelli, poi, che rientrano, nel giorno stesso del loro ritorno si
prostrino in coro al termine di tutte le Ore canoniche,
4. implorando dalla comunità una preghiera per riparare le mancanze
eventualmente commesse durante il viaggio, guardando o ascoltando qualcosa
di male o perdendosi in chiacchiere.
5. E nessuno si permetta di riferire ad altri quello che ha visto o
udito fuori del monastero, perché questo sarebbe veramente rovinoso.
6. Se poi qualcuno si provasse a farlo, sia sottoposto al castigo previsto
dalla Regola.
7. Allo stesso modo sia punito chi osasse oltrepassare i confini del
monastero o andare in qualunque luogo o fare qualsiasi cosa, sia pur
minima, senza il consenso dell'abate.
LXVIII - Le obbedienze impossibili
1. Anche se a un monaco viene imposta un'obbedienza molto gravosa, o
addirittura impossibile a eseguirsi, il comando del superiore dev'essere
accolto da lui con assoluta sottomissione e soprannaturale obbedienza.
2. Ma se proprio si accorgesse che si tratta di un carico, il cui peso
è decisamente superiore alle sue forze, esponga al superiore
i motivi della sua impossibilità con molta calma e senso di opportunità,
3. senza assumere un atteggiamento arrogante, riluttante o contestatore.
4. Se poi, dopo questa schietta e umile dichiarazione, l'abate restasse
fermo nella sua convinzione, insistendo nel comando, il monaco sia pur
certo che per lui è bene così
5. e obbedisca per amore di Dio, confidando nel Suo aiuto.
LXIX - Divieto di arrogarsi le difese dei confratelli
1. Bisogna evitare in tutti i modi che per qualsiasi motivo un monaco
si provi a difendere un altro o ad assumerne in certo modo la protezione,
2. anche se ci fosse tra loro un qualsiasi vincolo di parentela.
3. I monaci si guardino assolutamente da un simile abuso, che può
costituire una pericolosissima occasione di disordini o di scandali.
4. Se qualcuno trasgredisse queste norme, sia punito con la massima
severità.
LXX - Divieto di arrogarsi la riprensione dei confratelli
1. Nel monastero si deve sopprimere decisamente ogni occasione di arbitri
e di soprusi;
2. perciò dichiariamo che non è permesso ad alcuno di
infliggere la scomunica o un castigo corporale a un confratello, senza
l'autorizzazione dell'abate.
3. I colpevoli di tale trasgressione siano rimproverati alla presenza
dell'intera comunità, affinché anche gli altri ne abbiano
timore.
4. I ragazzi, però, rimangano fino a quindici anni sotto la disciplina
e l'oculata vigilanza di tutti,
5. ma sempre con grande moderazione e buon senso.
6. Chi poi si arrogasse una qualsiasi autorità sugli adulti,
senza il comando dell'abate, o si inquietasse irragionevolmente con
i ragazzi, sia sottoposto alla punizione prevista dalla Regola,
7. perché sta scritto: "Non fare agli altri ciò che
non vuoi sia fatto a te".
LXXI - L'obbedienza fraterna
1. La virtù dell'obbedienza non dev'essere solo esercitata da
tutti nei confronti dell'abate, ma bisogna anche che i fratelli si obbediscano
tra loro,
2. nella piena consapevolezza che è proprio per questa via dell'obbedienza
che andranno a Dio.
3. Dunque, dopo aver dato l'assoluta precedenza al comando dell'abate
o dei superiori da lui designati, a cui non permettiamo che si preferiscano
ordini privati,
4. per il resto i più giovani obbediscano ai confratelli più
anziani con la massima carità e premura.
5. Se qualcuno dà prova di un carattere litigioso sia debitamente
corretto.
6. Se poi un monaco viene comunque rimproverato dall'abate o da qualsiasi
anziano per un qualunque motivo
7. o si accorge semplicemente che un anziano è sdegnato o anche
leggermente alterato nei suoi riguardi,
8. si inginocchi subito dinanzi a lui, senza la minima esitazione, e
rimanga così per riparare, finché la benedizione dell'altro
non sani quel lieve dissenso.
9. Se qualcuno si rifiutasse altezzosamente di farlo, sia sottoposto
a un castigo corporale e, se si ostina in questo atteggiamento di ribellione,
sia scacciato dal monastero.
LXXII - Il buon zelo dei monaci
1. Come c'è un cattivo zelo, pieno di amarezza, che separa da
Dio e porta all'inferno,
2. così ce n'è uno buono, che allontana dal peccato e
conduce a Dio e alla vita eterna.
3. Ed è proprio in quest'ultimo che i monaci devono esercitarsi
con la più ardente carità
4. e cioè: si prevengano l'un l'altro nel rendersi onore;
5. sopportino con grandissima pazienza le rispettive miserie fisiche
e morali;
6. gareggino nell'obbedirsi scambievolmente;
7. nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma piuttosto ciò che
giudica utile per gli altri;
8. si portino a vicenda un amore fraterno e scevro da ogni egoismo;
9. temano filialmente Dio;
10. amino il loro abate con sincera e umile carità;
11. non antepongano assolutamente nulla a Cristo,
12. che ci conduca tutti insieme alla vita eterna.
LXXIII - La modesta portata di questa Regola
1. Abbiamo abbozzato questa Regola con l'intenzione che, mediante la
sua osservanza nei nostri monasteri, riusciamo almeno a dar prova di
possedere una certa rettitudine di costumi e di essere ai primordi della
vita monastica.
2. Del resto, chi aspira alla pienezza di quella vita dispone degli
insegnamenti dei santi Padri, il cui adempimento conduce all'apice della
perfezione.
3. C'è infatti una pagina, anzi una parola, dell'antico o del
nuovo Testamento, che non costituisca una norma esattissima per la vita
umana?.
4. O esiste un'opera dei padri della Chiesa che non mostri chiaramente
la via più rapida e diretta per raggiungere l'unione con il nostro
Creatore?
5. E le Conferenze, le Istituzioni e le Vite dei Padri, come anche la
Regola del nostro santo padre Basilio,
6. che altro sono per i monaci fervorosi e obbedienti se non mezzi per
praticare la virtù?
7. Ma per noi, svogliati, inosservanti e negligenti, ciò è
motivo di vergogna e di confusione.
8. Chiunque tu sia, dunque, che con sollecitudine e ardore ti dirigi
verso la patria celeste, metti in pratica con l'aiuto di Cristo questa
modestissima Regola, abbozzata come una semplice introduzione,
9. e con la grazia di Dio giungerai finalmente a quelle più alte
cime di scienza e di virtù, di cui abbiamo parlato sopra.
Amen.
Fine della Regola
Galleria Fotografica Storica (3)
Altri Luoghi dello Stesso Itinerario
a) Indice dei capitoli
Prologo I - Le varie categorie di monaci II - L'Abate III - La consultazione della comunità IV…
b) Prologo
Prologo 1. Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; ac…
c) cap. I - XVIII
INIZIA IL TESTO DELLA REGOLA Regola è chiamata perché dirige la vita di quelli che obbediscono.…
e) cap. XXXVIII - LV
XXXVIII - La lettura in refettorio 1. Alla mensa dei monaci non deve mai mancare la lettura, né…
d) cap. XIX - XXXVII
XIX - La partecipazione interiore all'Ufficio divino 1. Sappiamo per fede che Dio è presente da…