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Approfondimento Storico e Sacro

Convento di S. Francesco d'Assisi in Stroncone

A poca distanza dal paese, nel luogo detto "Colle del Perillo", «circondato di oliveti, tra la fitta chioma degli elci e le brune guglie dei cipressi» (L. Lanzi, Escursioni, 1907), sorge il Convento di S. Francesco, «pacifica dimora di una piccola famiglia di frati minori» (N. Cavanna, Umbria francescana, 1910).

Come narrato in altra pagina, frate Francesco, stando alla tradizione, vi sarebbe giunto nel 1213, «quando egli, da Terni, ascendeva queste pendici, ricche allora di boschi e di pace, per trovare nel silenzioso speco di S. Urbano il ristoro ai dolori dell'anima e alle macerazioni del corpo» (L. Lanzi, cit.).
E in quello stesso anno, ad istanza del popolo stronconese, ammaliato dalle trascinanti prediche del Santo, qui sorse il primo "luogo" francescano, a custodia di un minuto oratorio mariano, dove più volte Francesco fu visto sostare con molta compunzione.

«Che la fondazione del medesimo "luogo" risalga a san Francesco e al 1213 - precisa padre Luciano Canonici -, si ha da frate Agostino da Stroncone. Ma lo stesso frate Agostino, nel ms. inedito, avverte la difficoltà di poterlo affermare in modo assoluto, e quindi continua: "Questo però è congettura e confermata colla tradizione costante de Popoli, che sempre hanno così tenuto. Quando non sia certo questo, è cosa sicura e certa che fu fatto il convento poco dopo la sua morte (di s. Francesco) e mentre vivevano li suoi compagni"» (L. Canonici, Antonio da Stroncone Principe conteso, 1961).

Nel 1291, papa Nicolò IV concesse una indulgenza plenaria a chi avesse visitato la chiesetta del Romitaggio «il dì della SS.ma Vergine, e de Santi Francesco, Antonio e Chiara».
La bolla "Licet is" fu inviata a molti altri Conventi francescani, ma per Stroncone, assicura il seicentesco padre Agostino, sarebbero state date «indulgenze particolari», proprio per il copioso afflusso di pellegrini attorno alla immagine miracolosa della Madonna.

Dal manoscritto del padre Agostino da Stroncone, si ha la descrizione del primitivo convento e i motivi per cui i frati della "Comunità", presto, lo lasciarono: «Il convento anticamente era piccolissimo e semplice, perciò non poterono stare li conventuali, poiché l'aditi del Claustro erano aperti col semplice tetto, né vi era altra volta sopra. Le stanze del dormitorio erano quelle ove oggi abitano i Guardiani, e tutte quelle, che hanno le fenestre nel Claustro, ma assai più piccole, essendo state aggrandite ed abbellite. Di sotto il refettorio stava ove oggi è la tavola per secolari, e quella stanza dentro era caneva. La cucina era di qua dal fuoco grande verso la Sagrestia , e la stanza nel cortile della sagrestia era dispensa, né vi era altro che la stanza delle legne, sotto il camino grande. Così si contentavano della povertà e semplicità quei antichi» (Agostino da Stroncone, cit.).

Lo stesso padre Agostino informa che, nel 1347, «per la fama de miracoli che fa la gloriosa B. Vergine Maria nella sua imagine, che stà nel convento di S. Maria fuora di Stroncone (hoggi di S. Francesco) venuti a visitarla otto Vescovi (...). Ciascuno de quali concede 40 giorni d'indulgenza a chi visita questa nostra Chiesa nelle feste della Beatissima Vergine e de Santi Apostoli, et anco de Santi Francesco, Antonio, Ludovico e Chiara, et in tutte le domeniche dell'anno, come per lettera patente di detti 8 Vescovi con 8 Sigilli pendenti» (Agostino da Stroncone, cit.).

Nel 1327-28, stando sempre alla cronaca di frate Agostino, fu consacrata la chiesa «con gran concorso di popoli». Certamente in detta data, il minuscolo "luogo" francescano, sino ad allora rifugio di qualche devoto frate eremita venne ampliato.

Precisa padre Canonici: «Proprio perché molto frequentato dai devoti della Madonna (effigiata in una rozza edicola) e dagli amici più affezionati ai francescani, sarà stato poi ampliato e costituito in vero e proprio convento, anche di una certa importanza: vi si stanziarono infatti, secondo le cronache concordi i Minori Conventuali (in realtà, per quel tempo, non si può parlare ancora di "Conventuali", poiché la distinzione nell'Ordine ancora non esisteva; significa però che era abitato dalla "Comunità" e non dagli "Spirituali"). E del resto la facciata ed il portale della chiesa, nonostante i rimaneggiamenti, appaiono del secolo XIV» (L. Canonici, Beato Antonio Vici da Stroncone, 1986).

Molto presto il Conventino fu abbandonato dai frati della "Comunità", poiché troppo angusto, e fu ripreso dai primi Osservanti raccolti attorno al beato Paoluccio Trinci di Foligno, per vivervi nella sua integrità la Regola di S. Francesco.
Essi, per poter realizzare totalmente il loro santo desiderio, andavano in cerca dei "luoghi" primitivi: i più poveri e i più distanti dal frastuono del mondo.
Tra i primi romitaggi da essi occupati, vi fu questo di Stroncone, ove, nel 1373, fu ricevuto all'Ordine il beato Giovanni Vici da Stroncone, il quale diventerà, dopo il beato Paoluccio, "Commissario" su tutta l'Osservanza.

Scrive Agostino da Stroncone, relativamente all'anno 1399: «Stroncone, mia patria, è assai obbligato al b. Bartolomeo di Pisa, che se bene v'è il convento fondato dal p. s. Francesco sin dal principio della religione e, com'attesta il sopraddetto beato, vi sono stati religiosi riguardevoli, nessuno però n'ha scritto cosa alcuna et egli ne tramanda a' posteri onoratissime memorie, scrivendo che nel convento di Stroncone "fuerunt fratres devoti, populum verbo et esemplo assidue informantes" ("il convento di Stroncone ebbe sempre frati devoti, i quali formavano il popolo assiduamente con l'esempio e con la parola"), del resto sin ad ora non avemo altre memorie» (Agostino da Stroncone, cit.).

Mentre le prime informazioni su frati minori, santamente vissuti nel Convento di Stroncone, provengono dalla quattrocentesca "Franceschina" di frate Giacomo Oddi.
Vi si narra come frate Angelo da Monteleone, vissuto nella seconda metà del Quattrocento, «demorando esso nel loco de Stroncone et pernoctando in oratione disse: Que poria io fare che più ve piacesse? Al quale respuse: quando dice la messa, famme bono lume. Et, da quello in poi, frate Angelo sempre voleva almancho tre lumi nella messa; et manifestandose dopo la morte sua questa apparitione, per longo tempo li frati usaro almeno tre lumi in ogne messa» (G. Oddi, La Franceschina, I, 250).

Questo episodio fa il paio con quanto si legge nella stessa "Franceschina" a proposito del beato Antonio da Stroncone.
Anche questi, mentre si trovava in preghiera, ebbe una visione: «gli apparve Yhe su Christo et intra l'altre cose gli disse che molto gli piaceva la messa bene alluminata, et per questa cagione quisto beato sempre se studiava dove lui se trovava, che nella messa ce fussero assai et boni lumi. Et con molta sollecetudine procurava la cera in qualunche modo lui podeva per ponerla a la messa, et maximamente nelle sollennità del Signore, della Vergene Maria, de santo Francischo et altre feste sollempne dell'anni. Andava recercando gli amici e li devoti, homini et donne, spetiali mercatanti et altri artegiani che li pagassero de le facole et candele per ardere a la messa» (Ibidem, 400).

Il Convento, continuerà ininterrottamente ad accogliere frati esemplari; oltre ai predetti minoriti, ospiterà più volte: il beato Giovanni Bonvisi da Bologna, S. Giovanni da Capestrano, S. Giacomo della Marca, S. Bernardino da Siena (quest'ultimo, stando alla tradizione, avrebbe qui operato il "Miracolo della fornace", in memoria del quale gli stronconesi, prima di accendere la fornace, erano soliti far celebrare una messa sull'altare fatto erigere in onore del Santo).

«Ma l'avvenimento forse più straordinario e memorabile - precisa Luigi Lanzi - fu il passaggio del pontefice Pio II, che avvenne il 14 dicembre 1462» (L. Lanzi, cit.); egli volle pernottare nel Cenobio francescano, proprio «per la molta devozione verso di loro» (come puntualizzerà nella Bolla «Splendor paternae gloriae» datata 30 maggio 1463).

Il Convento fu in mano ai frati della famiglia Osservante, salvo due brevi parentesi, per un totale di venti anni, in cui il luogo fu gestito dai Riformati: dal 1575 al 1596 e una seconda volta dal 1601 al 1611.

La capacità ricettiva del Convento di Stroncone era ed è limitata.
Nel relazione sullo "Stato del convento" redatta nel 1601, quando cioè vi risiedevano i Riformati, si legge: «vi abitano in questo luogo, al presente, 11 frati di famiglia; vi potriano capere in sino a 12 frati per osservare la regola bene». E tuttavia dallo "Stato dei conventi della Provincia Serafica", redatto nel 1680, si apprende che il luogo di Stroncone avrebbe potuto e dovuto ospitare fino a diciotto frati, di cui nove sacerdoti, due chierici e un laico.
Tenuto conto della capacità ricettiva del Convento, se si escludono i momenti eccezionali delle soppressioni in particolare quella Napoleonica (1810-1815), quando vi rimase un solo religioso (padre Angelico da Stroncone), quasi sempre i superiori della Provincia hanno cercato di occupare tutti i posti disponibili.
Una famiglia non numerosa, che però, rapportata al numero degli abitanti, diviene consistente.


a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti:
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