Chiesa di S. Francesco d'Assisi in Stroncone
Il contemporaneo ed esimio ricercatore locale, Giorgio Angeletti, parlando della chiesa, scrive: «(...) Così come oggi ci appare il convento non ha più nulla che in qualche modo lo ricolleghi alla sua origine, molte infatti sono state le modifiche e gli ampliamenti che ha subito nel tempo e che hanno riguardato anche la chiesa, in origine ad unica navata sostenuta da tre archi di pietra concia in forma di angolo acuto e con copertura a capriate (...).
Al giorno d'oggi l'edificio sacro
presenta, nel portico esterno, due
cappelle: quella di S. Antonio da Padova
(1499-1500), con un bellissimo affresco del 1509 di Tiberio
di Assisi, raffigurante Madonna in trono col bambino
e quattro santi, S. Michele Arcangelo, S. Bonaventura, S. Girolamo,
S. Antonio da Padova; sul fondo un bellissimo paesaggio di mare.
Alla parete sinistra S. Rocco in
veste di pellegrino e, a sinistra Gesù Cristo e, in
ginocchio, S. Caterina; una scritta in basso ricorda che
questa pittura fu commissionata da Virginia Palloni Ledderucci.
L'altra cappella, dedicata a S.
Antonio abate, ha una statua del santo e, intorno
e sulla volta, storie della sua vita.
All'interno la chiesa ha due navate, una
grande e una piccola, e i seguenti altari con relative opere d'arte:
- Altare del Crocifisso: fatto erigere,
nel 1615, da Bernardino Odducci nel luogo
a lui concesso dal Padre Arcangelo, guardiano, e dai frati.
La pala, olio su tela, raffigura la Crocifissione, con almeno
trenta figure e di buona mano.
- Altare della Corda o di S. Bernardino:
fatto realizzare dai frati con il contributo della compagnia
della Corda; la pala presenta S. Francesco in atto
di distribuire il cordone a santi e sante dell'Ordine.
Era officiato il giorno di S. Bernardino, 20 maggio, dalla Compagnia;
il giorno di S. Francesco, 4 ottobre, dalla famiglia Malvetani; il
giorno di S. Chiara, 12 agosto, dagli eredi di Sertorio Santi; il
giorno delle stimmate di S. Francesco, 17 settembre, dagli eredi di
Antonio Angeletti.
- Altare maggiore: l'altare
attuale ha sostituito quello più antico che era della comunità,
i cui rappresentanti, nei giorni di festa, partecipavano in abito
alla messa.
Nella volta dell'abside S. Francesco
sospeso sulle nuvole, circondato da cherubini e serafini festanti;
a sinistra il B. Antonio Vici, a destra il B. Giovani
Vici, al centro lo Spirito Santo che irradia raggi di luce.
Nella navata piccola abbiamo l'altare
del Terz'Ordine: fatto nel 1656, indorato nel 1639,
con pala raffigurante l'Apoteosi di S. Francesco e S. Chiara.
In alto il Padre Eterno, Gesù, la Madonna
e lo Spirito Santo con angeli intorno; al centro
S. Francesco a sinistra, S. Chiara a destra, entrambi
in adorazione. In basso un grandissimo stuolo di terziarie in
atto di preghiera. A sinistra un piccolo riquadro con veduta
di paese, senza dubbio Stroncone.
Veniva officiato dalle terziarie ogni prima domenica del mese, per
la festa di S. Elisabetta, S. Giovanni Battista e per S. Sebastiano.
In quest'ultimo caso partecipavano alla messa anche i rappresentanti
della comunità, in abito e con offerta di cera.
- Altare della SS. Concezione o altare
Malvetani: l'affresco, opera di Scuola umbra
del sec. XV, staccato, con tutti i danni ancora oggi visibili, dal
luogo in cui si trovava (nella parete di destra entrando in chiesa)
quando fu realizzata la navata piccola, ritrae Maria in trono
con Gesù lattante, che stringe un cartiglio con la scritta:
"Ego sum lux mundi", due angeli ai lati
e, a destra, S. Francesco.
L'opera fu commissionata dalla famiglia Malvetani, che provvide poi
ad erigere e dotare la cappella; nel paliotto dell'altare - opera
pregevole del '600 come pure quelli degli altri altari -, in basso
è raffigurata l'arme della famiglia, mentre al centro
è ricordata la traslazione della santa casa di Nazaret
a Loreto.
- Cappella di S. Diego:
la pala, molto interessante sul piano artistico, rappresenta S.
Diego che guarisce un sordo ed è opera di Baldassarre
Croce, pittore bolognese, del 1607.
La cappella fu costruita da mastro Gregorio Contessa,
e veniva solennemente officiata il 12 novembre dai suoi eredi.
In questa cappella il popolo di Stroncone venera il corpo
incorrotto del suo più illustre concittadino, il beato Antonio
Vici, già compatrono di Stroncone
insieme a S. Michele Arcangelo ma, ormai da tempo, promosso
per volontà e devozione popolare a unico patrono
di Stroncone.
Stando alla testimonianza del canonico Domenico Salvati l'ultima grande
festa in onore dell'Arcangelo Michele sarebbe
avvenuta nel 1712, segno evidente che il culto del Beato
si era ormai fortemente consolidato non solo nel territorio di Stroncone,
ma anche, sia pure in ambito circoscritto, fuori.
A lui vengono in devoto pellegrinaggio singoli e gruppi per chiederne
l'intercessione presso l'Altissimo, o a ringraziarlo per una grazia
ricevuta come dimostrano i numerosi ex voto presenti nella
cappella.
Il suo culto, ancora oggi, rimane limitato all'ambito locale, forse
sarebbe già azzardato allargarne l'orizzonte a livello comprensoriale;
ciò malgrado egli, come un'antica divinità, continua
ad irradiare sacralità e protezione sul territorio dove è
nato, vissuto e venerato.
(...) Molte altre opere pregevoli custodisce questo Convento
di Stroncone: l'arredo della sagrestia,
realizzato sicuramente in loco, di grande valore e per antichità
e per fattura, dove si conservano reliquiari,
ostensori, pianete di fine lavoro.
In alto, a sinistra nell'entrare, campeggia un bellissimo
dipinto raffigurante S. Girolamo, opera del
'600 di pittore baroccesco.
Ma una in particolare merita, a mio avviso, maggiore considerazione;
si tratta della tavola su cui è giaciuto per tanti
anni il sacro corpo del beato Antonio, donata, nel 1681,
al padre Giovanni Salvati da Stroncone dal guardiano di S. Damiano.
La tavola fu tolta da sotto il corpo del
beato, alla presenza del notaio e dei testimoni, da due sacerdoti,
quindi sigillata con i sigilli del convento, autenticata da Mons.
Giustiniani vescovo di Assisi e consegnata al padre Giovanni, che
ne fece dono alla chiesa di S. Francesco di Stroncone.
La tavola fu dipinta dal pittore Francesco
Providoni, bolognese, alla maniera in cui il sacro corpo
giace nell'urna.
Fu posta alla pubblica venerazione dei fedeli il 24 maggio 1682 e,
in tale occasione, tutte le campane del paese suonarono a festa.
Si fece una solenne processione con la partecipazione del Commissario
e con numeroso concorso di popolo; seguì poi una messa solenne,
cantata dal lettore del convento, padre Benigno da Stroncone il quale
recitò, in onore del Beato, un panegirico che eccitò
ed accese tutti di devozione verso il Beato» (G.
Angeletti, Stroncone e i suoi "Santuari",
2002).
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)