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Approfondimento Storico e Sacro

03° PARTE - (cc. 21-31)

03° PARTE - (cc. 21-31)

21) LA PREVIDENZA UMANA

45. «Frattanto quella barbara mia nemica, vedendo tutto questo, cominciò a infuriarsi e a digrignare i denti, e addolorata fortemente in cuor suo disse: “Che debbo fare? Ecco che tutto il mondo le è andato dietro”. E aggiunse: “Prenderò il nome di ‘Previdenza’, e parlerò al loro cuore e chissà che non mi ascoltino e mi diano retta”.

E così fece, rivolgendosi a loro con parole piene di umiltà: “Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi, senza pensare al domani? Che male sarebbe per voi possedere quanto è necessario per vivere, purché vi asteniate dal superfluo? Potreste infatti adoperarvi con maggiore pace e tranquillità per la salvezza vostra e per quella degli altri, se aveste sempre a disposizione le cose che vi sono del tutto indispensabili. Finché avete tempo, provvedete a voi stessi e ai vostri seguaci, perché la gente dopo i primi regali e i doni cui era abituata comincerà a tirare indietro la mano. Sarebbe bene che voi continuaste sempre in questo stato, ma non ne sarete capaci, perché ogni giorno il Signore aumenta la vostra comunità. Non sarà forse cosa gradita a Dio, se voi avrete qualche cosa da offrire agli indigenti e vi ricorderete dei poveri, dal momento che egli dice: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere? Perché non accogliete i doni che vi vengono offerti, in modo da non privare quelli che offrono di un premio eterno? Non c’è motivo per cui dobbiate temere la stretta familiarità delle ricchezze, perché voi ormai le avete per cose da nulla. Il difetto non sta nelle cose, ma nel cuore, perché Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa assai buona. Tutto è buono per i buoni, tutto è al loro servizio ed è stato creato a loro vantaggio. Oh, quanti fra coloro che possiedono beni materiali li consumano in malo modo, mentre, se appartenessero a voi, potreste farne buon uso, perché santo è il vostro proposito, santi i vostri desideri! Voi non avete affatto l’intenzione di arricchire i vostri parenti, perché già sono ricchi abbastanza da parte loro; ma se possedeste quanto vi necessita, potreste condurre un tenore di vita più decoroso e più ordinato”.

Mentre quella malvagia diceva queste ed altre simili cose, alcuni di loro, già corrotti nell’animo, subito acconsentirono. Altri però, sordi d’orecchio, erano di opinione opposta e ribattevano con acute argomentazioni le ragioni addotte fondandosi non meno di colei sulla testimonianza delle Scritture».

 

22) L’AVARIZIA
CHIEDE L’AIUTO DELL’ACCIDIA

46. «Ma l’Avarizia, vedendo che da sola non poteva ottenere da loro quanto desiderava, mutò piano per raggiungere il suo intento. Chiamò l’Accidia, che non si dà pensiero di iniziare il bene né di portarlo a termine se incominciato, e fece alleanza con lei stringendo un patto contro costoro. Non che fossero troppo familiari tra loro, né la sorte le aveva mai avvicinate, tuttavia congiurarono insieme volentieri a fin di male, come un tempo Pilato ed Erode contro il Salvatore. Fatto consiglio, l’Accidia scatenò fremente l’assalto, entrò coi suoi complici nei loro territori, e portate in campo con gran forza le sue armi, spense il loro ardore di carità e li convertì alla tiepidezza e al rilassamento. E in tal modo, quasi inghiottiti da pusillanimità di spirito, la morte entrò nel loro cuore».

 

23) I RELIGIOSI
VINTI DALL’ACCIDIA

47. «Cominciarono allora a rimpiangere amaramente tutto ciò che avevano lasciato in Egitto e andavano obbrobriosamente in cerca di quello che con animo generoso avevano disprezzato. Camminavano tristi sulla via dei comandamenti del Signore, accorrendo con animo freddo a quanto veniva loro imposto. Venivano meno sotto il peso e per mancanza di lena. a malapena riuscivano a respirare. Sporadica era in loro la compunzione, inesistente la contrizione, l’obbedienza piena di mormorazioni, sfrenata la gioia, pusillanime la tristezza, audaci i discorsi, facile il riso; il loro volto era allegro, il modo di camminare pieno di leggerezza, il vestito molle e delicato, tagliato con cura e confezionato anche meglio, il sonno abbondante, il cibo eccessivo, il bere immoderato. Proferivano sciocchezze, millanterie e parole al vento. Si mettevano a recitare favole, mutavano leggi, si occupavano dell’ordinamento delle province e trattavano con gran cura gli affari della gente. Dell’esercizio del bene, nessuna preoccupazione, nessun impegno per la salute dell’anima, sporadico l’occuparsi delle cose celesti e assai tiepido il desiderio dei beni eterni».

48. «Induriti di cuore in tale modo, cominciarono a invidiarsi e a provocarsi a vicenda, e impazienti di dominare l’uno sull’altro, accusavano il fratello delle peggiori mostruosità. Evitavano con cura quanto poteva essere motivo di tristezza, cercando consolazione in cose vane, incapaci ormai delle vere gioie. Tuttavia mantenevano sempre un’apparenza di santità, per non perdere del tutto il buon credito, e parlando di cose sante nascondevano agli ingenui il loro misero tenore di vita. Ma tale e tanta era la loro rilassatezza interiore che, incapaci di contenersi, cominciavano a darne segni evidenti anche all’esterno».

49. «Infine si diedero a circuire con adulazione le persone del secolo, fino a stringere matrimonio con loro per svuotare le loro borse, in modo da poter ampliare i propri edifici e moltiplicare i beni ai quali un tempo avevano del tutto rinunciato. Vendevano parole ai ricchi e ossequi alle gentildonne, frequentavano con grande assiduità le corti dei re e dei principi, per aggiungere casa a casa e campo a campo. Ed ora sono diventati grandi e ricchi e potenti sulla terra, perché sono passati di iniquità in iniquità e non hanno conosciuto il Signore. Sono caduti mentre si risollevavano, precipitati a terra prima di nascere, e tuttavia mi dicono: siamo tuoi amici».

 

24) I POVERI DIVENTATI RICCHI
PERSEGUITANO LA POVERTA'

50. «Mi addoloravo grandemente soprattutto di alcuni, i quali, mentre nel secolo erano stati poveri e di poco conto, venuti da me si fecero ricchi. Impinguati e ingrassati, recalcitravano più degli altri, mettendomi in ridicolo. Costoro, che erano indegni perfino di vivere, disfatti dalla indigenza e dalla fame, dediti a brucare l’erba e la scorza degli alberi, avviliti dalle sventure e dalla miseria; adesso però non si accontentano della vita comune, ma si tirano da parte, pascendo se stessi senza ritegno, e il loro genere di vita, all’ansiosa ricerca di cose superflue, comincia a dar noia a tutti, perché vorrebbero onore tra i discepoli di Cristo quando nel secolo erano tenuti in nessun conto anche dai conoscenti Costoro, che spesso mancavano perfino di pan d’orzo e dl acqua e reputavano un lusso stare sotto i rovi, razza ignorante e ignobile, che nel mondo non compariva per nulla e mi è precipitata addosso per mia sventura, hanno orrore di me e mi schivano e non si vergognano di sputarmi in faccia. Ho subito da loro villanie e paure, e i miei amici e quelli che stavano al mio fianco mi hanno insultata. Si vergognavano di me, e tanto più mi ripudiavano, quanto più sapevano di aver fruito dei miei benefici, fino al punto da sdegnare perfino di sentire il mio nome».

 

25) LA POVERTA' LI AMMONISCE
A RITORNARE DA LEI

51. «Io mi sentivo molto addolorata e dicevo loro: “Ritornate, figli traviati, e io metterò rimedio alle vostre ribellioni. Guardatevi da ogni avarizia, che è idolatria, perché l’avaro mai si sazia di denaro. Richiamate alla memoria quei primi giorni nei quali, dopo essere stati illuminati, avete dovuto sostenere una lotta lunga e dolorosa. Non vogliate diventare figli che tornano indietro a loro perdizione, ma figli della fede, per la salvezza della vostra anima. Se qualcuno ha violato la legge di Mosé, viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale maggior castigo allora pensate sia degno chi avrà calpestato il Figlio di Dio e profanato quel sangue dell’alleanza dal quale è stato santificato, e avrà insultato lo Spirito della Grazia? Ritornate perciò in voi stessi, o prevaricatori, perché la vita di ognuno non dipende dall’abbondanza delle cose che possiede”. Ma quelli, indignati, rispondevano: “Va via, sventurata, allontanati da noi, non vogliamo conoscere le tue vie”. Ed io replicavo: “Pietà, pietà di me, almeno voi miei amici. Perché mi perseguitate senza ragione? Non ve l’ho forse detto che il vostro modo di vivere non va d’accordo col mio? Ecco, mi pento perfino di avervi visti”».

 

26) IL SIGNORE PARLA ALLA POVERTA'

52. «Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: “Torna, torna, Sunamitide, torna, torna, perché possiamo ammirarti. I tuoi stessi figli sono dei provocatori e non vogliono ascoltare te perché non vogliono ascoltare me. Il loro cuore è diventato incredulo e ribelle: si sono tirati indietro e se ne sono andati; non hanno rigettato te, ma me. In realtà tu li hai educati a tuo danno e istruiti contro il tuo capo, perché se non avessero scelto te, mai sarebbero diventati ricchi. Fingevano di amarti, per potersene andare appena ricevuto il beneficio. Perciò ti hanno voltato le spalle con aspirazioni del tutto opposte, e attaccatisi alla menzogna, rifiutano di tornare. Non prestare più fede alle loro parole, anche se ti parleranno con buona maniera, poiché ti hanno disprezzata e vogliono la tua vita. Non innalzare suppliche e preghiere per loro, perché non ti ascolterei: ormai li ho gettati lontano da me, perché essi mi hanno disprezzato!»

 

27) MADONNA POVERTA' PARLA AL BEATO FRANCESCO
DEL PROGRESSO E DEL REGRESSO NELLA VITA RELIGIOSA

53. «Ecco, fratelli, ho raccontato a voi una lunga storia. I vostri occhi precedano i vostri passi, perché possiate vedere cosa dovete fare. E molto pericoloso guardare indietro e prendersi gioco di Dio. Ricordatevi della moglie di Lot e non prestate fede a ogni ispirazione. Tuttavia confido in voi, carissimi, perché in voi più che in altri scorgo cose migliori e che avvicinano alla salvezza, e appare con evidenza che voi avete gettato via decisamente ogni cosa e vi siete liberati totalmente di ogni peso. La prova per me più evidente di tutto questo è che voi siete saliti su questo monte dove a pochi in passato fu possibile arrivare. Ma lo dico [anche] a voi, amici miei, perché la cattiveria di molti mi rende sospetta anche la virtù dei buoni e spesso sotto le vesti di pecora ho scoperto lupi rapaci».

54. «Desidero certamente che ciascuno di voi si faccia imitatore dei santi, che nella fede e nella pazienza mi hanno avuta in eredità; ma nel timore che non capiti anche a voi come agli altri, vi do un consiglio utile, di non pretendere cioè fin dal principio di toccare le cose più alte e più sante, ma progredendo a poco a poco, sotto la guida di Cristo, arrivare finalmente alla sommità. Badate bene, dopo che lo sterco delle cose vili è stato posto attorno alle vostre radici, di non essere trovati senza frutti, perché nient’altro vi raggiungerebbe se non la scure. Non vogliate fidarvi ciecamente dell’entusiasmo che ora vi anima, perché i sensi dell’uomo sono inclinati più a fare il male che il bene, e l’animo torna con facilità alle cose consuete, anche quando se n’è molto allontanato. So bene che, per eccessivo fervore, ogni cosa vi sembra molto facile; ma ricordatevi quanto sta scritto, cioè che perfino i suoi servi non sono incrollabili e anche nei suoi angeli egli trova difetti».

55. «In un primo momento ogni cosa vi sembrerà dolce e leggera da portare, ma passato qualche tempo, quando vi crederete sicuri, comincerete a trascurare i benefici ricevuti. Vi illuderete di ritornare quando vogliate allo stato primitivo e ritrovare la consolazione dei primi tempi, ma la negligenza, una volta che ha messo radici, difficilmente può essere estirpata. Allora il vostro cuore si piegherà ad altre cose, e raramente reclamerà a gran voce che facciate ritorno alle prime. Così, volti al sonno e all’accidia dello spirito, accamperete effimere parole di scusa, dicendo: “Non possiamo essere forti come al principio: ora i tempi sono diversi”, ignorando quanto sta scritto, e cioè che quando un uomo sarà giunto alla fine, allora incomincia. Solo rimarrà nel vostro cuore una voce che continuerà a dire: “Domani, domani ritorneremo al nostro marito di prima, perché allora eravamo più felici di adesso”. Ecco, fratelli, vi ho predetto molte cose e ho da dirvene molte altre, che voi per il momento non siete in grado di portare. Ma verrà tempo in cui vi esporrò apertamente quanto or ora vi ho detto».

 

28) RISPOSTA DEL BEATO FRANCESCO
E DEI SUOI FRATI

56. A queste parole il beato Francesco, ringraziando Dio, cadde ginocchioni per terra con i suoi frati, e disse: «Nostra signora, quello che dici è giusto e nemmeno una delle tue parole può essere biasimata. E vero, dunque, quanto avevamo sentito nel nostro paese sulla tua eloquenza e sulla tua saggezza; anzi, la tua sapienza supera di molto la fama che noi ne abbiamo udito. Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi ministri che stanno sempre davanti a te e ascoltano la tua saggezza . Sia benedetto nei secoli il Signore tuo Dio, che si è compiaciuto di te; ti ha amata di amore eterno e ti ha stabilita regina perché tu eserciti la misericordia e il diritto fra i suoi servi. O quanto è buono e soave il tuo spirito, che richiama gli erranti e ammonisce i peccatori!».

57. «Ecco, signora, per l’amore che il Re eterno ti ha portato e per l’amore che tu hai per Lui, ti scongiuriamo di non deludere il nostro desiderio, ma di agire con noi secondo la tua dolcezza e la tua misericordia. Grandi sono infatti le tue opere e difficili da spiegare; per questo le anime indisciplinate errano lontane da te. E poiché tu avanzi come esercito schierato a battaglia su un terreno disseminato ovunque di ostacoli, gli stolti non possono vivere con te. Ma ecco, noi siamo tuoi servi e gregge del tuo pascolo. In eterno e per tutti i secoli noi decidiamo con giuramento di custodire i tuoi precetti di giustizia»

 

29) IL CONSENSO DELLA POVERTA'

58. A queste parole le viscere di madonna Povertà si commossero, e poiché è sempre disposta alla misericordia e al perdono, incapace di trattenersi più oltre, corse da loro, li abbracciò e dando a ciascuno di loro il bacio di pace, disse: «Ecco, io vengo a voi, fratelli e figli miei, sapendo che per mezzo vostro molti altri saranno conquistati da me».

Il beato Francesco, che non stava più in sé dalla gioia, cominciò ad alta voce a lodare l’Onnipotente, che non abbandona quanti sperano in Lui, e disse: «Benedite il Signore, voi tutti suoi eletti, fate festa e date lode a Lui, perché egli è buono, perché eterna è la sua misericordia».

E scendendo dal monte, condussero madonna Povertà nel luogo dove abitavano; era infatti verso mezzogiorno.

 

30) IL CONVITO DELLA POVERTA'
CON I FRATI

59. Preparata ogni cosa, la invitarono con insistenza a prendere cibo con loro. Ma ella disse: «Mostratemi prima il luogo della preghiera, il capitolo, il chiostro, il refettorio, la cucina, il dormitorio e la stalla, i bei sedili, le mense levigate e la vostra grande casa. Di tutto questo in verità non vedo assolutamente nulla, ma vedo che voi siete allegri, giocondi, colmi di gioia, pieni di consolazione, come se foste in attesa di avere ogni cosa ad un semplice cenno». Ed essi le risposero: «Nostra signora e regina, noi tuoi servi siamo stanchi del lungo viaggio, e tu stessa venendo con noi hai faticato non poco. Perciò, se sei d’accordo, per prima cosa mangeremo, poi, ristorati dal cibo, a un tuo cenno si farà ogni cosa».

60. «Approvo quanto dite», rispose; «e allora portate dell’acqua per lavare le nostre mani e asciugatoi per asciugarle». E immediatamente quelli portarono un vaso di terracotta ridotto a metà - lì un vaso intero non c’era -, pieno d’acqua. Poi, abbassando le mani, guardavano di qua e di là, in cerca di un asciugatoio: e non trovandolo, uno di loro le offrì la tunica di cui era vestito, perché potesse asciugarsi le mani. Ed ella l’accolse con gratitudine, e nel suo cuore magnificava Dio, che l’aveva data come compagna a uomini di tanta virtù.

61. Poi la condussero al luogo dove era preparata la mensa. Come fu arrivata ella si guardò attorno, e non vedendo nulla all’infuori di tre o quattro tozzi di pane d’orzo e di crusca posti sull’erba, fu presa da grande ammirazione e diceva dentro di sé: «Chi mai ha visto cose come queste tra le generazioni passate? Benedetto sei tu, Signore Dio, che hai cura di tutte le cose; tutto è possibile a te, quando vuoi con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo a piacere a te». E così tutti sedettero insieme rendendo grazie a Dio per tutti i suoi doni.

62. Madonna Povertà diede ordine di servire i cibi cotti nei piatti. Ed ecco fu portata una sola scodella piena d’acqua fresca, perché tutti vi intingessero il pane: lì non c’era abbondanza di scodelle né varietà di vivande cotte.

Chiese le fossero servite almeno delle erbe aromatiche crude. Ma non avendo ortolano e non sapendo di orto, raccolsero nel bosco delle erbe selvatiche e gliele posero davanti. E madonna Povertà: «Portatemi un po’ di sale per salare le erbe, perché sono amare».
«Signora», le risposero, «aspetta che andiamo in città e te lo portiamo, se qualcuno vorrà darcene». «Datemi un coltello», disse lei, «per mondarle del superfluo e per tagliare il pane che è molto duro e secco».
Le rispondono: «Signora, non abbiamo fabbro ferraio che prepari per noi delle spade; per ora al posto del coltello usa i denti, e poi provvederemo».
«E un po’ di vino, ce l’avete?» chiese ancora.
Risposero: «Signora nostra, vino non ne abbiamo, perché indispensabili alla vita dell’uomo sono il pane e l’acqua, e non è bene che tu beva vino, perché la sposa di Cristo deve fuggire il vino come fosse veleno».

63. E quando della gloria di tanta penuria si furono saziati più che se avessero avuto abbondanza di ogni cosa, innalzarono lodi al Signore, al cui cospetto avevano trovato tanta grazia, e condussero la Povertà al luogo del riposo, perché era stanca. E così si adagiò ignuda sopra la nuda terra.
Chiese inoltre un guanciale per il suo capo. E quelli subito portarono una pietra e la posero sotto il capo di lei.
Ed ella, dopo un sonno placidissimo e non appesantito da cibo né da bevanda si alzò alacremente, chiedendo che le fosse mostrato il chiostro. La condussero su di un colle e le mostrarono tutt’intorno la terra fin dove giungeva lo sguardo, dicendo: «Questo, signora, è il nostro chiostro».

 

31) MADONNA POVERTA' BENEDICE I FRATI
E LI AMMONISCE A PERSEVERARE
NELLA GRAZIA RICEVUTA

64. Allora ordinò loro di sedere tutti insieme e rivolse ad essi parole di vita, dicendo: «Siate benedetti, figli miei, dal Signore Iddio che ha creato il cielo e la terra, perché mi avete accolta nella vostra casa con tale pienezza di carità, che oggi stando con voi mi è parso di stare nel paradiso del Signore. Perciò sono piena di gioia, sovrabbondo di consolazione, e chiedo perdono di aver tardato tanto a venire da voi. Veramente il Signore è con voi, e io non lo sapevo. Ecco, quello che tanto ho cercato, ora lo contemplo, quello che ho tanto desiderato, ora è mio, perché in terra mi sono unita a uomini che sono per me immagine fedele di Colui che è mio sposo nel cielo. Benedica il Signore il vostro coraggio e gradisca il lavoro delle vostre mani».

65. «Io vi prego e vi scongiuro ardentemente come figli miei carissimi, a perseverare sulla via che avete intrapreso per suggerimento dello Spirito Santo, e a non lasciare a metà l’opera della vostra perfezione, come taluni sogliono fare; ma sfuggendo ad ogni laccio delle tenebre, sforzatevi di salire sempre più in alto. Altissimo è il genere di vita che avete professato, al di sopra delle forze e delle virtù umane, capace di far risplendere di luce più viva la perfezione degli antichi. Non abbiate dubbio né incertezze sulla vostra chiamata a possedere il regno dei cieli, perché già tenete in mano la caparra dell’eredità futura e avete ricevuto il pegno dello Spirito, recando impresso il sigillo della gloria di Cristo e mostrandovi, per sua grazia, in tutto conformi a quel primo gruppo di discepoli che egli radunò attorno a sé quando venne nel mondo. Perché tutto quello che essi fecero lui presente, voi avete cominciato a realizzarlo nel tempo della sua assenza, cosicché potete affermare senza timore: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».

66. «Non vi spaventi l’intensità della lotta né la grandezza smisurata della fatica, perché un grande premio sarà dato a voi. Tenendo fisso lo sguardo sul Signore Gesù Cristo autore e perfezionatore di ogni bene, che invece del gaudio che gli stava davanti, preferì sopportare la croce, disprezzando l’ignominia, mantenete senza vacillare la professione della vostra speranza. Correte con amore nella corsa che vi sta davanti. Correte nella pazienza, a voi necessaria più di ogni altra virtù, perché dopo aver fatto la volontà di Dio possiate raggiungere la vostra speranza. Dio infatti ha la potenza di portare a termine facilmente con la sua santa grazia le cose da voi intraprese e che superano le vostre forze, perché egli è fedele nelle sue promesse».

67. «Quello spirito che ora opera nei figli ribelli non trovi in voi cosa che gli piaccia, nessuna incertezza, nessuna infedeltà, perché non riceva proprio da voi motivi per esercitare contro di voi la sua natura malvagia. Egli infatti è orgogliosissimo, e la sua superbia e la sua tracotanza sono anche maggiori della sua forza. Nutre grande furore per causa vostra, e rivolgerà contro di voi tutte le armi della sua astuzia cercando di schizzare il veleno della sua malizia, perché dopo aver concluso la guerra sbaragliando e buttando a terra gli altri, non può sopportare di vedervi in piedi sopra di lui».

68. «Per la vostra conversione, carissimi, i cittadini del cielo fecero grande allegrezza e cantarono cantici nuovi alla presenza dell’eterno Re. Gli angeli godono in voi e di voi, perché mentre molti per merito vostro serberanno la verginità e splenderanno per castità, saranno restaurate le rovine della città celeste, dove ai vergini spetta un posto più glorioso, perché coloro che non prendono moglie né marito, saranno come angeli di Dio nel cielo. Esultano gli Apostoli vedendo che si rinnova la loro vita, si predica la loro dottrina, in voi si mostrano gli esempi della santità antica. Si rallegrano i martiri, in attesa che voi, versando il sacro sangue, rinnoviate lo spettacolo della loro costanza. Tripudiano i confessori, sapendo che spesso si celebra in voi la memoria del loro trionfo sul nemico. Innalzano canti di giubilo i vergini che seguono l’Agnello dovunque egli vada, vedendo che per voi il loro numero si accresce ogni giorno. E piena di esultanza, infine, tutta la corte celeste, che ogni giorno potrà celebrare la nascita festosa di nuovi concittadini e sarà continuamente aspersa dal profumo delle sante orazioni che salgono da questa valle».

69. «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, per la quale voi vi siete fatti tanto poveri, a realizzare il proposito per il quale siete venuti, salendo dai fiumi di Babilonia. Accogliete umilmente la grazia che vi è offerta, usandone sempre e in tutto degnamente, a lode, gloria e onore di colui che è morto per voi, Gesù Cristo Signore nostro, che col Padre e lo Spirito Santo vive e regna, vince e impera, Dio eternamente glorioso, per tutti i secoli dei secoli. Amen».

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Sacrum Commercium 1
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