01° PARTE - (Prologo - cc. 1-10)
PROLOGO
1. Fra le altre insigni e preclare virtù, che nell’uomo preparano un luogo adatto all’abitazione di Dio e mostrano una via migliore e più rapida per camminare e giungere fino a Lui, la santa Povertà per sua natura si innalza su tutte e precede per grazia singolare i meriti delle altre perché è fondamento e custode di ogni virtù e a buon diritto il nome di lei occupa il primo posto fra le virtù evangeliche. Le altre, infatti, non avranno da temere né caduta di pioggia, né irrompere di fiumi, né soffiare minaccioso e rovinoso di venti, quando siano saldamente fissate sul fondamento della povertà.
2. E ben a ragione, perché il Figlio di Dio, Signore delle virtù e Re della gloria, operando la salvezza sulla terra, andò in cerca della Povertà, la trovò, l’amò con amore di predilezione. Agli esordi della sua predicazione proprio la Povertà egli pose come fiaccola in mano a coloro che stavano per varcare la soglia della fede e collocò come prima pietra nel fondamento della casa, e mentre le altre virtù ricevono da lui il Regno dei cieli solo come promessa la Povertà ne ottiene l’investitura senza alcuna dilazione Beati, egli dice, i poveri in ispirito, perché di essi è il regno dei cieli.
3. A buon diritto il regno dei cieli appartiene a coloro che di propria volontà, con intenzione pura e per desiderio dei beni eterni, rinunciano del tutto a possedere beni terreni. E necessario che viva di cose celesti chi non si cura delle terrene, che degusti felice nel presente esilio le dolci briciole che cadono dalla mensa degli angeli santi chi considera come sterco ogni cosa e rinuncia a tutti i beni del mondo, meritano così di gustare quanto è dolce e soave il Signore. Questa è la vera investitura del regno dei cieli, è sicurezza di eredità eterna nel regno e quasi un pregustare santamente la felicità futura.
4. Perciò il beato Francesco, come vero imitatore e discepolo del Salvatore, agli inizi della sua conversione si diede con grande amore alla ricerca della santa Povertà, desideroso di trovarla e del tutto deliberato a farla sua, senza temere né avversità né pericoli, non ricusando fatiche né schivando disagi corporali, nella speranza di poter finalmente giungere fino a colei, alla quale il Signore ha consegnato le chiavi del Regno dei cieli.
1) IL BEATO FRANCESCO
S’INFORMA SULLA POVERTA'
5. Come un solerte e premuroso esploratore, cominciò
ad aggirarsi per le strade e per le piazze della città, cercando con
diligenza l’oggetto del suo amore. Interrogava quelli che stavano sulla
via, s’informava dai passanti dicendo: «Avete visto l’amata
del mio cuore?». Ma quel parlare restava oscuro per loro, come fosse
barbaro. Non comprendendolo, gli dicevano: «Brav’uomo, non sappiamo
cosa stai dicendo. Parlaci nella nostra lingua e ti risponderemo».
In quel tempo i figli di Adamo non avevano voce né sensi per voler
trattare fra loro o parlare della povertà. La odiavano di tutto cuore,
come fanno anche oggi, e non riuscivano a dire nemmeno una parola amichevole
a chi si informava di lei; perciò gli rispondono come a uno sconosciuto,
e dichiarano di non sapere nulla di quanto viene loro richiesto.
6. «Mi rivolgerò ai grandi e ai sapienti»,
disse allora il beato Francesco, «e parlerò a loro. Certo essi
conoscono la via del Signore e il diritto del loro Dio, perché questi
altri forse sono di bassa condizione e stolti, e ignorano la via del Signore
e il diritto del loro Dio».
Ma quando l’ebbe fatto, quelli risposero anche più duramente:
«Che strana dottrina vieni tu a metterci negli orecchi? La povertà,
che vai cercando, resti per sempre a te e ai tuoi figli e alla tua discendenza
dopo di te! Quanto a noi, siamo risoluti a godere a fondo dei piaceri e ad
abbondare di ricchezze, perché la nostra vita è breve e triste,
e quando l’uomo muore, non c’è per lui luogo di refrigerio.
Noi non abbiamo trovato nulla di meglio che stare allegri, mangiare e bere
per tutto il tempo della nostra vita».
7. Il beato Francesco, udite queste parole, si meravigliava in cuor suo e rendeva grazie a Dio, dicendo: «Sii benedetto, Signore Iddio, che hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e ai prudenti e le hai rivelate ai piccoli! Sì o Padre, perché così è piaciuto a te! 0 Signore, padre e padrone della mia vita, non abbandonarmi nella loro adunanza, né lasciarmi cadere in quella vergogna, ma per tua grazia concedimi di trovare quello che cerco, perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella».
8. Uscito quindi dalla città, il beato Francesco con passo svelto arrivò ad un campo nel quale, guardando di lontano, scorse due vegliardi che sedevano affranti da grave languore; uno dei quali diceva: «Su chi volgerò lo sguardo, se non sul povero e su chi ha lo spirito contrito e su chi teme la mia parola?». E l’altro rispondeva: «Nulla abbiamo portato in questo mondo, nulla di certo possiamo portarne via, quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci. contentiamoci di questo».
2) IL BEATO FRANCESCO CHIEDE GLI VENGA INDICATO
DOVE ABITA LA POVERTA'
9. Giunto presso di loro, il beato Francesco disse: «Indicatemi, vi scongiuro, dove abita madonna Povertà, dove va a pascolare, dove riposa al meriggio, perché languisco per amore di lei».Ma quelli risposero: «Caro fratello, noi siamo stati seduti qui insieme per un tempo e due tempi e la metà di un tempo, e spesso l’abbiamo veduta passare, perché parecchi la cercavano. A volte erano in molti ad accompagnarla, ma sovente ritornava sola e ignuda, disadorna di gioielli, senza compagni che le facessero onore, senza vesti che la coprissero. E piangeva amarissimamente e diceva: “I figli di mia madre hanno combattuto contro di me”. E noi le dicevamo: “Abbi pazienza, perché i giusti ti amano”».
10. «E ora, fratello, è salita su un monte grande e alto, dove Dio le ha fissato la dimora, essa abita sui monti santi perché Dio la ama più di tutte le tende di Giacobbe. I giganti non hanno potuto toccare le orme dei suoi piedi, e le aquile non spinsero il volo fino al collo di lei. La povertà è cosa singolare, che ogni uomo disprezza, perché essa non si trova nella terra di coloro che vivono mollemente; perciò è nascosta ai loro occhi; è ignota agli uccelli del cielo; Dio ne conosce la via, lui solo sa dove si trovi».
11. «Dunque se tu, fratello, vuoi giungere da lei, spogliati delle vesti dell’allegrezza mondana e deponi tutto ciò che è di peso e il peccato che ti assedia, perché, se non sarai nudo e spoglio, non potrai ascendere fino a colei che si è ritirata in tanta altitudine. Ma poiché è benigna, facilmente è contemplata da chi l’ama, ed è trovata da quelli che la cercano. Riflettere su di essa, fratello, è perfezione di saggezza, e chi veglia su di lei sarà presto senza affanni. Prendi perciò con te dei compagni fedeli, che ti siano di consiglio e di aiuto nel salire il monte, perché guai a chi è solo! se cade, non ha nessuno che lo rialzi; se uno cadrà, solo un compagno potrà sostenerlo».
3) IL BEATO FRANCESCO
ESORTA I SUOI FRATELLI
12. Fatto tesoro del consiglio di persone così autorevoli,
il beato Francesco andò e scelse alcuni compagni fidati con i quali
giunse sollecitamente ai piedi del monte. E disse ai suoi fratelli: «Venite,
saliamo sul monte del Signore e alla casa di madonna Povertà, perché
ci indichi la sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri».
E considerando da ogni lato la salita del monte a motivo della sua eccessiva
asprezza e altitudine, alcuni di loro parlavano l’un l’altro e
dicevano: «Chi salirà su questo monte e chi mai potrà
arrivare alla sua cima?».
13. Comprese ogni cosa il beato Francesco e disse loro: «Stretta è la via, fratelli, e angusta la porta che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano. Attingete forza nel Signore, e nel vigore della sua potenza, perché ogni cosa difficile per noi diventerà facile. Deponete il bagaglio della volontà propria e gettate via il peso dei peccati e cingetevi come uomini forti. Dimentichi del passato, siate protesi con tutte le forze verso il futuro. Io vi dico che ogni luogo che il vostro piede calcherà, sarà vostro. Lo Spirito precederà la vostra faccia, Cristo Signore, che vi trascinerà alla cima del monte con vincoli d’amore. Cosa mirabile, o fratelli, è ottenere in sorte la Povertà, ma a noi sarà facile godere dei suoi amplessi, perché la signora delle nazioni è divenuta come una vedova, la regina delle virtù è svilita e disprezzata da tutti. Non si troverà sulla terra nessuno che osi alzare la voce, nessuno che si opponga a noi, nessuno che a buon diritto possa impedire questa alleanza di salvezza. Tutti i suoi amici l’hanno disprezzata e le sono diventati nemici». A queste parole tutti insieme si incamminarono dietro il beato Francesco.
4) LA POVERTA' SI MERAVIGLIA
DELLA FACILITA' CON CUI SALGONO
14. Mentre con passo assai leggero si affrettavano verso la sommità del monte, ecco che madonna Povertà, stando sulla cima, volse lo sguardo lungo i pendii della montagna. E vedendo quegli uomini salire, anzi volare, con tanto vigore, si meravigliò fortemente e disse: «Chi sono costoro che volano come nubi, e come colombe verso il loro nido? Da lungo tempo non ho visto nessuno come loro, né ho ammirato altri così spediti, per essersi scrollati di dosso ogni peso. Voglio perciò dire loro quello che mi sta in cuore, perché non abbiano a pentirsi come gli altri di essere saliti tanto in alto, senza considerare il precipizio che sta tutt’intorno. So che non potranno prendere possesso di me senza il mio consenso, ma avrò merito dinanzi al Padre mio celeste, se darò loro un consiglio che lì porti a salvezza». Ed ecco une voce piovve a lei dall’alto e disse: «Non temere figlia di Sion, perché essi sono stirpe che il Signore ha benedetto e scelto con amore sincero».
15. Allora, chinandosi dal trono della sua nudità, madonna Povertà li accolse con dolci benedizioni e disse loro: «Ditemi, fratelli, qual’è il motivo della vostra venuta, e perché salite con tanta fretta dalla valle della miseria al monte della luce? Andate forse in cerca di me che, come vedete, sono poverella, sbattuta dalla tempesta e senza alcuna consolazione?».
5) IL BEATO FRANCESCO
LODA LA POVERTA'
16. Ed essi risposero: a Noi veniamo da te, signora nostra; accoglici pacificamente, te ne preghiamo. Noi desideriamo diventare servi del Signore delle virtù, perché egli è il Re della gloria. Abbiamo sentito dire che tu sei la regina delle virtù e continuamente l’esperienza ce l’ha confermato. Perciò, prostrati ai tuoi piedi, ti supplichiamo umilmente che tu voglia degnarti di stare con noi e di essere anche per noi via che ci porta al Re della gloria, come fosti via per lui, quando egli, sole che sorge dall’alto, si degnò di visitare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte. Sappiamo infatti che tua è la potenza, tuo il regno, tu dal Re dei re sei stata costituita regina e signora sopra tutte le virtù. Fa solo un gesto di pace verso di noi e saremo salvi, e “per te ci accolga chi per te ci ha redenti”. Se deciderai di salvarci, subito noi saremo liberi. Perché lo stesso Re dei re e Signore dei signori, creatore del cielo e della terra, ha vagheggiato il tuo volto e la tua bellezza. Mentre il re posava alla sua mensa, ricco e glorioso nel suo regno, abbandonò la sua casa, lasciò la sua eredità: perché onore e ricchezze sono nella sua casa. E in tal modo, scendendo dalla sua sede regale, si degnò andare in cerca di te».
17. «Grande è quindi la tua dignità, incomparabile la tua altezza, se lo stesso Signore, lasciati tutti gli Ordini di angeli e le immense Virtù, di cui era grande abbondanza nel cielo, discese nelle plaghe inferiori del mondo per cercare te, che giacevi nella feccia e nel fango, nelle tenebre e nell’ombra della morte. Ogni uomo ti aveva grandemente in odio: tutti ti fuggivano, tutti si davano da fare per cacciarti via. E benché alcuni non riuscissero a sfuggirti del tutto, non per questo riuscivi loro meno odiosa e insopportabile».
18. «Ma quando venne il Signore di ogni cosa, accogliendoti fra le sue braccia, esaltò il tuo capo in mezzo alle famiglie dei popoli e ti cinse il diadema nuziale, innalzandoti al di sopra delle nubi. E benché innumerevoli siano ancora quelli che ti detestano, ignorando la tua potenza e la tua gloria, tu però non hai nulla da perdere, perché abiti libera sui monti santi, nel luogo solidissimo ove dimora la gloria di Cristo».
6) TITOLI D’ONORE DELLA POVERTA'
19. «Così, innamorato della tua bellezza, il Figlio dell’altissimo Padre a te sola si unì strettamente nel mondo e ti conobbe per prova fedelissima in ogni cosa. Prima ancora che dallo splendore della sua patria Egli venisse sulla terra tu gli preparasti una abitazione degna, un trono su cui assidersi e un talamo dove riposare, cioè la Vergine poverissima dalla quale Egli nacque a risplendere su questo mondo. A lui appena nato con sollecitudine corresti incontro, perché egli trovasse in te, e non nelle mollezze, un posto che gli fosse gradito. Fu deposto, dice l’evangelista, in una mangiatoia, perché non c’era posto per lui nell’albergo. Allo stesso modo, senza mai separarti da lui, l’hai sempre accompagnato, tanto che In tutta la sua vita, quando apparve sulla terra e visse fra gli uomini, mentre le volpi avevano le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, egli però non aveva dove posare il capo. E in seguito quando egli, che un tempo aveva dischiuso la bocca dei profeti, aprì la sua bocca per insegnare, te per prima volle lodare, te per prima esaltò con le parole: Beati i poveri in ispirito, perché di essi è il regno dei cieli”.
20. «Quando poi dovette scegliere per la salvezza del genere umano alcuni testimoni della sua santa predicazione e del suo glorioso genere di vita, non scelse già dei ricchi mercanti, ma dei poveri pescatori, per mostrare, con tale attestazione di stima, che tu devi essere amata da tutti. Infine, perché a tutti fosse manifesta la tua bontà, la tua magnificenza, la tua fortezza e la tua dignità, ed apparisse che tu sei la prima di tutte le virtù, e che nessuna virtù può esistere senza di te, e che il tuo regno non è di questo mondo, ma del cielo, tu sola rimanesti unita al Re della gloria quando tutti coloro che egli aveva prescelto ed amato, vinti dalla paura, lo abbandonarono. Ma tu, sposa fedelissima e dolcissima amante, neppure per un momento ti allontanasti da Lui, anzi proprio allora ti aggrappavi a Lui con più forza, quando lo vedevi maggiormente disprezzato da tutti. Perché, se tu non fossi stata con Lui, mai sarebbe stato trattato con tanto disprezzo da tutti».
21. «Tu eri con Lui tra gli schiamazzi dei Giudei, gli insulti dei Farisei, i rimproveri dei principi dei sacerdoti; con Lui tra gli schiavi, con Lui tra gli sputi, con Lui sotto i flagelli. Gli spettava la venerazione di tutti, tutti lo schernivano: e tu sola lo consolavi. Fino alla morte, e alla morte di croce, tu non l’hai abbandonato. E persino sulla croce, il corpo ignudo, le braccia stese, le mani e i piedi conficcati al legno, tu soffrivi con Lui, e nulla appariva in Lui che gli desse maggior gloria di te. E infine, quando salì al cielo, a te lasciò il sigillo del regno dei cieli per segnare gli eletti, perché chiunque sospira il regno eterno, venga da te, a te lo chieda, per tuo merito possa entrarvi, perché nessuno può entrare nel regno, se non porta impresso il tuo sigillo».
22. «Perciò, o signora, abbi compassione di noi e imprimi su noi il sigillo della tua benevolenza. Chi può essere tanto stolto e insensato da non amare con tutto il cuore te, che in modo così degno sei stata scelta e preparata dall’AItissimo fin dalla eternità? Chi può rifiutarti riverenza e onore, se Colui che è adorato da tutte le Virtù dei cieli, ti ha rivestita di tanto onore? Chi può non adorare con gioia le orme dei tuoi piedi, se il Signore della maestà tanto umilmente si è inchinato a te, con tanta amicizia ti si è unito, con tanto amore ti ha fatta sua? Perciò ti scongiuriamo, o signora, per lui e per amore di lui: in questa necessità non disprezzare le nostre preghiere, ma liberaci sempre dai pericoli, tu gloriosa e benedetta in eterno».
7) RISPOSTA DI MADONNA POVERTA'
23. A questa preghiera madonna Povertà con cuore lieto, con volto ilare e voce soave rispose: «Vi confesso, fratelli e amici carissimi, che fin dalle vostre prime parole mi sono sentita piena di gioia e ricolma di gaudio, considerando il vostro fervore e ben conoscendo il vostro santo proposito. Le vostre parole sono per me più desiderabili dell’oro e di una pietra preziosissima, più dolci di un favo di miele. Non siete intatti voi a parlare, ma è lo Spirito Santo che parla in voi, e la sua unzione vi insegna tutto quello che avete detto dell’Altissimo Re, il quale per sola sua grazia mi scelse come sua amata, togliendo via il mio disonore dalla terra, e mi ha dato gloria fra i principi del cielo».
24. «Desidero perciò, se non vi dispiace ascoltarmi,
ripercorrere con voi la lunga ma non inutile storia della mia condizione,
perché impariate come comportarvi in modo da piacere a Dio, evitando
il biasimo di guardare indietro voi che volete mettere mano all’aratro.
Non sono grezza e inesperta, come molti ritengono, ma ricca a sufficienza
di giorni e di anni, per conoscere l’andamento delle cose, la diversità
delle creature, la mutevolezza dei tempi. Per lunga esperienza, sottigliezza
d’ingegno e dignità di grazia conosco le oscillazioni del cuore
umano».
8) STORIA DELLA POVERTA'
NEL PARADISO TERRESTRE
25. «Vissi un tempo nel paradiso del mio Dio, dov’era l’uomo nudo, anzi, nell’uomo e con l’uomo ignudo andavo passeggiando per tutto quello splendido paradiso, senza timori né incertezze né sospetto di qualche sventura. Pensavo di restare con lui per sempre, perché egli dall’Altissimo era stato creato giusto, buono, sapiente, e collocato in un luogo assai ridente e bellissimo. Ero colma di gioia e mi dilettavo davanti a lui in ogni istante, perché, non possedendo nulla, egli era tutto di Dio».
26. «Ma ahimè! sopravvenne improvvisa una sventura del tutto inaudita dalla creazione dell’uomo, quando quello sciagurato, che un tempo per la sua bellezza perse irrimediabilmente la sapienza, introdottosi in un serpente, lui che era stato escluso dal cielo, con inganno tentò l’uomo, perché diventasse come lui trasgressore del comando divino. Credette l’infelice al cattivo consigliere e gli diede retta, e dimenticando Dio suo creatore, seguì l’esempio del primo prevaricatore e trasgressore. Prima era nudo, dice di lui la Scrittura, ma non ne arrossiva, perché la sua innocenza era perfetta. Ma quando ebbe peccato, si accorse di essere nudo, e per la vergogna corse a farsi delle cinture con foglie di fico».
27. «Vedendo allora il mio compagno divenuto ribelle
e coperto di foglie, perché altro non possedeva, mi allontanai da lui,
e stando lontana cominciai a riguardarlo con occhi pieni di lacrime. Aspettavo
colui che venisse a salvarmi dalle angosce dell’anima e da una tempesta
così grande.
E venne all’improvviso dal cielo un rombo che scosse tutto il paradiso,
e con esso una luce vivissima si sprigionò dal cielo. E osservando
vidi il Signore della maestà che passeggiava nel paradiso alla brezza
pomeridiana, splendente di gloria che nessuno potrebbe dire o descrivere.
Lo accompagnavano moltitudini di angeli, che proclamavano a gran voce e dicevano:
Santo, Santo, Santo, Signore Dio degli Eserciti, tutta la terra è piena
della tua gloria. Migliaia di migliaia lo servivano e a milioni gli facevano
corona”.
28. «Impaurita e tremante, lo confesso, cominciai allora a venir meno per la meraviglia e lo spavento, e rabbrividendo tutta e col cuore in tumulto levai dal profondo la voce e gridai: “Signore, abbi pietà, Signore, abbi pietà. Non entrare in giudizio col tuo servo, perché nessun vivente davanti a te è giusto”. Ed egli mi disse: “Va’, nasconditi per un momento, finché non sia passato il mio sdegno”.
E subito chiamò il mio compagno, dicendo: “Adamo, dove sei?”. Ed egli: “Ho udito la tua voce, Signore, e ho avuto paura perché ero nudo e mi sono nascosto”. Davvero nudo, perché scendendo da Gerusalemme a Gerico, incappò nei briganti che lo spogliarono dei beni di natura, facendogli perdere la somiglianza col suo Creatore. Ma lo stesso Re altissimo, pieno di bontà e di misericordia, aspettò il suo pentimento, porgendogli l’occasione di fare ritorno a lui».
29. «Ma l’infelice lasciò deviare il suo cuore prorompendo in parole peccaminose, per cercare scuse vane al suo peccato. Così aggravò la sua colpa e accrebbe la pena, accumulando collera su di sé per il giorno d’ira e d’indignazione del giusto giudizio di Dio. Non risparmiò se stesso né la sua discendenza dopo di lui, caricando su tutti la terribile maledizione della morte. Con giudizio sancito da quanti erano presenti, il Signore lo cacciò dal paradiso di delizie, con decreto giusto ma anche pieno di misericordia. E perché tornasse alla terra dalla quale era stato tratto, pronunciò contro di lui ma senza infierire la sentenza di maledizione; e fece per loro delle tuniche di pelli indicando con esse che l’uomo è mortale, avendo perduto le vesti dell’innocenza».
30. «Ed io, vedendo il mio compagno coperto di pelli di animali senza vita, mi allontanai del tutto da lui, perché egli ormai s’era gettato ad ogni sorta di fatiche per farsi ricco. Me ne andai perciò raminga e fuggiasca sulla terra, con grande pianto e lamenti. Da quel tempo non trovai luogo alcuno dove far riposare il mio piede, se anche ad Abramo, Isacco, Giacobbe e agli altri fu data la promessa di ricchezze e di un paese dove scorre latte e miele. In tutti costoro cercai riposo e non lo trovai, mentre un Cherubino roteando una spada di fuoco, stava davanti alla porta dei paradiso, finché dal seno del Padre scese nel mondo l’Altissimo, che volle degnarsi di venire in cerca di me».
9) LA TESTIMONIANZA DI CRISTO
31. «Egli, compiute tutte le cose di cui voi avete parlato, volendo tornare al Padre suo che l’aveva mandato, mi lasciò in testamento ai suoi fedeli ed eletti e lo confermò con decisione irrefragabile dicendo: Non vogliate possedere oro né argento né denaro. Non portate sacco, né bisaccia, né pane, né bastone, né calzari, né abbiate due tuniche per ciascuno. A chi ti vuole chiamare in giudizio e toglierti la tunica, tu lasciagli anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, fanne con lui altri due. Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano e dove i ladri scassinano e rubano Non affannatevi dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Non affannatevi per il domani, perché il domani avrà già le sue preoccupazioni. A ciascun giorno basta la sua pena. Se qualcuno non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo, e altre cose che si trovano scritte in quel libro».
10) GLI APOSTOLI
32. «Gli Apostoli e gli altri discepoli osservarono tutte queste cose con somma diligenza, e non trascurarono nemmeno per un istante una sola delle parole che avevano udito dal loro Signore e Maestro. Come soldati fortissimi, giudici di tutta la terra, essi adempirono il comando di salvezza e lo predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme a loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano. Ardevano di carità, e sovrabbondando d’ogni parte di sentimenti di pietà si consacravano alle necessità di tutti, attenti e vigilanti che non si avesse a dire di loro: Dicono e non fanno. Perciò uno di loro poteva affermare in tutta sicurezza: Non oso parlare se non di ciò che Cristo opera per mezzo mio con parole e fatti, nella potenza dello Spirito Santo. E un altro: Non possiedo né argento né oro. Allo stesso modo tutti, in vita e in morte, mi tributarono altissime lodi.
I loro ascoltatori, poi, si sforzavano di attuare quello che era annunciato dai loro maestri, e vendendo le loro proprietà e sostanze né facevano parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Stavano tutti insieme e tenevano ogni cosa in comune, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Perciò il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati» .
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