Riflessione
"Ogni bambino giunge con la notizia che Dio non è ancora stanco degli uomini" (Rabindranath Tagore).
Un patrimonio vivo di fede: 218 preghiere della tradizione francescana e 1.234 pensieri, intenzioni e ringraziamenti affidati dai pellegrini di tutto il mondo.
"Ogni bambino giunge con la notizia che Dio non è ancora stanco degli uomini" (Rabindranath Tagore).
"Come tutti i fiumi vanno al mare, così le nostre lacrime si versano nel cuore di Dio" (Giovanni XXIII).
Quando il sacerdote arrivò nella povera casa, trovò
l’uomo nel suo letto con il capo sollevato da due cuscini.
Accanto al letto c’era una vecchia sedia, e il sacerdote pensò
che fosse stata messa lì per la sua visita.
- Suppongo che mi stesse aspettando - gli disse.
- No, chi è lei? - disse l’uomo malato.
- Sono il sacerdote che sua figlia ha chiamato, perché pregasse con
lei; quando sono entrato ho notato la sedia vuota a lato del suo letto, e ho
pensato che fosse stata messa qui per me. -
- Ah, la Sedia. – rispose l’altro.
E poi:
- Le dispiace chiudere la porta? -
Il sacerdote, sorpreso, chiuse la porta.
L’uomo malato gli disse:
- Questo non l’ho mai detto a nessuno, però ho trascorso tutta
la mia vita senza sapere come pregare.
Quando andavo in chiesa ascoltavo sempre quanto mi veniva detto circa la necessità
della preghiera, come si deve pregare ed i benefici che porta...
...però tutte queste cose, non so perché, mi entravano da un orecchio
e mi uscivano dall’altro
Insomma, non avevo idea di come fare.
Infine, molto tempo fa smisi completamente di pregare.
Ho continuato così fino a circa quattro anni fa; poi un giorno ne parlai
con il mio migliore amico e lui mi disse:
- Giuseppe, la preghiera è semplicemente avere una conversazione con
Gesù.
Ti suggerisco di fare così: siedi su una sedia e colloca un’altra
sedia vuota davanti a te, quindi con fede guarda Gesù seduto davanti
a te.
Non è una stupidata farlo, perché Lui stesso ci ha detto: “Io
sarò sempre con voi”.
Quindi parlagli ed ascoltalo allo stesso modo in cui lo stai facendo con me
ora. -
- Ho provato una volta, poi altre volte, e mi è piaciuto talmente,
che da allora lo faccio almeno un paio d’ore al giorno.
Presto sempre molta attenzione a non farmi vedere da mia figlia... altrimenti
mi internerebbe subito in un manicomio. -
Il sacerdote, a questo racconto provò una grande emozione
e disse a Giuseppe che ciò che faceva era molto buono, e lo consigliò
di non smettere mai.
Quindi pregò con lui, gli impartì la benedizione e tornò
alla chiesa.
Due giorni dopo, la figlia di Giuseppe lo chiamò per
dirgli che suo padre era morto.
Il sacerdote le chiese:
- È morto in pace? -
- Sì. Quando lei uscì di casa, alle due del pomeriggio, mi
chiamò.
Andai da lui e lo vidi nel suo letto.
Mi disse che mi amava molto e mi dette un bacio. Uscii per delle commissioni,
e quando ritornai un’ora dopo lo trovai morto.
C’è però qualcosa di strano: poco prima di morire deve essersi
alzato e avvicinato alla sedia che era accanto al letto, infatti l’ho
ritrovato con la testa poggiata su di essa.
Lei cosa ne pensa?-
Il sacerdote, profondamente commosso, si asciugò le
lacrime dell’emozione e rispose:
- Magari tutti noi potessimo andarcene in questo modo! -.
Una piccola storia per l’anima
Lettera mai spedita...
...ad un figlio nato diverso
Inutile la tua vita?
Sei nato molto bello, ma per l'errore di qualcuno sei diventato scarno e patito:
"paralisi cerebrale" dissero i grandi.
Ti guardavo col pianto in gola, ma gli occhi si rifiutavano di piangere, la
rabbia dentro faceva scoppiare il cuore.
Il tempo passava e con poche possibilità di salvezza sembrava il tuo
domani.
Chiesi allora al buon Dio: "Tu dai, tu togli, ma perché proprio
il mio? Lasciamelo, io vivrò con lui e per lui".
Altri figli nacquero e tu eri, e sei, figlio come loro.
Insegnai il cammino ai tuoi fratelli e lo insegnai a te, loro impararono in
fretta, tu no.
Tu eri un figlio con problemi.
Loro parlarono in fretta, tu no, ma quanta gioia quando, malfermo dapprima,
e via via più sicuro, iniziasti a camminare; avevi sette anni e... m'insegnasti
ad avere pazienza!
Quando nessuno ti voleva a scuola: i ragazzini, gli adulti... imparai a essere
umile, sorridente, gentile con le persone, perché ti volessero bene,
ti donassero un sorriso, una carezza e... m'insegnasti l'umiltà.
Quando i superiori, quelli "che contano", non davano ascolto alle
mie richieste, e a quelle di altri genitori, imparai a combattere e... m'insegnasti
a lottare.
Quando infine tutte le madri sognavano per i loro figli il primo posto nel mondo
della scuola, nel mondo del lavoro, nella società, io mi accontentavo
dei tuoi piccoli progressi e... m'insegnasti a sognare per i miei figli la felicità
e la serenità... non la ricchezza.
Inutile la tua vita?
Preziosa la tua vita!
Mi hai insegnato molte cose, l'amore per i più deboli, la pazienza con
i difficili, la sicurezza con gli insicuri.
O figlio mio quanto la tua esistenza mi ha dato e continua a darmi.
Hai insegnato ai tuoi fratelli ad apprezzare ciò che la vita ha dato
loro: il tuo lavoro è prezioso!
Gli amici che ora hai sono veri amici, lavorano con te, giocano con te.
Se molto ho imparato lo devo a te.
Ma allora, inutile la tua vita?
Tua mamma
«Signore Gesù, i ricordi, quando si riferiscono
a momenti belli e promettenti della vita, consolano, diventano risorse preziose.
Non si può però contare solo su di essi, soprattutto quando la
vita lascia ferite profonde nel nostro cuore e nel nostro corpo, perchè
allora quei bei ricordi, invece di consolare e di rassicurare, feriscono ancora
di più.
Anche tu puoi restare confinato nel sepolcro dei ricordi, delle nostalgie e
delle delusioni di tanti tuoi amici; puoi apparire ai loro occhi indisponibile,
come tanti bei momenti della loro esistenza trascorsa, perchè incapace
di guarirli dalle ferite inferte loro dalla vita.
Ti voglio pregare per queste persone, ma anche per me: aiuta la nostra fede,
perchè ti sappiamo riconoscere come il Vivente, come colui nel quale
si può continuare a sperare e al quale si può continuare a chiedere
di restare accanto a noi, che viviamo su questa terra, che incanta e spaventa,
perchè la nostra esistenza non diventi come una notte senza luce, senza
speranza e senza amore
GESU' TI AMO».
Il giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
La cosa più facile? Sbagliarsi.
L’errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
La distrazione migliore? Il lavoro.
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti? I bambini.
Il primo bisogno? Comunicare.
La felicità più grande? Essere utili agli altri.
Il mistero più grande? La morte.
Il difetto peggiore? Il malumore.
La persona più pericolosa? Quella che mente.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
Quello indispensabile? La famiglia.
La rotta migliore? La via giusta.
La sensazione più piacevole? La pace interiore.
L’accoglienza migliore? Il sorriso.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.
La forza più grande? La fede.
Le persone più necessarie? I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo? L’amore.
(Madre Teresa di Calcutta)
Ti do tristezza e TU mi dai gioia.
Ti do dolore e TU mi dai piacere.
Ti do paura e TU mi dai serenità.
Ti do pianto e TU mi dai sorrisi.
Ti do incertezza e TU mi dai sicurezza.
Ti do bugie e TU mi dai Verità.
Ti do indifferenza e TU mi dai interesse.
Ti do povertà e TU mi dai ricchezza.
Ti do follia e TU mi dai saggezza.
Ti do fame e TU mi dai pane.
Ti do confusione e TU mi dai ordine.
Ti do ignoranza e TU mi dai conoscenza.
Ti do limiti e TU mi dai infinito.
Ti do tempo e TU mi dai eternità.
Ti do guerra e TU mi dai pace.
Ti do mondo e TU mi dai universo.
Ti do malattia e TU mi dai salute.
Ti do violenza e TU mia dai santità.
Ti do gocce e TU mi dai oceani.
Ti do sassi e TU mi dai stelle.
Ti do male e TU mi dai bene.
Ti do morte e TU mi dai vita.
Ti do disprezzo e TU mi dai comprensione.
Ti do giudizi e TU mi dai amicizia.
Ti do odio e TU mi dai Amore.
Ti maledico e TU mi benedici.
Grazie Gesù.
Ave Maria, per tutte le donne che soffrono nel mondo!
Caro padre Leopoldo, grande Santo della riconciliazione, aiutami nel mio breve passaggio a trovare forza ed armonia in ciò che è il valore della mia vita e ad incontrare un cammino di fede mandato ad aiutarmi nei momenti a me tanto bui. Sempre Padre Nostro.
Signore, il tuo amore per i discepoli non è stato un fuoco di paglia, alimentato da un sentimento fragile, incapace di far fronte a situazioni impegnative, disarmanti. La morte e la loro paura non ti hanno allontanato dai tuoi amici. Sei andato a cercarli, per prenderti cura ancora una volta di loro, per aiutarli nella loro fatica, per invitarli a seguirti, a stare ancora con te. Mi dà grande serenità sapere che continui a prenderti cura dei tuoi amici, anche di me, che ci raccogli attorno a te e ci offri il pane che accompagna il nostro cammino. Fa' che anch'io, come il discepolo amato, sappia riconoscerti nei segni della tua premura come il Signore più forte della morte e delle mie paure e, come Pietro, non indugi nel venire da te. Amen.
«La storia, con Gesù rimuove la morte che paralizza. L’uomo non ha un destino (fato) ma una destinazione (Qualcuno ci aspetta). La morte è la realtà penultima e non ultima. Gesù è la gioia! La morte è vinta! Cristo risorto è l’uomo della gioia! “Giovani cercate Cristo se volete restare giovani” (S. Agostino). La gioia è la certezza che la vita ha un senso! Il non - senso annulla! La resurrezione è la gioia! Chi ha un solido “perché”, nella vita può affrontare ogni “come è duro”, come il dolore, la morte»
«Scegli la parola “Dio” e la parola “Amore”, e legala stretta al tuo cuore, così che non se ne stacchi più, qualunque cosa accada. Fratello, a qualunque cosa o pensiero che sopraggiunge, a tutto e a tutti, in ogni momento, risponderai sempre con questa semplice parola. Piano piano, sempre più, entrerà nel tuo cuore».
«Padre mio, io mi abbandono a Te. Fa di me ciò che Ti piace. Qualsiasi cosa Tu faccia di me, io Ti ringrazio. Sono pronto a tutto. Accetto tutto. Purché la Tua Volontà sia fatta in me e in tutte le Tue Creature. Non desidero altro, mio Dio. Rimetto la mia anima nelle Tue Mani. Te la dono, mio Dio, con tutto l'amore del mio cuore, perché Ti amo. Ed è per me una necessità d'amore donarmi e rimettermi nelle Tue Mani. Senza misura, con infinita fiducia. Perché Tu mi sei Padre» (Padre Charles De Foucauld).
“Come posso benedirti se da gran tempo sei vissuto secondo i desideri della carne e senza timore e giudizio di Dio? Ecco, io ti segno nel nome di Cristo. Ma tu ricordati che subirai pene maggiori se, una volta guarito, ritornerai al tuo vomito. Il peccato dell’ingratitudine riceve sempre castighi più gravi” Francesco d’Assisi (cf. II Cel., 41).
Sorgi, Signore, al nostro fianco! Siamo a terra incapaci di sollevare la nostra volontà e la nostra fede!
Quante volte, Signore, abbiamo tentato di rimetterci sulle tue strade luminose? Il male si è incollato ai nostri cuori e alle nostre menti. Ha affilato la sua lama e, in ogni istante, trafigge il nostro coraggio di spezzare i legami con i quali ci ha stretti. Nei fossati che ha scavato siamo affondati con le nostre promesse d'amore e i nostri propositi di conversione. La forza ci ha abbandonati e non riusciamo a sottrarci al suo potere! Il male ci possiede, Signore! Dalla nostra miseria, Signore, dalla nostra miseria liberaci, affinché continui la nostra lenta trasfigurazione a Tua Immagine!
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