Ubertino da Casale
Ubertino da Casale (Casale Monferrato, 1259 – 1330 circa)
è stato un grande predicatore e teologo italiano dell'Ordine francescano.
Ubertino entrò nell’Ordine minoritico nel 1273,
presso un convento a Genova.
Fece i suoi studi di teologia presso il convento di S. Croce a Firenze,
dove fu allievo di Pietro di Giovanni Olivi.
Divenne un predicatore e fu riferimento in Toscana per i francescani
Spirituali (una delle due correnti in cui si era diviso l'Ordine,
in contrapposizione alla Comunità dei Conventuali).
Conobbe la beata Angela da Foligno e i circoli di uomini e donne
devote che a lei si ispiravano.
Nel 1285 Ubertino visitò, nel suo eremitaggio di Greccio,
l'ex-ministro generale francescano Giovanni da Parma, il quale, probabilmente,
gli comunicò le sue speranze di rinnovamento ecclesiale che attingeva
dalle dottrine di Gioacchino da Fiore.
Proprio per il suo chiaro riferimento alle dottrine gioachimite,
Ubertino fu convocato da papa Benedetto XI (1303-1304),
che peraltro non gradiva neanche le critiche mosse da Ubertino ai
Papi suoi predecessori.
Benedetto XI ordinò a Ubertino di ritirarsi presso
il convento della Verna (oggi in provincia di Arezzo), e gli proibì
di predicare.
Nel 1305, sebbene confinato in convento e ridotto al silenzio, Ubertino
scrisse la sua opera principale: "Arbor vitae crucifixae Jesu Christi"
("L'albero della vita crocifissa di Gesù Cristo"),
nella quale presentava una lettura apocalittica della storia della Chiesa
ispirata alle visioni di Gioacchino e alla spiritualità dell'Olivi.
Ubertino dava voce all'attesa, diffusa al suo tempo tra gli Spirituali
ma non solo, di un'era di pace in cui la Chiesa sarebbe stata guidata dal
"papa angelico", un pastore povero e umile che avrebbe
restituito al ministero papale quella autorevolezza che la cattiva condotta
dei papi del tempo aveva ormai offuscato.
L'opera non fu bene accolta e Ubertino venne scomunicato.
In quegli anni Ubertino fu anche inquisitore, e in questa veste nel
1307 condannò, per eresia, frate Bentivenga da Gubbio, "leader"
della corrente italiana dei "Fratelli del Libero Spirito".
Nel 1309-1310, su proposta del medico-teologo catalano Arnaldo da Villanova,
Ubertino venne convocato ad Avignone da papa Clemente
V (1305-1314), nel tentativo di giungere ad una riappacificazione tra
le due fazioni francescane: la minoranza degli Spirituali e
la maggioranza dei Conventuali.
Nell'ambito di questo incontro, Ubertino ribadì con forza
la propria posizione sul dovere di una assoluta povertà dei Francescani;
per questo che venne visto come un nuovo affronto al Papa venne affidato alla
custodia del cardinale Giacomo Colonna.
Papa Giovanni XXII (1316-1334) nel 1317 convocò nuovamente
Ubertino per un incontro: al frate fu ordinato di ritirarsi in un
convento belga vicino a Liegi.
In seguito gli fu imposto di lasciare l'Ordine francescano e di assumere
l'abito benedettino.
Nel 1322, nel contesto della disputa tra Domenicani e Francescani
circa la povertà di Cristo e degli apostoli, Giovanni
XXII convocò nuovamente Ubertino ad Avignone,
perché illustrasse il proprio punto di vista in merito.
Ubertino affermò che Gesù e gli apostoli erano sì
poveri in termini di proprietà personali, ma facevano liberamente uso
di ciò che necessitava loro.
Questo compromesso non fu gradito dal Capitolo generale dei francescani
convocato da Michele da Cesena: il Capitolo abbandonò
le precedenti posizioni moderate e dichiarò l’assoluta povertà
di Gesù Cristo e degli apostoli.
Nel 1323 papa Giovanni XXII reagì duramente a questa dichiarazione,
scomunicando chi l'avesse sostenuta pubblicamente.
Anche se l'ultima dichiarazione di Ubertino era risultata gradita
all’autorità papale, nel 1325 egli fu nuovamente scomunicato
per aver difeso il pensiero di Olivi.
Ubertino intuì anticipatamente la mal parata e fuggì
da Avignone, aggregandosi alla corte dell'imperatore Ludovico
il Bavaro, accompagnandolo in seguito assieme a Giovanni di Jandun,
Michele da Cesena, Guglielmo di Ockham e Marsilio da
Padova, nel suo viaggio a Roma nel 1328.
Rimasto in Italia, dove animava circoli di Spirituali dissidenti
("Fratres de ministro"), Ubertino morì
assassinato nel 1330, almeno secondo la versione dei "Fraticelli",
eredi degli "Spirituali".
Ubertino da Casale fu ricordato da Dante nel dodicesimo canto del Paradiso (XII, 121-126):
«Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio
nostro volume, ancora troveria carta
u' leggerebbe "l' mi son quel ch'ì' soglio"
ma non fia da Casal né d'Acquasparta
là onde vegnon tali a la scrittura,
ch'uno la fugge e altro la coarta».
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