Lettera a tutti i chierici (I)
«Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e
all’ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo e
sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e
alle sue parole scritte, che santificano il corpo.
Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è
santificato dalla parola.
Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello
stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole mediante
le quali siamo stati creati e redenti “da morte a vita”
(1Gv. 3,14).
Tutti coloro, poi, che amministrano così santi misteri, considerino
tra sé, soprattutto chi li amministra illecitamente, quanto siano
miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie
il sacrificio del corpo e del sangue di lui. E da molti viene collocato
e lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore
e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli altri senza
discrezione.
Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate,
poiché “l’uomo carnale non comprende le cose di Dio”
(1Cor. 2,14).
Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento
che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi l’abbiamo
a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? Ignoriamo forse
che dobbiamo venire nelle sue mani?
Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza
emendiamoci; e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore nostro
Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso
di là e posto e custodito in un luogo prezioso.
Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore
in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in
luogo decoroso.
Queste cose sono tenuti ad osservarle fino alla fine, più di
qualsiasi altra cosa, tutti i chierici. E quelli che non faranno questo,
sappiano che dovranno rendere “ragione” davanti al Signore
nostro Gesù Cristo “nel giorno del giudizio” (cf.
Mt. 12,36).
E coloro che faranno ricopiare questo scritto, perché esso sia
meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio».
Paolo Rossi
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