Convento di S. Girolamo in Spello
La chiesa di S. Girolamo, con annesso Convento, fu edificata nel 1472, grazie all'interessamento ed il contributo finanziario di Braccio II Baglioni, signore di Spello, per divenire la sede dei frati Minori Osservanti; i lavori relativi alla fabbrica del Convento e della piazza antistante si protrassero ancora fino alla metà del decennio successivo.
Il Convento subì una prima
soppressione in età napoleonica, ma venne riaperto
dagli stessi Osservanti dopo il 1815; in
seguito, nel 1826, vi si concentrarono anche i frati Minori
del soppresso convento di S. Caterina di Rapecchiano.
Una seconda soppressione avvenne con l'applicazione
delle leggi eversive del nuovo Stato Italiano nel 1866:
in questa occasione gli stabili del Convento - che
continuò ad essere abitato da una ridotta comunità di
frati - vennero incamerati dal comune di Spello
e l'orto, intorno al 1885, divenne Cimitero comunale.
La definitiva partenza dei frati Minori risale
agli inizi del '900.
Nel 1965, il Comune ha affidato una gran parte dell'ex Convento alla Comunità dei "Piccoli Fratelli" di padre Charles de Foucault, che vi risiede ancora.
Situato in località "Banche",
il complesso di S. Girolamo si colloca nella
parte più suggestiva del comune di Spello,
a ridosso del monte Subasio.
Detto complesso, immerso completamente in un incantevole bosco, si
articola oggi in due parti: il convento con la chiesa
ed alcune cappelle - che costituiscono l'originario
complesso edificato nel 1472 con il finanziamento di Braccio II Baglioni
-, e il cimitero comunale, realizzato in
tempi recenti.
La chiesa ha due ingressi: il principale
posto nella parete del portico, il secondario
internamente al chiostro.
Essa è costituita da quattro vani: un'unica aula,
dove si celebra la messa, l'abside, attualmente
vano del coro posto dietro al presbiterio,
e di lato a questo si apre una piccola stanza
da cui si accede ad una più grande, cioè l'ex
sagrestia.
L'interno, a pianta rettangolare, è
variamente decorato da stucchi (sec. XVIII)
e da tele poste sui quattro altari laterali,
e numerosi sono gli ornamenti: in particolare si segnalano quelli
dei tabernacoli e del grande
soffitto, costituito da una volta a botte colma
di architetture dipinte, convergenti verso il centro dove campeggia
in un medaglione una Gloria francescana.
Schematizzando, si procede con le opere d'arte.
Parete d'ingresso (destra):
- Tela ad olio: S. Felice ed un Angelo (sec. XVIII).
Parete destra:
- Tela ad olio: S. Carlo Borromeo e S. Diego (1765).
- Olio su tela: S. Pasquale Baylon (sec. XVIII).
- Tela: San Pietra d'Alcantara (sec. XVIII).
- Tela ad olio: Duns Scoto (sec. XVIII).
- Reliquiario in legno dorato (sec. XVI).
Abside:
- Coro ligneo intarsiato (1537).
Parete di contraltare:
- Affresco di pittore peruginesco identificato con Rocco
Zoppo: Sposalizio della Vergine (fine sec.
XV).
- Olio su tela: "Ecce homo" (sec. XVIII).
Vano laterale alla chiesa:
- Affresco: Cristo risorto (sec. Fine sec. XVIII).
- Olio su muro (?): S. Girolamo nel deserto (sec. XVII).
Ex sagrestia:
- Mobile legno intagliato (sec. XVIII).
- Affresco della maniera di Giacomo Giorgetti:
Sacrificio di Isacco (sec. XVII).
Altare maggiore della chiesa: s
- Sculture in stucco di un seguace di Agostino Silva:
S. Giovanni, S. Matteo, S. Marco, S. Luca, Speranza e Mortificazione
(inizi del sec. XVIII).
- Al centro: Crocifisso in legno scolpito e dipinto (sec.
XV).
Parete sinistra:
- Reliquiario in legno dorato (sec. XVI).
- Affresco: S. Margherita da Cortona (sec. XVII).
- Tela di Domenico Valeri: Immacolata,
S.Antonio da Padova, S. Margherita da Cortona, S. Bonaventura
(datata e firmata 1761).
- Olio su tela: S. Giovanni da Capestrano (sec. XVIII).
- Tela attribuita a Carlo Lamparelli: Trinità,
Ordine francescano, Educazione della Vergine, S. Liborio, S. Rosa
(datato 1677).
Parete d'ingresso (sinistra):
- Olio su tela: S. Trofimo (sec. XVIII).
Controfacciata :
- Cantoria (sec. XVIII).
Il portico, scandito da
cinque colonne con basamento e ricchi capitelli tardoquattrocenteschi,
è probabile opera di maestranze lombarde,
già operanti a Spello in quegli anni,
e forse chiamate dai Baglioni, vicari pontifici
della città.
Si segnala il diverso disegno dei capitelli (tutti comunque di tipo
ionico) posti in modo alternato l'uno rispetto all'altro.
Le pareti esterne del portico sono affrescate
nelle lunette; da sinistra:
- affresco della cerchia del Mezzastris:
S. Giobbe (datato 1502);
- affresco attribuito Pierantonio Mezzastris:
B. Giacomo della Marca (datato 1497);
- affresco attribuito a Lorenzo Doni: S.
Chiara (fine sec. XVI);
- affresco attribuito a Lorenzo Doni: S.
Francesco rinuncia ai beni paterni (sec. XVI);
- affresco attribuito a Pierantonio Mezzastris:
S. Francesco riceve le stimmate (sec. XV).
Cappella dell'Annunciazione (sec. XVI). Chiusa da una grata, un tempo era totalmente affrescata. Resta un solo affresco di Valerio de' Muti: Annunciazione (sec. XVI).
Cappella del Sepolcro . E' la cappella alla destra del portico, nel cui interno si ammira un affresco di pittore peruginesco identificato con Rocco Zoppo: L'Epifania (fine sec. XV).
Superato l'ingresso al Cimitero, sulla sinistra si
apre il chiostro a pianta quadrangolare
scandito da pilastri-colonne in mattoni sagomati e da una parete risolta
da arconi in muratura.
Anche questo chiostro fa parte del complesso
originario voluto da Braccio II Baglioni.
In fondo alla corsia corrispondente alla parete d'ingresso è
un affresco mutilo di Scuola umbra: Madonna
con Bambino, S. Rocco e S. Sebastiano (sec. XVI).
***
Trattando dei ricordi francescani di Spello, doveroso accennare al Monastero di Vallegloria (abitato, temporaneamente, dalla stessa S. Chiara).
Situato a mezza costa del monte Subasio, in direzione di Collepino, fu meta di apostolato da parte di Francesco e Chiara, i quali, stando alla tradizione, «si recarono in quel luogo, passando da Armenzano, per avvicinare le religiose, già di fede benedettina, all'osservanza della Regola francescana».
Pare che il primitivo insediamento eremitico
fosse nato per iniziativa di Balvina, nipote e compagna
di Chiara.
Le religiose restarono nel luogo sino al 1320, anno in cui si trasferirono
nel nuovo Monastero più vicino a Spello.
Nella chiesa, all'interno di detto Monastero
clariano (non visitabile in quanto sottoposto a clausura),
si conservano opere di grande pregio.
Tra tutte si citano quelle connesse al Santo assisiate: un affresco
del sec. XVII, attribuito a Francesco Providoni,
raffigurante S. Francesco e S. Chiara; la statua lignea policroma
del sec. XIX, rappresentante S. Chiara; una tela ad olio
del 1627, attribuita a Cesare Sermei, raffigurante
S. Francesco e le stimmate; alcuni dipinti di Marcantonio
Grecchi del sec. XVII.
Utile informare che i frati Minori Cappuccini, sulla vetta del colle, custodiscono la chiesa ed il convento di S. Severino.
a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti: redazione@sanfrancesco.com)