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Basilica di S. Francesco

La Basilica di S. Francesco è, indiscutibilmente, un luogo unico al mondo: da un lato la grande ricchezza artistica; dall'altro l'aura mistica che investe anche i visitatori più disincantati in prossimità del sepolcro del "Poverello di Dio".

La duplice Basilica di S. Francesco, ove è custodito e venerato il corpo del Santo, venne ideata ed in gran parte realizzata da frate Elia Bombarone, che ne diresse l’imponente costruzione.
Un tempio splendido voluto da Papa Gregorio IX, il quale ne pose la prima pietra all'indomani della canonizzazione del Santo, avvenuta in Assisi il 16 luglio 1228.

Il complesso, costruito sul "Colle del Paradiso" è, senza dubbio alcuno, uno dei più belli non soltanto d'Italia, ma del mondo intero.
Nei grandi cicli pittorici dei secc. XIII e XIV, Giotto, Cimabue, Torriti, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, etc., etc., hanno narrato la vita di Francesco e sintetizzato i misteri della vita di Cristo.
I loro affreschi sono una vera e propria "Bibbia dei poveri" e fanno di questa roccaforte dello spirito un luogo unico.
Le ampie superfici delle pareti in entrambe le Basiliche, con i duemila metri quadrati di pittura murale, sono state pensate per accogliere il poema pittorico biblico, unitamente a quello del Poverello di Assisi.
E', questo, un Tempio che grida nei secoli, in versi architettonici e con colori vivacissimi, il "Magnificat" di Francesco, il quale «povero ed umile» è entrato ricco nel Regno dei cieli.
La Basilica è custodita dai Frati Minori Conventuali.


IL SACRO CONVENTO

Il Sacro Convento di S. Francesco, costruito unitamente alle Basiliche, in pietra rosata e bianca del monte Subasio, offre un tocco inconfondibile all'intero paesaggio.
Le solide mura hanno riequilibrato la pendenza del colle, con una fuga di 53 arcate possenti in stile romanico all'esterno, mentre all'interno il movimento gotico dona al lungo ambulacro una particolare sveltezza e verticalità.
A quanti salgono dalla pianura, il Sacro Convento appare come una mole ricca di armonia, caratterizzata da una duplice fila di altissimi archi.
A chi giunge da Perugia, il sacro Edificio, con i possenti speroni, appare invece come una fortezza inespugnabile.
Dal versante opposto, sembra uno dei tanti semplici conventi francescani di cui l'Umbria è ricca.

Il Sacro Convento, sorto con la Basilica, cominciò ad essere abitato dai frati nel 1230.
Il Pontefice francescano Sisto IV ebbe il merito di far sistemare buona parte del complesso architettonico conventuale.
Fu lui a far costruire il loggiato del chiostro superiore tra il 1474 ed il 1476, e fece erigere, a sostegno del fabbricato, un grandioso sperone a ponente, ove è in una nicchia la statua del pontefice benedicente.

Introduce nel grande Santuario francescano un grazioso portico costruito nel sec. XV, che gira tutt'intorno alla piazza. Emerge il possente campanile romanico terminato nel 1239, spartito da cornici ed archetti e percorso da lesene.
Il protiro di Francesco da Pietrasanta (1487), che si apre sul fianco della Basilica inferiore, permette l'accesso, mediante un portale gotico, alla prima Basilica.
In alto, al di sopra delle porte intagliate nel 1549 e nel 1573 da Nicolò da Cagli e Pompeo da Foligno, sboccia un rosone, un autentico pizzo ricamato in pietra, definito «l'occhio di chiesa più bello del mondo».


BASILICA INFERIORE

II 29 marzo del 1228, frate Elia Bombarone, ricevette in dono da Simone di Pucciarello per il Papa Gregorio IX, il primo lotto di terreno per la costruzione della chiesa, che doveva diventare luogo del sepolcro di Francesco di Assisi, a ponente della città, sul "Colle dell'inferno", così chiamato perché vi si giustiziavano i malfattori.
Oggi questo colle è detto "del paradiso", per la bellezza del Monumento che ha trasformato l'aspetto del colle ed ha caratterizzato in maniera nuova l'intero panorama della città.

II 17 luglio dell'anno 1228, all'indomani della canonizzazione di S. Francesco, avvenuta in Assisi presso la chiesa di S. Giorgio, attuale Basilica di S. Chiara, lo stesso Papa Gregorio IX, intimo amico dell'Apostolo umbro, che lo aveva appena proclamato Santo, pose la prima pietra della erigenda chiesa.
I lavori, sotto la direzione di frate Elia, dopo appena due anni furono portati a termine per quanto riguarda la Basilica Inferiore, così che il 25 maggio 1230, il corpo di Francesco venne processionalmente portato nel Tempio appena sorto in suo onore.

Frate Elia concepì questo singolare tempio come una enorme cripta bassa e quasi schiacciata dal peso della Basilica Superiore, leggera e snella.
L'atmosfera che vi si respira è densa di spiritualità.
Frate Elia conosceva bene le fortezze costruite dai crociati, i giganteschi sepolcri tagliati nella roccia, per deporvi le spoglie mortali di illustri personaggi, e il suo amore per la grandiosità qui esplose.

L'ingresso immette nell'immenso atrio o vestibolo, a metà del quale si apre a sinistra, la vera e propria navata della Basilica inferiore.
Gli archi che si muovono a semicerchio dai massicci pilastri laterali, le grandi volte a costoloni che si curvano fin quasi a toccare terra, determinano un ambiente mistico e rasserenante.

Lasciando a sinistra la Cappella di S. Sebastiano (Martirio del Santo su tela del Giorgetti all'altare e, sulle pareti, Episodi della vita del Santo di G. Martelli), si ammirano, sulla parete destra, due monumenti sepolcrali di incerta attribuzione (Mausoleo di Cerchi e Mausoleo di Giovanni), cui segue, sempre a destra, la Cappella del Santissimo, dalla quale un accesso immette in un suggestivo chiostrino.

Nella parte terminale del vestibolo è la Cappella di S. Caterina d'Alessandria, voluta dal cardinale Egidio Albornoz e realizzata da Gattapone da Gubbio, affrescata da Andrea da Bologna (1368-69), che vi dipinse otto episodi della vita della Santa.

La navata centrale della Basilica è arricchita da una decorazione pittorica di notevole bellezza, e custodisce le decorazioni più antiche del Tempio.
Qui l'artista instaura un parallelismo fra la Passione del Cristo e la Vita di Francesco, stimmatizzato sulla Verna.
Nella parete destra della navata, è la Passione di Cristo: Cristo spogliato, crocifisso, deposto, sepolto.
Nella parete sinistra, la compassione di Francesco: Il Santo diseredato, mentre sorregge il Laterano, Francesco e gli uccelli, Francesco stimmatizzato e morto.
L'apertura per le cappelle laterali portò inevitabilmente alla riduzione dei cicli pittorici.

Questo Tempio appare, e non a caso, come un enorme Tau, il segno che a Francesco richiamava costantemente la croce del Signore, e che fu uno dei suoi amori più grandi.
Lo segnava sulle celle, vi firmava i biglietti che inviava a conoscenti e amici, e in quella forma volle che fosse tagliata la sua povera tonaca.

Il cammino del Santo verso la gloria viene espresso nelle vele che splendono al di sopra dell'altare e che celebrano la gloria del diacono Francesco, povero, obbediente e casto.

L'ultima cappella a destra è dedicata a S. Maria Maddalena ed accoglie alcune creazioni della maturità artistica di Giotto.
Qui Gesù appare alla Santa tutta pervasa di passione e di terrore.
Giotto ed i suoi discepoli lavorarono anche nelle quattro vele che si curvano come un immenso baldacchino ricco di vivaci colori, sull'altare papale della Basilica.
Della stessa scuola sono il ciclo della infanzia del Cristo: Visitazione, Natività, Presentazione al Tempio, Strage degli Innocenti, Adorazione dei Magi, Fuga in Egitto, Gesù tra i dottori, Ritorno a Nazaret.
I tre affreschi nella fascia più bassa, rappresentano Francesco che interviene miracolosamente in favore di due bambini.
Sulla parete del transetto di destra, Cimabue dipinse il gruppo con la Madonna in trono e S. Francesco, celeberrimo perché la figura del Santo è ritenuta da sempre il più vicino e fedele ritratto del Santo assisiate.

Nella parte terminale del transetto destro è la Cappella di S. Nicola di Bari con affreschi attribuiti al "Maestro della Cappella di S. Nicola".
Nel braccio opposto del transetto, vi è il ciclo della Passione di Cristo di Pietro Lorenzetti e aiuti (primi decenni del Trecento): Ingresso di Gesù a Gerusalemme, Lavanda dei piedi, Ultima Cena, Tradimento di Giuda, Viaggio al Calvario, Crocifissione, Sepoltura, Discesa agli inferi, Impiccagione di Giuda, Risurrezione.
Di fronte alla Crocifissione, è S. Francesco che riceve le stimmate.
Splendida è la Deposizione di Gesù dalla croce.
Di raffinata bellezza è la Madonna con il Bambino a colloquio spirituale con i SS. Giovanni Evangelista e Francesco. Gesù interroga la madre: chi deve benedire? La Madonna indica Francesco. Il dipinto, dello stesso Pietro Lorenzetti, è conosciuto come la Madonna dei Tramonti.

Sotto le vele emerge, nella sua maestà, l'altare papale della Basilica.
Esso è composto da una unica e grossa pietra che poggia su archetti trilobi, sostenuti da venti colonnine.
L'altare è in stile gotico, decorato con mosaici; anticamente era circondato da una iconostasi cosmatesca dello stesso stile, che poi, smontata, è stata ricostruita sulla sinistra a lato della cattedra papale.
Notevoli sono gli stalli del coro intagliati in legno di noce da Apollonio di Ripatransone ed intarsiati da Tommaso di Antonio nel 1471.
Nel catino dell'abside, è il secentesco Giudizio finale di Cesare Sermei.


RELIQUIE DI S. FRANCESCO


Nella Basilica Inferiore sono conservate alcune reliquie di S. Francesco.
Fra di esse è innanzitutto il testo autentico della "Regola Bollata" del Primo Ordine francescano, approvata da Papa Onorio III il 29 novembre del 1223.
Essa viene considerata come la "Magna charta" della vita dei Minori. Francesco voleva che tutti ne avessero una copia e che la sapessero a memoria.
Altra reliquia è il prezioso autografo del Santo con la benedizione a frate Leone, suo confidente e confessore. Il testo recita: «Il Signore ti benedica e ti custodisca. Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Volga a te il suo sguardo e ti dia pace».
La scrittura più rozza è in nero ed è di Francesco, mentre quella più bella e precisa è in rosso ed è di frate Leone.
Il manoscritto porta nel retro ancora la scrittura autografa di Francesco, con le "Lodi di Dio altissimo".
Altra commovente reliquia è quella della povera tonaca del Santo.


LA TOMBA DEL POVERELLO DI DIO

Per una scala a doppia rampa, che si apre sui fianchi della Basilica Inferiore, all'interno, si scende nella cripta ove è la tomba del Santo.
Francesco fu qui sepolto il 25 di maggio del 1230.
Resta nascosta e completamente inaccessibile la tomba nel Quattrocento; nel 1818, dopo 52 notti di lavoro, furono ritrovate la tomba e il corpo di S. Francesco.
Fu allora che Pasquale Belli creò una vasta cripta al di sotto delle due chiese, in stile neoclassico.
Fu la saggezza di Ugo Tarchi, negli anni 1927-1930, a realizzare l'attuale cripta, rivestendola in pietra, dopo averla spogliata dei marmi preziosi che la adornavano.
I resti del corpo del Santo (dopo una ricognizione nel 1978), sono stati riposti in un'urna di vetro, che poi è stata ricollocata nell'antico sepolcro.

Attorno alla tomba di Francesco, nel 1932, sono stati sepolti i suoi seguaci della prima ora, tra cui frate Leone, frate Rufino, frate Masseo, frate Angelo.
Questa umile tomba di Francesco, cuore del Santuario, è la ragione del miracolo d'arte e di spiritualità fioriti in queste Basiliche.
Ove si incrociano le scale della cripta, in una urna sono custoditi i resti mortali di frate Jacopa dei Settesoli, la nobildonna romana, che fu vicina al Santo anche nelle sue ultime ore di vita alla Porziuncola.
Accanto alla cancellata di ferro, all'ingresso della cripta, è la lampada alimentata dall'olio offerto, a turno, dai Comuni d'Italia, che arde dinanzi alla tomba del Patrono della nazione.


BASILICA SUPERIORE

La Basilica Superiore, slanciata e luminosa, ha un interno a croce latina, ad una sola navata con quattro campate ed abside pentagonale, è in stile gotico francescano o italiano.
Oltre che per l'architettura, essa è celebre per i suoi preziosi cicli pittorici.

Attorno al 1280 entrò in campo il grande maestro Cimabue, che dipinse la zona absidale e gran parte dei transetti. Alterazioni chimiche, avvenute con il passare del tempo, hanno ridotto questi affreschi allo stato di negativi fotografici, ma il talento di questo maestro resta del tutto evidente.
La parte alta della navata è decorata da Maestri romani e toscani e fra questi spicca il giovanissimo Giotto, la cui forte personalità e il grande talento gli procurò l'onore di poter dipingere la vita del Poverello di Assisi, prendendo come guida S. Bonaventura, autore della "Vita del Santo".
Giotto ripropone, con vigorosa plasticità, i maggiori avvenimenti della vita del Santo con una naturalezza e una carica di umanità che traspare limpida in tutte le singole scene.
Ci si trova davvero, con questi affreschi, davanti ad un nuovo mondo figurativo, che da qui si trasmetterà in una miriade di chiese per tutta l'Italia, rinnovata dal soffio di novità e di spiritualità fiorite con Francesco e trascritte con i caratteri della più pura e limpida bellezza.

Sono degne di particolare attenzione le vetrate che costituiscono la serie più importante dell'arte vetraria dell'ultimo Duecento italiano; esse sono in gran parte opera di maestranze transalpine attive ad Assisi nel terzo quarto del '200, e contribuiscono a creare una grande esplosione di colori.

Nell'abside campeggiano la cattedra papale e l'altare, mentre nei transetti corre il coro del marchigiano Domenico Indovini, opera finissima di intaglio ed intarsio terminato nel 1501, ove splendono i volti sereni dei grandi Santi dell'Ordine francescano.

 


a cura di Paolo Rossi
(Per approfondimenti:
redazione@sanfrancesco.com)

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